3 Giugno 2014
di Direttore Editoriale
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3 Giugno 2014

NEW GENERATION: INTERVISTA A DONATO SANTOIANNI

In occasione dell'uscita del suo primo singolo da cantautore, "Parte di me", All Music Italia ha raggiunto e intervistato Donato Santoianni scoprendo che...

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Donato Santoianni, 21 anni tra pochi giorni, parte dal programma RaiTi lascio una canzone” e arriva oggi, quattro anni dopo ad un nuovo inizio: debutta infatti come cantautore con il singolo “Parte di me” in vendita su iTunes dallo scorso 27 maggio.

In mezzo ci sono esperienze musicali di tutto rispetto… Il Festival di Castrocaro, la vittoria a SanremoLab e un Ep intitolato “SwingingPop”.

All Music Italia lo ha raggiunto per conoscere un po’ meglio il suo passato artistico, ma soprattutto per inaugurare con un intervista questo nuovo inizio musicale.

Dalla tua partecipazione a “Ti lascio una canzone” sono passati ormai quattro anni.
 Cosa e quanto è cambiato di te in questo arco di tempo?

In me non è cambiato poi così tanto, ero più piccolo e meno contaminato dal mondo, forse più ingenuo, ma musicalmente non ero poi tanto diverso da ora. Quello che è cambiato in maniera più consistente è tutto quello che mi circonda. Ho avuto molto tempo per continuare il mio percorso di scrittura ( tenuto nascosto ) ma soprattutto il tempo per capire quale strada fosse giusto intraprendere in maniera decisa. Nel mondo della musica ho conosciuto tanti bravissimi professionisti, ma poche persone che riuscissero ad essere in totale linea con il mio prototipo di “carriera”. In questi quattro anni la ricerca della giusta “Famiglia” artistica è stata dura, ma finalmente posso dire di essere soddisfatto e felice. Le persone che mi seguono e mi stanno dando la possibilità di crescere, sono loro il mio vero cambiamento!

Nel 2008 partecipi e vinci SanremoLab (oggi Area Sanremo). Come ricordi quell’esperienza?

Penso che dopo la mia partecipazione al Festival di Castrocaro, appena 15enne, non mi sarei mai aspettato di dover affrontare subito un’esperienza come quella dell’Accademia di Sanremo. Area Sanremo è forse il migliore ricordo che ho delle prime mie esperienze. A prescindere dal fine della competizione, ossia la tanto sperata partecipazione al Festival, quello che ti porti a casa è qualcosa di totalmente atipico ed estremamente intenso. Atipico perché è ad Area Sanremo che ho capito e imparato che la musica è prima di tutto condivisione, collaborazione e racconti di vita vissuta, qualcosa di totalmente opposto al concetto di “Competizione”. Si impara spesso più dai racconti dei ragazzi che insieme a te affrontano le selezioni, che da tutto quello che ti circonda. Intenso perché ero molto giovane, forse troppo e sono arrivato davvero ad un passo dall’Ariston. Guardandomi alle spalle credo sia stato un bene non essere poi stato scelto dalla giuria Rai, non so quanto fossi realmente pronto per quella pressione, ma di sicuro consiglio a chiunque voglia fare di questo mestiere la sua vita di affrontare un’esperienza come quella di Area Sanremo, a prescindere dal fine o dalle effettive possibilità di partecipare al Festival.

Nel 2010 pubblichi un Ep, “SwingingPop” contenente 1 inedito e sei cover riarrangiate in chiave swing tra cui spicca un impeccabile versione di “Billy Jean” di Michael Jackson.
Quanto di tuo c’era realmente in quel disco e quanto era un treno in corsa dei discografici per cavalcare la scia del successo di “Ti lascio una canzone”?
Oggi ti capita ancora di ascoltare quel disco e se sì, da ascoltatore cosa ne pensi?

In quel disco c’era molto di mio. Al contrario di quanto si possa pensare i miei progetti discografici erano già partiti ancor prima della partecipazione al programma. Avevo già firmato con la Warner Music e stavo già lavorando da anni con Giuliano Boursier. Di sicuro il concept del disco in se era funzionale a quella che era stata la mia partecipazione, puntava molto ad un pubblico nazional popolare attraverso canzoni già note, che pur essendo reinterpretate, rimanevano sempre facilmente riconoscibili. Ovviamente a conti fatti è facile dire che si poteva fare qualcosa di diverso o che fosse un semplice tentativo di cavalcare l’onda. Io dopo 4 anni posso ritenermi più che soddisfatto di quello che ha portato quel disco. Ho avuto la fortuna e l’onore di cantare all’Arena di Verona, la possibilità di suonare con una big band dal vivo, formata da grandi musicisti. Ho lavorato con grandi professionisti della discografia italiana imparando e capendo davvero come funziona il mercato.

