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La mosca Tzè Tzè

Estate 2025: cinque tormentoni che si fingono altro (ma ci fanno ballare lo stesso)

Désolée di ANNA, Serenata di Amoroso & Brancale, A me mi piace di Alfa… i tormentoni dell’estate 2025 ci sono. Ma non si comportano da tormentoni. E allora la Mosca si è chiesta: quando abbiamo smesso di accorgercene?

di La Mosca Tze Tze (Disturbo della quiete pubblica) · 

Tormentone estate 2025: cinque hit che non sembrano tormentoni (ma lo sono)

Da settimane ormai si ripete lo stesso mantra: “Questa è un’estate senza tormentoni”. La Mosca l’ha sentito nei bar, nei comunicati stampa, nei vocali delle influencer stanche di ballare solo con le mani. Ma poi ha guardato i numeri. E ha capito che no, i tormentoni ci sono eccome. Solo che oggi non si presentano più con l’ombrellone in testa e la cassa dritta nei piedi.

I tormentoni del 2025 si camuffano. Travestiti da brani di empowerment, inni generazionali, poetici pensieri notturni o omaggi postmoderni ai vecchi idoli del papà. Meno “vamos a bailar“, più “vediamo se capisci la reference“.

E quindi eccoli, i cinque campioni di questa strana estate. I brani italiani più forti su Spotify, YouTube e radio. I tormentoni che non volevano esserlo, ma lo sono diventati lo stesso.

ANNA – DÉSOLÉE

ANNA non si scusa più, e noi neanche. Désolée è il brano che ha messo tutti in riga: Spotify, YouTube, TikTok, radio, e pure la FIMI. Ha il beat giusto, la penna affilata e quella frase iconica (“non ti scrivo nemmeno se ad agosto vedo cadere la neve“) da stampare sulle felpe.

La Mosca aveva fiutato il profumo del tormentone già da quando lei ne parlava su TikTok. Poi è arrivato il pezzo intero, i record, la consacrazione. ANNA fa sul serio. Ed è pure ironica. La Mosca si sente un po’ leonessa pure lei.

ALFA feat. Manu Chao – A ME MI PIACE

Qui siamo nel tormentone 100%. Con tanto di Manu Chao in persona, citazioni di Me Gustas Tú, trombe gitane e genovesità sparsa a pioggia. Alfa ha costruito un ponte tra Gen Z e papà radical chic e tutti ci stanno camminando sopra a piedi nudi cantando “tu sei come Roma, ogni strada porta da te”.

Il brano è ovunque, compreso nelle cuffie della Mosca. E pure in versione remix, con i Planet Funk che aggiungono il peperoncino elettronico. Se vi sembra troppo perfetto per essere vero… è perché lo è.

Alessandra Amoroso & Serena Brancale – SERENATA

Tra i tormentoni più inaspettati dell’anno c’è questa perla 100% made in Puglia. Serenata non urla, ma conquista. Non cerca la hit, ma la trova. Alessandra Amoroso e Serena Brancale mescolano jazz, groove e vento del Sud in una danza ipnotica. La Mosca la balla con la zia a Ferragosto, ma anche da sola mentre cerca la prossima vittima del suo pungiglione.

Il testo è un racconto che inizia con un bicchiere di vino e finisce con un cuore nel frigorifero. Il significato completo? Ce lo spieghiamo qui. Intanto il brano vola tra streaming e rotazioni radio. E sì, anche la Mosca l’ha messo in playlist.

Annalisa – MASCHIO

Annalisa è diventata un enigma pop. Una, nessuna e centomila. In Maschio gioca con l’identità, la gelosia e il desiderio. E quando canta «Ma te lo giuro su Maria… perdona i miei peccati, come ha fatto Gesù», la Mosca si sente travolta da troppe emozioni per poterle etichettare.

Il brano è potente, sofisticato, eppure pop. Il video è visionario. Le radio lo adorano. La Mosca non sa più se vuole essere Annalisa o il suo alter ego in giacca e cravatta.

Tananai – BELLA MADONNINA

Serve davvero un pretesto per parlare di Tananai? No, ma oggi ce l’abbiamo: Bella Madonnina, poesia urbana scritta alle sei del mattino con in mano un pastis e il cuore a pezzi.

Il testo è un mosaico di Milano, paroxetina e nostalgia e ci ricorda il primo Tananai, quello di Baby Goddamn. E il remix di Molella lo trasforma in tormentone da club (senza rovinare l’anima poetica). La Mosca lo ama, lo segue, lo cita anche se non c’entra nulla. Tanto lo sappiamo: non è facile dimenticarlo.

Dal 2020 al 2024: quando l’estate ha smesso di fare l’estate (e ha lasciato tutto mezzo rotto)

Come siamo finiti a dire “questa è un’estate senza tormentoni”? Forse dal 2020 in poi qualcosa si è spezzato. O meglio: si è Mezzo Rotto. Il titolo di una hit, ma anche uno stato d’animo. Forse avevamo il mojito nella mano sbagliata. O il cuore nella playlist sbagliata.

Nel 2020 si ballava da fermi, tra distanze di sicurezza e prenotazioni in spiaggia. In sottofondo, Karaoke di Boomdabash e Alessandra Amoroso, Mediterranea di Irama (già lì, attenzione) e Guaranà di Elodie. Era l’estate del “non si può”, ma con sottofondo tropicale.

