13 Giugno 2026
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13 Giugno 2026

Leon Faun videointervista, “viviamo in un mondo senza amore vero, sembra quasi di plastica”

Il rapper romano ci racconta "Fase REM", il suo terzo album.

Leon Faun, ritratto in bianco e nero per l'album Fase REM
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Intervista a Leon Faun tornato di recente con il nuovo album Fase REM, un progetto quasi mistico per certi versi, anche in base a ciò che lo stesso artista ha scelto di raccontare ai nostri microfoni. Dall’ispirazione dietro questa voglia di fare nuova musica fino alla collaborazione nata per caso con Sofia Tornambene, un viaggio che lo ha condotto fin qui con una ritrovata maturità.

Leon Faun, cos’è “Fase REM”


Cos’è “Fase REM”, il tuo nuovo album?

“È un progetto che nasce dall’esigenza di tornare al sogno, ma non tanto quelli che si fanno la notte. Sogni intesi come obiettivi: il titolo è questo perché ho sentito la necessità di tornare a sognare dopo un periodo asettico. Non è un disco di cui avevo il concept già da prima, si è evoluto lungo il percorso, grazie anche al video di Polvere da sparo. Agli altri voglio dire che non si tratta solo dei testi, ma di qualcosa che riguarda un periodo storico in cui la gente sogna meno e ci si sente meno liberi di fare quello che vogliamo.”

“La coerenza è la morte dell’arte”

Questo album sembra spezzato a metà e dopo il Risveglio parte un altro viaggio, con la frase “la coerenza è la morte dell’arte”.

“Penso che l’arte sia quello che produciamo in base a quello che viviamo, e per forza di cose si arriva a essere incoerenti. Magari un tempo certi generi neanche lontanamente li ascoltavi, e poi ti ritrovi a farli. Che ne sapevo che nel 2026 avrei fatto un pezzo country, oppure un brano come Occhi lucidi? È il bello della fase creativa, della fase REM.”

L’amore come “carburante” e la sua scomparsa

Sei cambiato anche nei testi: c’è molto più amore rispetto ai tuoi album precedenti.

“Questo tema era già presente in LEON, qua l’ho reso più chiaro e conciso. È un carburante che serve tanto al giorno d’oggi, l’amore non è mai banale ed è una cosa che mi motiva molto. Non parlo però del semplice amore per una ragazza: ho dei flussi in testa, e poi la verità è che sono single dal 2021. Come la soglia dell’attenzione si è abbassata in generale, credo si sia abbassato anche l’amore nelle relazioni umane: tutto un po’ usa e getta. L’amore sembra diventato un po’ plasticoso, e mi piace parlarne perché è un carburante potente che fa girare un po’ tutto, inclusa l’arte.”

“Scissione”, il Risveglio e le canzoni spezzate a metà

Hai pensato di inserire altre canzoni simili al Risveglio?

“Sarebbe stato figo, da grande fan de Le dimensioni del mio caos di Caparezza. Ma da subito mi sono posto il problema di chi ascolta senza conoscere bene tutto il viaggio, soprattutto su Spotify, dove non puoi caricare la traccia divisa in due parti.”

Anche “Scissione” è particolare, una canzone divisa a metà. Erano due brani separati che hai unito, o nasce così?

“Era nata l’idea di fare una canzone splittata, l’avevamo già fatto in Oh My Gosh Freestyle e volevo riproporre una cosa del genere. Poi abbiamo pensato di usare le due parti come freestyle di annuncio, separati, prima dell’uscita dei singoli. Quando la gente ha iniziato a chiedere entrambi i pezzi, ho deciso di metterli insieme, anche perché è un’ottima trovata per i live.”

La collaborazione con Sofia Tornambene

In chiusura c’è la voce di Sofia Tornambene, e l’impostazione è simile a quella di “Scissione”. Pensavi di usare questa formula anche per le altre canzoni?

“Mi è venuto da farlo solo in questi due casi. Fase REM nasce da un provino di Sofia, che lei e il produttore avevano deciso di scartare. Quando l’ho sentito, quell’intro mi è sembrata magica, perfetta per il concept dei sogni, e ho chiesto di farmela dare subito come intro del mio brano. Poi è nata tutta la mia strofa successiva, che parte dopo quella voce angelica e distrugge l’incanto.”

Il disco più maturo e i feedback dei fan

Sei al terzo album, dopo “C’era una volta” e “LEON”. Senti che questo è il concept migliore dei tre?

“Sicuramente. Con C’era una volta avevo un bisogno fisiologico di far uscire cose senza pensarci troppo, ero molto impulsivo nella scrittura. Con LEON ho iniziato a mostrarmi di più, a raccontare anche la mia vita privata. Questo è il viaggio più complesso che mi sono fatto e, come minimo, il lavoro più maturo, il mio preferito.”

Che feedback hai ricevuto in questi primi giorni dall’uscita?

“La gente che mi segue è contentissima, ed è l’unica cosa che mi importa. Mi sono arrivati messaggi incredibili. Ho un pubblico molto particolare, abbiamo un rapporto intrinseco, lo vedo quando ci guardiamo negli occhi ai live e agli instore: sono tutti un po’ degli outsider. Se segui il mio progetto, qualche rotella fuori posto ce l’hai, e questo mi rende felice.”

Come saranno i live di “Fase REM”

Come ti stai preparando per portare l’album dal vivo? Ci sarà qualcosa di particolare anche a livello visivo?

“Sicuramente qualcosa ci inventeremo, anche se non posso svelare nulla. Vogliamo renderlo un live atipico. Ci sarà la band, sarà un concerto suonato, non in playback, con vari interventi. Sono contento perché ci sono tanti pezzi che si prestano a essere suonati, scrivo sempre con quell’intenzione.”

Trovate tutte le date nel nostro articolo dedicato al Fase REM Tour, e il nostro giudizio sull’album nella recensione di “Fase REM”.

Leon Faun – La video intervista