NEW MUSIC FRIDAY 8 MAGGIO 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
COEZ – CI VUOLE UNA LAUREA
Avete presente il Coez di Faccio un Casino, quello di La Musica Non C’è? Zerocalcare è riuscito a farlo tornare, finalmente, con una spolverata di sound moderno applicata al suo ‘modello 2016’ dopo un periodo di appannamento.
Il brano è una power ballad che racconta il conflitto interiore derivante dalle scelte che vengono prese giornalmente e di come, le stesse, influiscano sui rapporti con il resto del mondo e, a quanto parrebbe, segue il filone narrativo della serie di Zerocalcare Due Spicci, di cui è brano portante.
Golden Years, giovane ed estremamente talentuoso producer nostrano, si è occupato di musicare il tutto ed è anche grazie a questo talento che il brano respira 2026 pur essendo profondamente ancorato a quegli stilemi itpop di dieci anni fa.
Coez aveva un gran bisogno di un brano così e, probabilmente, sarà un vantaggio sia per lui che per Zerocalcare avere scelto di collaborare per questo nuovo progetto (sperando che la serie si riconfermi sui livelli delle due precedenti).
Voto: ★★★★★★½
6½
CHIARA GALIAZZO – BASTA POCO
Ricominciare da zero non è mai facile per nessuno, a maggior ragione se sei un volto estremamente noto della musica italiana, con varie partecipazioni all’attivo a Sanremo e con una vittoria in tasca a X Factor.
Chiara Galiazzo sono anni che fa fatica ed è innegabile che queste difficoltà si siano riversate sulle sue canzoni, spesso non all’altezza del suo talento.
Alla fine del tunnel, però, c’è sempre la luce e questa Basta Poco sembra andare in quella direzione. Attenzione, non parliamo di un brano che rivoluziona la vita perché di criticità ce ne sono un paio ma, di certo, è molto più a fuoco rispetto al suo recente e meno recente passato.
Il brano è pop, classico pop da classifica e da radio, ma si capta un’energia diversa e, soprattutto, è particolare (starà al singolo ascoltatore decidere se piaccia o meno come aspetto) la scelta di inserire tre salti di tonalità, con anche una specie di easter egg legato all’inserimento di una “nota dissonante che diventa melodia”.
Di base, la scelta a livello puramente tecnico in questo caso non è sbagliata e ha un suo senso ma comunque l’impatto all’orecchio di questi salti è davvero soggettivo, data la sua particolarità.
Le criticità sono essenzialmente due, una molto blanda e l’altra più importante. L’ispirazione a Chappell Roan e a Good luck, Babe! è abbastanza evidente ma non è questo l’aspetto critico maggiore. Gli effetti piazzati sulla voce nel ritornello sono il vero problema, risulta tanto, troppo robotica soprattutto nell’ultimo ritornello e considerando la bellezza del timbro naturale della Galiazzo, questo fa perdere un po’ di colore.
Detto tutto ciò, ribadiamo che Chiara Galiazzo ha finalmente pubblicato un singolo che potrebbe, potenzialmente, regalarle soddisfazioni che le mancano da troppo tempo. Se lei e il suo staff lavoreranno bene, soprattutto radiofonicamente, si potrà togliere un paio di soddisfazioni nel breve periodo.
Voto: ★★★★★★
6
FRANCESCO GABBANI – SUMMER FUNK
La capacità di Francesco Gabbani è quella di riuscire a sfruttare la musica e le melodie che crea per far risaltare ogni sfumatura del suo timbro, sempre molto riconoscibile in mezzo a miliardi di progetti, artisti e canzoni.
In questo caso entriamo a gamba tesa nell’estate italiana che ci aspetta e lo facciamo con un brano mezzo funk, mezzo dance, molto pop in cui si sfruttano certamente i trend musicali di questi anni (si sente un impatto molto alla The Kolors) ma dove ci sono alcune scelte stilistiche interessanti, come quella nel ritornello del cambio da voce piena a falsetto gestita molto bene e che raramente abbiamo trovato nei brani del Gabba.