Nel 2021 si ballava con il Green Pass in tasca. Mille di Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti sembrava un meme diventato hit. Poi c’era Malibu di Sangiovanni, che faceva innamorare anche chi non voleva.

Nel 2022 la ricetta sembrava tornata: tormentoni tutti, playlist per tutti. La dolce vita di Fedez (ancora lui), Tananai (ex crush, è ufficiale) e Mara Sattei. Giovani Wannabe dei Pinguini Tattici Nucleari. Caramello di Rocco Hunt, Elettra Lamborghini e Lola Indigo. TikTok comandava e nessuno si ribellava.

Nel 2023 fu l’anno delle collaborazioni strategiche. Tutti con tutti: Disco Paradise (Fedez, Annalisa, Articolo 31), Pazza Musica (Marco Mengoni e Elodie), Fragole (Achille Lauro e Rose Villain). Ma l’unico tormentone vero fu Italodisco dei The Kolors. Perché la cassa dritta non sbaglia mai.

Nel 2024 regnava il caos. Nessun tormentone per tutti, ma playlist per ciascuno. Sesso e samba di Tony Effe e Gaia, Storie brevi di Tananai e Annalisa, Paprika di Ghali, 30°C di ANNA. E poi c’era lei, BigMama, con Mezzo Rotto. Un pezzo che la Mosca ha sentito in loop. Per motivi artistici. Ma anche no.

(E Fedez, nel dubbio, c’era e c’è sempre. Come l’aria condizionata nei centri commerciali).

Quando il tormentone non lo faceva l’algoritmo (ma il Festivalbar)

C’era una volta un’estate in cui i tormentoni non li decidevano gli algoritmi, ma il pubblico. Il sudore. E il Festivalbar.

Dal 1964 al 2007, il tormentone non si progettava a tavolino. Succedeva. E spesso manco era “estivo” nel senso classico. Ma lo diventava. Perché il pubblico lo amava, punto.

Nel 1992 vinceva Mare mare di Luca Carboni, l’anno successivo Il battito animale di Raf e poi, nel 1997, Che male c’è di Pino Daniele. Brani che oggi, diciamolo, l’algoritmo manco se li fila: troppo lenti? Troppo profondi? Troppo veri?

Poi è arrivata l’ondata pop: Un raggio di sole di Jovanotti (1999), Qualcosa di grande dei Lùnapop (2000), Il grande baboomba di Zucchero (2004), Happy Hour di Ligabue (2006). Canzoni forti, sì. Ma senza bisogno di inseguire coreografie TikTok né di pescare a caso un duetto da Instagram.

Ci sono state anche le rivelazioni. Quelle vere, non le promesse a tempo determinato. Articolo 31 con Tranqi Funky (1996): “Muoviti tranqi funky, slega i legamenti col tranqi funky”… altro che autotune. Poi Tiziano Ferro con Rosso relativo (2002), Le Vibrazioni con In una notte d’estate (2003), Negramaro con Estate (2005). Nessuna formula. Solo vibrazioni.

E poi c’erano le canzoni che non vinsero nulla… ma che oggi valgono oro: Bruci la città di Irene Grandi e Falco a metà di Gianluca Grignani. Hit vere, non certificate da nessun algoritmo, ma gridate a squarciagola nei motorini in due.

Forse è questo che manca oggi: una piazza, un palco, un’arena dove le canzoni si scelgono ballando, non scrollando. Perché un tormentone, in fondo, non è una canzone che ascolti ovunque. È quella che ti porti dietro anche quando l’estate è finita. E che, magari, ti fa venire voglia di slegare i legamenti. Col tranqi funky.

Postilla doverosa: non c’era Fedez. L’unico vero tormentone fisso dell’estate contemporanea. Dal 2021 con Mille (con Orietta Berti e Achille Lauro), al 2022 con La dolce vita (con Tananai e Mara Sattei), al 2023 con Disco Paradise (con Annalisa e Articolo 31). Poi il 2024… silenzio. Ma mica artistico: era l’estate post-Ferragni. In compenso: gossip, viaggi, notti brave, like sospesi e poi riattivati. E nel 2025? È tornato. Con Scelte stupide, insieme a Clara. Un titolo ironico, perché la scelta in realtà era molto lucida.

Quindi, questa estate senza tormentoni… ha i suoi tormentoni

Alla fine della fiera, l’estate 2025 un suono ce l’ha eccome. Solo che non lo mette tutti d’accordo come ai tempi del Festivalbar, né si lascia addomesticare da playlist da aperitivo.

C’è il gipsy solare di Alfa, il trash colto di Tananai, il reggaeton di ANNA, il groove sofisticato di Amoroso & Brancale e l’eleganza digitale un po’ aliena di Annalisa. Più che una canzone dell’estate, questa è un’estate di canzoni. Alcune dureranno (forse). Altre no (probabile). Ma se cercavate un tormentone da cantare a squarciagola in macchina… ce l’avete.

Magari non sotto casa, ma in cuffia, mentre fuori c’è il sole e dentro, un po’, anche.

Firmato: la Mosca, quella con il tormentone fisso nel cuore (e due preferiti segreti in loop).

P.S. La Mosca prende il volo per le vacanze. Torna a settembre, più velenosa e abbronzata che mai. Nel frattempo: occhio ai tormentoni… e alle zanzare.

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