15 Giugno 2026
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15 Giugno 2026

Dimartino e L’improbabile piena dell’Oreto: “Essere siciliani è un pregio ma certe volte è una croce”

La videointervista al cantautore tra Palermo, la natura e il disco solista lontano dal mercato

Dimartino, ritratto promozionale per l'album L'improbabile piena dell'Oreto
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Dimartino torna da solista con L’improbabile piena dell’Oreto, un concept album che racconta la sua Sicilia e in particolare Palermo, attraverso il fiume che attraversa la città. Lo abbiamo incontrato per una videointervista, dopo gli anni dei palchi condivisi con Colapesce e il ritorno alla forma con cui aveva iniziato la carriera.

Ad aprire la conversazione, la domanda da cui parte tutto il disco: cosa vuol dire essere siciliano.

“Vuol dire tante cose, intanto vuol dire non riuscire a uscirne. Se nasci siciliano quella cosa ti rimane, la sicilianità è inestirpabile. Ferdinando Scianna, fotografo di Bagheria, diceva di essere siciliano ancor prima di nascere. Essere siciliano non è sempre un pregio, è anche una croce certe volte ma va bene.”

Dimartino e il significato di “L’improbabile piena dell’Oreto”

Il titolo dell’album non nasce da una ragione geografica.

“L’improbabile piena dell’Oreto è un titolo che ho scelto non per motivi geografici. L’Oreto è il fiume che attraversa Palermo, parte da una fonte pulita, si va sporcando e arriva alla foce dove ci sono detriti del sacco di Palermo, un momento storico terribile che ha creato una discarica a cielo aperto.

Con un atto quasi di resistenza, l’acqua riusciva a superare tutte le difficoltà e si faceva strada fino al mare, e questa idea del fiume che attraversa la città mi sembrava un bel parallelismo con l’essere umano.

Tu nasci, poi ti vai sporcando e l’improbabile piena per me rappresenta anche una piena a livello emotivo. Dopo una certa età siamo ancora in grado di innamorarci, di provare sentimenti? L’essere umano, piano piano, diventa più arido. La piena dell’Oreto è una piena possibile, non impossibile. È improbabile.”

Gli chiediamo se quella piena emotiva l’ha raggiunta.

“Una condizione che uso per emozionarmi è la curiosità. Mi incuriosisce l’essere umano, le storie, e questa cosa stimola la mia emotività ma devo auto indurmela. Più si va avanti più bisogna trovare degli stimoli, inaridirsi non è utile a nessuno. Una società arida è una società che non trova più senso nell’emozione ed è la cosa più brutta che possa succedere.”

La natura come valore immutabile, da Stefano Mancuso a Garcia Lorca

La natura attraversa tutta la sua discografia. Anche qui ha un peso preciso.

“Per me ha un valore immutabile. La città cambia ed è in balìa della società e degli interessi personali, mentre la natura per gran parte del tempo rimane così com’è, e per me è molto stimolante. Non è la fonte d’ispirazione principale, però vedere come riusciamo a integrarci in un paesaggio mi ispira. Sono stato in una trasmissione di Stefano Mancuso, un grande scienziato che studia le piante, che raccontava come il 99% degli esseri viventi siano piante: noi siamo una piccola percentuale e la natura riesce a vivere senza di noi.”

Come è stato registrato il disco: il flusso del fiume Oreto

La scelta musicale segue l’andamento del fiume, senza pause tra un brano e l’altro.

“Insieme a Roberto Cammarata, co-produttore del disco, abbiamo deciso di registrare vicino al fiume e ci siamo immaginati questo flusso senza pause che parte dalla prima all’ultima canzone, in cui ogni canzone è accompagnata da una coda strumentale che porta alla successiva.

