Pagelle Nuovi Singoli 9 ottobre: Mengoni, Jovanotti e Samurai Jay promossi, Baby K rimandata
Alvise Salerno promuove dieci brani su venti e boccia il ritorno di Dagood YL con Twentyone21: i voti di tutta la New Music Friday.



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 9 ottobre 2026, a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web che ogni settimana recensisce per noi le nuove uscite italiane.
Nella settimana del 9 ottobre 2026 troviamo, tra gli altri, nuovi brani di Marco Mengoni, Levante, Sangiovanni, Jovanotti feat Samurai Jay, Baby K feat Guè e molti altri ancora.
Queste sono le pagelle della New Music Friday dedicate ai nuovi singoli italiani usciti questa settimana. All’interno delle categorie ogni brano viene valutato in stelle e con un voto numerico, così da rendere più chiaro il livello di consiglio o bocciatura.
Come sempre si tratta di opinioni personali. Il consiglio è quello di ascoltare i singoli e farci sapere la vostra. Qui sotto trovate l’elenco completo delle nuove uscite della settimana.
NEW MUSIC FRIDAY 9 OTTOBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I brani consigliati
GIORNATE PERSE
Attendere praticamente un anno e poi ritrovarsi un brano del genere ne è valsa la pena e, soprattutto, fa capire che stare un attimo fermi serve sempre per riuscire a sviluppare e creare arte in un certo modo, vale a dire benissimo.
Nel testo, Marco Mengoni dice di avere perso delle giornate a dire “cazzate” e di non fare caso a ciò che dice, sarebbe curioso sapere a cosa si riferisca nello specifico dato che parliamo di una persona che non ha mai lesinato una dichiarazione o una battuta. Chissà.
È un brano pop di una potenza musicale molto elevata, sia per lo standard attuale ma, più in generale, per la musica italiana. Batteria che picchia forte, chitarre, archi, fiati, c’è un po’ di tutto e tutto che serve a rendere questo brano una piccola gemma incastonata nella sua discografia.
È autobiografica, l’avrete intuito dalla frase precedente, in cui è lui stesso a mettersi in discussione e a riconoscere debolezze che si trasformano in punti di forza. È una vera e propria presa di coscienza in piena regola che, senza dubbio, sarà arrivata anche grazie al percorso psicologico che spesso ha raccontato di fare da svariato tempo.
Lo special, poi, è senza dubbio un omaggio a ciò che faceva Lucio Dalla nelle sue canzoni, è un tipo di approccio molto suo e di alcune delle sue grandi canzoni. In generale, il brano è un po’ un ritorno al recente (anche se non tanto) passato di Materia (Terra).
Un ritorno con i fiocchi.
RUGGINE
Pop rock di ottima fattura per Claudia Lagona, che si discosta da ciò che ci ha fatto ascoltare a Sanremo per alzare ritmo e bpm. A memoria, non viene in mente un brano con questo tipo di schitarrate e arrangiamento nella sua discografia. Magari qualche B-side ma, ad ogni modo, resta una scelta interessante per lei.
Il testo è strano perché è narrato dal punto di vista di un uomo che abbandona la donna amata e che auspica di ricevere il perdono per essere stato qualcosa che non era fino in fondo.
Una scelta che spiazza a primo impatto ma che fa comprendere come Levante abbia scelto di narrare le forme dell’amore in ogni forma, andando oltre il confine dell’essere donna e immergendosi evidentemente nei panni di altre persone o, chissà lo scopriremo ascoltando tutto l’album, altre forme di vita in generale.
Bell’arrangiamento, bella energia, bella penna (come sempre) e un punto di vista diverso per analizzare il tema più raccontato di sempre.
La canzone è bella ma la vera hit è e resta Levante.
OK BUONANOTTE
Il vero, primo singolo di Sangiovanni dopo l’antipasto con il sample di Felicità di Lucio Dalla è questo brano in cui si parla di un uomo, probabilmente se stesso, che vive una vita davvero triste tra tasse, bollette da pagare e risentimento personale già da quando apre gli occhi al mattino.
