Mietta e Syria sono state ospiti insieme di SPOT – Il Podcast, il programma che Michele Monina e Massimiliano Longo registrano dal vivo allo Spot Music Fest di Bareggio, davanti al pubblico dei giovani artisti del festival. Due voci che insieme di Sanremo ne hanno fatti dodici, che hanno ricevuto canzoni dagli autori più importanti d’Italia e che, dopo il successo nella melodia, hanno scelto di cambiare pelle. Con loro, in braccio a Syria, anche il bassotto Adamo.
“A Sanremo mi hanno massacrato sul look”
La puntata si apre con il ricordo più duro di Mietta, quello dei suoi primi Sanremo. Non ti vestire così, non mettere la minigonna, non truccarti, non pettinarti: dovevi sembrare la brava ragazza di casa. Lei era disperata, racconta, perché voleva ballare, cantare, fare le piroette, ed era tutt’altro rispetto a quella figura rassicurante che le imponevano. Il punto, precisa, riguardava il look, non le canzoni, che invece ha sempre amato.
Syria completa il quadro dello stesso periodo, quello in cui la donna nella musica doveva essere tutta precisina. Lei, nel 1996, fu la prima donna a salire sul palco del Festival con un tatuaggio in mostra.
Due voci che hanno cambiato pelle
Il filo che tiene insieme le due artiste è la scelta di non capitalizzare il primo successo, ma di trasformarsi. Mietta passa dalla melodia al soul, con un cambio che definisce estremo, da Vattene amore all’album Daniela è Felice, premiato a Londra per il videoclip ma accolto duramente dalla critica. Non era tradimento, spiega, ma il bisogno di modificare tutto ciò che aveva intorno, perché le piaceva sperimentare.
Syria racconta il suo percorso verso l’elettronica e l’indie, con l’idea che la musica dovesse tenere insieme mille generi e mille sensazioni, dal jazz al funky, al blues, pur essendo nata nella melodia più totale. Una scelta che all’inizio non venne capita, ma che nei live le ha costruito un pubblico che sa di poter trovare qualsiasi cosa.
Le rivoluzioni femminili, da Bertè a Marcella Bella
Longo allarga il discorso alle piccole e grandi rivoluzioni femminili nella musica italiana, dagli anni Ottanta in poi, quando artiste come Loredana Bertè e Marcella Bella facevano vedere il corpo e giocavano con gli argomenti. Poi, spiegano le due ospiti, è arrivato un decennio, da metà anni Ottanta a metà Novanta, in cui la donna doveva rientrare in un modello più composto e rassicurante.
La compulsività di oggi e i multifeaturing
Sul presente, Mietta ammette di fare fatica con la compulsività dei brani che escono ogni due o tre giorni, perché toglie il tempo di godersi un singolo e di costruire il racconto di un album. Prende atto che oggi l’industria funziona così, ma dice di preferire un’altra forma di racconto, più scandita e meno stressante.
Il discorso arriva ai multifeaturing e ai duetti di oggi, che secondo le due artiste hanno perso la sorpresa di una volta, quando un duetto era un evento e nasceva da un’affinità reale tra gli artisti.
Cocciante, Mango e le collaborazioni per la canzone
Ripercorrendo le collaborazioni vere, quelle nate per il bene del brano, Mietta ricorda il duetto con Riccardo Cocciante, e il progetto con Mango. Erano tempi e situazioni diverse, dice, ma non è dell’idea che oggi non si possa più fare qualcosa di altrettanto interessante.
Milano dove mi sono persa
Uno dei momenti più belli è il ricordo di quando Monina riscoprì Milano dove mi sono persa, un pezzo di Mietta che lui considera bellissimo e che, se fosse uscito oggi con un nome di tendenza, avrebbe fatto un successo enorme. Da lì il ragionamento sul fatto che chi lavora nella musica dovrebbe farlo con lealtà verso la musica stessa, mettendo la canzone prima di chi la canta.
FantasticAMENTEamore, il Sanremo affrontato iNCINTA DI ALICE
Nel finale Syria racconta il Sanremo di Fantasticamenteamore, che rifarebbe volentieri ma che all’epoca visse in apnea: era incinta di Alice e non poteva dirlo, mentre cantava un brano che parlava della scomparsa di una persona. Ricorda anche le critiche per l’outfit, giudicato audace, quando nessuno sapeva che era in dolce attesa.
Chiude l’aneddoto del FestivalBar a Taormina, affrontato al settimo mese: durante l’esibizione, con la pancia scoperta, le vennero le contrazioni e dovette lasciare il palco. Il giorno dopo il medico le impose un mese di riposo assoluto.
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