11 Aprile 2026
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11 Aprile 2026

Canzonissima 2026, quarta puntata: le pagelle in tempo reale della serata “La rivincita di Sanremo”

I voti e i commenti alle esibizioni della quarta puntata di Canzonissima 2026, in onda sabato 11 aprile su Rai 1.

Il cast di Canzonissima 2026 sul palco di Rai 1 per la quarta puntata
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La quarta puntata di Canzonissima 2026 porta sul palco di Rai 1 la serata “La rivincita di Sanremo”: dodici artisti alle prese con canzoni che al Festival non hanno vinto, ma che nel tempo sono diventate parte della memoria collettiva della musica italiana. Una sfida che, già dalle prime esibizioni, ha detto cose interessanti su chi sa abitare un brano e chi no. Se non le avete lette, qui trovate le pagelle della prima puntata, della seconda e della terza.

Prima di iniziare, Milly Carlucci ha comunicato al pubblico che Elettra Lamborghini si è sentita poco bene nel pomeriggio: al momento della messa in onda non era ancora certo che riuscisse a esibirsi.

Nota: i voti esprimono una valutazione sul connubio canzone + interprete, non sull’artista in senso assoluto.

JALISSE – Su di noi

Alessandra dark, un arrangiamento che mette in luce la parte più aggressiva e graffiata del pezzo e una voce che la interpreta splendidamente. Una delle cover più riuscite dei Jalisse e, secondo noi, un’idea precisa della direzione che potrebbero prendere musicalmente per staccarsi dai classicismi che li hanno contraddistinti. Se fossimo autori di canzoni, punteremmo a essere quelli che riportano i Jalisse al Festival di Sanremo nel 2027. Qui trovate il nostro approfondimento sui Jalisse a Canzonissima.

Voto: 8

LEO GASSMANN – Io che amo solo te

Leo ama i cantautori, e si sente e si vede dalle sue scelte. Questa volta va a toccare un brano di Sergio Endrigo, a nostro avviso una delle canzoni più belle dell’intera musica italiana. Ci mette passione e sentimento, ma il brano non è assolutamente facile: è stato reinterpretato da grandissimi artisti e Leo non riesce a dargli luce in più – e, allo stesso modo, il brano non riesce a dare luce in più a lui. Manca sempre quell’intensità e quel graffio che farebbero la differenza.

Voto: 6

FAUSTO LEALI – Io amo

Fausto sul suo cavallo di battaglia, scritto dall’amico Toto Cutugno: non si può discutere. Un pezzo che può anche non piacere, ma di sicuro importante, che valorizza come pochi la timbrica graffiata del cantante che, a ottant’anni suonati, può dare lezioni a quasi tutti i colleghi.

Voto: 9

ARISA – La notte

Ci troviamo di fronte a una delle canzoni della musica italiana moderna più riuscite: un gioiello che si sposa perfettamente con la voce della sua interprete e che, nonostante gli anni, diventa sempre più bella. Quel Sanremo che la vide classificarsi seconda alle spalle di Non è l’inferno di Emma fu, nulla contro la Brown, uno sfregio. Arisa ricanta quasi quindici anni dopo la sua canzone simbolo con una voce cristallina che emoziona. Da segnalare, uno dei casi rari in cui l’arrangiamento porta qualcosa di davvero funzionale al programma: non si limita ad accompagnare, aggiunge. E ci ricorda una cosa sola: datele una bella canzone, e lei sposterà il mondo.

Voto: 9

ENRICO RUGGERI – Il ragazzo della via Gluck

Il testo di Adriano Celentano è ancora attuale. Enrico decide di dargli la sua impronta e la rende rock, con un’aura incazzata – giustamente incazzata, diremmo. Qui Ruggeri splende perché unisce parole di peso e musica rock: due cose che, quando si incontrano davvero, non hanno bisogno di altro.

