SongDNA è il nome della nuova funzione che Spotify sta attivando in fase di anteprima per alcuni artisti e team. Si tratta di uno strumento interattivo che trasforma i crediti di un brano in un’esperienza di scoperta per gli ascoltatori Premium, direttamente nella vista “Stai ascoltando” dell’app mobile. Ma al di là dell’interfaccia, quello che cambia è qualcosa di più profondo: chi ha il controllo su cosa appare, e chi no.
Fino ad oggi, scoprire chi avesse lavorato a una canzone su Spotify richiedeva qualche passaggio non immediato: tre puntini, “Visualizza i crediti del brano”, una lista testuale spesso compilata in modo approssimativo da distributori o etichette. Con SongDNA, quei dati diventano un contenuto editoriale navigabile: collaboratori, produttori, campionamenti (grazie all’integrazione con WhoSampled). Una vetrina, non più un archivio.
Come funziona SongDNA in pratica
La gestione di SongDNA avviene esclusivamente da Spotify for Artists su computer. Gli artisti che hanno almeno 10 ascoltatori mensili attivi possono visualizzare la funzione, ma è sopra i 5.000 ascoltatori mensili che si sblocca il vero potere di intervento: aggiungere collaboratori supplementari, nascondere o mostrare i singoli crediti forniti dall’etichetta o dal distributore, gestire le connessioni del brano con i campionamenti utilizzati.
Le modifiche apportate da Spotify for Artists vengono pubblicate nell’app entro 48 ore e sono visibili solo nell’esperienza SongDNA: non influiscono sui crediti mostrati nella vista “Stai ascoltando” o in “Visualizza i crediti del brano”. Due sistemi paralleli, almeno per ora.
Un limite importante: non si possono nascondere l’artista principale, i featuring ufficiali o i remixer. E i collaboratori aggiunti manualmente devono già avere un profilo accreditato su Spotify, il che esclude automaticamente chi non ha mai pubblicato nulla sulla piattaforma.
Il nodo dei crediti nel mercato italiano
Nel mercato discografico italiano il tema dei crediti è storicamente irrisolto. Autori, produttori e musicisti che non compaiono nei metadati di un brano è una realtà frequente, spesso attribuita a errori nella compilazione dei file da parte dei distributori, ma altrettanto spesso frutto di scelte deliberate. SongDNA sposta questa responsabilità in modo netto: se un co-autore non appare, è perché chi gestisce il profilo Spotify for Artists ha scelto di non inserirlo, o peggio, di nasconderlo.
La funzione introduce quindi una trasparenza potenzialmente rivoluzionaria, ma anche un nuovo campo di tensione tra etichette, management e autori. Non si potrà più invocare il distributore come alibi. Chi controlla il profilo Spotify for Artists controlla la narrazione pubblica dei crediti, con tutto quello che questo comporta in termini di diritti morali e visibilità commerciale.
SongDNA di Spotify, Una funzione ancora in rodaggio
Va detto che SongDNA è ancora in fase di anteprima e non tutti gli artisti inclusi nel programma la visualizzano sui propri brani. Spotify sta raccogliendo feedback e il rollout completo non ha ancora una data definitiva. Ma la direzione è chiara: la piattaforma vuole fare dei crediti un elemento di engagement, non solo di compliance.
La domanda che il settore dovrà affrontare nei prossimi mesi è se questa apertura produrrà più trasparenza reale o semplicemente un nuovo livello di gestione dell’immagine artistica. I crediti, in fondo, non sono mai stati solo una questione di merito: sono sempre stati anche una questione di potere.











