La piattaforma di streaming musicale Tidal ha annunciato una nuova policy che limita in modo netto la musica generata interamente dall’intelligenza artificiale. Dal 15 luglio 2026 i brani riconosciuti come totalmente prodotti dall’AI saranno etichettati con un badge, esclusi dalle royalty e dalla monetizzazione, e in alcuni casi rimossi. Una stretta che, nel panorama dello streaming, va oltre quanto fatto finora dai grandi concorrenti.
Cos’è Tidal e perché conta questa decisione
In Italia Tidal è poco conosciuta, ma nel music business internazionale ha un peso specifico legato soprattutto alla sua identità. Nata in Norvegia nel 2014 come servizio di streaming ad alta fedeltà audio, è stata acquistata nel 2015 dal rapper Jay-Z, che la rilanciò come piattaforma di proprietà degli artisti, con un gruppo di soci tra cui figuravano nomi come Beyoncé, Rihanna, Kanye West e la stessa Madonna.
Dal 2021 la maggioranza di Tidal (circa l’86%) è in mano a Block, la società di servizi finanziari fondata da Jack Dorsey, già nota per Square e Cash App, che l’ha rilevata per circa 297 milioni di dollari. Jay-Z è rimasto nel consiglio di amministrazione.
Sul piano dei numeri, Tidal è una realtà di nicchia. Le stime parlano di circa 7 milioni di abbonati, una cifra piccola se confrontata con gli oltre 150 milioni di abbonati premium di Spotify, ma il servizio non comunica ufficialmente i suoi dati. La sua reputazione si è costruita su due elementi: la qualità audio superiore (streaming lossless e ad alta risoluzione) e una politica di compensi più alti per gli artisti rispetto alla concorrenza. Proprio per questo una sua presa di posizione sulle royalty e sull’AI ha un valore simbolico che va oltre le sue dimensioni.
Cosa prevede la nuova policy sull’AI
Il cuore della stretta riguarda la musica prodotta al 100% dall’intelligenza artificiale. Ecco i punti principali, in vigore dal 15 luglio 2026:
| Misura | In cosa consiste |
|---|---|
| Badge AI | I brani riconosciuti come totalmente generati dall’AI vengono etichettati con un tag visibile, così gli ascoltatori sanno cosa stanno ascoltando. |
| Stop alle royalty | La musica interamente generata dall’AI non potrà raccogliere royalty né essere monetizzata. |
| Niente vendite dirette | Questi brani sono esclusi anche dalle vendite dirette ai fan tramite Tidal Upload. |
| Rimozione delle imitazioni | Strumenti automatici rimuovono la musica AI che impersona artisti esistenti o tenta di ingannare gli ascoltatori. |
Un punto importante: Tidal non vieta la musica fatta con l’AI. I brani realizzati con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale restano sulla piattaforma. La linea di demarcazione è tra la creatività umana assistita dalla tecnologia e la musica prodotta interamente dalla macchina. In futuro, quando i sistemi di rilevamento saranno più affidabili, l’etichetta verrà estesa anche alla musica giudicata “sostanzialmente” generata dall’AI.
Le motivazioni: proteggere la creatività umana
A spiegare la scelta è stato Tony Gervino, EVP ed editor-in-chief di Tidal, secondo cui l’azienda vuole proteggere e premiare la creatività organica, per non compromettere la capacità degli artisti di costruire il proprio pubblico. Molti abbonati, ha aggiunto, hanno fatto sapere di non voler essere esposti a musica interamente generata dall’AI. Gervino ha precisato che la policy non vuole ostacolare il progresso tecnologico, ma stabilire uno standard più alto di integrità dei contenuti. La policy è definita un documento aperto, destinato a evolvere insieme alla tecnologia.
Il contesto: cosa fanno le altre piattaforme
La mossa di Tidal si inserisce in un dibattito che attraversa tutto il settore dello streaming. Spotify ha rivisto le proprie regole di etichettatura dell’AI a settembre 2025, Apple Music ha annunciato un sistema di tag a marzo 2026, mentre Deezer ha adottato la posizione più dura, rimuovendo attivamente i brani AI da playlist editoriali e raccomandazioni.
La differenza è che Spotify e Apple Music, pur intervenendo contro spam e brani fraudolenti, non tolgono le royalty alla musica AI in quanto tale: si fermano all’etichettatura e al filtro. Tidal aggiunge invece la leva economica, demonetizzando i brani interamente generati dall’AI. È un test interessante per capire se questa strada possa rallentare la marea di musica artificiale, in un momento in cui il fenomeno ha raggiunto dimensioni enormi. Per dare un’idea, Deezer ha dichiarato ad aprile 2026 che il 44% di tutta la nuova musica caricata ogni giorno sulla sua piattaforma è generata dall’AI.
Se la stretta di Tidal funzionerà, è probabile che anche le piattaforme più grandi si sentano spinte ad adottare misure simili. Per il music business è uno dei nodi centrali dei prossimi anni: stabilire dove finisce lo strumento e dove inizia la sostituzione del lavoro umano.
Nota: l’immagine di copertina di questo articolo è stata generata con l’intelligenza artificiale. È una scelta editoriale di All Music Italia: quando trattiamo il tema dell’AI nella musica, scegliamo di illustrarlo con strumenti di AI, in modo dichiarato e trasparente.











