Francesco Guccini è stato il cantautore che ha insegnato a mezza Italia parole che non si usavano nelle canzoni, e che per trent’anni ha chiuso ogni concerto con la stessa: La locomotiva. È morto il 6 agosto 2026, a 86 anni, nella sua casa di Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano dov’era cresciuto e dove era tornato a vivere.
Quello che si dimentica, raccontandolo, è che prima di essere un cantante è stato un autore per altri: quando Dio è morto e Auschwitz uscirono, la sua voce non c’era. Le cantavano i Nomadi, l’Équipe 84, Caterina Caselli. Il disco a suo nome sarebbe arrivato dopo.
In questa pagina: Da Pàvana a Bologna · L’autore prima del cantante · La locomotiva · I dischi · L’avvelenata · Le canzoni da cui ripartire · La discografia · Il ritiro e il ritorno · Lo scrittore · I premi · La famiglia · Le domande più cercate
Da Pàvana a Bologna: dove nasce Francesco Guccini
Francesco Guccini nasce a Modena il 14 giugno 1940, quattro giorni dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Il padre Ferruccio, impiegato postale, viene chiamato alle armi, e il bambino cresce con la madre Ester dai nonni paterni a Pàvana, frazione di Sambuca Pistoiese, in montagna. Di quegli anni dirà di essere cresciuto “tra i saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria”: è lì che prende la lingua che poi userà nelle canzoni, e a Pàvana tornerà a vivere e a morire.
Nel 1945 rientra a Modena. Il rapporto con la città è dichiaratamente conflittuale e finisce dentro Piccola città, che si apre con un verso che non lascia scampo: “Piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi”. Comincia a suonare nel 1958 con gli Snakers, poi con i Gatti, ed è da quel giro che nascono i contatti con i Nomadi e l’Équipe 84.
Nel 1960 si trasferisce a Bologna, in via Paolo Fabbri 43, indirizzo che sedici anni dopo diventerà il titolo di un disco. Insegna italiano agli studenti americani della sede bolognese del Dickinson College, fa il giornalista, scrive. Nel 1970 fonda insieme al domenicano padre Michele Casali l’Osteria delle Dame, che diventerà per vent’anni il posto dove si va a sentire la canzone d’autore.
L’autore prima del cantante: Dio è morto e Auschwitz
Prima di incidere a proprio nome, Guccini scrive per gli altri. Per i Nomadi firma Noi non ci saremo, Dio è morto e Canzone per un’amica; per l’Équipe 84 L’antisociale, È dall’amore che nasce l’uomo e Auschwitz; per Caterina Caselli Le biciclette bianche e Incubo n. 4, oltre a una sua versione di Dio è morto.
Auschwitz è del novembre 1964. Guccini ha ventiquattro anni e ha letto Il flagello della svastica di Edward Russell e Tu passerai per il camino di Vincenzo Pappalettera. La canzone è un dialogo fra due voci: un bambino morto nel campo, che “adesso è nel vento”, e chi lo interroga. La incide per prima l’Équipe 84, nel settembre 1966, sul lato B del singolo Bang bang. Sul disco il testo risulta di Maurizio Vandelli e la musica di Iller Pattacini: Guccini non era ancora iscritto alla SIAE e non poteva firmare. La sua versione, intitolata Auschwitz (la canzone del bambino nel vento), arriva l’anno dopo sul primo album.
Dio è morto è del 1965 e vive una storia parallela: incisa nell’aprile 1967 quasi in contemporanea da Caterina Caselli e dai Nomadi, viene giudicata blasfema dalla RAI e tenuta fuori dalle trasmissioni, mentre Radio Vaticana la manda in onda. Guccini per anni la esegue solo dal vivo.
Il suo disco d’esordio, Folk beat n. 1, esce nel marzo 1967 per La voce del padrone. Tutti i testi e tutte le musiche sono suoi.
La locomotiva: la storia vera dietro la canzone
La locomotiva esce nel 1972 dentro Radici, e racconta un fatto accaduto davvero. Il 20 luglio 1893, poco prima delle cinque del pomeriggio, il macchinista anarchico Pietro Rigosi, ventotto anni, si impossessa di una locomotiva a Poggio Renatico e la lancia verso Bologna a cinquanta chilometri all’ora. Viene deviata su un binario morto e si schianta. Rigosi sopravvive, sfigurato, con una gamba amputata.
