RECENSIONE: LORENZO FRAGOLA – BENGALA

Lorenzo Fragola

Dopo la sovraesposizione post talent e due Sanremo consecutivi, Lorenzo Fragola si è preso una pausa di un paio d’anni, anni necessari per vivere la sua giovane età prima di tutto e, grazie proprio a quella vita, trovare nuove cose da dire e nuovi modi per dirle.

E difatti il siciliano torna sulle scene con il terzo lavoro dal titolo Bengala che si mostra subito diverso da quanto realizzato prima; Lorenzo suona elettronico come aveva esplorato appena per qualche singolo qui e là, mentre adesso è proprio questo il leitmotiv di tutto il lavoro. Il sound è decisamente giovane e mette da parte l’introspezione con cui l’artista farciva i suoi dischi a dispetto dei singoli decisamente più pop; il risultato è ovviamente un prodotto nel complesso facilotto, orecchiabile ma leggero all’inverosimile, che non ha alture verso le quali si spera Lorenzo propenda, ma invece più di una scivolata verso il basso.

Ad esempio Lontanissimo poteva facilmente aggirare il linguaggio “on the street” gratuito; va bene che si tratta di lingua parlata dai giovani, ma va anche detto che poi non ci si deve stupire se questi si esprimono per lo più con frasi povere di vocabolario, ma in compenso ricchissime di scurrilità. La pur godibile ballata synth Vediamo Che Succede, invece recita “ma come vuoi che stia, ho il cuore elastico di Sia ( si proprio la cantante di Elastic heart ), “prima o poi si spezza come brezza in Tunisia” che, proprio come frase, diciamo non la si nominerebbe di sicuro ai premi Strega, mentre Miami Beach si candida a singolo estivo, seguito ideale di quella #Fuori C’è Il Sole che qualche anno fa fece proseliti trai giovanissimi, pure se non ha la stessa forza dirompente d’inciso. In tal senso anche Supermartina, con Gazzelle, si presta alla cosa, allegra e caciarona, che racconta di quegli amori estivi, la prima esperienza con una più grande che ne aveva invece avute da poterne insegnare.

Cemento, con la partecipazione di Mecna & Mace, ed Amsterdam sono due ballads che hanno per tema portante l’abbandono ed i ricordi, ma nonostante la prima abbia la struttura classica del lento che deve far presa, è la seconda che invece si gioca la carta dell’originalità, con un sound che sfiora il reggae ed una melodia particolare d’inciso con frasi che si alternano, una lanciata verso l’alto, seguita da una di rientro, che agevola intelligentemente anche per le esecuzioni live. Non stacchiamo gli occhi dal cellulare per paura di vivere …è forse una triste verità? Lorenzo la canta in Imbranati proposta tutta in doppia linea vocale ed un sound che fa decisamente 80… che ormai son più di moda che negli 80 stessi.

Bengala è stato anticipato dal singolo dal medesimo titolo, che è sound accattivante e moderno ma poca roba a livello di racconto, cosa indubbiamente più convincente nell’attuale Battaglia Navale che di contro ha però passaggi che ricordano da vicino Sei Sola, brano di Baby K col feat del suo autore Tiziano Ferro, ed una battuta tempo scadenzata ed elettronica, che lascia venire alla mente Hotline Blind di Drake.

Alla fine dell’ascolto di Bengala ti resta quindi l’amaro in bocca; ti aspettavi una crescita artistica ed invece ti sei ritrovato un disco che semmai è un passo indietro, un tentativo di piacere alle masse confondendosi con quanto in giro c’è già e non provando per nulla a lasciare un’impronta che sia personale e soprattutto rimembrabile. Qui, se ce ne sono, si tratta d’impronte lasciate sulla sabbia; basta un alito di vento e poff! Cancellate.

BRANO MIGLIORE: Amsterdam
VOTO: Cinque/10


TRACKLIST

1. Battaglia Navale
2. Lontanissimo
3. SuperMartina (feat. Gazzelle)
4. Vediamo Che Succede
5. Echo
6. Miami Beach
7. Cemento (feat. Mecna & MACE)
8. Amsterdam
9. Imbranati
10. Bengala

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.