Eddie Brock ha pubblicato sul suo profilo Instagram Atto I: confessione, uno spoken word su base che non è un singolo, almeno per ora. Il cantautore romano ci mette dentro la paura di fallire, il peso delle aspettative e il rapporto con la stampa e con il mondo discografico. Arriva pochi mesi dopo il momento più visibile della sua carriera, e in poche ore ha superato i duemila like e i duecento commenti.
La forma non è casuale: prima di scegliere il cantautorato, Edoardo Iaschi veniva dal rap e dal freestyle. Qui però non c’è improvvisazione, il testo è scritto e recitato su una base: è la forma che si sceglie quando si vuole dire qualcosa fuori dal formato canzone.
Il testo di Atto I: confessione
Ho paura di fallire, non rispettare le mie aspettative
del peso del giudizio
addosso che è più mio che vostro
e di capire che se smetto
più nessuno mi vuol bene ma non lo do a vedere
perché è brutto e non conviene.
Ed urlo dentro le canzoni
perché il mondo fa paura
non posso stare zitto in un silenzio che divora
e sai quanto mi frega di vedermi in copertina
di gente che sorride
e poi si gira e ti rovina
e c’ho la maglietta sgualcita
di quando andavo a scuola
di quando andavo al bagno per saltare qualche ora
con la stessa paura di sentirmi fuori posto
in un mondo dove le persone
hanno tutte un costo
Non posso me ne fotto se non corro
non mi prostro
mentre guardo il conto in rosso e la notte
non chiudo occhio
con mio padre che sorride mentre guarda il disco d’oro
ed io non sono mai felice non so essere come loro
Va bene
va bene, mi ripeto che va bene
la mia ansia mi va bene
paranoie vanno bene
i commenti vanno bene
e gli insulti vanno bene
i giornali vanno bene
ma alla fine come va?
Bene
Urlo dentro le canzoni: la scrittura come sfogo
Il verso “urlo dentro le canzoni” è la chiave di tutto, e trova conferma poco dopo in “non posso stare zitto in un silenzio che divora”. La scrittura non è raccontata come mestiere ma come necessità, l’unico posto dove certe cose si possono dire.
Attorno a questo, Eddie Brock costruisce il resto per immagini concrete e non per concetti. La maglietta sgualcita della scuola, il bagno dove si andava per saltare un’ora di lezione. Sono dettagli minimi che servono a fissare una condizione precisa, quella di sentirsi fuori posto, e a dire che non è cambiata: la paura di allora è la stessa di adesso, solo il contesto è diverso.
Il disco d’oro, il padre e il paradosso del successo
Il passaggio più forte è quello in cui il padre sorride guardando il disco d’oro, mentre chi scrive non riesce a condividere quella soddisfazione: “ed io non sono mai felice non so essere come loro”. E arriva subito dopo un altro verso, “mentre guardo il conto in rosso e la notte non chiudo occhio”.
I due versi accostati dicono una cosa che nella musica italiana si racconta poco: il riconoscimento pubblico e la stabilità economica non coincidono. Nel caso di Eddie Brock, poi, non è un’immagine astratta. Prima di Non è mica te, il brano diventato virale su TikTok e poi certificato disco d’oro, Edoardo Iaschi ha fatto il rider, ha lavorato in un call center e ha gestito case vacanze per pagarsi il tempo necessario a scrivere. Il disco d’oro appeso in casa e il conto in rosso sono due cose che ha visto davvero, e a poca distanza l’una dall’altra.
Nel febbraio 2026 è arrivato all’Ariston con Avvoltoi, chiudendo il Festival all’ultimo posto in classifica. Un dettaglio che rende meno generico anche il verso sui giornali che “vanno bene”. Già allora, nella nostra intervista, aveva parlato apertamente di fragilità.
Il finale: “Va bene” è davvero un’accettazione?
La chiusura è una litania. Va bene l’ansia, vanno bene le paranoie, i commenti, gli insulti, i giornali. Poi la domanda, “ma alla fine come va?”, e la risposta secca: “Bene”.
È la parte più costruita del testo, perché quella ripetizione non convince nessuno, e non vuole convincere. Suona come qualcosa che si dice a sé stessi per tirare avanti, non come una conclusione raggiunta. L’accettazione è dichiarata ma non ottenuta, e il pezzo si ferma lì senza offrire una via d’uscita.
Il titolo, del resto, dice Atto I. Che ci sia un seguito o no, quello che Eddie Brock ha messo in circolazione è la parte che di solito resta fuori dalle interviste promozionali: non il racconto di come si arriva, ma quello di cosa costa restarci.