Guccini ne legge in Trent’anni d’officina di Mario Bianconi e ne parla col vicino di casa Paolo Mignani. Il testo lo scrive, ha raccontato, in una ventina di minuti. Da lì in poi la canzone chiude ogni suo concerto, per quarant’anni, cantata in piedi da chiunque sia in sala.
Radici e Via Paolo Fabbri 43: gli anni in cui diventa Guccini
Fra il 1970 e il 1976 esce la sequenza che lo fissa. Due anni dopo e L’isola non trovata nel 1970, poi Radici nel 1972, che contiene insieme La locomotiva, Incontro e Il vecchio e il bambino: tre canzoni che da sole spiegano il suo modo di lavorare, un fatto di cronaca, un ricordo personale e un apologo.
Nel 1974 arriva Stanze di vita quotidiana e nel 1976 Via Paolo Fabbri 43, che quell’anno è il sesto album più venduto in Italia. Poi Amerigo nel 1978, costruito attorno alla figura di un parente emigrato, e Metropolis nel 1981, dove c’è Bisanzio: il narratore è Filemazio, “protomedico, matematico, astronomo”, e sullo sfondo c’è la rivolta di Nika del gennaio 532. È il pezzo in cui la sua idea di canzone come racconto lungo arriva più lontano.
L’avvelenata: la canzone che è una risposta a un critico
L’avvelenata sta su Via Paolo Fabbri 43, del 1976, e nasce da una stroncatura. Il critico Riccardo Bertoncelli, sulla rivista Gong, aveva demolito Stanze di vita quotidiana. Guccini risponde con una canzone che lo nomina e che è diventata il suo pezzo più citato dopo La locomotiva.
Lui l’ha sempre ridimensionata, definendola “un gioco, una risata, una presa in giro” e uno sfogo da palco. Bertoncelli, conosciuto di persona negli anni successivi, si rifiutò di far togliere il proprio nome dal testo.
Le canzoni di Guccini da cui ripartire
Non è una classifica: su un repertorio di sessant’anni non esistono dati d’ascolto confrontabili, e i numeri di questi giorni misurano il lutto. È una selezione della redazione, pensata per chi arriva adesso e non sa da dove cominciare.
| Titolo | Anno | Perché conta |
|---|---|---|
| Auschwitz | 1967 | Scritta a ventiquattro anni, incisa prima da altri. È la sua canzone più cercata ancora oggi, ogni gennaio |
| Dio è morto | 1967 | Vietata dalla RAI e trasmessa da Radio Vaticana. Il caso che spiega l’Italia di quegli anni |
| La locomotiva | 1972 | Un fatto di cronaca del 1893 diventato l’inno di chiusura di ogni suo concerto |
| Il vecchio e il bambino | 1972 | Un dialogo fra due generazioni in un mondo devastato. La più cantata a scuola |
| Incontro | 1972 | Alla stazione di Modena, dieci anni dopo. Il Guccini privato, senza tesi da dimostrare |
| L’avvelenata | 1976 | La replica a una stroncatura, con nome e cognome del critico dentro il testo |
| Amerigo | 1978 | L’emigrazione raccontata attraverso un parente vero, non attraverso un’idea |
| Bisanzio | 1981 | Sette minuti su una città che non capisce di stare finendo. Il suo vertice di scrittura |
Le cinquanta tracce essenziali del suo repertorio sono raccolte nella playlist curata da Spotify.
La discografia di Francesco Guccini
Gli album pubblicati a suo nome, dall’esordio del 1967 all’ultima raccolta, senza i dischi dal vivo.
