NEW MUSIC FRIDAY 18 SETTEMBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
ANNALISA E MADAME – AMICA
★★★★★★★½ 7½
La nuova versione del brano di Annalisa, già contenuto nel suo ultimo album, si arricchisce di una vera amica, quella di cui Nali dice di avere bisogno nel testo del brano per poterla mettere a proprio agio, sollevarla nei momenti difficili e starle vicina in qualsiasi aspetto della quotidianità.
Il brano originale era già tra i migliori dell’intero progetto, testo e musica che ricalcano non le atmosfere alla Bellissima ma quelle di Ragazza Sola, dunque non un bangerone da ballare in discoteca ma comunque energia e movimento che non mancano.
Madame è la ciliegina che completa l’intero quadro e si inserisce nella narrazione con una sua strofa che è perfettamente compatibile con il significato che Annalisa ha dato, più di un anno fa, al brano. Poi ci mette anche una parte nello special ma il vero valore aggiunto resta la strofa.
Uno di quei duetti scelti bene, strutturati altrettanto bene.
BAMBOLE DI PEZZA – SETTEMBRE
★★★★★★★½ 7½
Finalmente questa canzone è diventata un singolo e avrà la luce che merita da quando, lo scorso marzo, l’abbiamo ascoltata all’interno dell’album.
Power ballad pop rock classica la cui forza è senza dubbio il ritornello che potrebbe, per certi versi, ricordare alla generazione dei millennial quel mondo che era stato toccato da Avril Lavigne in I’m With You.
Siamo lì ad ogni modo, è quel genere di rock non spinto, molto internazionale, che strizza l’occhio alle emozioni più profonde, a quei sentimenti che solo con certi brani vengono fuori a maggior ragione se si è appassionati di questo mondo.
Cleo in grande spolvero, di nuovo dimostra che se sai usare il tuo strumento nel migliore dei modi (la voce in questo caso) puoi riuscire a modulare le frequenze della voce per trasmettere qualsiasi tipo di sensazione più o meno intensa.
Potrebbe fare benissimo in radio, questo genere di canzoni piacciono tantissimo ai programmatori perché accompagnano l’ascoltatore con il giusto ritmo e la giusta intensità e con un testo anche di rapida fruizione e memorizzazione.
A tal proposito, Settembre è un ponte di collegamento emotivo tra due stagioni molto diverse, estate e autunno e questo ritmo, questo incedere della voce, questo arrangiamento si frappone esattamente a metà tra la voglia di dare energia ma anche l’abbandonare poco per volta quel periodo per iniziare a camminare nei parchi cittadini con le prime felpe e, di nuovo, un paio di jeans.
Canzone giusta al momento giusto.
MINA – VENTO DI PASSIONE
★★★★★★★½ 7½
La canzone la si conosce perfettamente, è quella perla di Pino Daniele e Giorgia di qualche decennio fa, ormai. Mina sceglie di riprenderla e ricrearla a modo suo, mantenendo la stessa melodia ma con un arrangiamento jazz che definirlo sopraffino è dire poco.
La voce quasi spezzata dall’emozione in qualche frangente, la potenza e la forza espressiva della Divina, il rispetto della versione originale rendono questa nuova versione una piccola gemma da incastonare nella musica italiana, ovviamente nella sezione specifica delle cover, del 2026.
Mina, da sempre Mina, per sempre Mina.
DITONELLAPIAGA – MISS ITALIA
★★★★★★★ 7
La title track dell’album di Margherita Carducci è diventata il nuovo singolo autunnale ed era anche ora, è uno dei brani migliori di tutta la tracklist e senza dubbio l’unico che le permette di dare la giusta continuità al bellissimo percorso che ha portato avanti da Sanremo in poi.
Nel testo, riferimenti all’apparenza che una donna mostra per essere forte e nascondere tutto quello che si nasconde sotto l’armatura. Dietro l’apparente gioia dell’arrangiamento si nasconde una malinconia di fondo che spiega tanto non solo di tutto il progetto che Dito ha creato ma anche della nostra società.