Ogni tanto mi capita di riascoltarlo. Da ascoltatore penso che il lavoro di arrangiamento fatto in quel disco da Boursier sia qualcosa di davvero forte. Ogni canzone era un omaggio e non snaturava la melodia originaria. Per quanto riguarda me, ero probabilmente troppo giovane, non sufficientemente maturo per quel tipo di progetto. La coerenza tra artista e disco è fondamentale e probabilmente in “Swinging Pop” mancava questo tassello.

Donato Santoianni Swinging pop Cover
Quando hai sentito che il ruolo dell’interprete iniziava a starti stretto e hai maturato la consapevolezza che probabilmente potevi diventare un cantautore? Quali sono state le persone che sono state determinanti in questo passaggio interiore?

Non credo che cantautore ci si “diventi”. Ho sempre avuto una passione sfrenata per la letteratura italiana, per i poeti, per Dante. Ho sempre scritto e conservato qualsiasi idea. Probabilmente ero a mio modo, potenzialmente, un cantautore. Quando si ha una bella voce, soprattutto nelle prime esperienze, è davvero difficile evitare di farsi schiacciare dal proprio talento vocale ponendosi fin da subito come “autore”. La voce è la prima cosa che un produttore sente e spesso ci si innamora così tanto del fattore estetico che si tende a tralasciare senza indugio qualsiasi mondo creativo che possa interferire con la voce. Dopo l’esperienza di Swinging Pop ho deciso che nella vita il mio sogno non era quello di cantare bene e di stupire con virtuosismi o manierismi vocali, ma era quello di aver qualcosa da raccontare.

Sono un po’ le persone determinanti in questa mia metamorfosi. Primo fra tutti Luigi Tenco. Ho letto probabilmente tutti i libri che parlano di lui e delle sue canzoni e mi hanno totalmente fatto cambiare prospettiva artistica. Luigi Tenco è la mia rivoluzione. Un’altra persona a cui devo molto è la mia compagna di vita, che in questi anni mi ha spinto a scrivere senza tregua e mi ha aiutato a capire definitivamente che “io sono le mie canzoni”. Ultimi ma non di importanza sono Chiara Bella, Luca Lanza e il mitico Gianni Bella, che per primi hanno creduto nelle mie canzoni dandomi una reale nuova possibilità.

Gianni Bella ha deciso di credere in te e, con la sua etichetta “Nuova gente”, di produrti. Come è avvenuto l’incontro tra voi due?

Conobbi Gianni al Festival di Castrocaro, diversi anni fa. Tra la mia famiglia e la famiglia di Gianni è nata fin da subito una forte affinità e simpatia umana. Gianni era il presidente di giuria in quella edizione. E’ stato il primo vero mio sostenitore, il primo che ha riconosciuto in me un talento. In questi anni io ho preso strade diverse, come abbiamo già detto, ma non ci siamo mai persi di vista privilegiando sempre e prima di tutto il nostro rapporto umano. Gianni ha avuto un periodo difficile, per dei problemi di salute ma dopo circa 5 anni dal nostro primo incontro ci siamo rivisti nel suo storico studio di registrazione, felici di vederlo di nuovo pronto e sempre appassionato di musica e di grandi canzoni come è sempre stato. In quell’occasione non ho potuto farmi scappare la possibilità di far sentire a lui e al suo staff dell’etichetta Nuova Gente alcune mie canzoni. Il risultato è questo primo singolo “Parte di me“, il primo, spero, di una lunga serie. Poter fare musica, scrivere canzoni e produrle con la sua supervisione è davvero per me un grande onore, probabilmente è il mio vero grande successo a prescindere dai risultati. Amicizia e Musica insieme, penso sia il sogno di ogni esordiente.

Parte di me” è per l’appunto il singolo d’esordio di questa nuova direzione musicale, un brano dalla metrica swing che strizza l’occhio al pop. Credi di essere pronto a cimentarti nel genere musicale più bistrattato, ma allo stesso tempo più difficile vista la sua naturale “popolare”, com’è il pop?