| Album | Anno | Note |
|---|---|---|
| Folk beat n. 1 | 1967 | Esordio, La voce del padrone |
| Due anni dopo | 1970 | – |
| L’isola non trovata | 1970 | – |
| Radici | 1972 | La locomotiva, Incontro, Il vecchio e il bambino |
| Stanze di vita quotidiana | 1974 | Il disco stroncato che genera L’avvelenata |
| Via Paolo Fabbri 43 | 1976 | Sesto album più venduto in Italia nel 1976 |
| Amerigo | 1978 | – |
| Metropolis | 1981 | Contiene Bisanzio |
| Guccini | 1983 | – |
| Signora Bovary | 1987 | – |
| Quello che non… | 1990 | – |
| Parnassius Guccinii | 1993 | Targa Tenco per il miglior album |
| D’amore di morte e di altre sciocchezze | 1996 | – |
| Stagioni | 2000 | – |
| Ritratti | 2004 | – |
| L’ultima Thule | 2012 | Ultimo album di inediti. Oltre 100.000 copie in un mese |
| Canzoni da intorto | 2022 | Canti popolari. Debutto al primo posto, platino, album fisico più venduto dell’anno |
| Canzoni da osteria | 2023 | Secondo alla pubblicazione e disco d’oro, senza uscire in digitale |
| Canzoni da intorto e da osteria | 2023 | Raccolta dei due dischi, con i duetti inediti Ma mì con Ornella Vanoni e Bella ciao con Tosca |
Di questi ultimi due abbiamo raccontato i brani uno per uno: Canzoni da intorto canzone per canzone e le quattordici tracce di Canzoni da osteria.
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Il ritiro dal palco, e i dischi che sono arrivati lo stesso
L’ultima volta che Francesco Guccini è salito su un palco a cantare è il 25 giugno 2012, allo stadio Dall’Ara di Bologna, al Concerto per l’Emilia organizzato dai Nomadi dopo il terremoto. Cantò Il vecchio e il bambino e, con Caterina Caselli, Per fare un uomo. A novembre uscì L’ultima Thule, e con quello disse che non avrebbe più scritto canzoni né fatto concerti.
Nel 2017, al Carpi Summer Fest, tornò su un palco per parlare, non per cantare, e spiegò perché: “È una decisione presa con maturità. Per me è stato un grande sollievo. Facevo fatica.” E ancora: “Non ho paura di commuovermi. Forse se cantassi, ma non lo farò. Ho detto da tempo basta.”
Il ritiro riguardava i concerti e le canzoni nuove, non il resto. Nel 2019 e nel 2020 Mauro Pagani costruì attorno al suo repertorio i due capitoli di Note di viaggio, con Elisa su Auschwitz, Ligabue su Incontro, Manuel Agnelli sull’Avvelenata e una traccia cantata da lui, l’inedita Natale a Pavana. Al secondo capitolo lo spiegò così: “Non ho più la voce per cantare, meglio che le mie canzoni le canti qualcun altro.”
Poi, a sorpresa, tornò a incidere: Canzoni da intorto nel 2022 e Canzoni da osteria nel 2023, due dischi di canti popolari e brani altrui, pubblicati solo su supporto fisico. Il primo arrivò al disco d’oro in un mese e chiuse l’anno come album fisico più venduto in Italia, senza una sola riproduzione in streaming.
L’ultima cosa uscita è del 1° dicembre 2023: Canzoni da intorto e da osteria, la raccolta dei due dischi in tre formati per BMG, con dentro due duetti che prima non c’erano, Ma mì con Ornella Vanoni e Bella ciao con Tosca. Sono le ultime incisioni pubblicate a suo nome.
Lo scrittore, il dialettologo, i gialli con Macchiavelli
Dal 1989 Guccini pubblica libri con la stessa regolarità con cui prima pubblicava dischi. La trilogia autobiografica va da Cròniche epafàniche (1989), su Pàvana, a Vacca d’un cane (1993), sull’adolescenza modenese, a Cittanòva blues (2003), sugli anni bolognesi.
Con Loriano Macchiavelli firma una serie di gialli con protagonista il maresciallo Benedetto Santovito, ambientati sull’Appennino: Macaronì (1997), Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Lo Spirito e altri briganti (2002), Tango e gli altri (2007).
C’è poi il lavoro sulla lingua, che è la parte che meno gli viene riconosciuta: il Dizionario del dialetto di Pàvana del 1998 e, nel 2006, la traduzione dell’Aulularia di Plauto dal latino al pavanese.