Il testo non vuole andare a scomodare, e neanche ci prova, il paragone con altri suoi grandi successi. È proprio un altro mondo, un’altra roba e la leggerezza generale lo conferma. C’è una frase che ai più non sfuggirà, legata al suo arrivo e alla sua presenza massiccia in tv che fa pensare e riflettere, dato che è lui stesso a dire che forse non è più una cosa che gli piace.
Insomma, brevi momenti di riflessione ma tanta voglia di stare leggeri, come l’estate italiana comanda ormai da anni. La qualità e lo standard di Francesco Gabbani restano alti, anche se non tocchiamo vette altissime, e in ottica estiva dirà certamente la sua.
Voto: ★★★★★★½
6½
BAMBOLE DI PEZZA – P0RN0
Partiamo da una nota tecnica sul titolo che potrà servire a tutti per cercare il brano in rete. Non dovete scrivere la parola con la vocale O ma con il numero 0. È una sottigliezza ma importante ai fini delle vostre ricerche, tenetelo a mente.
Detto ciò, andiamo al brano e specifichiamo che la squadra di lavoro è composta dalle Bambole, Katoo, Jacopo Ettorre, Federica Abbate e il duo fresco vincitore di Sanremo Merk & Kremont. Una squadra di stelle del pop commerciale che, in maniera inaspettata, sono riuscite a mettersi al servizio della band rivelazione dell’anno non snaturandole.
Sembra un dettaglio da poco ma non lo è se pensiamo al fatto che i nomi citati sono sempre stati ‘usati’ in un ambito che con le sfumature rock e pop rock non ha mai avuto collegamenti di sorta.
La canzone, musicalmente parlando, ricorda le venature pop rock dei primi anni 2000 alla Pink, Kelly Clarkson nel suo prime di Since U Been Gone, No Doubt e molto altro che dagli States dominava le classifiche in tutto il mondo, Italia inclusa.
Avere, per la stagione estiva, un brano con questo stile permette di aggiungere un tassello diverso alle classiche sonorità da ombrellone italico che, ormai, è diventato ridondante e noioso dopo anni di copia e incolla selvaggi (fatti anche dalle stesse persone che troviamo in questa canzone, tra l’altro. Da qui la sorpresa in positivo).
Sul testo la cosa più importante da sottolineare è che le Bambole di Pezza continuano nel loro percorso di decostruzione della narrazione di genere che vede l’uomo prevaricatore, responsabilizzando la donna e dando importanza fondamentale alle sue decisioni e scelte anche in ambito sessuale, non solo affettivo e umano.
Non originalissimo al 100%, come detto, ma comunque diverso e migliore rispetto alla generalizzata mediocrità delle hit estive che abbiamo avuto in questi ultimi anni.
Voto: ★★★★★★★
7
DISS GACHA, PRIMASTANZAADESTRA – ESTETICA
“Non rispetto chi confonde plagio e campionamento” è una delle frasi contenute all’interno di questo nuovo brano di Diss Gacha. Verrebbe quasi da dire, provocatoriamente, che se i producer, i rapper, i poppettari da classifica smettessero di spacciare i plagi per campionamenti il problema per il pubblico non si porrebbe, perché anche loro avrebbero le idee chiare se qualcuno gliele spiegasse, ma questa è un’altra storia.
Andando al brano, gran bel testo e bella vibe lungo tutta la durata che divide Diss Gacha nelle strofe e Prima stanza a destra nei ritornelli e nello special.
È davvero strana la scelta di questo brano come singolo perché è il brano di apertura del disco e, nel concreto, il testo si muove in quella direzione lì. Diciamo che è piuttosto ‘limitante’ rispetto al pubblico che, teoricamente, dovrebbe ascoltare questo come singolo. Molto più facile che resti un brano per i fan che ascoltano tutto il progetto.
