Santoianni dimostra ancora una volta con un nuovo album, Suonatuttomale, di essere uno dei cantautori di maggior qualità, sia musicalmente che testualmente, del nostro Paese.
Un disco che cerca la riflessione, lo scambio di idee, il confronto su temi legati alla società e alla politica internazionale. Un lavoro che, paradossalmente, suona quasi come una novità nel panorama discografico italiano contemporaneo, spesso orientato verso strade più sicure: il racconto d’amore, la leggerezza, la consolazione.
Suonatuttomale è un album ricco e stratificato, pieno di punti e spunti da ricordare: non ti prende per mano, ti mette davanti alle cose. E, soprattutto, ti invita ad analizzare il mondo con uno sguardo diverso dal tuo, senza mai scivolare nel banale.
Ai nostri microfoni, Santoianni racconta ogni sfaccettatura del progetto, scavando nel profondo delle relazioni umane – sempre meno impattanti – e di quelle social, che rischiano di sovrastare quelle realmente sociali.
Santoianni: videointervista sul nuovo album “Suonatuttomale”
Perché “Suonatuttomale”?
“Mi piaceva l’idea di giocare sul mio mestiere, sul suono, sulla musica, per cercare di fotografare tutto ciò che suona tutto male guardando fuori dalla finestra. E oggi penso di poter dire che suona davvero tutto male.
Ho chiuso il disco il 25 aprile, una giornata importante, e ho scritto questa frase che poi è diventata il titolo dell’album. Mi sento di fare le cose a modo mio, cerco sempre di esprimermi con sincerità, in modo schietto e onesto. Quello che mi interessa è che nelle mie canzoni ci sia un nesso tra me persona e me cantautore.
C’ho messo un po’ a raggiungere questo punto d’incontro tra le due nature della mia personalità. Credo che il mio modo sia riconoscibile soprattutto nella scelta delle parole e nel modo in cui dico ciò che penso”.
“La musica deve restare leggera?”
Santoianni affronta anche uno dei temi più divisivi: il rapporto tra musica e politica.
“Sono cresciuto con la musica che mi dava strumenti per capire la realtà. Ho fatto un patto con me stesso e con ciò che piace a me. So che là fuori c’è chi pensa che la musica debba essere solo divertente e consolatoria, ma sono convinto che esistano tante persone stanche di questo.
Io non ho la verità in tasca, esprimo solo il mio parere. Ma penso che il ruolo della politica nella musica sia importante, perché può esserlo per le persone”.
Bad Bunny, il SuperBowl e l’Italia
Il confronto si allarga anche alla scena internazionale.
“Non credo che in Italia siamo arrivati a quel livello di rottura tra il prima e il dopo come ha fatto Bad Bunny. Ci sono artisti come Ghali che provano a incarnare certi messaggi.
Il nostro Paese deve trovare persone che si assumano queste responsabilità e questi rischi. Io, da ascoltatore, ne sento il bisogno. Ma in giro non ne vedo molte”.
Il rapporto con gli Stati Uniti
L’album si apre e si chiude con un riferimento agli Stati Uniti, ma il legame non è personale.
“Sono cresciuto in una famiglia in cui mio nonno mi raccontava la storia in modo incredibile, poetico. E la storia dell’ultimo secolo è legata indissolubilmente agli Stati Uniti.
Questo è un disco che parla dell’esterno. Ho decostruito l’idea di Occidente che abbiamo idealizzato parlando degli USA, quasi mettendomi nei panni di un terrorista. È stata la cosa più complicata dell’album”.
Ispirare, aprire un dibattito
“Spero che chi lo ascolta faccia anche solo un piccolo ragionamento sulle tematiche che contiene. Ci metto tutto me stesso, senza sovrastrutture. Se riuscissi anche solo ad aprire un dibattito, sarebbe importante”.
La canzone incompiuta e il live
Nel disco manca un brano, o meglio: non è stato ancora completato.
“C’è una canzone che non sono riuscito a finire. Racconta la fine del mondo in un’accezione positiva. Le prime 100 copie del vinile permettono comunque di ascoltarla con un codice digitale, anche se non è finita.
Se la finisco, la suono dal vivo. Suonare dal vivo è la dimensione più importante per un cantautore. Nel mio caso, oltre alla musica, leggo anche dei testi: si amplia la visione oltre le canzoni”.
Suonatuttomale di Santoianni è un disco che non cerca scorciatoie: non consola, non addolcisce. Interroga. E forse, oggi, è proprio questo il suo valore più grande.