In più, a causa di questo pessimismo cosmico, c’è pure il problema della relazione che va a ramengo giorno per giorno a causa dei continui litigi che crea lui con la sua depressione.
È una canzone molto vera e che racconta l’italiano medio che non ha tempo di fare niente e che vincola la propria vita al lavoro senza pensare agli affetti che lo circondano e a quello verso se stesso, per l’appunto.
Sangio ha scelto un arrangiamento particolare, diverso dai suoi soliti, molto movimentato ma non in cassa dritta come fatto nel passato. È una nuova via sia testuale che musicale, molto matura per un ragazzo così giovane.
E poi dicono che le nuove generazioni non capiscano nulla. Beh, Sangiovanni smentisce la tesi per l’ennesima volta.
LA CRISI DOPO I TRE
Il cantautorato indie pop fatto bene di Paolo Santo torna a produrre un singolo dopo svariati mesi dalla pubblicazione dell’album.
La storia è quella di una coppia che inizia ad avere dei problemi di coppia dopo i primi tre anni di relazione, dopo che il protagonista del brano diventa il motivo delle liti tra i due, il classico dei triangoli amorosi.
È una canzone che racconta mille storie di coppia del presente, del passato e del futuro. Del resto chi non ha mai ricevuto o fatto un paio di corna nella vita è davvero un Santo. Come Paolo, pensa te che coincidenza.
SEMPRE SOLI
Nashley ha raccontato la sua vita nei dettagli, la sua ansia e le sue angosce ma non soltanto.
Ci vuole coraggio a raccontarsi in questo modo, a mettersi a nudo e tentare di far comprendere con chiarezza a chi ascolta cosa si sta attraversando o cosa è stato attraversato per essere ciò che si è allo stato attuale.
Si parla di solitudine, di abbandono del padre, di rapporto con la madre difficile a causa della giovinezza, degli amici alcuni dei quali non sono riusciti ad emergere da una vita complicata.
Nashley ha messo nel calderone tutto e chi ascolta comprende la vita indubbiamente triste di un ragazzo che, però, ha avuto la forza di cambiare.
STRADE
OK, chiaro, a Senza Cri piacciono luoghi ampi. Strade, Spiagge, Madrid, è chiarissimo e limpido. Il prossimo titolo sarà Foresta, poi Vulcano, Cielo, Piazze e così via.
A parte gli scherzi sui titoli, chiaramente coincidenze, il brano ha il solito bell’arrangiamento di Stabber che è riuscito a donare a Cri un’identità sonora estremamente riconoscibile e chiara fatta di elementi elettronici che ne risaltano timbro, vocalità e intenzione.
Per quanto riguarda il testo, si parla di sliding doors a tutti gli effetti, di quelle strade che avremmo potuto percorrere e che, invece, abbiamo scelto di non prendere per seguirne altre.
È un significato, anche in questo caso, abbastanza universale e che riguarda tutti noi in un modo o nell’altro.
Bravo Cri.
SOPHIE
Ha fatto discutere durante Sanremo Giovani 2025, si è ritirata per ritrovarsi e riscoprirsi ed è tornata con una canzone in cui parla di se stessa, di chi sia e di cosa abbia bisogno Sophie (suo vero nome).
Problemi e disagi, confusione totale che la accompagna dall’infanzia e che sceglie di mettere in musica con questo arrangiamento ispanico molto interessante, non è usuale sentire artisti italiani cimentarsi con un tipo di suono così diverso dai nostri soliti (Biagio Antonacci escluso, ci mancherebbe).
Soap è Sophie e sta ancora tentando di ritrovarsi ma, per riuscirci, deve prima fare introspezione e scavare nel proprio io, nei propri ricordi. Scavando, riesce a trovare cose che mette in musica, come in questo caso.
Soap adesso è un foglio bianco su cui scrivere qualsiasi cosa che possa farla stare meglio.