Essere conta meno dell’apparire e questo brano ce lo ricorda e fa memorizzare con una giusta cassa dritta.
CESARE CREMONINI – PAPARAZZI
★★★★★★★ 7
Vi ricordate quel Cesare dei primi album da solista, con quella frenesia ed energia che si mettevano in scia con il progetto Lunapop ma che restituivano la vena, già ampiamente riconoscibile, del Cremonini cantautore? È tornato, almeno in questo brano di lancio del nuovo album.
Date a Cesare quel che è di Cesare, quando devi chiamare qualcuno che ti spiazza rispetto alle tue aspettative lui è il primo della lista da contattare.
Paparazzi è energia pop rock che, tra l’altro, aggiunge il nuovo elemento a fiato che tanto abbiamo visto in questi mesi, il sassofono, che arricchisce tutto l’arrangiamento. Non è sempre presente, lo sentiamo solo nella parte dello special, però è un valore aggiunto che non avevamo sentito.
La forza di Cremonini è sempre stata questa: la sperimentazione e l’innovazione della sua musica.
Il testo, scritto a quattro mani con il sempre ottimo Petrella, sembra un messaggio verso una persona del suo passato (una ex?) che non ha dato fiducia al cantautore e ha preferito credere alle notizie e alle foto dei paparazzi, minando la fiducia all’interno del rapporto.
È un Cesare diverso rispetto agli ultimi anni ma uguale a se stesso e, di nuovo, intriga e cattura. Non resta che attendere l’album con rinnovata fiducia.
PLASMA – PREGHIERA AL CIELO
★★★★★★★ 7
Chi vi scrive non è mai stato d’accordo e mai lo sarà con chi sceglie di monetizzare i lutti e il dolore, a maggior ragione se sono così recenti. Soggettivamente è un’operazione che non capisco, non mi piace, non la rispetto e non comprenderò mai.
A maggior ragione, in questo caso di Plasma fa arrabbiare di più perché oggettivamente il brano c’è, è tecnicamente valido, scritto con il cuore e si sente quindi non si può bocciare perché l’idea soggettiva, espressa con rispetto e metaforica stretta di mano, non ha nulla a che vedere con la canzone che mi viene chiesto di recensire.
Base hip hop utile a Plasma per scandire bene il tempo delle sue emozioni a seguito del lutto del suo amico e produttore di soli due mesi fa, possiamo solo ipotizzare quanto possa essere stato difficile chiudersi in studio e registrare queste parole, queste strofe dove questa amicizia e la sua, purtroppo nuova, assenza vengono metabolizzate.
Plasma ci ha messo tutta l’emozione che aveva, è palpabile, ed è riuscito nel suo intento di far passare il messaggio. Dispiace solo che questo messaggio sia diventato dopo soli due mesi un singolo da spingere ovunque come fosse un qualsiasi altro brano della sua vecchia o futura discografia ma, ripeto e ribadisco, questo aspetto non influisce nella valutazione finale perché puramente soggettivo.
Rispetto per Plasma, nonostante la scelta che non condivido.
GIOIA LUCIA – UNA CANZONE ALLEGRA
★★★★★★½ 6½
Gioia Lucia ha usato la stessa formula del suo, fino a questo momento, unico successo Morta D’Amore a distanza di due anni per creare Una Canzone Allegra e… funziona.
Il brano è un pop che fa riaffacciare l’ascoltatore a quel mondo anni 80 molto del filone Giuni Russo. No, non è un paragone, è un esempio per far comprendere a chi sta leggendo che l’arrangiamento si rifà a quell’universo lì, di cui Giuni è stata portabandiera insieme ad altre grandi artiste.
Gioia Lucia è unconventional per i suoni attuali, e menomale, ma non ha ancora ottenuto la giusta fiducia da parte del pubblico generalista che è quello al quale si vuole rivolgere.
Darle una possibilità è importante, sperando che il mondo discografico non la assorba così tanto da “costringerla” a fare qualcosa di diverso perché si snaturerebbe, perderebbe tutte le sfumature che in questi anni il suo pubblico ha imparato a metabolizzare.
