7 Aprile 2015
di Direttore Editoriale
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7 Aprile 2015

INTERVISTA a DONATO SANTOIANNI: “i talent show insegnano la competizione, ma per me la musica è condivisione”

Questa settimana intervistiamo il giovane cantautore Donato Santoianni,che ci parla del suo nuovo singolo POCHE ORE e del suo amore per i grandi cantautori

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L’intervista di oggi vede protagonista uno dei cantautori di nuova generazione più dotati e promettenti della musica italiana. Parliamo di Donato Santoianni da poche settimane uscito con il suo nuovo singolo, Poche ore.
Donato è un musicista di soli 21 anni cresciuto ascoltando (e studiando) i grandi cantautori della nostra musica.
Noi di All Music Italia lo abbiamo raggiunto per parlare con lui del suo percorso musicale e del nuovo singolo, passando dall’incontro con il suo attuale produttore, Gianni Bella e a tanti altri argomenti, i talent show, Sanremo e Luigi Tenco su tutti.
A fine intervista inoltre potete trovare la Playlist di alcuni grandi brani della musica italiana che Donato ha voluto raccogliere tra quelli che in qualche modo lo hanno aiutato a crescere musicalmente.

ATTENZIONE: Le interviste di All Music Italia sono pubblicate in due versioni, questa versione ridotta e di facile lettura e una versione integrale molto più ricca e approfondita.
Se vuoi leggere la versione integrale dove tra l’altro Donato consiglia le chicche dei grandi cantautori , giovani e non, e delle grandi interpreti della nostra musica, puoi cliccare QUI.

Partiamo proprio dagli inizi… la tua passione sconfinata per la musica arriva direttamente dai tuoi genitori e nasce fin da piccolo. Tua madre è sempre stata una grande estimatrice della musica italiana, stessa cosa vale per tuo padre che spaziava anche nella musica d’oltreoceano. Tu fin da piccolo hai fatto svariati concorsi, sono stati loro con la loro passione a spingerti a farli o è stata una tua richiesta?

Mi ricordo che quando ero molto piccolo spesso mia madre mi chiedeva di metterci a cantare insieme ed io le rispondevo che non ne avevo voglia. Preferivo decisamente giocare; quindi diciamo di sì, in un primo momento mi hanno spronato loro, anche perché io fondamentalmente mi vergognavo. L’esibizionismo già da allora non faceva parte del mio carattere. Mia mamma mi ha aiutato molto per quel che riguarda l’aspetto più vocale facendomi cantare per esempio Frank Sinatra e cantanti che ovviamente poi ho imparato ad amare. Invece per quel riguarda la cultura musicale è stato determinante mio padre che fin da bambino mi ha fatto ascoltare musica di cui magari altri bambini ignoravano l’esistenza, tipo Pierangelo Bertoli o De Gregori… lui aveva un sacco di dischi. Mia madre mi ha anche aiutato a non vergognarmi quando partecipavo ai concorsi, cosa che accadeva in quanto ero molto schivo da piccolo e difficilmente volevo prendervi parte.

Uno dei tuoi primi traguardi importanti nella musica è la partecipazione a “Ti lascio una canzone”. Come sei arrivato a quel programma?

In realtà non scelsi io di parteciparvi, non mandai la tipica richiesta d’iscrizione. Mi fu proposto da chi mi seguiva artisticamente a quei tempi. Io ero un po’ scettico inizialmente, ma giustamente mi fu spiegato che mi avrebbe dato una certa visibilità televisiva e di conseguenza anche la possibilità di fare più cose. È stato insomma una sorta di compromesso. Devo dirti che per me non è stata una grandissima esperienza, l’ho vissuta un po’ male perché prima di Ti lascio una canzone io avevo già partecipato a SanremoLab (il vecchio nome di Area Sanremo Ndr) e avevo vinto la manifestazione con un brano inedito classificandomi nei primi 8, infatti a SanremoLab i vincitori sono otto, tra cui poi vengono scelti i 2 che parteciperanno al Festival. Quindi dopo questa soddisfazione partecipare al programma ai miei occhi appariva un po’ forse come fare un passo indietro, anche perché ero un po’ grande rispetto alla media dei partecipanti. Alla fine però se devo fare un bilancio di quell’esperienza mi ha insegnato diverse cose.

Dopo Ti lascio una canzone hai debuttato con il tuo primo album, Swinging pop, un Ep che conteneva un inedito e poi grandi brani italiani ed internazionali arrangiati in chiave swing. Era una tua idea quella del disco di cover o è un progetto che hai abbracciato e fatto tuo successivamente?

