Spotify introduce l’etichetta AI Persona: un badge che segnala agli ascoltatori quando il profilo che stanno guardando non appartiene a una persona reale ma a un’identità generata artificialmente. L’annuncio è arrivato oggi, 11 agosto, e il badge comincerà a comparire sui dispositivi mobile dalla metà di settembre, nel banner del profilo artista, nella sezione “About”, nei risultati di ricerca e sulla riga del brano dentro le playlist.
Insieme al badge arriva la misura che incide sul mercato: la musica degli artisti etichettati come AI Persona resta esclusa di default dalle raccomandazioni personalizzate e da quelle editoriali. Chi viene etichettato resta a catalogo e perde l’algoritmo e le playlist della redazione Spotify, cioè i due posti da cui oggi passa la scoperta di un artista nuovo. Un’AI Persona la senti solo se sei andato a cercarla e hai deciso di seguirla.
Da oggi gli artisti possono autodichiararsi come AI Persona dalla piattaforma Spotify for Artists. Spotify però non si ferma alle autodichiarazioni: la piattaforma dichiara di lavorare anche con revisioni umane e strumenti investigativi basati su AI, con priorità ai profili che hanno un pubblico sopra certe soglie e a quelli costruiti con nomi e immagini fotorealistiche generate al computer. Chi viene riconosciuto riceve una notifica e ha due strade, autodichiararsi o chiedere una nuova verifica. Nei prossimi mesi arriverà anche la possibilità, per gli utenti, di segnalare i profili sospetti.
Il badge riguarda chi firma, non come è fatta la musica
Il badge non dice che un brano è stato prodotto con l’AI: dice che l’artista dietro al brano non esiste. Un cantautore che usa strumenti generativi in studio non finisce etichettato; un progetto senza volto costruito a tavolino sì, anche se poi la musica la suonano dei musicisti veri.
Per la produzione Spotify ha già altri strumenti, arrivati fra le linee guida sull’AI del settembre 2025 e i mesi scorsi: i crediti che dichiarano l’uso dell’AI dentro i metadati con gli standard di settore, il divieto dei cloni vocali non autorizzati, il badge Verified by Spotify per gli artisti in carne e ossa e SongDNA, che espone i contributi umani a un brano. L’AI Persona è il pezzo che mancava, e riguarda l’anagrafe, non lo studio di registrazione.
Cosa cambia per chi fa musica in Italia
Per artisti ed etichette la parola che conta è “default”: chi finisce etichettato non viene rimosso dal catalogo, viene tolto dai meccanismi che portano gli ascolti. È la stessa leva con cui la piattaforma ha già mostrato di poter spostare la carriera di un progetto senza cancellare nulla, e che nell’agosto 2024 in Italia aveva colpito due vincitori di talent con i brani spariti per ascolti giudicati non organici, un caso su cui ci eravamo soffermati parlando di emergenti e streaming.
Resta da capire come Spotify tratterà i casi ibridi, quelli in cui dietro un’identità inventata ci sono autori e strumentisti reali e accreditati. La piattaforma ha annunciato che l’etichetta andrà tenuta distinta dai remix e dalle cover realizzate con AI su licenza, che devono ancora arrivare.



