Il brano c’è, lei è a fuoco e lo ha dimostrato di nuovo.
GIORGIO POI – SENZA COLORI
★★★★★★½ 6½
Come sempre, Giorgio Poti in arte Giorgio Poi è garanzia di scrittura di qualità, conosce la lingua italiana e sa come usarla per creare immaginari, mondi, atmosfere quasi eteree come in questo caso.
Non a caso, infatti, è presente anche l’arpa come strumento quasi di sottofondo ma che rende l’idea di questo world building sopra le nuvole per uno dei due protagonisti, a cui si contrappone una figura più triste, meno sognatrice e più con i piedi per terra.
Il buio e la luce di Italo Calvino nella sua opera delle Cosmicomiche, Senza Colori per l’appunto, è quello che Giorgio Poi tramuta in canzone cercando di rendere l’idea di questa dicotomia, di questi opposti che si attraggono ma restano ugualmente a distanza inserendo le loro specifiche caratteristiche nella narrazione musicale.
Giorgio Poi è più di un cantautore ma meno di un poeta, è quella figura ibrida che rende sempre bene l’idea di ciò che si cela nei suoi pensieri e in questo brano ci dona, di nuovo, il meglio che ha e che può.
Il voto si ferma lì perché alla lunga risulta comunque, forse, troppo in tutto. Arrangiamento, testo, tutto troppo.
POLEMICA – ROMA ODIA
★★★★★★ 6
Polemica è quella che spesso sentiamo ogni giorno quando apriamo i social ma è, anche, il nome d’arte di questo rapper di scuola romana che pubblica un brano in cui il sentimento contrastante verso la sua città è viscerale ed espresso con la giusta rabbia, quasi frustrazione.
Polemica sceglie di raccontare questo rapporto di amore e odio con un testo scritto molto bene e in modo calibrato anche nelle sue congiunzioni grammaticali. Non è la classica scuola rap e trap di questi ultimi anni, almeno non in questa canzone, dunque merita un ascolto per farsi un’idea.
La base, per ritmo e idea, ricorda alla lontana quella di ThaSup in Blun7 a Swishland ma ha comunque una sua forte connotazione personale.
PAGELLE NUOVI SINGOLI 18 SETTEMBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI
ANGELICA – AHI, CHE GIORNATA!
★★★★★½ 5½
Questa canzone ha un potenziale molto, molto grande ma ha un problema di fondo: dov’è Angelica? Chi è Angelica?
Ascoltando questo brano sembra di tornare ai tempi di In Alto Mare di Loredana Bertè che, nel ritornello, diventa altro ma sempre legato a quel mondo che non la fa emergere con una formula del tutto originale.
Anni 80 pop fortissimi, evidentemente vanno di moda dato che solo questa settimana siamo all’ennesimo brano che ricalca quel tipo di mondo ed è ovvio che, tra loro, le artiste che hanno affondato il colpo non potevano sapere a vicenda che sarebbe stata quella settimana lì per tutte.
Detto questo, Angelica in questo brano non ha il giusto mordente, nella seconda parte del brano lascia un po’ andare tutto al caso a livello interpretativo e si trasforma in una versione quasi del tutto ammiccante, specialmente nel ritornello. Un paradosso ma per quanto il brano abbia una arrangiamento molto energico, nell’interpretazione ciò che manca è proprio l’energia.
Grande personalità ma che fa fatica ad emergere in questa canzone.
BENJI & FEDE – QUANDO VIAGGI DA SOLA
★★★★★ 5
Facciamo un esperimento tutti insieme: mettete in riproduzione questa canzone, andate al ritornello e sostituite il testo con quello di Balorda Nostalgia di Olly. Ecco spiegato il perché non riesce, per chi vi sta scrivendo, a raggiungere la sufficienza.
Intendiamoci, non è per nulla un brutto brano. Il problema è che la melodia ricorda in maniera profonda quella del brano vincitore di Sanremo. Abbassi i bpm, abbassi la tonalità (questa è più bassa, quella è più alta) e il gioco è fatto. Attenzione, parliamo di melodia e non di arrangiamento, ovviamente diverso in tutto e per tutto.
