Olly ha aperto ieri sera il suo Il Gran Finale allo Stadio Luigi Ferraris di Genova: 30.000 persone, un palco lungo oltre 50 metri e un annuncio a sorpresa che proietta il cantautore direttamente nell’estate 2027. La prima delle tre date sold out nella sua città ha riportato la musica live al Ferraris a 22 anni dall’ultimo concerto, quello di Vasco Rossi nel 2004.
Lo abbiamo incontrato in conferenza stampa poche ore prima di salire sul palco. Ne è uscito il ritratto di un artista che parla di sé in terza persona per distinguere chi scrive da chi performa, che rivendica con orgoglio i propri ripensamenti e che, sulle polemiche del momento, sceglie ancora una volta la musica come unico mezzo.
Olly, il primo concerto allo stadio: “Tutti a casa”, a Genova
Tutti a casa, così Olly ha scelto di chiamare le tre date uniche nella sua Genova del 18, 20 e 21 giugno. Annunciati otto mesi fa in occasione della doppia Grande Festa all’Ippodromo di Milano lo scorso settembre, e andati sold out in pochissimo tempo, i concerti genovesi rappresentano un traguardo per il cantautore, alla sua prima esperienza sul palco di uno stadio davanti a 90.000 spettatori in tre giorni, e per la città che vede riaprire alla musica il Luigi Ferraris dopo 22 anni dall’ultimo appuntamento live (Vasco Rossi, 20 giugno 2004).
Ne avevamo parlato qui: Olly annuncia “Tutti a casa” dall’Ippodromo di Milano e, in seguito, con il secondo sold out e la terza data al Ferraris.
Alle date nella sua città, l’estate 2026 di Olly aggiunge altri due appuntamenti, tutti prodotti e organizzati da Magellano Concerti: il 30 giugno al Rock in Roma (Ippodromo delle Capannelle) e il 3 luglio alla Reggia di Caserta. Cinque date che compongono Il Gran Finale di un anno vissuto tra ippodromi, palazzetti (20 date in tutta Italia), stadi e grandi spazi, che ad oggi ha coinvolto 500.000 spettatori. Tutti i dettagli su date e biglietti li trovate nel nostro approfondimento: Olly, Il Gran Finale 2026: date, scaletta e biglietti.
L’annuncio a sorpresa: Olly Stadi ’27
La serata, indimenticabile per Federico e per i 30.000 spettatori presenti, è stata segnata da un annuncio a sorpresa: dal palco il cantautore ha presentato il suo primo vero tour negli stadi, previsto per l’estate 2027. Olly Stadi ’27 partirà l’11 giugno da Trieste, allo Stadio Nereo Rocco (data zero), e proseguirà a Torino all’Allianz Stadium il 16 giugno, a Bologna allo Stadio Dall’Ara il 19 giugno, a Milano allo Stadio San Siro il 23 giugno, a Roma allo Stadio Olimpico il 28 giugno, a Bari allo Stadio San Nicola il 3 luglio e infine a Padova allo Stadio Euganeo il 10 luglio, con la data conclusiva.
I biglietti per le date sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita tradizionali. Per info: magellanoconcerti.it.
La conferenza stampa: Olly si racconta prima del live
Sulle novità dello spettacolo e sul percorso di crescita
“Sicuramente sono cresciuto, è passato tanto tempo dalle prime esperienze che ho fatto. Lo spettacolo sarà abbastanza analogo a quello già visto, ma con un anno e mezzo di esperienza in più, sia mia che di tutti gli strumentisti che sono con me, sia di noi insieme. L’alchimia è sempre più forte. E anche Roberta, che si è inserita adesso, ci è entrata perfettamente. Sarà simile, ma ovviamente con delle novità, perché non ci piace mai fare la stessa cosa. La volontà è quella di sorprendere sempre chi non c’è mai stato, e di sorprendere ancora di più chi è già venuto, perché c’è tanta gente che sta tornando, sta tornando, sta tornando, e questa è la cosa che ci rende più felici. Oltre a un brano nuovo a cui tengo molto, CANTILENE, uscito nel disco di Juli: è la vera, vera, vera novità, perché non era mai stata in scaletta né suonata prima in altri concerti.”
Alla domanda se abbia mai vacillato, Olly risponde senza esitazioni: “Sì, sono un essere umano, ho vacillato tantissime volte, sia nelle scelte di lavoro che in quelle di vita. Da sempre: da quando sono partito da Genova per andare a Milano, da quando ho deciso di rimanere a Milano, da quando ho fatto Sanremo. Quindi sì, con orgoglio. Non sono mai state scelte prese alla leggera, ma sono circondato da persone di cui mi fido ciecamente, che mi aiutano a capire quando le cose si possono fare e quando no. È un lavoro di tante persone che stanno sotto il mio nome. Quindi io mi sento tranquillo.”
Sull’equilibrio tra studio e palco
“Questi ultimi due anni sono stati i primi in cui ho dovuto equilibrare Olly, scusate se parlo in terza persona, Olly che scrive in studio, che pensa, che crea, che ha bisogno anche di vivere un certo disagio, e poi la parte performer, che è tutt’altra cosa. È stata la prima volta in cui ho dovuto far vivere quasi contemporaneamente tutte e due queste parti di me. Da dicembre 2024 abbiamo fatto il primo tour dei club, poi il secondo a maggio, quello dell’Eurovision, gli Ippodromi, sette palazzetti, tredici palazzetti, e questi tre stadi, che tenevo fossero i primi tre e gli unici in questa fase di vita che sto facendo.”
