Perché Ultimo ha così tanto successo, raccontato da chi gestisce Ultimo Journal in vista del grande concerto, La favola per sempre, del 4 luglio 2026 davanti a 250.000 persone.
A un mese da Tor Vergata, abbiamo chiesto ad un grande fan che gestisce la community Instagram “Ultimo Journal“, di raccontarci il successo di Ultimo dalla prospettiva interna alla sua fan base. Il punto di vista è quello dichiarato di un fan e non riflette necessariamente la linea editoriale di All Music Italia. Lo pubblichiamo perché crediamo che sui grandi fenomeni serva anche la voce di chi quel fenomeno lo vive dall’altra parte del palco.
Ultimo, in attesa de La Favola per sempre 2026
Il 4 luglio 2026 Ultimo si esibirà davanti a 250mila persone a Tor Vergata, in quello che sarà ricordato come il più grande concerto di spettatori paganti nella storia della musica italiana. Eppure il cantautore romano è una delle figure più divisive del panorama musicale italiano: o lo ami alla follia o non lo digerisci minimamente. Senza vie di mezzo, prendere o lasciare, è così.
Davanti a un traguardo del genere, raggiunto dopo appena dieci anni di carriera, una domanda nasce spontanea: perché Ultimo ha così tanto successo? Cosa lo rende diverso, in qualche modo, da buona parte dei suoi colleghi in Italia?
Per rispondere, dalla mia prospettiva, bisogna tornare indietro di qualche anno. A Sanremo 2019, a quella conferenza stampa.
Sanremo 2019, il punto di svolta
Ci sono momenti che possono cambiare la vita delle persone, in positivo o in negativo. Quell’episodio è stato il punto di svolta della carriera di Ultimo.
Arriva in sala stampa, ha appena perso il Festival. È visibilmente infastidito, nervoso. La conferenza scivola, i toni si scaldano, e arriva la frase rimasta scolpita nella memoria collettiva: “voi avete soltanto questa settimana per sentirvi importanti”. Scende il silenzio. Cala il sipario. Sembrava la fine di tutto.
Eppure accade qualcosa di inaspettato: quella notte Ultimo riempie il primo dei 42 stadi che riempirà in carriera, il suo primo Stadio Olimpico, dove si esibirà poi il 4 luglio dello stesso anno davanti a oltre 63mila persone. Da quel momento, la sua carriera è un perenne alternarsi di stadi pieni e record battuti. Sempre nel segno di una sola parola: verità.
La “verità” come legame con i fan
Io seguo Ultimo da quel lontano 2019. Il suo essere vero, senza filtri, sia nella musica che nella vita, è qualcosa che ha reso il legame tra lui e noi suoi fan viscerale, diretto, quasi unico.
Noi fan di Ultimo viviamo la sua musica come un legame spirituale. Non in senso fanatico, ma nel senso che riconosciamo nelle parole delle sue canzoni il volersi raccontare in maniera semplice e immediata. Senza filtri. Senza rime cercate per compiacere le radio. Senza brani costruiti per ottimizzare gli ascolti. Gli riconosciamo quella verità di cui parlavo prima, e quella capacità di parlare a ognuno di noi in modo diretto.
Da amante della musica, comprendo che le sue canzoni possano sembrare poco “impegnate” o semplici a un pubblico con un orecchio più attento e acculturato. Lo comprendo. Ma spesso l’efficacia di un brano non è legata al tipo di figure retoriche usate. È legata all’immediatezza, a come quel brano riesce a descrivere e fotografare attimi della vita delle persone. Per me è qui che Ultimo ha trovato il suo terreno: nella sua semplicità, riesce a raccontare le emozioni umane e a declinarle correttamente, quelle positive ma anche quelle negative.
Mi piace dire, a chi me lo chiede, che il suo concerto rappresenta ogni anno una sorta di “seduta personale dallo psicologo”. Non perché io senta il bisogno di raccontarmi a qualcuno, ma perché quelle due ore di concerto sono per me – e per tantissimi di noi – un momento di condivisione. Una raccolta personale in cui il mondo fuori va in pausa, e possiamo sfogare tutto quello che abbiamo dentro.
Inviterei chi non ama la sua musica a venire a un suo concerto. A guardare, come faccio io, gli occhi delle persone mentre cantano. Si leggono in quegli occhi le vite, i dolori, le gioie. Basta guardare un paio di occhi mentre cantano in quei concerti, e forse si capirebbe perché Ultimo ha così tanto successo.
Un cantautore di periferia, senza stampa e senza radio
Ultimo ha dimostrato al mondo della musica che un ragazzotto di periferia di Roma con il suo pianoforte e la sua voce, cantando di emozioni, di amori perduti, di sentimenti, di gioia, di dolore, di tutto quello che sembra banale ma che fa parte della quotidianità di ogni essere umano, può diventare quasi universale. Anche senza il supporto della stampa o delle radio.
E qui, tornando a quel famoso 2019, credo che questo abbia rafforzato ancora di più il profondo legame tra lui e noi, tra lui e la sua gente. Una gente che vede in Ultimo la figura dell’outsider. Il cantautore un po’ ribelle che se ne frega della stampa, delle radio, che fa esattamente ciò che vuole. E che pretende di essere ricordato non per una pubblicità in televisione di un telefono, ma per la sua musica. Solo ed esclusivamente per la sua musica – una scelta confermata anche dal recente rinnovo dell’accordo di distribuzione con Believe, che continua a tenerlo fuori dal sistema major classico.
Basta curiosare sui suoi profili social per rendersene conto: oltre a qualche post dedicato alla vita privata, non c’è nient’altro che la sua musica, il pianoforte, “dolce amico”, e ancora la sua musica. Stop.
L’assenza di sovrastrutture, di schemi predefiniti, di cose costruite, in un mondo musicale che cerca spasmodicamente il numero, in cui l’attenzione è proiettata alla glorificazione del risultato piuttosto che alla sua tenuta nel tempo, lo rende ai nostri occhi una figura da proteggere. E costruisce un filo solido, difficile da scalfire, tra la sua gente e lui.
Tor Vergata, un traguardo che la fan base sente come suo
Per noi che seguiamo il suo percorso quotidianamente, che ci sentiamo raccontati dalle sue parole, Tor Vergata non rappresenta semplicemente il record italiano. È qualcosa di più. È un punto di arrivo condiviso.
Ciascuno di noi è orgoglioso di quel traguardo come se l’avesse raggiunto in prima persona. Ci sentiamo parte integrante del cammino che ha portato e ci sta portando a Tor Vergata. Siamo partiti, in quella sera del 4 luglio 2019, da “Non smettete mai di credere alle favole” e siamo arrivati al 4 luglio 2026 con “la favola per sempre”. Perché “la nostra storia non avrà mai una fine”. E ognuno di noi sta crescendo, giorno dopo giorno, con la consapevolezza che bastano un paio di ore all’anno per dimenticarsi di tutto quello che è accaduto intorno.
Comprendo che Ultimo possa essere un personaggio scomodo, poco apprezzato da parte del pubblico generalista. Ma il suo successo è tutto e unicamente racchiuso nelle sue canzoni. Va cercato lì, nelle sue canzoni. Nel loro essere specchio dell’anima delle persone. Nella capacità di quelle parole di essere assorbite a pieno da chi le ascolta. Da chi, magari, non si ferma all’apparenza della nomea, ma decide volontariamente di prendersi cura di sé qualche minuto in più.
Articolo a firma di A. di Ultimo Journal, fan page Instagram dedicata a Ultimo. Le opinioni espresse sono dell’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di All Music Italia.











