Canzonissima 2026, le pagelle della seconda puntata.
La seconda puntata di Canzonissima 2026 porta sul palco di Rai 1 un tema più intimo rispetto alla settimana scorsa: la dedica. Una canzone per qualcuno che ci è caro, o per qualcosa che ha segnato un momento importante della propria vita. Il risultato è una serata più personale, a tratti commovente, con qualche picco alto e qualche conferma attesa. Prima di entrare nel merito delle esibizioni, però, c’è un momento che merita di essere ricordato a parte: l’omaggio a Gino Paoli, scomparso questa settimana. Michele Bravi reinterpreta Ti lascio una canzone – lo stesso brano portato nella prima puntata – e dopo la sua strofa, nel ledwall appare un filmato di Paoli che la canta. Un passaggio semplice e giusto.
Le pagelle della seconda puntata di Canzonissima 2026
Fausto Leali – Almeno tu nell’universo (Mia Martini)
Leali va a toccare un pezzo che a Sanremo non riscosse grande successo in classifica per poi diventare una pietra miliare della canzone italiana – un Sanremo in cui a vincere fu proprio lui, insieme alla Oxa. Tanti hanno provato a cantare Almeno tu nell’universo e Leali ha un timbro che richiama quell’emissione sporca e ruvida di Mia Martini. Rimane il fatto che questo brano non può essere cantato da nessun altro, perché il dolore e la storia di vita di Mia erano parte stessa dell’interpretazione. Fausto, a parte un inciampo nel testo sul finale, la fa bene. È sempre centrato, ma quella che abbiamo sentito è un’esecuzione: ben fatta, ma comunque un’esecuzione.
Voto: 7
Leo Gassmann – Tanto pé cantà (Nino Manfredi)
Leo Gassmann viene da un film in cui ha interpretato Franco Califano, dimostrando oltre alle doti attoriali anche quanto si trovi a suo agio con le canzoni romane. Rispetta l’anima sorridente e spensierata del brano, è preciso e a suo agio, guascone quanto basta. Ribadiamo che la sua voce, sulle note basse e nel “sussurrato”, risulta molto più intensa.
Voto: 6,5
Irene Grandi – La donna cannone (Francesco De Gregori)
Una delle doti che rendono Irene Grandi una fuoriclasse è la sua capacità di passare da canzoni grintose ad altre più intense, ballad che richiedono sfumature diverse, rimanendo efficace. Stasera però c’è stata qualche sbavatura e alcuni eccessi interpretativi quasi teatrali che potevano essere alleggeriti.
Voto: 6,5
Vittorio Grigolo – ‘O sole mio (Eduardo Di Capua / Giovanni Capurro)
Era annunciato con E lucevan le stelle di Puccini, poi in puntata ha scelto ‘O sole mio, brano napoletano del 1898 reso celebre dall’interpretazione di Enrico Caruso. La dedica alla figlia Bianca aggiunge un livello emotivo che con la lirica funziona sempre. Di fronte a ‘O sole mio cantata da un tenore, che si può dire. Ci si alza e si applaude, perché – come già avevamo detto la settimana scorsa – giudicare la lirica richiede competenze di un certo tipo. A noi appare preciso. Che dire?
Voto: senza voto
Enrico Ruggeri – Quello che le donne non dicono (Enrico Ruggeri)
Cosa vuoi dire all’autore, che è anche cantautore, quando interpreta il suo brano. Sa cosa sta cantando e lo fa a modo suo, pur essendo la canzone al femminile. La voce di Enrico Ruggeri dà una profondità diversa a questa canzone-manifesto e la rende intima, quasi una lettera in cui si fa il punto, si dicono le cose – e anche delle scuse – nei confronti delle proprie donne, e si riconosce la resilienza che hanno dimostrato e dimostrano.
Voto: 7
Elettra Lamborghini – Alta Marea (Antonello Venditti)
Un’Elettra inedita che canta una ballad e ci fa scoprire una sfumatura diversa della sua voce. Svuotata, quasi fanciullesca. Sia chiaro: tante imperfezioni e imprecisioni, oltre alla commozione che si porta dietro, però l’effetto stupore c’è tutto.
Voto: 6
Jalisse – Per sempre sì (Sal Da Vinci)
La canzone più amata e criticata dell’ultimo Festival vive in una nuova versione riuscitissima, dove il connubio delle voci, l’arrangiamento e i vocalizzi di Alessandra Drusian danno un’intensità nuova al pezzo. Da incidere subito. A margine: Enrico Rossi, commentando il brano in contrapposizione ai sette autori di Per sempre sì, ha citato Bruno Lauzi come unico autore di Almeno tu nell’universo. In realtà il testo è di Lauzi, ma la musica è di Maurizio Fabrizio: due autori, non uno.
Voto: 8,5
Arisa – La leva calcistica della classe ’68 (Francesco De Gregori)
Che Arisa abbia la voce più bella tra le cantanti italiane lo hanno detto già in tanti, ma sempre meglio ribadirlo. Riesce a farci sognare anche su un brano apparentemente distante da lei come quello di De Gregori, e stranamente è più convincente nelle parti meno cantate, quelle in cui la voce si abbassa e racconta.
Voto: 6,5
Paolo Antonacci – Vengo anch’io (no tu no) (Enzo Jannacci)
Il figlio raccoglie egregiamente il testimone del padre e regala un’interpretazione che si sente essere parte del suo DNA. Energico e divertente, come il brano richiede. E c’è un dettaglio in più: Vengo anch’io (no tu no) fu presentato proprio a Canzonissima, e tornare su quel palco con quella canzone, dedicandola a Biagio, vale qualcosa di più di una semplice esibizione.
Voto: 8
Fabrizio Moro – Anima fragile (Vasco Rossi)
Qui Fabrizio Moro è perfetto. Perfetto cantautore che si colloca nel mondo del grande Vasco, e perfetto autore che la rende propria senza profanare l’originale. La voce disperata di Moro è esattamente quello che questo brano chiede: ha dentro tutta la fragilità e l’emozione della vita.
Voto: 9
Michele Bravi – Se io fossi un angelo (Lucio Dalla)
Lucio Dalla è difficilissimo da cantare perché univa tecnica, genialità, timbro e la capacità di far passare ogni singola emozione attraverso la sua interpretazione. Michele Bravi, quando ha la canzone giusta, è un fuoriclasse. Anche stasera lo dimostra. Altro che Nero Bali, Balivo. Ja…
Voto: 9
Malika Ayane – Fotoromanza (Gianna Nannini)
Una Malika inedita: sensuale, seducente e vocalmente controllata, forse troppo. Risulta ammaliante ma manca di potenza e aggressività nel ritornello, che in Nannini è tutto. Ma che seduzione, vocale e non.
Voto: 6,5
Pagella al programma
Milly Carlucci e Canzonissima 2026
Seconda puntata, stessa sensazione.











