È uscito su YouTube il primo episodio di SPOT – IL PODCAST, il nuovo format condotto da Michele Monina e Massimiliano Longo, direttore e fondatore di All Music Italia. Ospite della puntata d’esordio Michele Bravi, che si racconta senza filtri tra il nuovo singolo, il rapporto con le major e lo stato di salute del mercato discografico.
Il podcast nasce all’interno dello Spot Music Fest, il festival di Bareggio di cui All Music Italia è media partner, e porta per la prima volta sullo stesso palco le due firme. Un dialogo lungo e a tratti ruvido, registrato davanti al pubblico di giovani artisti del festival, che fa da cornice a diverse delle riflessioni più dirette di Bravi.
Michele Bravi e i “patti di sangue con le major”: “L’ho fatto anch’io, nessuno me l’aveva spiegato”
Il passaggio più forte della puntata riguarda il rapporto tra giovani artisti e case discografiche. Bravi parla apertamente di quello che definisce un meccanismo, raccontando di esserci passato in prima persona.
“Tutte le volte che sento che un giovane ha firmato questi patti di sangue con le major, l’ho fatto anch’io purtroppo perché nessuno me l’aveva spiegato, si ritrovano sempre a dover tirare fuori con grande fatica dei soldi di tasca propria e si ritrovano a non essere proprietari del proprio lavoro. È per quello che la discografia va avanti, perché trova sempre i piccoli pesci che fanno una montagna.”
Da qui il consiglio rivolto agli artisti emergenti presenti in sala: “Pensate alla qualità di quello che volete fare. Non regalate il vostro nome semplicemente perché dietro c’è un marchio importante che vi fa sentire importanti. L’importanza ve la dà il pubblico.”
Il mercato discografico secondo Bravi: “È morto, l’unico vivo è il live”
Bravi non usa mezze misure sullo stato dell’industria. Per lui il racconto di un mercato in ripresa non corrisponde alla realtà di chi fa musica.
“La discografia in questo momento, per quanto raccontino il mercato, è un mercato completamente morto. L’unico mercato che il pubblico ha fatto ripartire è quello della musica dal vivo.”
Il cantautore distingue nettamente i due mondi: chi fa grandi numeri da discografico, spiega, spesso non riempie i live, e viceversa. La sua priorità, dice, è parlare con chi ascolta davvero, non con chi gli porta persone all’ascolto.
Michele Bravi, il nuovo singolo e l’album a rate
Nella puntata Bravi presenta anche il nuovo brano, nato come tassello di un progetto più ampio legato alla sua commedia musicale. Il pezzo, racconta, parte da un gioco tra quattro personaggi e dalla “commedia degli equivoci”, con un’ispirazione che arriva da lontano.
“Quando l’ho scritto ero partito da un pezzo di Gino Paoli meraviglioso che si chiama Io e tu. A fianco a questo stavo ascoltando E la luna bussò della Bertè. Non so perché si sono incastrati questi due ascolti.”
Sul modo di pubblicare, Bravi ammette un approccio cambiato: “Sulla pubblicazione delle canzoni ho in questo momento della mia vita un atteggiamento un po’ più da gratta e vinci. Un po’ sono invecchiato e quindi non capisco più cosa funziona.”
La sfida della canzone che fa ridere: da Don Chisciotte a Tenco
Una parte della conversazione ruota attorno a un’idea che Bravi insegue da autore: scrivere una canzone capace di far ridere senza diventare volgare o caricaturale. Il punto di partenza è un ricordo d’infanzia legato a Don Chisciotte, l’unico libro, racconta, che da bambino lo facesse ridere a crepapelle.
“Mi piacerebbe capire che tipo di tecnica, che incastri di parole servono per dire: ascolto questa canzone perché voglio piangere, ascolto questa canzone perché voglio ridere. Qual è l’incastro magico?”
Critica, ironia e una recensione che fece “simpatia”
Nel finale il discorso si sposta sul ruolo della critica musicale e sull’ironia, sempre più difficile da far passare. Bravi ricorda di aver conosciuto Monina proprio grazie a una stroncatura.
“Michele l’ho conosciuto perché al mio primo Sanremo mi scrisse una recensione bruttissima, mi ha distrutto, ma mi fece così simpatia perché era chiaro che era una sua opinione, ma non lo fece con cattiveria.”
Spazio anche all’autoironia, con Longo e Monina che chiudono la puntata in modo dissacrante, e un siparietto su “Gigetto”, l’intelligenza artificiale che, dicono, un giorno risponderà alle interviste al posto degli artisti.