Canzone hip hop nineties, Gacha si muove benissimo con il suo flow su questo tipo di suoni e fa risaltare ogni minima sillaba del suo racconto. Dall’altro lato, Primastanza ha, come al solito, un modo di cantare completamente effettato, elettronico puro e si fa fatica a comprendere qualsiasi cosa senza il testo davanti ma sappiamo che è una scelta stilistica quindi non ci lamentiamo.
Come apertura del suo disco è perfetta, come singolo per il mercato molto meno. Bel brano per chi ascolterà tutto il resto.
Voto: ★★★★★★★
7
SILVIA SALEMI – END OF SILENCE
Il ritorno di Silvia Salemi viaggia su due livelli, quello emotivo legato al progetto che gira attorno al brano e quello legato al brano di per sé, su cui va fatto un ragionamento a parte.
Il progetto è quello di AstraZeneca che mira a sensibilizzare sui temi legati al cancro e a tutti i suoi risvolti, inclusi quelli emotivi e psicologici. La cantautrice, infatti, ha scritto questo brano dopo avere vissuto da vicino (non personalmente) una diagnosi difficile da accettare, partendo dal presupposto che diventa complicato anche solo parlare e aprirsi dopo avere ricevuto la notizia.
Se dovessimo basarci su questo e sulla bontà del messaggio insito e allargato da AstraZeneca, il voto dovrebbe essere 10 e lode senza appello. C’è, però, un giudizio più pratico da dare e, in questo specifico spazio, dobbiamo pensare solo a quello. Se volete tutte le informazioni specifiche su questo bel progetto CLICCATE QUI.
Silvia Salemi sceglie la strada della dance da club, cassa in quattro e si viaggia spediti con il ballo ma il problema di fondo è che il brano appartiene a un’epoca ormai andata nel tempo e di difficile uso, ad oggi. Tutto questo mondo, questo filone che poi ha sposato l’EDM è praticamente defunto da più di dieci anni e, ad oggi, difficilmente ne troviamo degli esempi validi e impattanti a livello internazionale. In Italia ancora meno.
Sul testo, facendo finta di non sapere a cosa si aggrappa Silvia Salemi e quindi scevri da ogni informazione, si capisce poco che ci sia un collegamento diretto con il tema di cui sopra.
Leggendolo e basta, sembra il suo racconto autobiografico legato al ritorno al canto dopo un periodo difficile, con anche frasi specifiche come “sto tornando a cantare”, lo stesso titolo e altre cose simili.
Insomma, l’importanza di quel messaggio non emerge praticamente mai dunque, se non si conosce la storia che c’è dietro (e non tutti la conosceranno se il brano verrà passato di sfuggita in radio o in qualche playlist), può sembrare un brano sulla resilienza emotiva.
Insomma, basandoci su testo e musica insieme il voto sarebbe 5 principalmente per la mancanza di elementi all’altezza di questa enorme artista. Il voto, poi, lo riconfermiamo anche nell’ottica della spiegazione di un messaggio importante che non passa mai, un vero peccato.
Detto questo, non si può escludere il fatto che noi conosciamo il tema che c’è dietro e non si può bocciare una cantautrice che ha deciso di impegnarsi così tanto per creare questa canzone che, di sicuro, sarà utile alla causa in un modo o nell’altro.
Voto: ★★★★★★
6
ROSHELLE – VELENO
Per chi ha acquistato il vinile dell’ultimo album di Roshelle, ormai settimane fa, questa canzone non è nuova perché è stata inserita proprio come traccia bonus del formato fisico.
Una canzone, come le altre, curata nell’arrangiamento da Tommaso Ottomano e che racconta la tossicità di un rapporto che ormai è chiuso e circoscritto a un’esperienza passata.
Un brano che, emotivamente, richiama dei sentimenti e ricordi negativi con lo sviluppo melodico interamente in scala minore. Roshelle, ancora una volta, tratta bene la materia e interpreta al meglio quello che è il suo sentimento.
