Testo e significato di AVEVAMO CENT’ANNI, brano contenuto nel nuovo album di Ultimo IL GIORNO CHE ASPETTAVO, fuori da oggi 19 giugno 2026 per Ultimo Records. È il settimo disco di inediti del cantautore romano (Niccolò Moriconi), che arriva a due anni da ALTROVE e a pochi giorni dal concerto di Tor Vergata del 4 luglio.
AVEVAMO CENT’ANNI è una canzone sul tempo e su un amore perduto, attraversata da un verso che torna come un ritornello dentro il ritornello: “avevamo cent’anni”, l’illusione di avere tutto il tempo del mondo.
Ultimo – Avevamo cent’anni: il significato del brano
Il brano nasce da uno sguardo che prova a difendersi. “Guardo questa vita mia con gli occhi di un bambino, così non potrò fallire, così lei non può ferirmi mai”: Ultimo mette in scena un modo per restare al riparo dal dolore, tornando a una purezza che protegge. È la cornice dentro cui si muove tutta la canzone.
Il cuore del pezzo è il rimpianto per qualcosa che sembrava infinito. La frase “avevamo cent’anni” ritorna a chiudere le strofe come un bilancio amaro: la sensazione di aver avuto tempo illimitato e di averlo lasciato scorrere. Attorno a questo, Ultimo costruisce immagini di un amore vissuto nei dettagli: “una stanza, una splendida gabbia”, lui “distratto ad amarti”, la “poesia dei distratti”. L’amore raccontato come qualcosa di bello e insieme imperfetto, fatto di abitudini e di sguardi rivolti altrove.
Prima strofa: gli occhi di un bambino come difesa
“Guardo questa vita mia / con gli occhi di un bambino / così non potrò fallire / così lei non può ferirmi mai”: l’apertura stabilisce la strategia emotiva del brano. Guardare con occhi infantili è un modo per non essere raggiunto dal dolore. Le due strofe successive – “avevamo una stanza / una splendida gabbia” e “lei che guarda davanti / io distratto ad amarti” – descrivono la convivenza come qualcosa di bello ma anche limitante, e la distrazione come un modo di amare che non riesce a stare del tutto presente.
Il ponte: il progresso che rende fragili
“Sai che alla fine ci riesco / frequento grandi e non cresco / soffro di più della media / della gente con cui esco”: il ponte è il momento più diretto del brano. Ultimo descrive una condizione di chi non riesce a trovare un senso nelle cose, si muove tra alibi e conclude con un’osservazione amara: “perché alla fine il progresso / ci ha reso solo più fragili”. Non è una critica sociale, è una constatazione personale.
Il finale: la preghiera e la lacrima
Il finale allarga il campo. “Avevamo i diamanti / avevamo gli sguardi / la poesia dei distratti / il coraggio dei pazzi”: l’elenco di quello che c’era diventa sempre più ricco, quasi a compensare la perdita. La chiusura – “ho pregato per anni / solo per incontrarti / una lacrima bagna / il cuscino nel letto / è la vita che passa / avevamo cent’anni” – è il punto più emotivo del brano. L’incontro per cui si è pregato è già avvenuto, ma è finito. E il verso finale riporta tutto all’illusione iniziale: avevamo tutto il tempo, e non lo sapevamo.
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Il testo di Avevamo cent’anni
Di seguito il testo completo del brano.
Guardo questa vita mia
Con gli occhi di un bambino
Così non potrò fallire
Così lei non può ferirmi maiAvevamo una stanza
Una splendida gabbia
L’abitudine è scarsa
Fiumi dietro la facciaLei che guarda davanti
Io distratto ad amarti
Sai che amo i dettagli
Avevamo cent’anniGuardo questa vita mia
Con gli occhi di un bambino
Così non potrò fallire
Così lei non può ferirmi maiGuardo queste stelle
Stringo forte gli occhi
Sento un brivido sul collo
So che un giorno tu mi rincontreraiSai che alla fine ci riesco
Frequento grandi e non cresco
Soffro di più della media
Della gente con cui esco
Perché non ci trovo un senso
Passo la vita tra gli alibi
Perché alla fine il progresso
Ci ha reso solo più fragiliE scappo dalla soluzione
Esco e sto freddo mi gela
Scrivo su un muro il tuo nome
La pioggia si gode la scena
Avevamo i diamanti
Avevamo gli sguardi
La poesia dei distratti
Avevamo cent’anniGuardo questa vita mia
Con gli occhi di un bambino
Così non potrò fallire
Così lei non può ferirmi maiGuardo queste stelle
Stringo forte gli occhi
Sento un brivido sul collo
So che un giorno tu mi rincontreraiAvevamo i diamanti
Avevamo gli sguardi
La poesia dei distratti
Il coraggio dei pazzi
Avevamo i bagagli
Solo andata nei viaggi
Dove sei amore? Parlami
C’è una luce tra gli alberi
Finalmente mi guardi
Se nel sole i suoi raggi
Ho pregato per anni
Solo per incontrartiUna lacrima bagna
Il cuscino nel letto
È la vita che passa
Avevamo cent’anni
Crediti del brano
Titolo: Avevamo cent’anni
Artista: Ultimo
Produzione: Ultimo, Yoshi
Album: Il giorno che aspettavo
Etichetta: Ultimo Records
Tutti i testi dell’album Il giorno che aspettavo
Qui trovi testo e significato di tutti i brani del nuovo album di Ultimo, nell’ordine della tracklist:
- Il giorno che aspettavo
- Qualcosa di bello
- Romantica
- Acquario
- Questa insensata voglia di te
- Quando dorme la città
- Io non so
- Cuore di plastica
- Avevamo cent’anni
- Ci siamo detti tutto
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