Voto: 7,5

MICHELE BRAVI – Il nostro concerto

C’è un motivo preciso per cui Michele Bravi sceglie questa canzone, o meglio questo artista. Quando Umberto Bindi partecipò a Sanremo, nel 1961, fu messo ai margini per aver indossato un anello che scatenò polemiche sulla sua omosessualità. Un gesto innocuo, pagato sulla propria pelle per anni. Michele Bravi, con la sua sensibilità, omaggia quella storia: un atto che ha aperto una porta, piccola e faticosa, attraverso cui tanti negli anni successivi – lotta dopo lotta – hanno potuto fare gli stessi gesti con quella normalità che dovrebbe esserci sempre.

Sul piano dell’interpretazione, Michele il brano lo vive, lo sente sottopelle, e si vede, si percepisce, arriva. Non possiamo che ribadirlo: è uno dei rari casi, nell’attuale panorama musicale italiano, di Interprete con la I maiuscola. Il pezzo, ha ragione la giuria dei Magnifici sette, è invecchiato meno bene di altri.

Voto: 8

FABRIZIO MORO – Sono solo parole

Moro porta sul palco il brano che scrisse per Noemi nel 2012, stesso Sanremo de La notte di Arisa. Lo fa da autore, con una versione più dolce e controllata, malinconica. E accade quel miracolo che non sempre avviene – vedi alcuni brani di Fossati ricantati da lui stesso – la canzone splende altrettanto, ma in maniera diversa, in entrambe le interpretazioni. Moro era già stato tra i protagonisti della seconda puntata, dove aveva convinto anche lì.

Voto: 8,5

ELETTRA LAMBORGHINI – I bambini fanno ooh

Elettra sceglie il brano di Povia, escluso da Sanremo nel 2005 in quanto già cantato dal vivo, che lei avrebbe voluto portare nella serata delle cover al suo debutto al Festival nel 2020 senza ottenere il via libera.

Torna l’effetto tenerezza già visto con Alta marea nelle puntate precedenti. Solo che qui il pezzo è più coerente, e infatti c’è anche un coro di bambini ad accompagnarla – diremmo quasi a supportarla. Lamborghini ama cantare, lo si vede nel viso e negli occhi quando lo fa. Ma senza hit estiva, effetti, arrangiamenti killer e autotune, siamo di fronte a qualcosa di “dolcemente amatoriale”.

Se non fosse che là fuori ci sono tanti bravi cantanti che un palco il sabato sera non lo vedranno mai, potremmo anche soprassedere e farci conquistare dalla sua dolcezza. Il voto sarebbe un 4, ma per solidarietà nei confronti di chi non stava bene questa sera, lo alziamo di mezzo punto.

Voto: 4,5

IRENE GRANDI – Incoscienti giovani

Irene Grandi torna a fare la ragazza rock che tanto ci piace e ci ha conquistato in passato. Cantare i brani di Achille Lauro non è per nulla facile: in lui convivono inferno e paradiso, e trovare l’equilibrio non è scontato. Irene lo fa bene, con una malinconia struggente che racchiude perfettamente la parte femminile del pezzo.

Voto: 7,5

VITTORIO GRIGOLO – Quando quando quando

Per la prima volta Vittorio Grigolo spazia e va, con l’autore Tony Renis presente in sala – che non perde l’occasione per fare lo spottone al tenore – in un ambito più pop, come un novello Bublé. Convince? Bravo resta bravo, ma l’esperimento sa di già sentito e non stravolge nulla.

Voto: 7

MALIKA AYANE – La prima cosa bella

Un brano che già conosciamo con la voce di Malika: fu nella colonna sonora di un film di Paolo Virzì e in tanti la ricordano proprio per quella versione. Quando interpreta pezzi eleganti come questo, Malika Ayane viaggia sempre in alto grazie a una classe interpretativa che non tradisce mai.

Voto: 7

ELIO E LE STORIE TESE – La canzone mononota

Come si fa a dare un voto a una canzone che è un esercizio di stile di grandi musicisti, che hanno voluto dimostrare sul palco tutto il loro sapere? Non si fa.

Voto: senza voto, ascoltiamo e ci divertiamo con il sapere