29 Giugno 2026
Condividi su:
29 Giugno 2026

Riccardo Zanotti a SPOT | IL PODCAST: “Non volerò mai in jet privato”

Scrittura, Covid e la lezione di Max Pezzali: Riccardo Zanotti si racconta a SPOT.

Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari ospite di SPOT - Il Podcast con Michele Monina e Massimiliano Longo
Condividi su:

Riccardo Zanotti, frontman e autore dei Pinguini Tattici Nucleari, è stato ospite di SPOT – Il Podcast, il programma che Michele Monina e Massimiliano Longo registrano dal vivo allo Spot Music Fest di Bareggio. Una conversazione lunga e personale sul mestiere di scrivere canzoni e su un tema che attraversa tutta la puntata: come si fa a restare se stessi quando il successo diventa enorme.

I CD recuperati dalla spazzatura

La storia di Zanotti con la musica parte da un episodio quasi cinematografico. Ad Albino, in provincia di Bergamo, accanto a casa sua c’era un grande campo di terra battuta dove ogni anno arrivavano i giostrai. Un anno questi passarono dalle chiavette ai vecchi CD, abbandonandone un mucchio vicino all’immondizia. Il giovane Riccardo li recuperò, e tra quei dischi c’era un greatest hits dei Queen. Fu ascoltando Innuendo, con il suo improvviso passaggio flamenco, che capì cosa volesse fare nella vita. Voleva la chitarra, anche se la madre, per sfinire la sua iperattività, gli mise in mano la batteria.

Riccardo Zanotti: La scrittura e l’effetto IKEA

Oggi Zanotti tiene tutte le sue idee in una nota sterminata sul cellulare, parole sentite per strada, frasi, immagini da cui far partire una canzone. Sul metodo di scrittura con altri artisti racconta una teoria che gli sta a cuore, quella dell’effetto IKEA: quando una persona partecipa, anche solo in parte, alla costruzione di qualcosa, le attribuisce un valore maggiore. Per questo oggi preferisce scrivere in studio con l’artista presente, invece di mandare un brano già confezionato. È una modalità che, secondo lui, responsabilizza e preserva l’originalità, e dà più valore al risultato perché chi canta lo sente davvero suo.

Sul rapporto tra singolo e album, Zanotti rivendica il proprio amore per il formato lungo: l’album è il territorio in cui si trova più a suo agio, dove c’è il tempo di dire qualcosa con più sfaccettature, mentre il singolo è la prima martellata, il linguaggio più immediato e universale.

L’ansia del palco e la sindrome dell’impostore

Nonostante gli stadi, Zanotti convive con un conflitto costante. Nasce chitarrista, non cantante, ed è entrato nei Pinguini come batterista, prima di ritrovarsi a cantare. La performance gli mette ansia, e la sindrome dell’impostore lo accompagna sempre. Si è impegnato per imparare a cantare al meglio delle sue possibilità, dice, ma la sua vera vocazione resta scrivere canzoni. In studio, invece, è semplicemente felice.

Il Covid raccontato da chi era nell’epicentro

Un passaggio importante riguarda il periodo del lockdown, vissuto in pieno nella zona bergamasca, tra le più colpite. Per la band non fu solo una questione professionale, con il tour appena annunciato e tutto fermo, ma soprattutto una ferita personale e collettiva. In quel periodo i Pinguini scelsero di non stare fermi e di continuare a pubblicare musica, mentre quasi nessuno raccontava davvero quel momento. Zanotti riflette sul fatto che spesso un’esperienza così totalizzante non viene narrata proprio perché diventa un tabù, qualcosa di troppo grande e ingombrante da affrontare direttamente, come l’aria che ci circonda e a cui non pensiamo mai.

Continuità e discontinuità: dove vanno i Pinguini Tattici Nucleari

Alla domanda su dove stia andando la band, Zanotti risponde con un’immagine: una carriera è fatta di continuità e discontinuità, come un elastico. Bisogna essere abbastanza in continuità da fidelizzare un pubblico che si riconosce, e abbastanza discontinui da creare quel brivido di novità. Cita la scelta di pubblicare ballate, che non volevano fare e che invece sono diventate una cifra, e ammira il coraggio di chi, come Francesca Michielin, cambia radicalmente direzione. Riconosce però che per una band, dovendosi mettere d’accordo, è più difficile trasgredire i confini di ciò che si è.

La paura di imborghesirsi e la lezione di Max Pezzali

Il cuore della puntata è il timore di perdere il contatto con la normalità. Zanotti racconta la paura di imborghesirsi, di smettere di poter raccontare un noi quando si finisce in una posizione di privilegio. Il suo punto di riferimento è Max Pezzali, descritto come uno che è rimasto letteralmente le sue canzoni, vivendo ancora come quando è nato. Per restare con i piedi per terra, i Pinguini si impongono piccole regole anche in tour, dal furgone unico per tutti alla mensa condivisa con la crew. La frase che chiude il ragionamento è netta: non ha mai volato in jet privato, e non lo farà mai.

Diventato padre da poco, Zanotti racconta infine la consapevolezza che un giorno suo figlio ascolterà le sue canzoni, e la difficoltà di scrivere un brano per lui senza scadere in qualcosa di già fatto. Del resto, ammette, una canzone perfetta su quel tema esiste già, ed è Avrai di Claudio Baglioni.