A quei tempi io lavoravo con Giuliano Boursier, che era il mio manager e produttore già prima di lavorare con la Warner Music, anzi fu proprio lui a portarmici e infatti il merito di tutto quello che ho fatto in quegli anni è suo.
Con Giuliano avevamo iniziato a lavorare ad un disco di brani inediti, infatti come ti ho detto avevo partecipato a SanremoLab con una canzone che faceva parte di questo progetto che stavamo portando avanti insieme alla Warner. Poi in corso d’opera c’è stata la volontà di cambiare un po’ la direzione  da parte della mia casa discografica che ci ha proposto di fare questo Ep di cover perché ci dava garanzie maggiori di intercettare un pubblico più vasto… insomma le teorie e i ragionamenti che spesso ci sono dietro alla nascita di un primo disco e che, non sempre in effetti funzionano. Per quello il disco di inediti che era già stato prodotto e arrangiato è stato messo da parte per dare spazio al progetto di questo disco album. Il fatto di inserire un inedito all’interno era per dare un segnale che sarebbe poi seguito un disco di inediti. Disco che poi nei fatti non c’è stato.

Prima di arrivare a decidere di scrivere da solo le tue canzoni ci hai messo qualche anno ed oggi sei a tutti gli effetti un cantautore. In qualche tua intervista ho letto che inizialmente ti auto censuravi sotto questo punto di vista.
Oggi ti senti libero di metterti a nudo in musica o hai ancora qualche paura nello “scoprirti” troppo?

Io ho sempre scritto, è sempre stata una mia passione. Amo la letteratura da Dante in poi e ci tengo sempre a sottolineare che, per chi vuole approcciarsi alla musica, per scrivere ci vuole conoscenza… bisogna leggere moltissimo ed essere curiosi. In realtà non è che a quei tempi mi censurassi, in fondo fin dalla scuola anche nei temi scolastici è sempre uscita fuori la mia personalità un po’ fuori di testa. In realtà mi censuravo nel proporre le mie canzoni alla mia produzione perché da una parte non mi sentivo all’altezza dall’altra avevo paura di far sentire delle mie cose a chi già me ne stava proponendo altre; per come sono fatto io caratterialmente, probabilmente male (ride Ndr) dentro di me mi dicevo “perché dovrebbero voler ascoltare le mie cose, perché si dovrebbe scegliere una mia canzone quando Niccolò Agliardi e altri autori ne avevano scritti per me altri”. Mi sembrava una mancanza di rispetto. Poi col tempo sono un po’ cambiato sotto questo punto di vista.
Quando ho scelto di smettere di lavorare con la mia vecchia produzione, un po’ a malincuore perché sono persone a cui tengo a livello affettivo, fu proprio perché volevo prendere questa strada che mi permette di dire quello che penso e di esprimermi a 360 gradi con la mia musica. E su questo la paura non c’è, anzi tutt’altro, forse a volte mi scopro anche troppo attraverso la musica.

Nel 2008 partecipi a Castrocaro e lì incontri per la prima volta il tuo attuale produttore, Gianni Bella che già da allora rimane molto colpito da te. Quand’è che vi siete rincontrati?

Più di un anno fa sono andato a trovare Gianni, Paola sua moglie e la figlia Chiara. Persone con cui avevo già da tempo un rapporto umano… ci conoscevamo bene e loro conoscevano anche la mia famiglia. Così sono andato con mio padre solo per vedere come stava Gianni che, come tutti sanno, non era stato bene. Con me avevo portato, come facevo spesso, questo disco a cui stavo lavorando libero da produzioni con su 12/13 tracce scritte da me, e allora ho pensato di farglielo sentire per avere un consiglio da lui sulle cose che stavo scrivendo, per sapere che strada prendere e da chi andare a bussare… e invece inconsciamente avevo già bussato alla porta giusta. Dopo qualche settimana mi è arrivata una mail di Chiara che mi chiedeva se mi andava di lavorare con loro.

Com’è attualmente il tuo rapporto con Gianni. Quali sono i consigli più utili che ti ha dato?

C’è un rapporto molto bello e, per me molto strano, perché comunque parliamo di un gigante della musica italiana. C’è un rapporto molto familiare, quando mi reco in studio per lavorare, pranzo, ceno e dormo da loro. Sono come una famiglia per me. Spesso con Gianni ci ritroviamo a guardare le partite in tv insieme oppure ci capita di guardare anche programmi come The Voice. Spesso a cena parte la fase aneddoti che, come immaginerai, in una carriera lunga come la sua sono tantissimi e molti interessanti. Ecco io in quei momenti riesco a carpire sempre dei grandi insegnamenti. Il primo su tutti è quello che Gianni ha fatto nel corso della sua carriera: l’andare contro tutto e tutti pur di fare la sua musica, farla in quel modo lì che lui sentiva, e non in altri modi. Scelta coraggiosa che ha sempre portato avanti con tenacia e che, con gli anni, grazie anche al successo dei brani di Marcella e a quelli scritti per Adriano Celentano, lo ha ripagato.