Io sono sempre restio dal definire una canzone o un singolo brano come appartenente ad un determinato genere. Non so se sono pronto a cimentarmi nel “Pop” perché probabilmente non mi è ancora chiaro cosa sia realmente questo Pop e non si è nemmeno ancora capito se esista questo “Pop”. Se Pop sta per popolare, qualcosa che possa essere apprezzato da un vasto pubblico eterogeneo, non per forza con chissà quale background musicale, i Beatles e Michael Jackson sono definibili come tali, così radicalmente diversi ma ormai inchiodati alle alte vette dei dischi più venduti nel mondo, conosciuti probabilmente da tutti. Beh.. se pop vuol dire questo direi che non è un problema per me definirmi già da adesso come orgogliosamente Pop.

Se invece la concezione di Pop diventa quella di canzonette scritte a tavolino attraverso una qualche insolita formula illusoria del “SUCCESSO” in grado di renderla più vendibile possibile, in questo caso direi che non mi appartiene. Non fa parte di me scrivere una canzone e pensare fin da subito quale nicchia o grande porzione di pubblico andrò ad affrontare. Io scrivo canzoni, non penso a quello che ne sarà di loro. Possono piacere a tantissimi o a pochi, mi tengo cari quelli che ci sono e che spero ci saranno un giorno. Se mi definiranno Pop perché molta gente apprezza le mie canzoni, ne andrò più che fiero.

Il tuo singolo rappresenta con la sua freschezza e un testo che tende a sdrammatizzare un inquietudine tipicamente giovanile, la tua parte “leggera”, ma in te c’è anche il famoso “dark side of the moon”? e se sì, ti senti pronto a metterlo in musica?

Parte di me” è nata proprio come deterrente da questa mia “dark side”. È proprio quella “parte” meno amabile e paziente che cerco per tutti e 3 i minuti della canzone. Uso l’ironia come metodo per dire qualcosa di meno immediato, per potermi sfogare senza scoprire troppo le mie carte. Dietro la mia ironia e il mio voler sdrammatizzare c’è qualcosa di più critico. In molte delle mie canzoni c’è questa mia parte più ombrosa, ma credo che per esprimerla non per forza bisogna palesarla in maniera dura, malinconica e triste. In questi casi il sarcasmo è la mia arma migliore.

Se dovessi recensire tu stesso “Parte di me” come ne parleresti?

Se dovessi recensire io stesso “Parte di me” credo che farei un sondaggio. Farei ascoltare a più persone la canzone e farei dire a loro cosa hanno capito e fatto proprio. Parte di me ha proprio questa forza. E’ una canzone immediata, non ha bisogno di estrema concentrazione o chissà qualche analisi attenta per capirla. E’ così come sembra. Una ricerca di una parte di noi stessi che scappa dalle situazioni che non la rappresentano (“comitive dentro ai bar che si affogano nel rum” / “donne già sposate in cerca di fortuna”/ stereotipi vari su segretarie in minigonna) il tutto accompagnato da una melodia swing e un arrangiamento intelligentemente fresco. Senza tanti giri di parole o estremi virtuosismi melodici.

donatosantoianni

Quali saranno i prossimi passi di questo tuo nuovo percorso musicale?

I prossimi passi del mio nuovo percorso sono in divenire. Sicuramente si lavorerà ad altre canzoni in vista di un progetto più completo. Si continuerà nella promozione di questo nuovo singolo. C’è sempre la speranza di riuscire a calcare qualche palco importante per poter far sentire a più persone possibili le mie parole e le mie note ma ora come ora la mia unica priorità e quella di continuare a scrivere e produrre insieme a Gianni Bella con la direzione artistica di Chiara Bella e Luca Lanza e tutto lo Staff di Nuova Gente ponendo le giuste e solide basi per una valida carriera futura.

Parliamo un po’ del panorama musica italiano attuale. Sembra che ormai non ci siano posti e spazi in tv, nelle radio, nei live per quasi nessun artista emergente, fatta eccezione per i ragazzi che arrivano da “Amici” da Marco Carta in poi e un paio di artisti da X Factor.
 Quanto pensi che i talent stiano facendo bene alla musica (sottolineiamo alla musica, non alla discografia) e quanto in realtà stiano uccidendo realtà musicali che non hanno lo spazio e la visibilità dei loro artisti?

