22 Giugno 2026
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22 Giugno 2026

Giorgia e Paola Iezzi a SPOT | IL PODCAST: “A una donna non si perdona l’età”

Nel secondo episodio le due artiste parlano di donne nella musica, X Factor e del valore perduto della gavetta.

Massimiliano Longo, Giorgia, Paola Iezzi e Michele Monina nel secondo episodio di SPOT - Il Podcast
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È uscito su YouTube il secondo episodio di SPOT – IL PODCAST, il format condotto da Michele Monina e Massimiliano Longo, direttore e fondatore di All Music Italia. Ospiti della puntata Giorgia e Paola Iezzi, attualmente impegnate a X Factor rispettivamente come conduttrice e giudice, che si raccontano senza filtri tra trent’anni di carriera, il mestiere visto da donne e il rapporto tra talent e gavetta.

Il podcast nasce all’interno dello Spot Music Fest, il festival di Bareggio di cui All Music Italia è media partner. Un dialogo registrato davanti al pubblico di giovani artisti del festival, con le audizioni di X Factor appena conclusi a fare da sfondo a molte delle riflessioni delle due ospiti.

Giorgia Paola Iezzi SPOT podcast

Giorgia e Paola Iezzi, cosa non si perdona a una donna nella musica

Il passaggio più diretto della puntata riguarda lo sguardo che il pubblico e l’industria riservano ancora alle artiste donne. Una riflessione lucida su ciò che, secondo le due, non viene tollerato.

“A una donna non vengono perdonate tre cose: la giovinezza, la bellezza e la self-confidence. Cioè, se tu ti piaci lo stesso anche con qualche chilo di troppo, se non ti vergogni. No, devi morire male.”

Da qui il discorso si allarga alle critiche che colpiscono le artiste sui social, dalle rughe ai chili di troppo, e all’idea che il vero terreno su cui lavorare sia culturale: “È un fatto di mentalità, è il sottostrato culturale che ti suggerisce inconsciamente cosa pensare. Ed è lì che dobbiamo lavorare con i ragazzi e le ragazze, dare altri esempi.”

X Factor e i ragazzi “programmati”: “Non esiste più la gavetta”

Con le audizioni appena concluse, il confronto si sposta sui giovani che oggi si affacciano alla musica attraverso i talent. Giorgia nota un cambiamento nell’atteggiamento di chi arriva ai provini.

“Arrivano forse più preparati rispetto a loro stessi, hanno più le idee chiare. Noi eravamo più alla ricerca, in grande apertura rispetto a quello che stava accadendo nella musica.”

Paola Iezzi aggiunge la sua preoccupazione: “A volte arrivano non tanto poco duttili quanto un po’ programmati, come se qualcuno gli avesse messo in testa un copione.” Da qui la riflessione sul valore di un percorso che oggi sembra essersi perso: “Non esiste più la gavetta. Però dove la fai? Non ci deve arrivare a 17 anni senza avere le idee.”

Essere donne in studio trent’anni fa: “Dovevamo guadagnarci la credibilità”

Il racconto torna agli anni 90 e a com’era entrare in uno studio di registrazione quando l’ambiente era quasi interamente maschile.

“Trent’anni fa arrivavi in uno studio dove erano quasi tutti uomini. Se dicevi ‘a me questo rullante non piace’ ti guardavano come a dire ‘ma che vuoi’. E invece era il mio disco, il mio nome, la mia faccia. Dovevamo guadagnarci la credibilità.”

Un tema che le due legano al presente e alle nuove generazioni, viste come la chiave del cambiamento: “È in mano a loro, smettere di dire certe frasi. Ma dipende anche da noi.”

Giorgia Paola Iezzi A SPOT podcast: Il talento che si brucia, da George Best a Kurt Cobain

Una parte della conversazione ruota attorno all’idea del talento puro e dell’autodistruzione, con un parallelo tra musica e sport che attraversa George Best, Kurt Cobain e Maradona.

“C’è chi soccombe a sé stesso per natura, per inclinazione. Probabilmente quel percorso di vita è parte di quella genialità, e nessuno di noi può sapere cosa passasse.”

Centrale, in questo, il ruolo di chi sta intorno all’artista: “Le persone che hai vicino sono fondamentali, perché tutti noi avremmo potuto perderci senza un piccolo aiuto da fuori. Io avevo Paola, lei aveva me.”

L’aneddoto Kamasutra: il CD ritirato e mandato al macero

Tra i momenti più vivi della puntata, il ricordo di Paola Iezzi legato a uno degli episodi più discussi della carriera di Paola e Chiara, quando una raccolta che conteneva il video di Kamasutra venne ritirata dal commercio.

“È stato ritirato il CD che conteneva A modo mio, dove dentro c’era il video di Kamasutra, e sono state mandate al macero tipo centomila copie. La grandezza è restare così anche dopo che ti cacciano da Sanremo a calci.”

Il discorso si allarga al doppio standard che, secondo le due, colpisce ancora le artiste, da Elodie ad Annalisa a Emma, e a un paragone che fa riflettere sul peso diverso riconosciuto a uomini e donne: “Laura Pausini ha raggiunto risultati fuori dall’Italia eccezionali. Se fosse stata un uomo, secondo me avrebbe avuto molta più eco.”

Critica, libertà e il mestiere del giornalista

Nel finale il confronto si sposta sul ruolo della critica e sulla libertà di chi scrive di musica, in un’epoca in cui distinguere il giudizio dall’offesa è sempre più difficile.

“Un giornalista oggi ha il dovere di recuperare un po’ di sana obiettività, perché altrimenti sembra che siano tutti dei geni. La critica, soprattutto sui giovani, deve essere costruttiva, ma con delicatezza.”

Spazio anche alla battuta e all’autoironia, con un omaggio finale a Eros Ramazzotti definito affettuosamente una “diva” per la sua umanità, e i saluti di rito che chiudono la seconda puntata.

Potete recuperare il primo episodio di SPOT IL PODCAST con Michele Bravi qui.