Ho letto molte tue interviste in queste settimane e nel farlo c’è una cosa che mi ha colpito molto di te… qualcosa che non capita così spesso come dovrebbe nell’ambiente musicale… Tu più che citare Gianni, che poi sarebbe il nome di prestigio che chiunque probabilmente ostenterebbe, ci tieni a sottolineare il grande ruolo che ricoprono nel tuo progetto sua figlia Chiara Bella e Luca Lanza. Visto questo amore professionale incondizionato ti chiedo allora quali sono gli aspetti che più ti hanno colpito del loro modo di lavorare con te?

Guarda per me essere riconoscente è qualcosa che fa parte del mio carattere. Per dire mi capita spesso di ringraziare Giuliano Boursier, anche se non lavoriamo più insieme da anni ormai. Lo faccio perché tutto quello che ho fatto prima con lui è stato qualcosa di fondamentale per arrivare qui dove sono adesso. Per me è doveroso spiegare che dietro alla figura di Gianni Bella che c’è, ma ovviamente è meno attivo di un tempo, ci sono sua figlia Chiara (che gestisce l’etichetta discografica Nuova Gente) e Luca Lanza. Tra noi c’è un rapporto umano bellissimo, di amicizia affettiva ma, soprattutto in questo momento, professionale. Spesso ci sentiamo per confrontarci su cose che non riguardano strettamente il mio progetto ma loro ci tengono a rendermi partecipe di tutto e questo per me, è un gran valore aggiunto che mi stanno dando. Chiara è una persona entusiasta che riesce a trasmettermi questo entusiasmo e mi fa sentire “protetto” perché mi fa sentire sicuro che c’è qualcuno che crede realmente in me sia come artista che come persona. Il nostro rapporto umano è molto bello. Con Luca invece il rapporto è un po’ diverso perché siamo due musicisti, lui sicuramente migliore di me, e quindi c’è uno scambio di idee musicali, arrangiamenti e suoni. Secondo me la nostra forza è questa, riuscire ad avere un rapporto che riempie ogni campo… quello umano, discografico e musicale. Penso sia una forma di rapporto ormai abbastanza rara da trovarsi nel mondo della discografia italiana.

Arriviamo adesso al tuo singolo uscito da pochissime settimane, “Poche ore”. Questa canzone è la fotografia di un uomo che lotta con tutti i mezzi e si aggrappa ad ogni speranza possibile per un grande amore. Tu sei giovanissimo quindi credo che un amore così totalizzante e disperato allo stesso tempo non lo hai ancora vissuto sulla tua pelle, ma penso per l’appunto che tu abbia fotografato una situazione che hai vissuto da vicino. Per questo motivo ti chiedo quali sono le difficoltà che hai trovato nello scrivere questa canzone?

Bella domanda. Hai ragione non ho mai provato questa sensazione in maniera diretta, ma ho provato su di me il dolore di vedere qualcosa che “doveva andare” crollare, ed è stata una sensazione molto forte… quello che io descrivo è qualcosa che ha provato una persona vicinissima a me. Posso dirti che in ogni caso la sensazione della mancanza per quel che riguarda la mia esperienza personale è qualcosa che ho sentito molto. Per questo è stata mia volontà trascriverla dentro ad un testo, volevo esprimere quel dolore così grande che, nelle parole di Poche ore c’è perché, nonostante la canzone sia una dichiarazione d’amore romantica, è comunque una dichiarazione che non c’è mai stata, perché in realtà “è stata scritta ma non è stata letta“.
Questo tipo di dolore è sicuramente qualcosa per il momento più grande di me, probabilmente è più vicino a quello che può aver provato sulla sua pelle un uomo più maturo, ma vedendolo da vicino è come se lo avessi provato in parte anche io, e infatti la canzone è un immedesimarsi, sono io che penso a cosa succederebbe a me se fossi stato io nei panni di quella persona… cosa farei io… cosa dire… e probabilmente direi le parole che poi ho scritto in Poche ore.

Appunto, avendola vissuta così da vicino anche se non direttamente, ti sarà venuta qualche paura… ti sarai chiesto “sono in grado in mettere giù a parole dentro una canzone degli stati d’animo così forti?”

