È uscito su YouTube il terzo episodio di SPOT – IL PODCAST, il format condotto da Michele Monina e Massimiliano Longo, direttore e fondatore di All Music Italia. Ospite della puntata, fresco del lancio di Lunedì nero, Mr. Rain. L’artista si racconta senza filtri tra i quindici anni di gavetta, i due dischi in lavorazione, il nuovo tour nei teatri e una riflessione lucida su un mercato che corre troppo in fretta.
Il podcast nasce all’interno dello Spot Music Fest, il festival di Bareggio di cui All Music Italia è media partner. Un dialogo registrato davanti al pubblico di giovani artisti del festival, che fa da cornice a molte delle riflessioni dell’ospite sul mestiere e su come ci si avvicina davvero alla musica.
Mr. Rain e il talent: “Volevo andare in puntata e dire il mio no”
Tra i passaggi più diretti della puntata c’è il racconto di come Mr. Rain si era avvicinato ai talent, con un piano preciso e una scelta di fondo.
“In modo furbo volevo sfruttare la TV per farmi conoscere per i casting. Ero super fan di Macklemore, indipendente al cento per cento, avevo una bandiera nel petto e volevo arrivare in puntata e rifiutare. Era una strategia, non un’improvvisazione.”
Il no non arrivò mai, perché, racconta, avrebbe dovuto firmare contratti che lo vincolavano a prescindere. Da lì la decisione di seguire un’altra via: “Ho scelto di seguire la mia strada, molto più lunga, ma più fedele a me stesso.”
I quindici anni di gavetta: “Ho cantato anche davanti a tre persone”
Mr. Rain rivendica un percorso lento, fatto di tanti lavori e di palchi piccolissimi prima di arrivare ai palazzetti.
“Ho quindici anni di gavetta. Ho suonato in ogni piccolo bar, poi nei club, poi in posti più grandi. Ho cantato a live dove avevo tre persone, con quella strizza che ti chiedi: lo devo fare?”
Esperienze che, spiega, oggi rischiano di sparire: “Adesso ci sono delle fiammate, qualcuno che arriva da zero, e manca proprio quella roba lì. Manca il fatto di esserci arrivato per passi.”
Il mercato secondo Mr. Rain: “Non è uno scatto, è una maratona”
Il cantautore non nasconde il proprio rapporto difficile con l’industria di oggi, che giudica troppo veloce e costruita attorno alle classifiche e ai pochi secondi virali.
“Non mi piace il mercato di oggi, troppo veloce, fatto per le chart e per i sette secondi che diventano virali su TikTok. Tanti lo vedono come i cento metri, io lo vedo come una maratona.”
Una postura che lo ha portato a fermarsi: dopo anni senza respiro, racconta, si è preso quasi un anno di stop. “All’inizio mi spaventava, pensavo: io sto fermo e tutti gli altri vanno avanti, si scorderanno di me. Poi ho apprezzato il coraggio di prendermi del tempo per fare musica che mi rende fiero.”
Supereroi, la depressione e il pubblico che affida le sue storie
Una parte intensa della conversazione riguarda Supereroi e la scelta di nominare esplicitamente la depressione, un brano nato da una vicenda privata che Mr. Rain non aveva il coraggio di raccontare nemmeno in famiglia.
“Dare il nome esatto serviva, perché almeno uno dica: allora non sono da solo.”
Da quel momento, racconta, è diventato il punto di raccolta delle storie di chi lo ascolta: “Mi mandano un sacco di lettere, di mail, di messaggi. È una bellissima cosa, ma dall’altra parte è logorante, perché alcune storie sono molto forti.” Il modo in cui si tutela, dice, è uno solo: scrivere musica.
Italia e Spagna a confronto: “Da noi è tutto calcolo”
Al lavoro su due dischi distinti, uno in italiano e uno in spagnolo, Mr. Rain racconta una differenza di approccio che lo ha colpito.
“Lì vai in studio per divertirti, non per timbrare il cartellino e dire: abbiamo costruito la hit giusta per TikTok. Esce qualcosa di figo? Meglio. Esce qualcosa di mediocre? Vabbè, abbiamo suonato.”
Un confronto che, ammette, è il punto di vista di un italiano che arriva da fuori, ma che lo porta a una riflessione: “Inizio a pensare che il problema ce l’abbiamo proprio noi in Italia, dove è fatto quasi tutto per calcolo.”
La sfida dell’intelligenza artificiale: “Le mie canzoni curano, le sue intrattengono”
Nel finale arriva il consueto confronto con “Gigetto”, l’intelligenza artificiale a cui il podcast affida una domanda. La risposta di Mr. Rain chiude la puntata con una distinzione netta.
“La sensibilità umana e ciò che vivi non sono replicabili. Anche se vivessimo la stessa storia, io la racconterei in un modo diverso dal tuo. Le mie canzoni curano, le sue al massimo intrattengono.”
Da qui anche il consiglio rivolto ai giovani artisti presenti al festival: “Sfruttare ogni mezzo che abbiamo, ma seguendo quello che ci sentiamo di fare. La chiave è l’onestà con se stessi e con tutti gli altri.”