I premi
- Premio Tenco 1975, alla carriera. Nel 1974 era stato fra i protagonisti della prima Rassegna della canzone d’autore, e nel 2015 la rassegna gli fu interamente dedicata
- Targa Tenco per la miglior canzone: Scirocco nel 1987, Canzone delle domande consuete nel 1990, Ho ancora la forza con Ligabue nel 2000
- Targa Tenco per il miglior album: Parnassius Guccinii, 1994
- Targa Tenco 2023 come interprete di canzoni, ex aequo con Alice, per Canzoni da intorto
- Laurea honoris causa nel 2002, conferita insieme dall’Università di Bologna e da quella di Modena e Reggio Emilia
- Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, 2004
- Premio Pierangelo Bertoli 2017
Portano il suo nome una farfalla, Parnassius mnemosyne guccinii, un asteroide, il 39748 Guccini, e un cactus messicano, Corynopuntia guccinii.
La famiglia
Guccini sposa Roberta Baccilieri nel 1971; il matrimonio finisce alla fine di quel decennio. Dalla compagna Angela Signorini nasce nel 1978 la figlia Teresa, unica figlia, a cui sono dedicate Culodritto e E un giorno…. Dalla metà degli anni Novanta la compagna è Raffaella Zuccari, sposata il 21 aprile 2011 a Mondolfo, con cui viveva a Pàvana.
Il fratello Pietro Guccini, morto nel 2011, era musicista e firma la musica di Mondo nuovo, nell’album Amerigo.
Negli ultimi anni conviveva con una maculopatia bilaterale che gli aveva tolto la lettura: “Non riesco più a leggere il giornale e i libri”, aveva raccontato. È morto il 6 agosto 2026 nella casa di Pàvana, circondato dalla moglie e dalla figlia. La famiglia non ha reso nota alcuna causa e ha chiesto che il lutto fosse osservato “con affetto, discrezione e rispetto”: i funerali si sono svolti in forma privata, e una cerimonia pubblica è annunciata per settembre. Modena e Bologna hanno proclamato il lutto cittadino.
Le domande più cercate su Francesco Guccini
Chi era Francesco Guccini?
Un cantautore e scrittore italiano, nato a Modena il 14 giugno 1940 e morto a Pàvana il 6 agosto 2026. Ha pubblicato album di inediti fra il 1967 e il 2012 ed è considerato uno dei fondatori della canzone d’autore italiana. Ha anche scritto una trentina di libri.
Di cosa parla La locomotiva di Guccini?
Di un fatto realmente accaduto. Il 20 luglio 1893 il macchinista anarchico Pietro Rigosi rubò una locomotiva a Poggio Renatico e la lanciò verso Bologna. Il treno fu deviato su un binario morto e si schiantò; Rigosi sopravvisse. Guccini lesse la storia in un libro e scrisse il testo in una ventina di minuti.
Chi ha scritto Auschwitz di Guccini?
L’ha scritta Guccini nel novembre 1964, ma sul primo disco che la conteneva, il singolo dell’Équipe 84 del 1966, il testo risultava di Maurizio Vandelli e la musica di Iller Pattacini: Guccini non era ancora iscritto alla SIAE e non poteva firmarla. La incise a suo nome nel 1967.
Qual è la discografia di Francesco Guccini?
Va da Folk beat n. 1 del 1967 a L’ultima Thule del 2012, che è l’ultimo album di inediti. Dopo il ritiro ha pubblicato due dischi di canzoni non sue, Canzoni da intorto nel 2022 e Canzoni da osteria nel 2023, poi raccolti insieme a fine 2023 con due duetti nuovi. L’elenco completo è nella tabella qui sopra.
Perché Guccini aveva smesso di fare concerti?
Per sua scelta, annunciata nel 2012. L’ultima esibizione fu il 25 giugno di quell’anno al Concerto per l’Emilia. Nel 2017 lo spiegò così: “È una decisione presa con maturità. Per me è stato un grande sollievo. Facevo fatica.” Più tardi aggiunse di non avere più la voce per cantare.
Chi era la moglie di Francesco Guccini?
Raffaella Zuccari, sua compagna dalla metà degli anni Novanta e sposata il 21 aprile 2011. In precedenza era stato sposato con Roberta Baccilieri e aveva avuto la figlia Teresa da Angela Signorini.
Le reazioni del mondo della musica alla sua morte sono raccolte nel nostro pezzo con il ricordo dei colleghi, e Anna Ida Cortese ha scritto perché le sue canzoni tengono insieme generazioni diverse.



















