di Direttore Editoriale
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Abbiamo messo alla prova l’algoritmo di Spotify: ecco perché non ti fa scoprire musica nuova

Quattro brani di partenza, duecento canzoni trascritte e una serie di controprove: il nostro esperimento sulle Radio di Spotify.

Una ragazza apre l'app di Spotify sullo smartphone: il logo verde sullo schermo del telefono
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Il 9 agosto 2026 abbiamo aperto un account Spotify gratuito, senza un solo ascolto alle spalle, e abbiamo chiesto all’algoritmo di Spotify di partire da quattro canzoni lontanissime fra loro. Per ognuna abbiamo trascritto per intero la Radio del brano, la playlist algoritmica da 50 titoli che la piattaforma genera da una singola canzone.

Duecento brani in tutto. Fra le quattro liste, zero sovrapposizioni. Non un artista in comune, non un titolo che passi da una playlist all’altra. Prima di arrivare alle conclusioni, ecco esattamente come abbiamo lavorato.

Come abbiamo testato l’algoritmo di Spotify: un account nuovo e quattro brani-seme

I quattro semi: Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti, Sexy Magica di Sarah Toscano, La Signora Del Quinto Piano di Carmen Consoli e manifestami di Nico Arezzo con Ugo Crepa, che sono la parte emergente del campione.

Dopo la prima rilevazione siamo andati avanti con quattro controprove: rigenerare la stessa Radio più volte nella stessa giornata, far partire un brano da solo e lasciare correre la riproduzione automatica, aprire la stessa Radio dall’account di un altro utente, e riprodurre a tavolino il comportamento di quell’utente sul nostro profilo.

Una precisazione doverosa. Un account appena creato non è mai neutro: fra i segnali che Spotify dichiara di usare ci sono anche l’età e la posizione che l’utente fornisce all’iscrizione. Il test parte da lì, non dal vuoto.

Brano-seme La Radio che genera Salvataggi
Nonno Hollywood (Enrico Nigiotti) It-pop sanremese 2017-2020: Ermal Meta, Thegiornalisti e Tommaso Paradiso, Ultimo, Francesco Gabbani, Coez, più gli alumni dei talent 156
Sexy Magica (Sarah Toscano) It-pop Gen Z 2024-2025: Angelina Mango, The Kolors, CLARA, Gaia, Alessandra Amoroso, più tutta la filiera di Amici 76
La Signora Del Quinto Piano (Carmen Consoli) Cantautorato e pop-rock anni ’90-’00: Francesco De Gregori, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Negramaro, Anna Oxa, Tiromancino, Franco Battiato 2
manifestami (Nico Arezzo, Ugo Crepa) It-indie: Marco Castello, TonyPitony, Gioia Lucia, Adri, 43.Nove, Calmo, con i ponti verso il mid-tier quasi sempre in featuring 2

Quattro semi, quattro bolle stagne: nessun incrocio fra le 200 canzoni

Nel dettaglio. La Radio di Enrico Nigiotti apre con Vietato morire di Ermal Meta, poi Viceversa di Francesco Gabbani, Pastello Bianco dei Pinguini Tattici Nucleari, La musica non c’è di Coez. Cinque brani di Tommaso Paradiso fra solista e Thegiornalisti, quattro di Ermal Meta, tre di Ultimo.

Quella di Sarah Toscano si sposta di sei anni e di un pubblico: cinque brani a testa per Angelina Mango, The Kolors e CLARA, quattro per Gaia, tre per Alessandra Amoroso, e sotto la filiera dei talent con sangiovanni, Petit, Luk3, Irama.

Il caso più interessante è quello di Carmen Consoli. Il brano-seme è del 2015, ma la Radio pesca quasi tutto dagli anni ’90 e primi 2000: tre brani di Francesco De Gregori, quattro di Irene Grandi, tre a testa per Le Vibrazioni, Negramaro, Anna Oxa e Tiromancino.

Spotify data l’artista nella sua epoca d’oro, non il brano nel suo anno. È così che gli artisti di catalogo restano appesi al decennio in cui hanno venduto di più, anche quando pubblicano cose nuove.

