di Direttore Editoriale
Condividi su:

ESCLUSIVA. Amici 26: Matteo Romano, Will e Shari, da Sanremo Big al talent, il percorso al contrario del pop italiano

Non sono gli unici volti noti passati dalle audizioni. E, intanto, il talent è pronto a cambiare pelle.

Maria De Filippi seduta sulla poltrona bianca accanto al logo di Amici e a tre giovani cantanti, tra cui Shari
Condividi su:

Casting Amici 26, chi ha fatto il provino: tutti i nomi

Shari, Will, Matteo Romano. Tre cantanti che a Sanremo ci sono già andati in gara da big, e che nei giorni scorsi, secondo quanto accertato dalle fonti di All Music Italia, hanno sostenuto il provino per entrare nella nuova edizione del talent più noto d’Italia: Amici 26. Un fatto che conferma sempre di più l’ipotesi di una rivoluzione discografica del format.

E non sono solo loro tra i nomi noti passati dalle audizioni. Presenti anche Michelle Cavallaro, che in quella scuola era già entrata nell’ultima edizione, Seltsam, arrivato dall’ultima edizione di Sanremo Giovani, e Tellynonpiangere, uno dei volti dell’ultimo X Factor. Non ragazzi pescati a un casting di provincia: nomi che un pubblico, e un percorso, ce l’hanno già.

Una notizia che conferma la linea di cui si parla da settimane. Amici guarda ad artisti con già un minimo di formazione e di pubblico, anche tra quelli passati da palchi rilevanti. Va precisato, però: aver sostenuto il provino non equivale a entrare nella scuola. È un passaggio di selezione, e a oggi il loro ingresso nel cast non è affatto scontato.

Un talent show sempre più discografico

A dare forma al cambiamento arrivano nuovi dettagli, e a lanciarli è ancora una volta Gabriele Parpiglia, che racconta un Amici in trasformazione netta. Oltre al possibile ingresso nel cast dell’ex lottatore di arti marziali miste Alessio Sakara, legato a un nuovo spazio dedicato alle discipline sportive, trapelano indiscrezioni sul daytime. Il programma mostrerebbe non soltanto la parte scolastica, ma la vita intera di un cantante sotto contratto: dalla produzione di un disco alle prove, dai concerti al rapporto con i manager, con i discografici chiamati a seguire da vicino il percorso di ognuno.

Se confermato, il messaggio è chiaro: Amici vuole diventare, apertamente, un talent discografico. Con una particolarità, che poi è quella che lo ha sempre distinto da X Factor. Gli autori del talent di Sky hanno di fatto sempre applicato una regola interna mai dichiarata, il no ai cantanti già passati da Amici, con pochissime eccezioni come Enrico Nigiotti e i Santi Francesi, gli ex The Jab.

Maria De Filippi, al contrario, ha sempre amato il concetto della seconda possibilità: negli anni ha accolto ex protagonisti di Sanremo Giovani come Virginio, Irama, Leonardo Lamacchia e Nyv, ed ex di X Factor come Gaia, Davide Mogavero e Lorenzo Salvetti, senza contare i tanti arrivati dalle sole audizioni/selezioni degli altri due programmi.

Amici, cambia anche l’età?

C’è poi la questione anagrafica. Sul modulo ufficiale di iscrizione ad Amici, sul sito Witty, la selezione dell’anno di nascita si ferma al 2001, un tetto che di fatto dovrebbe lasciare fuori almeno uno dei nomi visti al casting. Will è nato nel 1999, compirà 27 anni ad agosto, e a settembre, quando il programma parte, sarà a tutti gli effetti oltre il limite. Delle due l’una: o per lui è prevista una deroga, o quel limite è stato ritoccato.

E non sarebbe la prima volta che l’asticella dell’età si sposta. Nel 2015 Stash dei The Kolors, che l’età prevista per quell’edizione l’aveva già superata, entrò nella scuola falsificando la carta d’identità, salvo essere scoperto da Maria De Filippi (come da lui raccontato in diverse interviste). La regola, insomma, è sempre stata più elastica di quanto la si racconti.

Tre big di Sanremo al provino di un talent

Torniamo però sui tre nomi citati tra quelli visti alle audizioni di Amici 26: Shari, Will e Matteo Romano. Tre ragazzi che non solo hanno un contratto discografico, ma che sono accomunati da una cosa senza precedenti nella storia del programma: sono stati tutti e tre in gara al Festival di Sanremo nella categoria big.

Matteo Romano, oggi in Carosello Records, era in gara nel 2022 con Virale; Shari, casa Columbia/Sony Music, e Will, oggi con la sua WillMusic distribuita da ADA/Warner dopo il passato in Universal, nel 2023. Un segnale chiaro di come Sanremo, per i giovani, abbia smesso di funzionare. Ma non è solo questo.

Tutti e tre vengono dall’idea di Claudio Baglioni, ispirata al passato del Festival, di unire in un’unica categoria i big in gara e le nuove leve arrivate da Sanremo Giovani. Un’idea che nel primo anno mostrò la sua forza, con la vittoria di Mahmood, ma anche la sua debolezza, con la condanna all’oblio di Einar, musicalmente poco a fuoco.

La formula venne poi ripresa da Amadeus negli ultimi tre dei suoi cinque anni. In totale, in quelle tre edizioni, ci passarono dodici giovani promossi sul campo: tre il primo anno, sei il secondo, tre il terzo. Nel dettaglio: Matteo Romano, Yuman e Tananai nel 2022; Colla Zio, gIANMARIA, Olly, Will, Shari e Sethu nel 2023; Clara, Bnkr44 e Santi Francesi nel 2024.

