Claudio Santamaria è stato ospite di SPOT – Il Podcast, il programma che Michele Monina e Massimiliano Longo registrano dal vivo allo Spot Music Fest di Bareggio, davanti al pubblico dei giovani artisti del festival. Attore, regista, da poco alla direzione del Milano Film Festival, Santamaria ha raccontato la sua carriera musicale parallela: quella di un interprete che ha cantato Rino Gaetano, Modugno e, all’ultimo Sanremo, Mina in coppia con Malika Ayane.
Rino Gaetano, l’attore obbligato a cantare
Santamaria racconta di aver iniziato a suonare la chitarra tardi, a diciassette anni, e di aver cantato a lungo solo tra amici, per vergogna. La svolta arriva con la fiction Rai su Rino Gaetano, quasi vent’anni fa. Fece ascoltare al regista Marco Turco una versione di Sfiorivano le viole registrata in casa e pose una condizione: se non cantava lui, non avrebbe fatto la serie.
Non per capriccio, spiega, ma per una convinzione precisa: non c’è niente di peggio di una serie in cui l’artista è in scena a cantare e sul sonoro partono i pezzi originali da studio. Le produttrici, Claudia Mori e Anna Mori, lo sentirono cantare dal vivo con la Rino Gaetano’s Band e diedero l’ok. Da lì, dice, Rino gli ha proprio sbloccato il cantare in pubblico.
Il Primo Maggio, dipinto d’oro come un atto di Jodorowsky
La paura del palco, racconta, l’ha persa quasi del tutto in una sola volta: il concerto del Primo Maggio, davanti a mezzo milione di persone, dove ha cantato tra gli altri con i Tiromancino, i Marlene Kuntz e Federico Zampaglione. Un’esperienza che paragona a un atto psicomagico alla Jodorowsky, con cui aveva fatto un seminario. Poco dopo è arrivato Sanremo con la PFM, e da allora, dice, il palco non gli ha più fatto paura.
Sanremo con Malika Ayane e la critica di Monina rientrata
All’ultimo Festival Santamaria è salito sul palco dell’Ariston con Malika Ayane per un omaggio a Mina, cantando Mi sei scoppiato dentro al cuore. Racconta di aver avuto, questa volta, un po’ di tensione in più: non era l’ospite a sorpresa, era in gara, con la responsabilità di non far fare brutta figura a Malika. È andata bene, tanto che una testata lo indicò come il miglior interprete della serata.
Proprio su quell’esibizione si innesta un episodio che coinvolge lo stesso Monina, che da critico l’aveva stroncata. Santamaria gli ha poi scritto, tramite un amico comune, il vocal coach Francesco Rappaccioli, spiegando quali problemi tecnici c’erano stati quella sera. Un chiarimento che il conduttore, in puntata, racconta di aver apprezzato.
La musica di casa: la figlia di quattro anni e i CCCP
Uno dei passaggi più divertenti riguarda i figli. Santamaria racconta con orgoglio che la figlia di quattro anni, in macchina, gli chiede i CCCP, e in particolare Io sto bene, io sto male, che ora è nella sua playlist. Un’altra, di nove anni, suona la batteria e scrive canzoni sue. E c’è il figlio più grande, che dice di aver “devastato” musicalmente portandolo da bambino a uno degli ultimi concerti di Franco Battiato con Pinaxa, tutto elettronica e primi dischi, senza nemmeno una delle canzoni che il ragazzino si aspettava.
Lucio Dalla, Pupi Avati e la Sagrada Família
Alla domanda su quale biopic gli piacerebbe girare, Santamaria fa i nomi di Modugno, che ha già in parte evocato nel film di Salvatores, e di due cantautori che sogna di interpretare: Luigi Tenco e Piero Ciampi. Ma è su Lucio Dalla che si accende di più, stupito che nessuno ne abbia ancora fatto un film.
Racconta due immagini. La prima, personale: da bambino, alla festa patronale del paese di sua madre in Basilicata, vide Dalla camminare scalzo, coi piedi sporchi, un’immagine che si è tenuto dentro. La seconda gliela raccontò Pupi Avati, che di Dalla era amico e con cui suonava. In tournée, saliti in cima alla Sagrada Família di Barcellona, Avati confessò di aver pensato di buttarlo di sotto per la rabbia e l’invidia di quanto in fretta il giovane Lucio fosse diventato più bravo di lui. Dalla si girò, capì, e i due si abbracciarono.
Michael, il film sul Re del Pop
La puntata si chiude sul cinema musicale del momento, il film Michael dedicato a Michael Jackson, interpretato dal nipote dell’artista. Santamaria non l’ha ancora visto, ma dice che merita, perché si parla di un gigante. A quel punto Monina rilancia con un ricordo personale: aver visto Michael Jackson in concerto allo stadio Olimpico di Roma a sedici anni, tra bare, fumo rosso e la controfigura che volava sul pubblico col jetpack.
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