In realtà questo testo è nato da se. Ho messo giù i primi accordi e poi le parole sono nate spontaneamente. Mentre mi accorgevo di quello che stavo scrivendo avevo solo due paure. La prima era quella di banalizzare una cosa che per me era molto importante perché si sa quando si parla d’amore è facile cadere nei luoghi comuni. L’altra era di non  riuscire poi a cantarla e proporla in pubblico… di scrivere qualcosa di troppo personale o ermetico che non potesse essere capito da tutti, e se una canzone non può diventare di tutti è un fallimento in partenza.
Per fortuna credo di aver scongiurato questo rischio perché da quello che mi scrivono le persone sui social, in molti si sono rispecchiati in quelle parole.

A proposito di Social ti ho visto chiedere in occasione del lancio del Lyric video di “Poche ore”, quale fosse per chi ti segue la frase che sentivano più vicina a loro. Ora sono io a rigirare a te la stessa domanda e ti chiedo qual’è la frase di cui vai più fiero e perché?

Ce ne sono parecchie. è un testo a cui tengo molto perché ogni frase che ho scritto l’ho tenuta solo quando ero convinto che, almeno per me, fosse realmente bella. La frase a cui sono più legato è “Sono l’ombra che ti ostini a calpestare“. Penso sia un’immagine fortissima, anche perché c’è questo verbo così “forte” in quanto, quando cammini, non c’è scelta l’ombra viene calpestata per forza di cose… è un calpestare ostinato, da il senso dell’ineluttabilità di questa storia. E lì ammetto che quando l’ho scritta mi sono detto “cazzo, però bella questa frase” (ride Ndr) perché ero riuscito a dare un’immagine precisa, ad esprimere un concetto molto ampio di estremo dolore, usando pochissime parole. È un po’ anche la frase di rottura perché in Poche ore ci sono molte frasi romantiche ma, quando arrivi a quel punto, capisci che comunque vada, andrà a finire male.

Per quel che riguarda il tuo disco, dovrebbe arrivare entro fine anno. Nel frattempo sei spesso in studio a lavorare sugli altri pezzi che lo comporranno; quindi ti chiedo, a parte “Poche ore” c’è un brano già esistente che non vedi l’ora di far sentire… una canzone che ti ha fatto pensare “Ok, ci siamo. Questa è la strada…” 

Sì, c’è… ma non posso dirti il titolo per il momento. È una canzone nata prima di Poche oree a cui ora abbiamo iniziato a mettere mani in studio. Posso dirti che secondo me ad oggi, nella mia breve carriera è quella che quando la sento mi dico da solo “come cavolo hai fatto a scriverla… a pensare queste cose che hai messo in musica“. È un po’ qualcosa che va al di fuori di me, non ricordo nemmeno il momento in cui ho pensato a quei concetti di cui poi il brano parla. È un testo per me personalmente di un’importanza mastodontica e quando lo sento non riesco davvero a capacitarmi di averlo scritto io. La considero un po’ l’emblema di quello che potrei scrivere in futuro.
Oltre a questo brano ce ne sono anche altri… per esempio ce ne è uno che per me è un manifesto di quello che vorrò fare io nella vita.

Le tue fonti di ispirazione, è noto, sono i grandi cantautori. Da Lucio Dalla a Battisti, Da De Gregori allo stesso Gianni Bella. Parliamo di artisti che nel corso della loro carriera hanno scritto canzoni anche su argomenti molto importanti. Siccome spesso in Italia si dice che si scrivono un po’ troppe canzoni d’amore… sentimenti a parte qual’è il tema che sta particolarmente a cuore a Donato e che vorrebbe affrontare in una canzone?

Io non amo molto i testi con temi sociali. Cerco di tenermi alla larga il più possibile dal politico e dal retorico, però ci sono delle cose che a me che sono di questa generazione toccano molto da vicino. Un argomento che mi piacerebbe molto cantare (e in alcune cose che ho scritto ci sarà) è il fatto che noi giovani non abbiamo nulla in cui credere. Una volta c’erano gli ideali, giusti o sbagliati che fossero, però c’erano. Esisteva una spinta che portava i giovani a ritrovarsi per parlare e dialogare tra loro. Quello che io sento che manca a me e che penso manchi a gran parte della mia generazione, è la possibilità di credere in qualcosa e di conseguenza anche di sperare nel futuro. Ad oggi ci stanno convincendo che non avremo mai un futuro spingendoci ad andare tutti nella stessa direzione senza che quasi ci sia la possibilità di staccarsi da questo “gregge”. Ecco questa è una tematica che sento fortemente di voler imprimere nelle mie canzoni, il fatto che non è così, che abbiamo un futuro e dobbiamo solo trovare qualcosa in cui credere.

