Il brano più famoso del Festival di Sanremo 1990 è Vattene amore di Mietta e Amedeo Minghi: andiamo a scoprirne insieme testo, significato e storia.
Amedeo Minghi aveva scritto Vattene amore per Mina. Aveva pensato anche ad altre interpreti mature come Ornella Vanoni e Patty Pravo. Solo dopo aver sentito il provino di Mietta, che l’anno prima aveva vinto le Nuove Proposte del Festival con Canzoni, sempre firmata da lui, capì che era lei la voce che cercava.
Il singolo uscì per Fonit Cetra il 3 marzo 1990, la sera stessa della finale: al Festival arrivò terzo dietro Pooh e Toto Cutugno, in classifica ci restò undici settimane da primo.
Il duetto tra i due artisti in realtà non era in programma. Mietta doveva presentarsi da sola fra i Big, e a Giovanna Cavalli di Corriere.it, nel dicembre 2023, ha spiegato come andò: “Dovevo cantarla da sola, in gara tra i Big, ma un altro gruppo che aveva vinto tra i Giovani due anni prima piantò un casino, minacciò di fare causa al Festival, Aragozzini era preoccupatissimo. Così per salvarmi Amedeo entrò nel duo”. Il gruppo, con ogni probabilità, erano i Future, vincitori delle Nuove Proposte del 1988 e in gara anche nel 1990 fra le Novità con Ti dirò.
Nell’album della cantante, Canzoni, uscito qualche mese dopo e arrivato a mezzo milione di copie, il pezzo è presente due volte: in duetto e nella versione che Mietta canta da sola.
Il significato di Vattene amore di Amedeo Minghi e Mietta
Il testo è di Pasquale Panella, ma sul disco il suo nome non compare: la firma è quella di Vanda Di Paolo, lo pseudonimo con cui l’autore nascondeva il lavoro fatto con Minghi. Col nome vero, in quegli stessi anni, scriveva le parole degli ultimi cinque album di Lucio Battisti, quelli dai testi oscuri che spaccarono in due il pubblico del cantautore.
Una donna dice a un uomo di andarsene, e mentre lo fa ricorda la grandezza del loro amore chiamandolo con i nomignoli che ci si danno in una coppia. Un lessico quasi da filastrocca, nel ritornello, che ha reso il brano riconoscibile ancora oggi.
All’Ariston si poté ascoltare anche in inglese. Il regolamento del 1990 abbinava ogni Big a un ospite internazionale, e con Minghi e Mietta arrivò Nikka Costa, in una versione intitolata All for the love.
Le altre versioni di Vattene amore, da Nikka Costa a Fiorello
Il brano lo hanno reinciso per trent’anni, quasi sempre fuori dall’Italia. Nel 1993 Minghi lo ha ripreso con la belga Viktor Lazlo, lo ha inciso in quattro lingue ed è tornato alla #2 da noi e alla #17 in Svizzera. Nel 2016 è diventato francese con Hélène Ségara e Davide Esposito, che lo hanno chiamato Tant qu’il est temps tenendosi il titolo italiano fra parentesi. Nel giugno 2023 è arrivata la versione più lontana di tutte: Tofu e Fiorello con Nina Zilli lo hanno portato in radio in chiave trap.
Nello stesso 2023, trentatré anni dopo l’uscita e con le soglie di oggi, Vattene amore è stato certificato disco d’oro. Amedeo Minghi quel repertorio lo porta ancora in giro: nel 2026 è in tour nei teatri italiani per i sessant’anni di carriera, mentre Mietta ha raccontato a SPOT, il podcast di All Music Italia, il cambio di pelle che seguì quel successo.
Testo di Vattene amore di Amedeo Minghi e Mietta
Vattene Amore,
che siamo ancora in tempo.
Credi di no?
Spensierato,
sei contento!
Vattene Amore,
che pace più non avrò,
nè avrai.
Perderemo il sonno,
credi di no?
I treni e qualche ombrello,
pure il giornale leggeremo male,
Caro vedrai.
ci chiederemo come mai
il mondo sa tutto di noi
Magari ti chiamerò
Trottolino Amoroso, Dudu dadadà
Ed il tuo nome sarà
il nome di ogni città.
Di un gattino annaffiato
che miagolerà
il Tuo nome sarà
su un cartellone che fà
della pubblicità.
Sulla strada per me,
ed io col naso in sù
la testa ci sbatterò
sempre là
sempre Tu
ancora un altro pò
E poi
ancora non lo so.
Vattene Amore
Mio barbaro invasore
credi di no?
Sorridente truffatore,
vattene un pò,
che pace più non avrò,
nè avrai.
Vattene,
o saranno guai.
E piccoli incidenti,
caro vedrai.
la stellare guerra che ne verrà
il nostro Amore sarà lì,
tremante e brillante così
Ancora ti chiamerò:
Trottolino Amoroso, Dudù dadadà
E il tuo nome sarà
il freddo e l’oscurità.
Un gattone arruffato
che mi graffierà
il tuo Amore sarà
un mese di siccità
e nel Cielo non c’è
pioggia fresca per me,
ed io col naso in sù
la testa ci sbatterò
sempre là
sempre tu
ancora un altro pò
e poi,
ancora non lo so.
Magari ti chiamerò:
Trottolino Amoroso, Dudù dadadà
e il Tuo nome sarà,
il nome di ogni città.
Di un gattino annaffiato che
miagolerà,
il Tuo nome sarà
su un cartellone che fa
della pubblicità
sulla strada per me
ed io col naso in sù
la testa ci sbatterò.
sempre là
sempre Tu
ancora un altro pò.
E poi
ancora non lo so
Testo riportato per finalità di critica, analisi e discussione ai sensi dell’art. 70 L. 633/1941. I diritti d’autore restano in capo agli autori e agli editori del brano.
