LE FOGLIE DI TE
Samurai Jay è questo, prendere o lasciare. Ritmi sudamericani, testi in cui si parla della voglia di una donna e poco altro. Si vuole divertire con la musica e basta, cosa che trova in Jovanotti il perfetto partner dato che da tempo, ormai, ha smesso di mettere profondità nei suoi testi.
Ci si diverte e basta, non c’è davvero altro in questo brano tranne una piccola nota di colore musicale all’inizio con un pizzico di reggae che fa sempre piacere ascoltare.
Il neo “profe” di Amici ha deciso di inaugurare quest’annata con Maria De Filippi con un brano easy listening e radio friendly insieme a un artista che è amatissimo dalla gente e dalle radio.
DA QUANDO CI SEI TE
Orlando, casi come questo sono molto strani: un ragazzo molto talentuoso che riesce ad essere apprezzato sui social per la sua grande potenza vocale ma solo in versione acustica. Appena propone i brani nella versione studio perdono tutta la loro aura.
In questo caso, il singolo estratto dal suo nuovo album non ha una versione acustica per il momento ma l’impressione è che la fine potrebbe essere la medesima perché l’arrangiamento scelto è troppo un ibrido tra Olly e Juli, con una chitarra elettrica in più, e Ligabue vecchia scuola.
Poco interessante in linea generale un arrangiamento del genere, per quanto energico, ma bocciarlo sarebbe sbagliato perché tecnicamente è fatto molto bene. È il tipo di arrangiamento che crea perplessità, non il modo di averlo realizzato.
Per quanto riguarda il testo, è una storia d’amore e fine, nulla da segnalare di impattante.
Il ritornello potrebbe esplodere così come rimanere nell’anonimato più totale. Gli si augura la prima opzione.
DIO NELLA PIOGGIA
Se questa canzone avesse avuto un arrangiamento orchestrale sanremese e non questo mezzo arrangiamento che non saprei neanche come definire ma che è una specie di ballad messicana, forse sarebbe stata perfetta.
È sbagliato proprio l’arrangiamento ma sia lui sia il testo sono ottimi, molto italiani classici ma ottimi.
A tratti sembra una canzone dei primi Coldplay con l’accompagnamento dei Buena Vista, una roba simil In My Place.
Il testo parla di libertà dal passato, da ciò che non andava bene e che, a conti fatti, era solo una zavorra. Lasciare andare ciò che pesava per accogliere la leggerezza e una nuova vita migliore.
Peccato per l’esperimento, la fusione tra la musica melodica italiana e quella messicana che non suonano benissimo insieme in casi del genere.
PAGELLE NUOVI SINGOLI 9 OTTOBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI
AMORE/DILEMMA
Una delle grandi domande che probabilmente resteranno irrisolte nella musica italiana è quella sul cosa sia successo a Baby K dal brano con Chiara Ferragni in poi, perché i brani pubblicati sono uno più inconcepibile del precedente.
Attenzione, quando si parla di inconcepibile ci si riferisce alla strenua volontà, per carità lodevole sotto certi aspetti, di fare delle canzoni che non suonino mai attuali, mai fresche, mai impattanti e sempre copia e incolla con altre mille cose fatte.
Chiamare Guè per fargli fare la mega grattata di fine 2026 potrebbe anche aiutare a risollevare gli stream su Spotify ma finisce lì, perché addentrarsi nell’arrangiamento è opera inutile dato che è un solito e vecchiardo reggaeton del 2015, il testo è da mani nei capelli e anche Guè sembra che abbia preso una barra scritta in cinque secondi giusto perché doveva.
C’è un senso di svogliatezza generale che mette una sincera tristezza addosso, dato che parliamo sempre di una donna che ha portato a casa un disco di diamante e mille altri riconoscimenti in passato.
Cos’è successo Baby K? Dov’è finita tutta la tua forza discografica?
UN SALTO SU MARTE
Grande classe, grande voce tecnicamente ma canzone debolissima.
Arrangiamento vecchia scuola, per carità comprensibile data l’età anagrafica del Durante ma il problema è che viviamo nel presente e sia suoni che approccio sono totalmente differenti rispetto 30 o 40 anni fa.