La Radio di manifestami mostra cosa succede partendo dal basso. Dentro ci sono Marco Castello, TonyPitony, Gioia Lucia, Adri, 43.Nove, Calmo, e i pochi nomi più grandi (MACE, Fulminacci, Willie Peyote, Franco126, Tredici Pietro) arrivano quasi sempre come ospiti in un featuring. Nessun big mainstream.

Le bolle sono stagne nei due sensi. Dalle Radio dei nomi affermati non esce mai un emergente, e dalla Radio dell’emergente non si arriva mai al mainstream. Un ascoltatore che parte da Enrico Nigiotti e si affida all’algoritmo per due ore non incontrerà Nico Arezzo nemmeno per sbaglio.

L’artista-seme torna ogni cinque brani: il 20% della Radio è fisso

In tutte e quattro le Radio l’artista di partenza occupa le posizioni #1, #6, #11, #16, #21, #26, #31, #36, #41 e #46. Un brano suo ogni cinque, dieci su cinquanta, il 20% esatto. La cadenza è identica per la star con 156 salvataggi della sua Radio e per l’esordiente che ne ha due.

Sul seme emergente l’effetto si vede meglio, perché il catalogo è corto: contando anche il co-intestatario Ugo Crepa, sono circa 19 brani su 50 riconducibili al seme. La playlist che dovrebbe farti scoprire altro, con poco repertorio alle spalle, ti riempie di te stesso.

La Radio di Spotify si genera una volta sola e poi resta ferma

L’abbiamo rigenerata tre volte nello stesso giorno, anche dopo aver ascoltato altra musica sull’account. Stessi 50 brani, stesso ordine, nessuna variazione. La Radio si costruisce al primo incontro con quel brano, usando il profilo di quel momento, e da lì resta ferma.

Tre canzoni bastano: la stessa Radio cambia da un account all’altro

Abbiamo fatto aprire la Radio di Nonno Hollywood a un altro utente, iscritto da poco e con appena tre ascolti all’attivo: due di Vasco Rossi e uno di Ligabue. Struttura identica alla nostra (50 brani, il seme ogni cinque, le stesse playlist suggerite in fondo), selezione diversa.

Dentro erano entrati Francesco De Gregori con La donna cannone, Gianluca Grignani con Destinazione Paradiso, gli 883, più Ultimo e i Pinguini Tattici Nucleari. Ridotto il blocco Meta-Gabbani-Angi. L’utente ci ha confermato che quei nomi sono i suoi gusti reali.

Poi la controprova sul nostro account: abbiamo riprodotto lo stesso comportamento, due Vasco Rossi e un Ligabue. La Radio già generata non si è mossa. La Home sì, e subito: “Consigliata per oggi” è passata a Ligabue, Francesco Renga e Fiorella Mannoia.

Nella stessa sessione le “Stazioni radio più popolari”, che fino a quel momento proponevano solo nomi internazionali (The Weeknd, Bad Bunny, Coldplay), si sono riempite di italiani: 883, Jovanotti, Cesare Cremonini, Geolier, Olly, Pinguini Tattici Nucleari.

Tre ascolti, e la vetrina è già coerente con l’attività di chi ascolta. Sul come Spotify ci arrivi non facciamo ipotesi: quello che possiamo dire è cosa è successo e in quanto tempo.

La riproduzione automatica usa un altro motore, ma nessun emergente entra lo stesso

Ultima prova. Abbiamo fatto partire Nonno Hollywood da solo su account pulito, lasciando correre la riproduzione automatica. I primi undici brani accodati: tre di Caparezza (China Town, Vengo dalla luna, Una chiave), due dello stesso Enrico Nigiotti, poi Gabbani, Meta, Paradiso, Coez, Frankie hi-nrg mc con Quelli che benpensano e Ultimo.

Qui la bolla si apre: Caparezza e Frankie hi-nrg mc nei 50 brani della Radio non c’erano, e la cadenza fissa del seme sparisce. Il repertorio si allarga di vent’anni e di due generi. Di emergenti, però, nemmeno uno.

Sotto ogni Radio Spotify dichiara i brani spinti a pagamento

Sotto il titolo di ogni Radio c’è un link piccolo, “Riguardo a consigli e impatto della promozione”. Chi lo apre trova due passaggi. Il primo elenca i segnali su cui la piattaforma costruisce i consigli, e comprende molto più della musica che uno ascolta.

