22 Marzo 2026
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22 Marzo 2026

Canzonissima 2026, le pagelle della prima puntata: Elio e le Storie Tese da un’altra galassia, Bravi il migliore

I nostri voti alle reinterpretazioni dei grandi classici italiani portate sul palco nella prima puntata dello show.

Le pagelle dei cantanti della prima puntata di Canzonissima 2026 del 21 marzo su Rai 1
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La prima puntata di Canzonissima 2026 ha aperto i battenti con undici artisti, undici classici della canzone italiana e un tema preciso: la canzone che ha cambiato la vita di chi la canta. Il risultato è una serata a tratti emozionante, a tratti prevedibile, con qualche picco alto e qualche scivolone. Ecco le nostre pagelle.

Le pagelle della prima puntata di Canzonissima 2026

Malika Ayane – Città vuota (Mina)

Malika Ayane è sempre splendida ed elegante, anche vocalmente. Se proprio le si vuole muovere una critica, è che su questo brano la potenza e l’unicità di Mina rendevano Città vuota qualcosa di più magico: un grido di dolore a suo modo, tra le righe di un’apparente leggerezza. Cosa che a Malika riesce benissimo, ma con altre canzoni.

Voto: 6,5

Fabrizio Moro – Il mio canto libero (Lucio Battisti)

Parliamo di una canzone che è già parte del patrimonio italiano e che, programma o no, sarà sicuramente tramandata nel tempo ancora a lungo. Il timbro graffiato di Fabrizio Moro è diverso da quello di Battisti, pulito ma malinconico e speranzoso al tempo stesso. Moro risulta per timbrica più “sguaiato”, ma riesce a mantenere l’intensità della canzone. L’originale resta irraggiungibile, ma questo è un limite del confronto, non dell’esibizione.

Voto: 7

Elettra Lamborghini – Bella vera (Max Pezzali)

Partiamo col presupposto che non si capisce perché questa canzone, tra le tante belle di Pezzali – soprattutto con gli 883, come Gli anni – possa essere presa per essere consegnata ai posteri. Serviva un brano da far cantare a Elettra, gioioso e alla sua portata vocale. Sentendola nella versione quasi robotica di Lamborghini, la conferma arriva puntuale. La canzone possiamo lasciarcela alle spalle, ed Elettra ha una marcia diversa quando canta Pistolero. La sua simpatia, bilaterale e travolgente, non si discute.

Voto: 5

Enrico Ruggeri – Lontano dagli occhi, lontano dal cuore (Sergio Endrigo)

La voce di Enrico Ruggeri è uno di quei timbri che ami o odi, difficilmente lascia indifferenti. Noi siamo nella prima categoria: il cantautore si sente in ogni nota, c’è una consapevolezza dietro ogni scelta interpretativa. L’arrangiamento, a nostro avviso, ha tolto un po’ di pathos al brano, appiattendo qualcosa che avrebbe potuto avere più respiro.

Voto: 6,5

Fausto Leali – Pregherò (Adriano Celentano)

Nell’anno del suo premio alla carriera a Sanremo, Leali torna e la sua voce è quella di sempre: piena. L’arrangiamento rende questo pezzo un po’ barocco, ma è nello stile di Fausto, e il finale con le influenze del coro gospel mette i puntini sulle i.

Voto: 7,5

Leo Gassmann – Un giorno credi (Edoardo Bennato)

Leo Gassmann ha delle caratteristiche vocali molto belle quando canta nelle note basse, quando sussurra. Questo brano ha le giuste note per lui: quell’inizio che arriva al petto ed emoziona. E infatti la prima parte è riuscita. Quando però il pezzo sale, Leo grida, ma non è un grido controllato: il suono emesso arriva a essere stridulo, un suono che fa quasi pensare che quel falso incidente del testo si sia concretizzato. Peccato.