È una ballatona anni 80 con grandi archi, grandi ritornelli sanremesi ma tutto si ferma quando Durante inizia a salire con la voce per toccare note altissime. Ripetiamolo, bravissimo a livello tecnico ma qualcosa non quadra, arriva solo un uomo che vuole fare sentire al pubblico che sappia cantare.
C’è molto edonismo personale e poca sostanza verso l’ascoltatore. Svariate volte è successo di ascoltare i suoi brani e il problema è sempre stato quello ma, chissà, magari il problema è la differenza generazionale tra chi scrive le pagelle e l’approccio a questo mondo musicale ormai andato che non permette di apprezzarlo come dovrebbe essere.
Sempre lasciare il beneficio del dubbio nelle cose, del resto sono pagelle non verità scritta nella pietra.
IO E NESSUNO
Ex Bnkr44 che prova la carriera da solista con un brano che ha una base simil-trap con un’aura da rage con questi suoni di tastiera tipici del ‘nuovo’ genere (almeno per l’Italia) in sottofondo che donano ampiezza al suono.
Il problema non è l’arrangiamento, è il protagonista che è anonimo al 100%. Ascolti Faster e non ti viene da dire “ah caspita, Faster dei Bnkr44 si sente subito”. Anonima la sua voce, anonimo il suo timbro e anonimo il testo in cui si tenta di parlare di una vecchia o presunta depressione passata che si ripercuote anche nel presente.
Tutto scritto in modo elementare, nessun hook che rimanga in testa, nessun concetto da memorizzare. Quindi, in sintesi, tema interessante e importante ma trattato in modo basico.
Il pericolo che rimanga “quello dei Bnkr” è altissimo, forza amico. Corri faster.
SATOSHI
La canzone è anche divertente, il problema è che sembra una canzone di serie b scartata da Geolier, non proprio il massimo.
Potremmo chiudere qui, dato che per il resto è la classica canzone trap un po’ Fast and Furious in salsa napoletana dove Lele Blade dice che porta lo swag, beat’a iss. Chi ascolta sente solo l’ennesimo trapper che flexa la sua presunta bravura e nulla più.
Canzone riempitivo, non certo una hit. Divertente sì ma non una hit da ascoltare più di una volta. Uguale a mille altre.
IL GIORNO PRIMA
Eterno Massimo Ranieri, vocalmente sempre un gigante e sempre perfetto. Studiare significa preservare le corde vocali per sempre, lui è la dimostrazione vivente.
Detto ciò, il brano è una classica ballad italiana molto molto ferma nel tempo, una di quelle cose da cantanti degli anni 60 che parlano d’amore perché sì. Tra l’altro c’è un altro problema legato al Gobbo di Notre Dame, perché in questa canzone specifica sembra di sentire non Ranieri ma di vedere il Gobbo che si muove tra le guglie di Notre Dame.
Per carità, parliamo del personaggio Disney a cui ha prestato la voce ma qui sembra davvero eccessiva la somiglianza e la spersonalizzazione di Ranieri in quanto tale.
Grande classe come sempre ma brano poco incisivo.
MALEDETTO SETTEMBRE
La canzone è senza ombra di dubbio suonata da persone reali ma la banalità dell’arrangiamento reggaeton estivo restituisce la sensazione che sia stata fatta con AI e considerando che la persona coinvolta nel brano, Orietta Berti, ha dichiarato di usarla sempre per i motivi più svariati nella musica è facile fare 2+2 (certamente sbagliando, ci mancherebbe).
È una canzone estiva dove Orietta, questa volta, tenta di fare la giovane ma fa il giro e diventa piuttosto cringe.
Nina Zilli, purtroppo, viene totalmente divorata dalla sua comprimaria e Danti fa Danti, una strofa e via.
Nel testo non si parla di niente di importante, è palesemente una canzone estiva pubblicata in ritardo e chissà perché.
