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1. Bianca Balti: presenza senza retorica
Bianca Balti riesce in una cosa rarissima: entra in scena e genera riflessioni senza bisogno di proclami.
La sua sola presenza racconta qualcosa sulla malattia, sulla fragilità, sull’immagine pubblica. E lo fa senza spettacolarizzarla.
In conferenza stampa ha usato parole semplici, asciutte, senza eroismi costruiti. È la dimostrazione che si può affrontare un tema delicato senza retorica, senza slogan, senza trasformarlo in narrazione edificante.
È una differenza sottile, ma enorme.
2.Dargen D’Amico: la critica cantata
Dargen D’Amico è stato egregio. Una critica che passa attraverso la musica, non sopra di essa.
Il testo richiama Il disertore di Boris Vian, nella versione italiana resa celebre da Ivano Fossati. La scelta di intrecciare il tema della diserzione, della guerra, con Gam Gam — simbolo legato alla memoria della Shoah — è potente e rischiosa.
Non è un’operazione decorativa. È una presa di posizione musicale. E quando il contenuto è sostenuto dalla scrittura, non scivola nel didascalico.
3.Ditonellapiaga e Tony Pitoni: varietà fatto bene
Ditonellapiaga e Tony Pitoni hanno fatto una cosa semplice e difficilissima: fare musica.
Sembrava di essere in un varietà d’altri tempi, ma senza nostalgia polverosa. Musicalmente ineccepibili, grandi interpreti, consapevoli del mezzo televisivo.
Così si sta sul palco: con mestiere e ironia.
4.Il caco sul palco
Tony Pitoni aveva promesso “caco sul palco”. E caco è stato.
È un gesto piccolo, ma racconta una certa idea di desacralizzazione del Festival. Togliere solennità, inserire un elemento quasi surreale.
Non tutto deve essere monumentale. A volte alleggerire è un atto di intelligenza.
5.Cristina D’Avena rock
Meravigliosa Cristina che duetta con Le Bambole di Pezza. Mai avrei pensato che Occhi di gatto potesse stare bene con i Led Zeppelin. Grazie mille.
FLOP
1.Laura Pausini: quando l’abito non aiuta
Laura Pausini la prima sera era valorizzata da abiti che ne esaltavano presenza e fisicità.
Stasera no. Tra occhiali a mosca e pelle, l’effetto complessivo non le rendeva giustizia.
Non è una questione estetica superficiale: a Sanremo l’immagine è linguaggio. E ieri il linguaggio non era centrato.
2.Siani: la ripetizione
Alessandro Siani propone una comicità riconoscibile, ma sempre identica.
Era già stato al Festival l’anno scorso. Riproporre lo stesso schema, con le stesse dinamiche, senza variazioni reali, fa perdere forza al meccanismo.
La comicità vive di sorpresa. Qui la sorpresa mancava.
3.Il tempismo di Carlo Conti
Carlo Conti corre, deve far quadrare tempi e scaletta. Questo è chiaro.
Ma citare l’incidente del tram di Milano subito dopo La vita l’è bela non aveva senso narrativo. Nessuno.
Sembra a volte che esista una lista da spuntare: non dimenticare nessuno, citare tutto. È successo anche con Niscemi quando si parlava di Levante. Ma il racconto televisivo ha bisogno di coerenza, non di accumulo.
4.La censura del bacio tra Levante e Gaia
Il bacio tra Levante e Gaia oscurato? Davvero?
A Sanremo abbiamo visto di tutto negli anni. Ieri addirittura una grattata nelle parti intime in diretta. E il problema è un bacio?
Da dove arriva questo improvviso moralismo?
Aggiornamento 28 febbraio: in realtà non c’era nessuna censura ma semplicemente era l’inquadratura finale che passa da un primo piano a un totale. L’ha confermato il regista ma anche il fatto che tutte le esibizioni finiscono così.
5.Vincenzo Schettini: scelta infelice
Vincenzo Schettini è una figura molto esposta mediaticamente, e in questo momento al centro di discussioni sui suoi metodi di insegnamento.
Non entro nel merito. Ma forse, proprio per questo, non era la presenza più opportuna.
In certi momenti, anche accettare un invito diventa una scelta comunicativa.
6.Grignani e il numero della Pausini
Gianluca Grignani che chiede il numero di telefono a Laura Pausini in diretta.
Un momento televisivo che non aggiunge nulla. Anzi, crea un imbarazzo senza diritto di replica.
Non tutto ciò che è spontaneo è automaticamente efficace.
Sanremo 2026 – La classifica della quarta serata
- Ditonellapiaga con The Lady Is a Tramp insieme a Tony Pitoni
- Sayf con Hit the Road Jack insieme a Alex Britti e Mario Biondi
- Arisa con Quello che le donne non dicono insieme al Coro del Teatro Regio di Parma
- Bambole di Pezza con Occhi di gatto insieme a Cristina D’Avena
- Tredici Pietro con Vita insieme a Galeffi, Fudasca & Band
- Sal Da Vinci con Cinque giorni insieme a Michele Zarrillo
- LDA & Aka 7even con Andamento lento insieme a Tullio De Piscopo
- Nayt con La canzone dell’amore perduto insieme a Joan Thiele
- Dargen D’Amico con Su di noi insieme a Pupo e Fabrizio Bosso
- Luchè con Falco a metà insieme a Gianluca Grignani
Per l’elenco completo e le nostre valutazioni dettagliate dei cantanti, leggi le pagelle della serata cover.











