27 Febbraio 2026
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27 Febbraio 2026

Sanremo 2026, Bianca Balti in conferenza stampa: “il periodo più difficile inizia dopo” e cover night con sorprese

Tra cover, ospiti e temi sociali, Bianca Balti colpisce con un racconto intimo e potente.

Bianca Balti alla conferenza stampa di Sanremo 2026 parla del periodo dopo la malattia
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Sanremo 2026, conferenza stampa 27 febbraio: serata cover “gioiello”, Bianca Balti e le sorprese annunciate da Conti

La conferenza stampa di oggi, venerdì 27 febbraio, non è stata solo l’ennesima sfilata di numeri (pur importanti) e ringraziamenti istituzionali. È stata soprattutto la vigilia della serata cover, definita senza mezzi termini un “gioiello” ormai consolidato, e il momento in cui Bianca Balti ha trasformato una domanda in un racconto preciso, netto, persino scomodo: il periodo più difficile non è durante, è dopo la malattia.

Dentro ci sta tutto Sanremo: la macchina (che macina share e clip), il territorio che rivendica il Festival come identità, il servizio pubblico che prova a toccare temi sociali, e quella zona grigia che ogni anno riemerge tra polemiche, “percepito”, linguaggio e persino marchi citati nei testi. Ma oggi, più di tutto, è rimasta una parola: lutto. E un’altra: comunità.

Serata cover “fiore all’occhiello”: come si è costruita (dal 2015 a oggi)

Ad aprire la conferenza è il racconto dell’evoluzione della serata cover: da “embrioni” sparsi (ospiti, interpretazioni, formule variabili) fino alla modalità consolidata che, dal 2015, è diventata un pilastro riconoscibile e attesissimo. Oggi viene chiamata con orgoglio: un gioiello, “oggetto di conversazione, lavoro, aggiornamenti” con case discografiche e management.

Il retroscena interessante è proprio questo: la cover night non è una serata che “accade”. È una serata che si negozia, si costruisce a incastri, si rifinisce come un patchwork. E la conferenza stampa lo dice chiaramente ringraziando produzione, management e discografiche per un lavoro che serve anche a far funzionare meglio la sala stampa.

Scaletta e ospiti: Pausini in apertura, Caterina Caselli premiata, Pezzali e Gabbani

Sulla scaletta, poche anticipazioni ma ben piazzate: la serata si aprirà con Laura Pausini e un medley (senza spoiler, ma con una promessa: “un bel colpo in contropiede”).

Arriva poi un passaggio “di peso”: il Premio Città di Sanremo a Caterina Caselli, a 60 anni dalla sua partecipazione al Festival. Dopo Mogol ieri, Caselli oggi: la linea è dichiarata, ed è quella dei “pilastri” della musica italiana, chiamati non per nostalgia ma per una continuità che, qui, funziona ancora come racconto collettivo.

Fuori dall’Ariston, la cornice “diffusa” resta centrale: sul Suzuki/Lucky Stage è annunciato Francesco Gabbani; dalla nave Costa, Max Pezzali con un set e un “brano fondamentale” del repertorio (non detto, ma presentato come uno di quelli che hanno lasciato segno).

Sanremo come “vettore sociale”: dipendenze giovanili e digitale con Vincenzo Schettini

Il Festival, nelle intenzioni Rai, non è solo vetrina musicale ma anche “vettore” per temi sociali: questa sera si parlerà di disagio e dipendenze giovanili (droga, alcol, ma soprattutto dipendenza digitale) con Vincenzo Schettini, definito comunicatore capace di parlare ai target giovani.

Il dettaglio politico non è secondario: viene citata una collaborazione avviata dalla Presidenza del Consiglio con Schettini. L’idea è chiara: usare la platea enorme di Sanremo per toccare temi che fuori dal Festival spesso non riescono a bucare lo schermo. Funziona? Lo vedremo. Ma almeno è dichiarato, e non trattato come “spot morale” fuori contesto.

Bianca Balti: “il periodo più difficile inizia dopo”

Il momento emotivamente più forte arriva con una domanda sul dolore: un Festival attraversato da lutti pubblici e privati, e la malattia come dolore personale. Bianca Balti non schiva, anzi: dice che l’ultimo anno è stato “l’anno più duro” della sua vita non durante, ma dopo la fine della chemioterapia, quando bisogna elaborare un lutto particolare: quello della persona che eri prima.

Parla di “lutto della donna spensierata”, quella che non viveva con la preoccupazione di una recidiva, quella che “non aveva una cicatrice che le spezzava il corpo in due”. E aggiunge una frase che merita di essere riportata perché rompe una narrazione comoda: quando ricrescono i capelli, tutti pensano “ora stai bene”. Invece, dice, è proprio lì che inizia il periodo più difficile.

Non è confessione da talk: è una messa a fuoco. E proprio perché è netta, non suona come retorica.

“Comunità” e sorellanza: come dice di aver attraversato il lutto

Alla domanda su come abbia elaborato quel lutto, Balti usa una parola che torna più volte: comunità. Dice di essersi appoggiata a una rete di donne, incluse persone che hanno vissuto la stessa esperienza, con incontri settimanali su Zoom. La chiama apertamente sorellanza.