E qui si apre già una prima crepa. In cast che tra i big schieravano artisti come BigMama, Maninni e Hu, non si è mai capito perché nomi come gIANMARIA, secondo classificato a X Factor, e soprattutto i Santi Francesi, che quel programma l’avevano addirittura vinto, dovessero passare dalle selezioni dei giovani. Ma il punto è un altro. Quella vetrina, evidentemente, a un certo punto non è bastata.

Più delle Nuove Proposte, ma senza brillare

La formula dell’inserimento dei giovani nella gara unica ha funzionato di più del vecchio meccanismo delle Nuove Proposte, questo è certo. Ma non ha brillato. Si cita sempre il caso di Mahmood, doppio vincitore nel 2019, e va detto che Olly e Tananai si sono fatti conoscere da quel palco, così come Clara, già platinata, ha proseguito il suo percorso da artista di punta in Warner. Ma per gli altri, certificazioni del brano sanremese a parte (per alcuni), i risultati sono quelli che sono. Il grande talento di gIANMARIA si è via via eclissato (ne abbiamo parlato qui), e oggi Matteo Romano, Shari e Will bussano alla porta di un talent.

La formula di Baudo dava tempo. Questa espone e basta

Sanremo Giovani, nella sua idea originale, non era una passerella usa e getta. Era il canale con cui Pippo Baudo, nei decenni d’oro del Festival, tirava fuori dal nulla nomi con carriere poi lunghe anche vent’anni, da Laura Pausini a Giorgia, da Andrea Bocelli a Eros Ramazzotti, passando per Carmen Consoli, Syria, Anna Tatangelo e Dolcenera. Li scopriva, sì, ma soprattutto dava loro il tempo di diventare qualcosa. C’era la regola fissa di confermare il vincitore tra i big dell’anno successivo, e la consuetudine di ripescare tra i giovani che si erano distinti, pur non essendo da subito stati scelti dal pubblico, e dargli una seconda chance nei big. Successe per esempio con Giorgia, Marina Rei o Carmen Consoli. La scoperta era l’inizio di un percorso che permetteva anche ai discografici di non abbandonare l’artista.

Sanremo: Una settimana di riflettori, poi via

Il modello arrivato dopo, quello dell’esposizione massima e istantanea, ha invertito la logica. Metti il ragazzo sul palco più grande d’Italia, gli regali una settimana di riflettori totali, e poi lo lasci andare. Se buca, buca in fretta. Se non buca, sparisce altrettanto in fretta. E se dalla stessa covata di ragazzi lanciati in pompa magna oggi ne ritrovi tre a bussare al provino di un talent, forse quella spinta iniziale non era una rampa di lancio. Era un lampo. Bello, forte, e breve.

Allora la domanda, da qui, è semplice. Ha senso eliminare nuovamente la categoria Nuove Proposte a favore della gara unica? Un quesito che giriamo direttamente a Stefano De Martino, il rivoluzionario annunciato del Festival, forse da lui non ci si aspetta che elimini la categoria dei giovani, ma che la rifondi. Perché il problema non è farli entrare. È non lasciarli soli il giorno dopo.

Certo De Martino potrebbe obiettare che l’anno scorso i giovani si sono esibiti solo 1 o 2 volte, mentre quest’anno si vedranno tutte le sere ma questo, ricordiamo, accadrà solo per un cantante. Un’altra vetrina a loro tolta in un paese che non li considera nemmeno dei lavoratori.

A fallire non sono stati quasi mai i ragazzi

Mettiamo le cose in chiaro. Oggi Sanremo, Amici e X Factor sono, nove volte su dieci, il passaggio che decide se camperai di musica o no. Almeno finché lo Stato non troverà il modo di riconoscere una dignità di lavoro a questi ragazzi, invece di limitarsi ad applaudire Ultimo.

Non è un discorso contro i giovani. Chi ha ventidue, ventitré anni e vede che la spinta si è esaurita fa benissimo a cercare un altro palco, un’altra occasione, un altro anno di visibilità dentro un programma che sposta ancora numeri notevoli. Il coraggio di rimettersi in gioco, di ripartire dal basso quando ci sei già passato dall’alto, è una cosa che va rispettata e mai derisa. Il punto è più scomodo. Se il meccanismo pensato per lanciarli funzionasse davvero, non avrebbero bisogno di rientrare da un’altra porta. La domanda non è perché ci provano. È perché sono costretti a provarci di nuovo.

Prendiamo di nuovo Matteo Romano. Poco più di due anni fa era ospite nel pomeridiano di Amici, invitato a presentare il suo singolo Assurdo davanti agli allievi. Oggi, nella stessa scuola, ci torna per sostenere il provino. Da ospite a candidato. Chiamiamola come vogliamo, ma il movimento è quello, e fotografa quanto in fretta, in questo mestiere, si passa dall’essere il modello all’essere di nuovo l’aspirante. La stessa scena riguarda Michelle Cavallaro, che ad Amici c’era già stata e a quella porta ora ribussa, o Tellynonpiangere, arrivato fin dentro X Factor. Volti che il pubblico ha già conosciuto, e che il sistema non ha saputo consolidare.

Un percorso al contrario che dimostra anche come le case discografiche siano ormai incapaci di creare artisti pop, che spopolano nelle classifiche americane e non solo, senza l’aiuto dei talent show.