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Eddie Brock, Atto Finale: testo e significato dello spoken word sulla fragilità e l’identità

Nel terzo capitolo della trilogia, dopo Confessione e La rabbia, Eddie Brock mette da parte il personaggio e rivendica il diritto di essere semplicemente Edoardo.

Eddie Brock lo spoken word Atto Finale, terzo capitolo della trilogia dedicata a identità e fragilità.
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Eddie Brock lancia sui propri social Atto Finale. Si tratta del terzo atto di uno spoken word che attraverso un linguaggio diretto e sincero segue le fasi dopo Atto I: Confessione e Atto II: La rabbia.

Atto finale è un momento di bilancio o di chiusura ma non di una fine definitiva: è piuttosto una resa emotiva in cui Eddie Brock smette di difendere un’immagine pubblica e si presenta per quello che è.

Il testo di Atto Finale

Io e la musica ci siamo visti crescere
mi ha dato qualcosa in cui credere
anche quando non c’era nulla anche quando va male
e tutto quanto non funziona avevo in mente solamente
di raccontare una storia e sbaglio anch’io
sono un uomo sto imparando ad accettarmi poco a poco
e a riguardare indietro mi emoziono e mi son
sempre sentito solo ma ho capito
che finchè ci sarete voi ad ascoltarmi non lo sono
la mia testa fa brutti scherzi ed io mi autodistruggo
e non è facile
rimettere insieme i pezzi quando vedi tutto
buio e mi scuso
a volte alzo la voce
e tendo a litigare in giro con troppe persone
e questa non è una canzone
ma uno sfogo personale che in un mondo di facciate
qualcuno almeno lo dovrà pur fare
non ti devi preoccupare
che va bene anche star male
e basta fare finta a ride’ dietro un cellulare
qua serve testimoniare
che non ci basta vivere
ti devono vedere un compromesso per esistere
e persistere in un sogno
può essere stancante
ma ho sempre fatto come voglio sempre
con le mie gambe sono solamente un uomo
a volte fragile e insicuro
ma ora sono stanco
di fare il finto duro sempre in lotta con il mondo
testa dura come un mulo, io voglio essere Edoardo
non voglio essere qualcuno

Il rapporto con il pubblico

Il filo conduttore è il conflitto tra la persona e il personaggio. Rivendica il proprio percorso nella musica ma contemporaneamente ne mostra il costo psicologico. La musica viene descritta come ciò che gli ha permesso di andare avanti “Io e la musica ci siamo visti crescere”.

Affronta anche il rapporto con il pubblico nel quale ribalta il concetto di solitudine “mi son sempre sentito solo” si infrange contro “finché ci sarete voi ad ascoltarmi, non lo sono”.

Il pubblico è, quindi, una presenza che attenua il senso di isolamento ma non elimina le difficoltà interiori.

Fragilità mentale e ammissione delle proprie colpe

Eddie Brock usa immagini molto dirette “la mia testa fa brutti scherzi”, “mi autodistruggo”, “vedo tutto buio” e “rimettere insieme i pezzi”: espressioni concrete, senza metafore che non cercano effetti poetici ma trasmettono la sensazione di una fatica quotidiana.

Il testo evita di trasformare il disagio in giustificazione e qui Brock riconosce i propri errori: “mi scuso”, “a volte alzo la voce” e “tendo a litigare”, accettando le proprie responsabilità.

Critica ai social ed essere semplicemente sé stessi

“non ci basta vivere, ti devono vedere” in cui sottolinea la necessità di essere continuamente osservati per sentirsi esistenti, una riflessione sulla ricerca di approvazione nell’epoca dei social.

Atto finale si chiude in un modo semplice ma ricco di significato:
“io voglio essere Edoardo
non voglio essere qualcuno”

Quel “qualcuno” non è una persona qualunque ma un personaggio costruito dalle aspettative del pubblico e qui sposta l’attenzione sul voler essere Edoardo che significa rifiutare l’identità pubblica per recuperare quella privata.

Evidenzia il bisogno di smettere di interpretare un ruolo per tornare a essere semplicemente sé stessi.

L’immagine di copertina è un frame dello spoken word dai social dell’artista.