Voto: ★★★★★★★
7
WILLIE PEYOTE – KODAK
Fudasca decide di mettere le sue sapienti mani sulla produzione di questo nuovo brano cantato da Willie Peyote e la scia è quello di un brano indiepop con venature rap, queste ultime solo per Willie che racconta più che cantare nelle strofe.
Diciamo che si conferma ancora una volta che siamo di fronte a un ottimo esempio di cantautorap, come ormai viene definito da svariato tempo ma non ancora di uso comune. Ecco, in questo caso è bene farci l’abitudine dato che questo è solo un estratto di quello che, presumibilmente, sarà un intero album cantautorap.
Non siamo di fronte a una delle migliori canzoni del Peyote torinese ma di certo non sfigura, in radio potrà fare e dire la propria con stile ed eleganza mentre tutti gli altri dovranno aspettare una settimana per poterla sentire in digitale ogni volta che vogliono.
Il brano ruota attorno a un amore vissuto a distanza, al telefono, nell’attesa di rincontrarsi mentre tutto attorno ci sono dettagli che costantemente fanno pensare a questa persona lontana.
Non male, scorre tranquilla. Una pecca sono alcune lungaggini nella seconda parte, si poteva ridurre qualcosa e non sarebbe cambiato nulla.
Voto: ★★★★★★
6
ARISA – RUGIADA
Canzone estiva con una chiara e totale impronta ‘italiana’. Il sound non è reggaeton, afrobeat e non ha derivazioni di mondi distanti dal nostro, è una canzone uptempo che affonda le radici, quasi, anche nel mondo de la dolce vita ma ci aggiunge la cassa dritta per far ballare.
Sul testo poco da dire, canzone estiva chiama testo senza mordente e senza messaggi di nessun tipo, solo leggerezza e cervello spento perché sì, non c’è altro.
La cosa che va sottolineata, più che altro, è la scelta di non pubblicare questo brano insieme all’album, confermando tutte le immense criticità strategiche dal post Sanremo a oggi.
Prima viene pubblicato un nuovo singolo a distanza di meno di un mese dal festival, quando ancora quel brano stava andando bene e nessuno sano di mente avrebbe fatto lo switch, poi è arrivata l’ennesima focus track in concomitanza con l’album due settimane fa e, anche quella, non sta performando per nulla così come tutto il progetto nella sua interezza. E per fortuna che almeno quella non è stata trasformata in singolo.
Dopo 15 giorni ecco un nuovo singolo ma transeat, a sto punto ci può stare dopo un mese e mezzo e con i risultati blandi che sta raccogliendo ultimamente, ma che con l’album non ha niente a che fare.
È una cosa nuova quindi le strade sono due: o il singolo è stato fatto in due giorni post album oppure si è scelto appositamente di non inserirlo per chissà quale motivo.
Qualsiasi sia stata la strategia adottata, sembra tutto abbastanza confusionario da fuori, sicuramente dall’interno sanno cosa stanno facendo anche se i risultati non arrivano (e di certo la colpa non è di chi vi scrive, che la sua copia del vinile di Foto Mosse ce l’ha sullo scaffale).
Questo brano salva la barca senza dubbio ma resta la macchia del mancato inserimento in tutto il progetto, lo avrebbe senza dubbio ravvivato.
Voto: ★★★★★★½
6½
GIUSE THE LIZIA – ISTRUZIONI
Il buon Giuse The Lizia da Bagheria torna dopo la sua recente laurea (a proposito, auguri e in bocca al lupo per il futuro) con un brano indie rock in cui racconta la sua storia di questi ultimi cinque anni, probabilmente legata proprio al suo trasferimento a Bologna per studiare.
È una specie di bugiardino, un libretto delle istruzioni di quello che lui e la sua generazione si sentono dire ogni giorno su cosa fare e non fare da parte degli adulti, come se avessero 10 anni a testa e non dai 20 a salire.