Fuori tempo massimo ragazzi ma, a prescindere da questo, sembra davvero fatta con Suno ed è un peccato enorme per la caratura di questi tre artisti che meriterebbero ben altri suoni e ben altre idee.
L’UNICA COSA CHE SO
Il problema di questo brano è il mix, ma anche i suoni singoli scelti per creare l’arrangiamento, per poi riflettere sul timbro che penalizza molto questo ragazzo (imitazione non voluta di certo di Ermal Meta, ma si sente e non è un bene).
Mix e master sono sbagliati, la voce è troppo più alta ovunque, la chitarra è troppo alta nel ritornello, la voce effettata nella seconda parte è gestita malissimo, alcuni suoni nella prima parte non c’entrano nulla con l’atmosfera del brano e, tra l’altro, in alcuni tratti sembra che vada anche fuori tempo.
Insomma, questo brano è tutto sbagliato. Spiace ma si sente molto che c’è tanto da migliorare e il consiglio è sempre quello: affidarsi a gente che garantisca quantomeno dei mix e master di buon livello, perché magari il brano è interessante ma pubblicato così sembra una demo registrata in uno sgabuzzino e non va affatto bene.
TUTTO O NADA
Questa canzone è una noia mortale, spiace essere così brutali ma se si ascolta per l’ennesimo venerdì la stessa identica canzone con il solito testo, la solita mezza trappata, il solito arrangiamento che pare fatto con l’AI per quanto sia standard, ad un certo punto bisogna essere brutalmente onesti con i lettori e dire BASTA COSÌ.
GionnyScandal torna con un brano che non avrà un briciolo di successo commerciale, purtroppo per lui, perché è una canzone senza un minimo di novità e di testo che possa catturare l’attenzione, in cui tra l’altro si parla della solita storia d’amore in cui la donna viene chiamata “puttana” (la dovete smettere con sto linguaggio per attirare i ragazzini).
Non c’è nulla di interessante in questa canzone, niente.
LA STORIA COMMERCIALE
Leggo: A Columbia release, license to Sony Music Entertainment Italy.
Mi domando genuinamente se Vaz Tè abbia parlato con i ragazzi di Columbia e se abbia eventualmente accettato dei consigli sul cambiare questo brano perché la prima reazione che nasce spontanea, ascoltandolo, è solo una: basta vi prego, basta.
Ennesimo brano copia e incolla che non aggiunge niente di niente alla musica italiana e toglie spazio ad altri, occupandolo sui server che consumano preziosa acqua per il raffreddamento come tante altre canzoni della stessa risma.
È mai possibile che questi ragazzi, ascoltando i loro brani finiti, non si pongano mai la domanda sulla reale necessità del pubblico di doverli ascoltare? Perché il pubblico dovrebbe ascoltare che Vaz Tè non vuole una “storia commerciale”? Ma poi, che caspita è una storia commerciale?
Perché tutto sembra buttato lì, senza un minimo di impegno e creato in cinque minuti solo perché bisogna farlo?
Attenzione, perché se chi l’ha pubblicato crede che questa sia una hit che non poteva mancare nella musica italiana allora il problema è decisamente più grande, vuol dire che Vaz Tè ha vissuto nell’iperuranio in questi ultimi cinque anni e non ha sentito una singola canzone tra le miliardi uguali a questa.
Non ci siamo, è tutto sbagliato per citare un sommo poeta italiano.
NENA
Ed ecco qui che Dagood e Twentyone21, coloro che fino a un mese fa dovevano essere il nuovo che avanza sulla scena con la loro corridos tumbados, si adeguano al contesto facendo una canzone con una base trap classicissima 2016 che ti fa cadere le…note per terra.
Il testo è insensato, ma questo ormai lo diamo per scontato, e non si capisce più della metà di quello che viene detto. Non si distinguono tra di loro, la canzone dura 2 minuti. Insomma, una roba fatta solo per mettere un brano in streaming e dire “hey esistiamo anche noi”.
A posto così ragazzi, davvero.
GOLDEN SONG
Non ci sono Golden Song, a settimana prossima.