Il testo è scritto bene, molto bene nella sua semplicità espressiva anche grazie alla penna di Michelangelo Wood che sa usare bene le parole, e racconta la classica storia d’amore finita, il ricordo, lo stare lontani per il bene dell’altro e tutto il resto che potete immaginare.
Occasione mancata a metà.
NESLI – UN GIORNO DOPO L’ALTRO
★★★★★ 5
Il problema di Nesli è… Nesli.
Una delle penne più belle della musica italiana degli ultimi 15, 20 anni che, purtroppo, fa perdere tanto impatto emotivo a ciò che pubblica a causa del suo timbro e del suo modo di cantare.
Un timbro graffiato, non pienamente controllato ma sporco al punto giusto non è adatto, all’ascolto, per essere sfruttato su ballad profonde e intense come questa.
Era già successo in passato con La Fine, che ha ottenuto un successo strepitoso con la cover di Tiziano Ferro, e potrebbe succedere di nuovo con questa nuova canzone che ha una bellezza nella sua composizione e nel testo rarissime da trovare ad oggi ma, purtroppo, il problema è quello lì.
Nesli potrebbe cambiare la storia della musica italiana con la sua penna se solo lo volesse e la mettesse al servizio degli altri, di interpreti più azzeccati.
Lasciare il passo non significa arrendersi, bensì capire che magari il proprio talento può essere sfruttato in altri ruoli e rendere dieci volte di più.
ULTIMO – TUTTO
★★★★★ 5
E siamo di nuovo qui cari amici e care amiche, fan o meno di Ultimo, con un brano perfettamente alla Ultimo in cui ogni singolo aspetto della sua composizione ritorna in loop e senza neanche un accenno, anche solo una virgola, di novità rispetto alle decine di canzoni già a nostra disposizione della sua discografia.
Sì, lo sappiamo tutti che la maggiore critica che viene fatta a questo fenomeno culturale sotto forma di cantautore è sempre la stessa ma, ragazzi, dovete comprendere che veniamo chiamati a svolgere un lavoro anche duro, difficile e se la richiesta è “scrivi la pagella della nuova canzone di Ultimo” la risposta, dopo avere ascoltato questa canzone è “nuova? Ah ok”.
La caratteristica che regna sovrana nella composizione di Ultimo è la ripetitività melodica, armonica, strumentale. I suoi fan gradiscono e quindi lui ripropone all’infinito ma un conto è essere fan e gridare al miracolo anche se l’artista del cuore vince 2€ con il Doppia Sfida, un altro è guardare con altri occhi, distaccati emotivamente e, dunque, più misurati nelle elucubrazioni.
Il brano è quella classica canzone di Ultimo, c’è davvero poco da dire in più, che nello storytelling diventa incredibile perché è stato spiegato che è venuta fuori all’alba dopo il concerto di Tor Vergata. E i fan felici, giustamente, di questa narrazione che valorizza TUTTO.
Il testo è abbastanza sconclusionato nella prima parte, iniziando dalla consecutio temporum. Dove siamo? Con chi siamo? È un flusso di pensieri intrecciati? All’inizio scrive che sta parlando, pur nel silenzio, con qualcuno ma qualche secondo dopo dice che le o gli manca, ergo non sono insieme.
Passa ad elencare una serie di cose ma, alla fine dell’elenco, dice che gli manca quando gli mancava tutto sto elencone. E allora vuol dire che sono tutte cose che ha allo stato attuale, quindi perché gli mancano al tempo presente, per poi passare al passato remoto?
Dopo una parte interessante in cui racconta il valore che ha per lui la scrittura delle canzoni e il paradosso del non sentire di avere tutto pur, oggettivamente, avendo tutto, si ritorna con l’elencone e con una seconda parte generale che, in realtà, ritrova un filo logico.
Il problema di Ultimo nella scrittura è questo, cioè il non riuscire spesso (non sempre) a dare una forma strutturale ben chiara ai suoi testi. Interessanti i messaggi di fondo, molto umani e profondi, ma vengono raccontati in modo confusionario. Poi si riprende e poi si perde ancora sempre nella stessa stesura.