Testuale: i consigli “tengono in considerazione molti fattori come, ad esempio, cosa ascolti e quando, le azioni che intraprendi (cosa cerchi, salti o salvi nella tua Libreria), le informazioni che condividi con Spotify (la tua posizione, l’età, chi segui, le tendenze e le abitudini di ascolto di persone che hanno gusti simili ai tuoi), le caratteristiche dei contenuti stessi, come i generi musicali e le date di uscita, oltre all’esperienza dei nostri team.”

Il secondo passaggio riguarda i soldi: “In alcuni casi, i nostri consigli vengono influenzati da considerazioni commerciali. Ad esempio, Spotify offre uno strumento promozionale che consente agli artisti e alle etichette discografiche di mettere in evidenza i brani prioritari, aumentando la probabilità che vengano consigliati in playlist algoritmiche specifiche come Radio, Riproduzione automatica brani simili e alcuni mix. […] Spotify addebita una commissione per gli ascolti dei brani prioritari generati nelle playlist interessate. Questo strumento non è attivo in altre playlist, come quelle editoriali.”

Lo strumento ha un nome: Discovery Mode. La pagina ufficiale in italiano lo spiega senza giri di parole: aumenta la probabilità che i brani selezionati vengano consigliati, “ma non rappresenta una garanzia”, e non è attivo nelle playlist editoriali.

Le superfici toccate dalla promozione a pagamento sono esattamente quelle su cui abbiamo lavorato: Radio e riproduzione automatica. Lo strumento che serve a farsi scoprire si chiama Discovery Mode, e funziona meglio se paghi.

Le playlist editoriali restano l’unico spazio dichiaratamente fuori mercato

La logica industriale, a questo punto, è evidente. Un nome sconosciuto, per l’algoritmo, è un rischio di skip; gli slot delle playlist algoritmiche hanno un prezzo e qualcuno li compra accettando royalty più basse di quelle che paga lo streaming. La scoperta che l’algoritmo produce è anche quella di chi ha accettato di guadagnare meno.

Fuori restano le playlist editoriali, New Music Friday, RADAR Italia, sanguegiovane e le altre, che per dichiarazione della piattaforma stessa non sono in vendita. Su quelle, come abbiamo già scritto ai cinque anni di RADAR Italia, si discute la selezione, ma la selezione è di qualcuno che ascolta.

Il discorso riguarda anche noi. Nico Arezzo, il cui album Non c’è fretta abbiamo raccontato a gennaio, dall’algoritmo non arriva a un lettore che parte da Enrico Nigiotti. Ci arriva dalle radio, da un palco, da un articolo, da un amico.

Ed è qui il punto che ci interessa di più. Tutto quello che abbiamo descritto è scritto da Spotify: il link sta sotto ogni Radio, la pagina ufficiale è in italiano, la commissione sugli ascolti dei brani prioritari è dichiarata per iscritto. Non è un segreto svelato, ma un link che nessuno clicca.

Con una precisazione che tiene la critica onesta. La trasparenza di Spotify è di sistema, non di singolo consiglio: sappiamo che in quelle playlist ci sono brani spinti commercialmente, ma dei 50 titoli di ogni Radio non c’è modo di sapere quali lo siano. Tutto dichiarato, niente etichettato.

Come si disattiva la riproduzione automatica su Spotify?

Dalle impostazioni dell’app si può disattivare la riproduzione automatica dei brani simili a fine ascolto. Disattivarla ferma la coda generata dall’algoritmo, cioè una delle due superfici toccate da Discovery Mode.

Si può escludere un ascolto dai consigli di Spotify?

Sì. Fra i controlli indicati dalla stessa pagina ci sono l’esclusione di brani o playlist dal profilo dei gusti, la possibilità di nascondere brani e il feedback diretto sui consigli ricevuti. Sono strumenti utili a chi usa lo stesso account per generi molto diversi.

Quanto costa Discovery Mode a un artista?

Spotify scrive di addebitare “una commissione per gli ascolti dei brani prioritari generati nelle playlist interessate”. Nel testo del disclaimer non compare una percentuale. Lo strumento viene attivato da artisti ed etichette sui brani che scelgono come prioritari, e non riguarda le playlist editoriali.