La prima e unica domanda che ho spesso dovuto affrontare da parte della gente e degli amici è il perché non volessi fare un talent o perché non lo avessi ancora fatto. Sinceramente da musicista non affronterei mai un talent show. Credo di non aver la forza per “lottare” a colpi di canzoni di esibizioni, come se fossero “armi” che chiunque può usare indipendentemente dalle sue capacità. E’ probabilmente un mio limite ma non vedo nei diversi format televisivi una vera opportunità per chi come me vive la musica e le canzoni con estremo pudore. Questo però è il mio parere soggettivo, se invece devo ragionare in maniera oggettiva indipendentemente dalla mia persona i talent, a mio avviso, non hanno fatto ne bene ne male alla musica, l’hanno semplicemente modificata. Hanno totalmente stravolto i canoni di “Bravura” e le modalità con cui la musica viene percepita.

Con questo non posso dire che sia stato un male o un bene. Molti hanno fatto un talent e hanno conquistato le cime della classifica, alcuni continuano ad essere nelle primissime posizioni, altri sono spariti. Non trovo estrema differenza dal classico meccanismo di qualsiasi mercato, che sia musicale o non. Quello che mi sento di dire con grande forze e decisione è che fare un talent non è assolutamente una condizione necessaria per fare musica o scrivere canzoni, c’è un percorso più lungo e tortuoso e uno più immediato e diretto. Sono scelte, ma una non esclude l’altra.

Tanti bravi artisti indipendenti stanno facendo il loro percorso, sono meno frequenti, ma sono quelli che tra 30 anni saranno ancora sul palco: Brunori Sas, Dente, LevanteRipeto, una strada non esclude l’altra, sono entrambe opportunità valide.

Quello italiano a differenza di molti paese esteri è un mondo musicale abbastanza chiuso in caselle a tenuta stagna dove c’è poca possibilità di contaminazione. 
I big duettano solo con altri big o al massimo con emergenti imposti dalla propria casa discografica in comune. Manca la voglia, soprattutto da parte di chi il successo lo ha già raggiunto e consolidato, di ascoltare, appoggiare, sostenere chi invece nonostante il talento fa fatica ad emergere, quasi come se ci fosse una sorta di paura da parte dei “grandi” che qualcun’altra possa mangiargli dentro al piatto.
Tu da giovane musicista noti anche tu questo atteggiamento un po’ egoistico e del tutto italiano?

Io ho la fortuna di lavorare con uno dei più grandi autori e artisti della storia della musica italiana, per questo faccio fatica a dire e pensare che non esistano artisti, che il successo lo hanno già più che raggiunto, pronti a mettersi in gioco come mentori. Posso dire in maniera del tutto soggettiva che forse bisognerebbe un attimo ridimensionarsi e ragionare meglio su chi merita davvero l’aggettivo “Grande” vicino al proprio nome. Per me i “Grandi” della musica italiana sono quelli che come Gianni hanno fatto delle canzoni prima di tutto un motivo di vita, che hanno vissuto il successo come una normale conseguenza di un ottimo lavoro ARTISTICO e UMANO, che hanno scritto canzoni che ad oggi rimangono tra le più conosciute e apprezzate. Se poi ad oggi esistono artisti che non vogliono collaborare con giovani emergenti per egoismo e timore di perdere il posto, o per dictat di gruppi editoriale e discografici, non credo siano da definire “Grandi”.

Io da giovane musicista posso dire che tutti i veri grandi artisti che ho conosciuto si sono sempre dimostrati “lavoratori” della musica, pronti a investire a credere in me e aiutarmi. E’ il concetto ampio di Big che forse mescola insieme i veri grandi artisti a ottimi prodotti discografici che momentaneamente funzionano.

Cinque nomi a bruciapelo di artisti italiani di successo che stimi e ascolti e tre di emergenti che tieni d’occhio…

Cesare Cremonini, Niccolò Fabi, Mario Biondi, Elisa, Tiromancino.
Brunori Sas, Levante, Bianco.

Chiudiamo sempre le nostre interviste con un giochino puramente ironico simile a quello della torre, “A chi rompi il cd”…

Emma o Alessandra Amoroso? EMMA
“Il Volo” o Cristian Imparato? IMPARATO
Justin Bieber o Miley Cirus? BIEBER
Simone Molinari o Nina Zilli? MOLINARI
Michael bublè o Peter Cincotti? CINCOTTI
Fred Buscaglione o Renato Carosone? BUSCAGLIONE

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