Sulla band: “Quando si suona insieme, e si suona tanto, si crea un’anima unica, che porta a fare tutto con molta più tranquillità. Devi avere la certezza di essere lì con l’anima tranquilla, sapendo che questa cosa l’abbiamo già fatta 150 volte. E se siamo davanti a 30.000 o a cinque persone non cambia niente.”
Sulla sfida di portare lo show in uno stadio
“La direzione, essendo quella di uno stadio, era portare uno spettacolo che, con le dovute proporzioni, ha sempre avuto la possibilità di emergere in un contenitore come questo. E finalmente in uno stadio che da tanto non ha concerti, quindi è una novità per tutti. Banalmente l’acustica: stiamo facendo le prove qua dentro e non sappiamo come suona di solito, i nostri tecnici non sanno come suona di solito. E tutta questa incertezza ci sta piacendo, perché ci fa sentire parte di un’insicurezza generale che ci dà una sicurezza grandissima di spaccare tutto.”
Sulla scaletta, sul repertorio e sulle prese di posizione
“Non è stato facile riproporre nuove cose su una scaletta in cui i brani, in cifra, sono quelli. È stato un lavoro difficile, ma penso di essere riuscito a coinvolgere anche il pubblico. Sono canzoni che meritavano questo step. La volontà è quella di arrivare a poter dire ‘tolgo qualcosa per mettere qualcos’altro’, cioè aggiungere repertorio sempre di più. Al momento stiamo portando tre dischi, senza contare i vari repack. Il repertorio è vasto, ma vogliamo ampliarlo sempre di più.”
Sul rapporto tra musica e prese di posizione, Olly è netto: “Penso che ognuno debba dire un po’ quello che vuole. Soprattutto quando uno è artista, musicista, cantautore: il mezzo principale, penso, debba essere la musica. È una mia idea. Per il resto, non mi interessa se qualcuno pensa qualcosa di diverso da quello che penso io. Ognuno deve fare un pochino quello che vuole, nei limiti del non ledere troppo la sensibilità altrui, e cercare ogni tanto di aprire anche la propria sensibilità, in un mondo come quello di oggi, per comprendere anche quella degli altri.”
E su cosa dirà dal palco: “Il mio mezzo, al momento, è la musica. Quindi quello che dirò sarà la musica. Ci sarà qualche intermezzo, qualche cazzata la sparo, perché mi diverto a farlo, soprattutto in situazioni come queste, in cui è la cosa più normale del mondo: davanti a 30.000 persone una cosa così la spari. Ma sono fatto così.”
La band e lo spettacolo
Ad accompagnare Olly sul palco de Il Gran Finale: Juli e la sua chitarra, che ha curato anche la direzione musicale dello show insieme al cantautore, e lo storico collaboratore Pierfrancesco Pasini (tastiere e chitarra). Tornano anche Raffaele Littorio “Rufio” (chitarra elettrica), Emanuele Nazzaro “Nazza” (basso), Dalila Murano (batteria), Gabriele Ippolito “Gas Gas” (sax) e Stefan Stancic (violino/tastiere). Per la prima volta sul palco, ai cori e alle percussioni, Roberta Gea Gentile.
Gli arrangiamenti rinnovati sono uno degli elementi centrali dello spettacolo: le sonorità si fanno più rock e graffianti, in un processo di rilettura che dà nuova vita anche ai brani più datati. Il frontepalco è lungo complessivamente 51,50 metri, con una passerella di oltre 16 metri che termina con il palco B; la superficie video totale è di 221 metri quadri e i corpi illuminanti sono 308.
Il cuore dello show è la conclusione del percorso di TUTTA VITA: a due anni dall’uscita dell’album si chiude un capitolo importante della carriera di Olly, una narrazione cresciuta dai piccoli club ai palazzetti fino agli stadi. Una scaletta ricchissima di certificazioni: 17 platini e 5 ori per i brani della set list, a cui si aggiungono gli 8 platini di TUTTA VITA e i 2 platini di IL MONDO GIRA.
Il TUTTI A CASA Village e l’iniziativa benefica con il Gaslini
Per rendere ancora più speciali i live al Ferraris, Olly ha scelto di dare visibilità ad alcune realtà locali genovesi nel TUTTI A CASA Village, uno spazio condiviso a ridosso dello stadio: dai corner dedicati alle prelibatezze locali con Boccamatta e Nonno Giuan, fino allo stand di Camugin e allo spazio di Capasanta.
In uno spazio dedicato ha preso forma anche l’anteprima dell’iniziativa benefica organizzata da Olly con il Gaslini: un’asta speciale con oggetti unici legati al suo percorso artistico, che prenderà vita nei prossimi mesi a sostegno dell’ospedale pediatrico genovese tramite Gaslininsieme ETS, realtà costituita dall’Istituto Giannina Gaslini e dalla Fondazione Gerolamo Gaslini.
Il Gran Finale arriva dopo il successo del Tutta Vita Tour 2025-2026, che ha visto Olly esibirsi nelle principali città italiane con 20 appuntamenti tutti sold out. I concerti hanno portato sul palco i brani di TUTTA VITA (SEMPRE), l’album più ascoltato del 2025 (Epic Records / Sony Music Italy), che conta otto dischi di platino.
Foto di Simone Biavati