Sonoricamente non c’entra niente con ciò che ha fatto in questi anni, è qualcosa di diverso e molto più uptempo, molto coinvolgente e con un testo davvero intrigante. Per fortuna ancora qualcuno si ricorda che non esiste solo l’amore da raccontare nella musica.
Voto: ★★★★★★★½
7½
EDDIE BROCK – BEL VENERDÌ
Questo ragazzo può essere pieno di imprecisioni vocali, di storture tecniche e siamo d’accordo (spoiler, anche lui lo è) ma c’è una cosa su cui può davvero insegnare: la capacità di pubblicare singoli semplici ma impattanti su larga scala.
Il tema, anche per lui, è quello classico della relazione d’amore vissuta tra alti e bassi ma visti solo alla fine della storia, nulla di nuovo all’orizzonte, ma il modo in cui le racconta queste cose e, soprattutto, gli arrangiamenti che ci stanno alla base rendono le canzoni piacevoli da ascoltare.
Eddie Brock vince perché è il classico artista pane e salame e la gente vuole questo, sta passando la moda della plastica usa e getta con lui capofila e portatore della bandiera del nulla che diventa tutto, dello sconosciuto che raggiunge un sogno.
Bel venerdì è la classica power ballad alla romana di questa generazione, con un pizzico di rock con un assolo di chitarra elettrica niente male, ed è palese l’ispirazione a Fabrizio Moro ma non gli si può dire davvero nulla.
Ha fatto di nuovo centro.
Voto: ★★★★★★★
7
CLEMENTINO – CHILDREN
Praticamente Jerusalema ma cantata in italiano e napoletano, con anche la parte cantata nella sua lingua dall’artista senegalese Laye Ba.
Canzone che può fare e dire tantissimo nel corso dell’estate, ne ha tutte le caratteristiche, inclusa quella giusta dose di allegria che non guasta con anche la mezza paraculata alla Mr Rain del coretto con i bambini.
Questa è world music, la musica che appartiene al popolo ed è un bene che Clementino si sia spostato su queste sonorità. Fa bene a lui e fa bene a chi lo ascolta, è la giusta dose di leggerezza e diversità che si va ad incasellare benissimo in questa prima infornata di brani estivi.
L’unica pecca è che ci sono tanti elementi, per l’appunto, di robe come Jerusalema o anche di Waka Waka, forse soprattutto di quest’ultima, ma a conti fatti va bene così in questo caso perché non parliamo di copia o plagio bensì di appartenenza ad uno stesso mondo artistico.
Clementin nun spacc cchiù e vetrin.
Voto: ★★★★★★★
7
LDA AKA 7EVEN – SANTA
I due ragazzi di Napoli, tra le rivelazioni positive di Sanremo, rischiano (in senso positivo) di diventare assoluti protagonisti anche dell’estate con questa loro versione “Santa“.
Se a Sanremo 2026 l’ispirazione era stata la Brancale con Anema e Core, qui siamo sul terreno di Biagio Antonacci e della sua Non vivo più senza te.
Quello che stanno facendo i due Luca è semplicemente un’opera di decostruzione e ricostruzione, a modo loro, di qualcosa che è andata benissimo, anche ben oltre le più rosee aspettative, e piazzarci la loro faccia tosta e cazzimma.
Anche in questo caso non ci soffermiamo troppo sul testo, è una canzone estiva quindi non dobbiamo e possiamo aspettarci “la nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar…”.
Estate, la freschezza dei 20 anni di due giovani uaglioni, l’interesse è quello lì. Amen, papale papale, e va benissimo così. Ci sarà tempo e modo per loro due di parlare di fisica quantistica, di guerre, di rivoluzioni ma sti due amici hanno deciso, e lo hanno dichiarato a più riprese, di volersi divertire e le loro canzoni indubbiamente fanno divertire.
Volete un Grammy per il miglior testo? Andate da Kendrick Lamar. Volete ballare questa estate? Andate a Napoli e chiedete di Luca e Luca.
Voto: ★★★★★★
6
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