Ultimo è questa cosa qui, prendere o lasciare, ma se dobbiamo fare un lavoro allora non è possibile promuovere questo lavoro per i motivi già elencati. Testo con una serie di problemi nella sua prima parte, melodia già sentita nella sua discografia e struttura del brano standard, alla Ultimo, che non aggiunge assolutamente nulla a quanto già conosciamo di lui.
A lui non è mai interessato delle recensioni, lo sappiamo, ma speriamo che un proficuo scambio di idee possa invece essere più interessante.
ANGIE – NOTTE MALINCONIA
★★★★ 4
Capisco che c’era bisogno di creare un’alternativa a Sarah Toscano, che è Warner Music, e di avere la propria giovane popstar da spingere per fare concorrenza anche in Universal ma così, domanda, non è un po’ too much?
Il problema di questa canzone e della piega che ha preso il progetto Angie dopo Amici è che ha perso le sue caratteristiche primordiali in favore di una narrazione che ha standardizzato non solo la sua immagine ma anche la sua musica.
Il problema non è che Angie sia cresciuta grazie al programma, ad Amici ti venderebbero anche i coltelli Miracle Blade di Chef Tony spacciandoli per set di alta e pregiata qualità da samurai (e li compreresti perché te lo dice la queen) quindi figuriamoci quanto facile sia venderti che la ragazza con la fascia in testa sia diventata la regina della pista da ballo del Tempo delle Mele. Il problema è che ha perso totalmente identità e se non sai chi stai ascoltando diventa facilissimo scambiarla per altre sue colleghe che fanno esattamente la stessa cosa.
Angie è sempre stata brava e stava crescendo in modo esponenziale fin quando non è entrata dentro quelle quattro mura. Adesso non è più Angie, è solo uno dei vari progetti discografici con testi riciclati, senza mordente, basici e melodie che abbiamo sentito e risentito mille volte.
Dispiace? Certo ma, alla fine, la scelta è stata sua e la rispettiamo.
LA SIGNORA – LOOP
★★★ 3
Questa canzone è confusione di idee allo stato puro. Vuole essere trap senza essere trap, vuole tentare di andare nel territorio di una Kehlani senza avvicinarsi neanche da lontano, ha una voce narrante quasi infantile dove il corsivo regna sovrano e si fa fatica a capire.
Non si comprende il senso di questo brano e, tra l’altro, non sembra neanche reale per certi versi. La voce sembra finta, di plastica, e per nulla coinvolgente. Molto, davvero molto respingente come timbrica e come brano.
Del testo si capisce meno della metà di quello che viene cantato, un testo di Tony Boy è nettamente più comprensibile e ricordiamo che anche l’AI ha rifiutato la nostra richiesta di qualche tempo fa di comprendere cosa dicesse.
È tutto strano, tutto sconnesso, tutto poco chiaro e a fuoco. Dispiace essere così duri ma riempire lo spazio solo per esserci con un progetto di questo genere è solo spreco di acqua per il raffreddamento dei server.
MELANCHOLIA – SCHIFO
★★★ 3
Ho una domanda a cui spero che i Melancholia possano dare risposta per darci modo di comprendere: perché?
Perché la scelta di virare sull’italiano in questo modo, perché la voce di Benedetta (la cantante) non si sente e viene coperta così tanto dalla base?
Perché un testo così poco ispirato e così scarno? È comprensibile, leggendolo, che c’è un profondo disagio da esternare a livello emotivo e va bene ma scritto così sembra un lavoro di sottrazione grammaticale eccessiva per descrivere qualcosa che, invece, avrebbe avuto delle necessità diverse e più profonde.
Questa canzone si trascina dietro tante domande e le risposte possono darle solo coloro che l’hanno creata, partendo dal problema più grande che è quello del mix totalmente sbagliato. La voce risulta quasi assente, è un serio disagio per chi vuole comprendere cosa canta la frontwoman senza doversi sforzare.
Il resto vien da sé.
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