Mannarino è tornato con un nuovo album, Primo Amore, l’ennesimo capitolo di una carriera cantautorale che ha portato in Italia una world music intensa e vissuta. Il disco racconta un amore primordiale, e non solo, e l’artista lo ha raccontato ai nostri microfoni partendo dalla copertina.
“La copertina è un quadro che ho comprato e che mi emoziona, ci sono questi due personaggi che vengono presi da una luce con un’ascesa e tutt’intorno vari esseri. È un quadro che non si può spiegare bene, è stato scelto per motivi affettivi e non legati strettamente alla musica.”
Mannarino spiega i testi di Primo Amore: “Parlo di macrotemi”
“Non vorrei spiegare i testi dell’album, parlo di macrotemi e del mondo. Ci sono canzoni più chiare e altre meno. Venere, per esempio, l’ho scritta a Panama in una capanna.
Ho avuto questo momento di ritiro, due mesi nella foresta da solo, e ho iniziato a scrivere un diario dove affrontavo il tema degli amori che ho avuto nella vita, dal primo a oggi. Ecco, questo passaggio dell’amore e della vita è un macrotema.
Sono riuscito a mettere la mia vita su disco ma non mi bastava, volevo mettere anche il mio pensiero, come ho fatto proprio in Venere.”
“Il mercato è il problema”: Mannarino sulla musica come prodotto
Gli chiediamo se si senta un corpo estraneo rispetto alla musica di oggi.
“Il mercato è il problema, tende a prendere prodotti che piacciano immediatamente. La musica è uno spazio di libertà e penso che sia molto importante che gli artisti trovino la loro forma, il loro segno, perché siamo tutti diversi.
Poi c’è l’estetica, la forma che deve raccontare il mondo interiore. La musica, per millenni, è stata uno strumento comunitario che serviva per cerimonie, celebrazioni, e ha avuto una funzione che va al di là del risultato di classifica o economico.
Quando poi la musica è diventata un prodotto di un mercato sono iniziati i problemi.”
Cinque anni di assenza tra crisi e rinascita
Sono passati cinque anni dal precedente disco, uscito nel 2021. Gli chiediamo cosa sia successo in mezzo.
“Prima del percorso artistico viene il percorso umano, la chiamerei una cura di se stessi. Poi, quello che vivo diventa musica: una crisi, una rinascita, ho fatto esperienze dentro e fuori da me.
Non mi piace molto parlare di me stesso perché mi sembra quasi di allontanare chi ascolta il disco dalla purezza del disco. Tutti coloro che si muovono attorno alla musica dicono che dobbiamo fare interviste, podcast e tutto il resto. Me l’accollo, ma dall’altra parte io penso di essere un disturbo per il disco.
Il disco l’ho fatto per me e per gli altri: le mie esperienze restano mie, e le persone ci possono trovare quel che preferiscono.”
“Di quel Mannarino non è rimasto nulla”? La risposta
Con Primo Amore le sonorità sono lontane da quelle dei primi dischi. In un’altra intervista era circolata la frase secondo cui di quel Mannarino non sarebbe rimasto più nulla.
“Questa cosa non l’ho detta io, è una sua idea, semplicemente perché non la penso. A me chi fa scrivere ancora le canzoni è quel ragazzetto. Bar della rabbia è del 2009, c’è un percorso personale che ti porta a cambiare estetica e musica, e il mio impegno come musicista è di essere contemporaneo rispetto a ciò che vivo.
L’idea mia era di portare l’impianto di scrittura in un altro mondo, che avesse anche più presa nel mondo contemporaneo e non solo come forma. Ci sono canzoni come Dammi o come Primo Amore che hanno quella vecchia anima lì.”
Il tour di Primo Amore: un viaggio senza pause
Con una discografia così ampia, gli chiediamo come gestirà la scaletta dei live.
“Ero convinto di non voler fare il tour legato al disco, però mi piacciono così tanto queste canzoni che le voglio cantare quasi tutte. La cosa che mi è venuta in mente è quella di portare il mondo del disco anche negli altri brani.
Non ci saranno pause tra un pezzo e l’altro, si inizia il viaggio e poi si finisce quando finisce la musica. Voglio far fare un’esperienza psichedelica a chi decide di venire ad ascoltarmi.”