Hai visto Sanremo? se sì chi ti è piaciuto tra i campioni?

Malika Ayane, pur se lontana dal mio genere, è quella che più mi ha colpito. L’ho trovato perfetta, coerente con se stessa. E poi devo dirti che mi ha spiazzato Nek che secondo me avrebbe meritato la vittoria in quanto ha dimostrato capacità di evolversi e una tenuta di palco davvero notevole. Si è rivelato davvero un grande artista che forse in passato avevo sottovalutato. La sera delle cover poi l’ho trovato straordinario.

Qualche settimana fa abbiamo intervistato Irene Grandi, la quale ha dichiarato scatenando non poche polemiche, che lei era d’accordissimo con la vittoria de Il Volo a Sanremo, ma che non li trova adatti a rappresentarci all’Eurovision perché saremmo nuovamente visti soltanto come il paese del bel canto. Tu cosa ne pensi al riguardo?

Ho letto quell’intervista e devo essere sincero, Irene ha detto quello che avrei risposto anch’io. I ragazzi de Il Volo hanno un grandissimo talento, e questo non lo può mettere in dubbio nessuno, le loro voci non possono essere messe in discussione in nessun modo e anzi, ci tengo a sottolineare visto che in un’intervista hanno scritto che io avrei detto che Il Volo è destinato solo a far successo nel mondo, quasi fosse un qualcosa di negativo, che sì è vero ho detto questa cosa ma che non aveva per me nessuna connotazione negativa. La loro musica in questo caso, commercialmente parlando, ha un valore aggiunto che può arrivare ad un vasto pubblico all’estero.
Poi in realtà è bello anche vedere che in questo momento per esempio c’è Levante che è negli Stati uniti a tenere degli show, quindi in realtà, anche se con numeri diversi la musica italiana sta esportando anche altro. Io penso che Nek sarebbe stata una scelta moderna e diversa per il nostro paese in quella manifestazione e ci avrebbe fatto fare una bella figura come ai tempo di Gualazzi.

Tu ascolti un sacco di musica italiana, guardando la tua pagina Facebook spesso consigli canzoni e artisti. Allora ti chiedo di consigliare ai nostri lettori tre album di tre artisti che stanno emergendo nel nostro panorama musicale e che secondo te vanno assolutamente ascoltati…

Il primo che mi viene da citare è Bianco, un cantautore di Torino che io posto spesso su Facebook perché mi piace molto. Lo trovo forte in quanto è capace di essere sia indie che pop allo stesso tempo. Poi c’è un artista che sto amando particolarmente in questo periodo che è Colapesce, un cantautore con delle sonorità strane che trovo interessantissimo e, infine, ti cito una donna che è Levante una che a me piace proprio tanto. Due su tre sono di Torino, una città che secondo me sta diventando di una bellezza artistica nel campo della musica molto significativa.

Ora ti chiedo a bruciapelo, dimmi il nome di un nostro cantautore e di un interprete femminile che pensi siano un po’ sottovalutati, rispetto al loro reale peso artistico, dal pubblico italiano?

L’interprete femminile ce l’ho chiara in mente, spero non si offenda se dico che la trovo sottovalutata dal pubblico in quanto penso sinceramente che meriterebbe maggiore attenzione, ed è Syria. La trovo una grande artista e cantante, ma soprattutto un eccezzionale interprete. Qualche anno fa la vidi cantare il brano di Giorgio GaberSe io sapessi, e da allora mi è rimasta impressa, ora so che sta facendo uno spettacolo sulle donne della musica italiana e sono molto curioso di andarla a vedere dal vivo. Trovo che abbia una sensibilità interpretativa nell’approccio ai grandi nomi della musica italiana davvero rara in Italia. È un artista che mi piacerebbe incontrare di persona perché penso che sarebbe molto stimolante parlare con lei di musica. Per quel che riguarda il cantautore a me piace molto Il Cile, uno che penso non abbia ancora raccolto quanto ha seminato. Il suo ultimo disco mi piace molto. Lui è uno che mi è rimasto molto impresso, lo trovo davvero forte.

Grazie mille per la chiacchierata Donato, è bello che ci siano artisti così giovani che hanno i piedi ben radicati nella musica contemporanea senza scordarsi dei nomi che hanno fatto grande la musica del passato.

Grazie a voi, davvero.

Qui di seguito trovate sia il link per scaricare il nuovo singolo di Donato Santoianni se volete conoscere la playlist dei brani citati dal cantautore leggete qui la versione integrale dell’intervista.

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Ringraziamo Donato per la disponibilità e Manuel Magni di NewTone Agency


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