gIANMARIA pubblica La città che odi il 25 novembre 2022 per Epic Records/Sony Music Italy: il brano, poi confluito nell’album Mostro, è una canzone d’amore finito raccontata con ironia amara, quella di chi resta a vivere nel posto che diceva di odiare.
Il brano arriva nei giorni che precedono la finale di Sanremo Giovani 2022, in programma il 16 dicembre su Rai 1: gIANMARIA, secondo classificato nell’ultima edizione di X Factor, è tra gli otto giovani selezionati da Amadeus e dalla Commissione Musicale Rai di Sanremo Giovani, a cui si uniranno altri quattro artisti selezionati da Area Sanremo 2022, per un totale di 12 brani in gara.
Il significato di La città che odi di gIANMARIA
La città che odi racconta la fine di una relazione vista dal lato di chi resta, non di chi va via. gIANMARIA si rivolge direttamente all’ex, con un tono che oscilla tra il rancore trattenuto e la resa ironica.
Il primo blocco del testo è un atto d’accusa lucido: “Quando insegui me / stai cercando solo te / io uno specchio che cammina / che ti mostra come sei”. Non è una canzone di rabbia gridata, ma di uno specchio che rimanda all’altra la propria immagine — un meccanismo che gIANMARIA aveva già usato, con toni più cupi e sociali, nei brani presentati a X Factor.
Il ritornello ribalta il registro: il cantautore accetta, quasi controvoglia, di restare “nella città che odi”, arrivando a immaginarsi lì per sempre — casa, gatto, vita quotidiana — con una leggerezza che suona più come resa che come vittoria. È lo stesso meccanismo che ritroverà nel titolo dell’album Mostro: trasformare in materiale da canzone quello che fa più male.
Non risultano dichiarazioni pubbliche dell’artista sulla genesi specifica del brano: la lettura resta quindi ancorata al testo.
Analisi del testo: lo specchio e l’ironia della resa
Il verso più denso del brano è probabilmente “io uno specchio che cammina / che ti mostra come sei”: una metafora che ribalta il rapporto di forza tra i due protagonisti, trasformando l’accusa in una restituzione. Non è più lui il colpevole, ma il riflesso di qualcosa che lei non vuole vedere.
Nella scrittura si intuisce anche una parentela con il rock cantautorale delle origini di Vasco Rossi, soprattutto nella scelta di un linguaggio diretto, colloquiale, quasi parlato: “forse ci comprerò casa / mi prenderò un gatto / costerà un botto” non ha nulla della retorica amorosa da canzone sanremese, ed è proprio questo a renderlo credibile.
Rispetto a I Suicidi e Senza saliva, i due brani con cui gIANMARIA si era presentato a X Factor, La città che odi segna un cambio di registro netto: dal disagio esistenziale collettivo si passa a una ferita privata, raccontata però con la stessa tecnica — la ripetizione ipnotica di frasi brevi (“che vivere, che vivere”) che era già la cifra stilistica riconosciuta al cantautore.
Testo di La città che odi di gIANMARIA
Quando insegui me
stai cercando solo te
io uno specchio che cammina
che ti mostra come sei
se mi lasci qua
fai fatica a ritrovarti
fai fatica a ritrovarmi
Quanto chiedi a me?
più di quanto immaginassi
era solo un’estorsione
ma ci hai messo pure il cuore
è un po’ troppo non trovi?
come finirà, come finirà?
come finirà
Ora che son scivolato
dalle tue mani sull’asfalto
mi tocca stare qua
E sto nella città che odi
a me piace un sacco
così tanto che ci vivrei
forse ci comprerò casa
mi prenderò un gatto
costerà un botto
che vivere
che vivere
Hai rubato a me
ti sei messa in discussione
non l’avresti fatto mai
senza guardarti da fuori
vive in ogni respiro il mio tempo
in ogni presa di coscienza
ma cosa si prova a restare da soli
senza prima stancarsi degli altri
Ora che son scivolato
dalle tue mani sull’asfalto
mi tocca stare qua
E sto nella città che odi
a me piace un sacco
così tanto che ci vivrei
forse ci comprerò casa
mi prenderò un gatto
costerà un botto
che vivere
che vivere
E me ne resto qua
anche se te ne vai
il letto e vicino al muro
dove non vuoi
sono rimasto qua
anche con mille guai
e non mi serve nessuno
Ma casa è vuota senza te
sto nella città che odi
a me piace un sacco
così tanto che ci vivrei
forse ci comprerò casa
mi prenderò un gatto
costerà un botto
che vivere
che vivere
che vivere
che vivere
Testo riportato per finalità di critica, analisi e discussione ai sensi dell’art. 70 L. 633/1941. I diritti d’autore restano in capo agli autori e agli editori del brano.


















