La FIMI ha adottato i princìpi che regolano il rapporto fra intelligenza artificiale e classifiche musicali ufficiali italiane: stabiliscono quando un brano sviluppato con l’IA generativa può entrare nella Top of the Music by FIMI/NIQ. La federazione lo ha comunicato con una nota pubblicata sul proprio sito il 30 luglio 2026, che riprende le linee guida definite a livello internazionale da una coalizione di case discografiche di cui fanno parte Sony Music, Universal Music e Warner Music.
La policy, si legge nella nota, stabilirà “un confine netto tra la creatività guidata dall’essere umano e le opere puramente sintetiche o generate da modelli di IA non autorizzati”, e servirà anche a evitare che “i brani con un numero di ascolti gonfiato in modo fraudolento” vengano riconosciuti nelle classifiche.
Intelligenza artificiale e classifiche musicali: i tre criteri della FIMI
Una registrazione sviluppata con l’IA è ammessa solo se rispetta tutte e tre queste condizioni:
- il servizio di IA usato è debitamente autorizzato e lecito;
- il brano è sostanzialmente realizzato da un essere umano;
- non sussistono preoccupazioni sulla manipolazione degli ascolti o della classifica.
Ai tre se ne aggiungono altrettanti, che spostano il controllo sul versante legale e sulla trasparenza verso chi ascolta. La registrazione deve rispettare le leggi applicabili, diritto d’autore, diritti connessi e diritti della personalità compresi. La messa a disposizione non deve violare i termini di servizio dello strumento di GenAI adoperato. E l’uso di servizi di GenAI va segnalato ai consumatori sui servizi a valle, quindi sulle piattaforme di streaming, in conformità con la normativa e con gli standard di etichettatura del settore.
Enzo Mazza: le classifiche continuino a riconoscere la creatività umana
Enzo Mazza, CEO della federazione, commenta i nuovi criteri: “Le classifiche musicali ufficiali celebrano gli artisti, gli autori e i team creativi dietro la musica che entra in contatto con il pubblico italiano. Man mano che l’IA diventa uno strumento creativo sempre più importante, è essenziale che le nostre classifiche continuino a riconoscere l’autentica creatività umana, sostenendo al contempo un’innovazione responsabile. Questi princìpi offrono un quadro chiaro e pratico che consente gli usi legittimi dell’IA, garantendo al contempo che le registrazioni generate utilizzando modelli di IA non autorizzati o associate a manipolazioni non vengano riconosciute nelle nostre classifiche ufficiali”.
Le etichette “generato dall’IA” e “assistito dall’IA”
L’adozione dei princìpi segue l’annuncio, arrivato da un ampio spettro di creatori e aziende del settore musicale a livello mondiale, di un approccio unificato all’etichettatura volontaria dei brani, pensato per distinguere sulle piattaforme fra generato dall’IA e assistito dall’IA: nel primo caso la macchina produce, nel secondo accompagna un lavoro che resta umano.
Cosa fanno già Spotify, Tidal e Deezer
Sulle piattaforme la segnalazione richiesta dal sesto criterio è già arrivata, con logiche diverse fra loro. Spotify ha introdotto il badge AI Persona, che da metà settembre marca i progetti la cui identità di artista è generata con l’IA e li esclude di default dalle raccomandazioni personalizzate e dalle playlist editoriali: segnala chi è l’artista, non come è stato prodotto il brano, ed è il criterio opposto a quello scelto dalla FIMI, che guarda alla registrazione. Tidal dal 15 luglio applica un badge e blocca le royalty sulla musica interamente generata dall’IA, e Deezer, che nell’aprile 2026 dichiarava generato con l’IA il 44% dei caricamenti giornalieri, toglie quei brani da playlist editoriali e raccomandazioni.
Sui servizi di streaming sono già comparsi brani creati con sistemi di IA generativa, molti dei quali sviluppati con strumenti addestrati sulla musica degli artisti senza autorizzazione. Su quel punto il primo verdetto europeo è arrivato dal tribunale di Monaco, che ha stabilito come addestrare un modello sulle canzoni protette senza licenza sia una violazione del diritto d’autore, nella causa contro Suno.
Le case discografiche, in parallelo, stanno promuovendo lo sviluppo e la concessione in licenza di servizi musicali basati sull’IA che rispettino i diritti di chi la musica la scrive e la esegue.



