Tante volte, grazie a un cut-off, chiudiamo le frequenze e i suoni che emergono sembrano quelli del fiume, ma sono sintetizzatori. Quest’idea del flusso musicale ci sembrava ideale in un mondo dove l’ascoltatore sente un album dall’inizio alla fine. Sono fan dei concept, e questo è un disco in cui per entrarci bisogna prendersi mezz’ora di tempo in cui si ascolta e basta.”

Gli chiediamo se teme che il disco non venga capito.

“Ho fatto pace con questa cosa, so che questo disco non potrà mai andare in radio o scalare le classifiche e fare milioni di visualizzazioni. L’importante è capire quali sono gli obiettivi e i limiti. Il mio obiettivo è avere una continuità con gli altri dischi e andarlo a suonare in giro. Avere persone che pagano un biglietto per venire a vedermi è già un obiettivo: lo stadio Renzo Barbera di Palermo so già che non potrò mai farlo.”

Nessun featuring e una poesia di Garcia Lorca musicata

Dopo le collaborazioni recenti, da Colapesce a Tredici Pietro, l’album è interamente a una voce sola.

“Secondo me non era un disco da featuring, non c’erano pezzi che si prestavano a due voci. È un disco che vive se a cantarlo sono solo io. C’è una poesia di Garcia Lorca che ho musicato e mi entusiasmava di più, perché ha dentro di sé una melodia: la sua poesia è come se cantasse, quindi mi è venuto molto facile musicarla.”

Gli facciamo notare che è la stessa operazione dei grandi cantautori italiani, come Fabrizio De André con Cecco Angiolieri. Gli chiediamo se si senta parte di quella categoria.

“No, credo che le vette toccate da De André e altri siano degli unicum. Quando parliamo di nomi come De André, Lucio Dalla, Battisti, Battiato, parliamo di cantautori che è difficile abbiano degli eredi, perché è cambiato il mondo e il modo di scrivere le canzoni. Mi sento affine a loro nel momento in cui faccio un disco, in questo momento storico, che non c’entra nulla con il mercato ma con una mia esigenza. Non partecipo al loro campionato.”

Lo stato della musica a Palermo secondo Dimartino

Mentre il Sud Italia continua a emergere, gli chiediamo a che punto sia la Sicilia.

“Palermo produce tantissimi artisti, tantissime persone che fanno musica e scrivono canzoni, inclusi rapper con cose importanti da dire. Penso ai Santamarea, nati dal basso ma con un proprio linguaggio e un obiettivo: non è semplice a quell’età avere un proprio modo di scrivere, e Stella dei Santamarea ce l’ha.

Pur essendo una città defilata geograficamente, c’è sempre stata la capacità di arrivare a livelli inaspettati. Ai miei tempi non c’era nessuno del settore che potesse consigliarti, non avevamo gli strumenti, non sapevamo cosa fossero le edizioni o le case discografiche, e la maggior parte degli operatori culturali andava contro gli artisti. Essere sopravvissuti a quegli anni è una cosa enorme. Pensiamo a La Rappresentante di Lista, Carnesi, Johnny Marsiglia, Davide Shorty: tutta gente formatasi dove formarsi era complicato. Adesso il terreno è fertile, stanno nascendo tantissime cose ed è bellissimo.”

Il tour e la data finale al Teatro Golden di Palermo

Il tour tocca Roma, Bari, Milano, Torino, Firenze e Fano, mentre la Sicilia arriva alla fine. La data di chiusura è a Palermo, il 19 dicembre al Teatro Golden.

“Volevo fare un tour in piccoli posti da 2-300 persone e a Palermo non ho trovato un posto con queste caratteristiche. Nei miei sogni volevo farlo allo Spasimo, ma è chiuso ai concerti dopo uno smottamento del terreno di qualche anno fa. Così farò il concerto al Teatro Golden il 19 dicembre, una festa insieme a tanti amici e musicisti che hanno suonato con me in questi vent’anni. Sarà la festa finale del tour, e invito tutti.”

DiMartino – Intervista video – L’improbabile piena dell’Oreto