Voto: 5

Jalisse – Sarà perché ti amo (Ricchi e Poveri)

Questo brano è inscindibile dalla voce leggera e sorridente di Angela. Alessandra Drusian ne fa una versione corposa e solenne, ma se togli al pezzo quella spensieratezza che ha permesso al brano di essere cantato da persone di ogni età da circa cinquant’anni, diventa un’altra cosa. Certe cose non devono essere cantate bene, ma cantate nel modo giusto. Il risultato è bello… però fa strano.

Voto: 7

Michele Bravi – Ti lascio una canzone (Ornella Vanoni)

Pur essendo anche un cantautore, Michele Bravi è sicuramente uno dei pochi veri interpreti maschili dell’era musicale attuale. Per essere bravi interpreti bisogna innanzitutto saper pesare e dosare ogni parola che si pronuncia. E Michele questo, al netto di qualche sbavatura, lo sa fare benissimo, complice anche un timbro che sa di legno del caminetto che scalda, ma a volte, con uno zampillo, scotta anche. Nota a margine: sei anelli alle mani. Se sono tutti sponsor, offre lui la cena.

La Balivo vorrebbe Bravi spensierato in musica. Ma lui si è già cimentato con la leggerezza – vedi Nero Bali con Elodie – e lo preferiamo così, in quell’angolo di cielo che oggi sanno occupare in pochi. Non ci basta tutta questa vuota leggerezza a cui costringono e rinchiudono i giovani nella musica di oggi.

Voto: 8

Elio e le Storie Tese – Rock ‘n’ Roll Robot (Alberto Camerini)

Portano la musica suonata e sembra di tornare a quel Sanremo in cui La terra dei cachi, ormai trent’anni fa, metteva i punti sulle i su questi artisti. Alieni. Non c’è altro che si possa dire.

Voto: 9

Irene Grandi – Mi ritorni in mente (Lucio Battisti)

Secondo brano di Battisti/Mogol della serata, ma del resto se non si porta avanti nel tempo quella musica, con cosa lo si fa? La ragazzaccia rock – ma anche pop, blues e tanto altro – torna in prima serata e la mancanza si è sentita in questo paese che sembra dimenticare tanto e in fretta. Irene Grandi non è mai cambiata: dolce ma sempre grintosa, con un bellissimo controllo vocale su un brano che appare molto più facile di quello che è.

Voto: 7,5

Vittorio Grigolo – Nessun dorma (Giacomo Puccini)

Dare un giudizio su un cantante lirico non è facile. Appaiono tutti perfetti a un orecchio non allenato sul genere. Ascoltare Nessun dorma all’una di notte poi ti fa sembrare tutto in pace con l’universo. E forse lo è… vedere la musica lirica, nostra per diritto, in un programma “pop” su Rai 1 è cosa buona e giusta.

Voto: senza voto

Ospiti della serata

Claudio Santamaria – Storia d’amore (Adriano Celentano)

Menzione d’onore per Claudio Santamaria, attore che spesso si cimenta con la musica, che porta a casa una bella interpretazione di Storia d’amore. Molto lineare, ma più intonato di diversi cantanti visti a Sanremo 2026.

Pagella al programma

Milly Carlucci e Canzonissima 2026

Milly Carlucci ha il suo stile, moooolto classico. Pur riconoscendole ovviamente tutte le doti da pezzo della televisione italiana, tutto prende un sapore retrò, al punto che persino alle nostre mamme inizia ad annoiare. Il programma, la giuria… sembra di essere in una puntata di Ballando con le Stelle in cui i ballerini hanno scelto di cantare e la giuria – pungentissima nel caso di Ballando – ha deciso di osannare tutti.

Capiamo che le giurie siano lì più per animare che per commentare, ma in questa prima puntata è tutto un constatare l’ovvio al punto che non ha proprio senso. Il ruolo dei “Magnifici 7” non è facile: devono commentare canzoni che sono spesso patrimonio della musica italiana, cantate da professionisti. Però fatecelo dire: che noia. Ridateci Mara Maionchi.

Dov’è l’anima di quel Canzonissima del passato? Non si sente. E l’aria di un Canzonissima 2.0 del nuovo secolo? Non c’è. Un programma che è, citando Bersani, la copia di mille riassunti – ma tutti copiati male.

Voto: 5