Qui la sua riflessione diventa anche “politica” nel senso più concreto: dice che questa esperienza le ha fatto capire il potere della visibilità e della piattaforma. Perché, quando sei dentro quella situazione, sapere di non essere l’unica ha un impatto mentale enorme. La mente, aggiunge, “aiuta a curare”. È un punto delicato, ma espresso con lucidità.

Le figlie, la mutazione genetica e il consiglio più duro: non dipendere dal giudizio

Balti parla anche delle figlie (una diciottenne e una di dieci anni, “già mi odia certe volte”, dice con ironia). Racconta che la figlia maggiore ha iniziato a sfilare e che il suo consiglio principale, nel mondo della moda, è sempre lo stesso: non far dipendere il proprio valore dal giudizio degli altri.

Lo dice come madre, ma lo ripete anche come mantra personale. Perché quel giudizio, nel lavoro legato all’immagine, è una pressione quotidiana. E qui si capisce perché Sanremo per lei non è solo una passerella: è anche un luogo dove la vulnerabilità può essere detta senza diventare spettacolo.

Balti e i social: “spesso sono sfogo della gelosia”

Quando in conferenza si parla di critiche e percepito sui social, Bianca Balti interviene con una lettura molto personale: i social, dice, sono spesso “riflesso della gelosia”. Non in modo moralista, ma come osservazione sul meccanismo: danno voce a pensieri che normalmente ci vergogneremmo di esprimere.

Lei però dice anche un’altra cosa che bilancia tutto: è “appassionatissima” del Festival, ha una canzone del cuore dal primo giorno, e lo considera “uno spaccato d’Italia”, con varietà tale da accontentare tutti. Se non ti piace tutto, è normale. Il resto, dice, “pazienza”: la musica c’è.

Il “percepito” e le polemiche: Rai risponde alle critiche sullo show

Una domanda tocca un punto che in questi giorni corre parallelo ai dati: al di là dello share, esiste un pubblico (soprattutto social) che manifesta insofferenza verso proposta musicale o show. La risposta Rai è prudente: sì, c’è un’analisi qualitativa (anche marketing), ma non risultano “alert” particolari. Le polemiche, in sostanza, sono considerate parte fisiologica del Festival.

La frase che riassume l’approccio è semplice: “lì è Sanremo”. Nel senso: cambiano i temi, ma il meccanismo della discussione resta lo stesso.

Gli ascolti della terza serata: 9,543 milioni e 60,6% (Total Audience) e crescita serata dopo serata

La parte numerica arriva con i dati della terza serata (21:46 – 1:14): 9.543.000 di ascolto medio e 60,6% di share. Nella scomposizione Total Audience, il televisore resta dominante (9,336 milioni), con una quota di fruizione via device (207 mila tra smartphone, tablet e PC) che pesa nella lettura complessiva.

Vengono citati anche i programmi collegati: Sanremo Start (11,177 milioni; 46,3%), PrimaFestival e Dopofestival. E i dati RaiPlay: crescita di fruizione e soprattutto del tempo speso, con clip e contenuti on demand che continuano a macinare minuti.

Williams Di Liberatore sottolinea la controtendenza: si cresce dalla prima alla seconda alla terza puntata, e rivendica un record di share nel perimetro storico citato (miglior risultato dal 1990).

Streaming in calo: 17,3M vs 25,8M e la spiegazione (mercato + fanbase)

Arriva anche la domanda sul calo degli streaming a 24 ore dalla pubblicazione delle canzoni: quest’anno 17,3 milioni contro i 25,8 dello scorso anno. La risposta prova a spostare il fuoco: il dato dipende anche dalla “dote social” del cast (fanbase, follower, capacità di generare volumi) e andrebbe valutato a fine Festival, quando notorietà e ascolti si stabilizzano.

Viene aggiunta un’informazione attribuita alla FIMI: la top 200 di Spotify nell’ultimo anno avrebbe perso il 26%. Quindi il Festival, in questa lettura, sarebbe dentro una dinamica più ampia di piattaforme e mercati. In parallelo, Rai rivendica un obiettivo: creare valore sugli artisti, scoprire “campioni del domani”.

Inclusione e linguaggio: la proposta di un’“officina linguistica” (e la risposta)

Uno degli interventi più “politici” arriva dalla sala stampa: l’idea che ci siano stati troppi scivoloni su parità di genere e inclusione e la proposta di avviare un’officina linguistica, una carta condivisa (Rai + Ordine dei Giornalisti) come linee guida per parlare di inclusione in modo realmente inclusivo, senza demandare tutto alla sensibilità del singolo conduttore.

La risposta non concede l’accusa (“non vedo particolari scivoloni”), ma apre uno spiraglio: perché no, mettersi a tavolino e condividere un panorama diverso per i prossimi anni. È una risposta che prova a non alimentare lo scontro, ma riconosce che il tema esiste, soprattutto perché “il pubblico dal basso lo chiede”.

Format, calendario e suspense: perché i “cinque” sono random e non in ordine

Si torna anche su una questione più tecnica ma non irrilevante: la scelta di non mostrare i “cinque” in classifica in ordine (posizioni) ma come elenco non graduato. La motivazione è televisiva: mantenere suspense, evitare che una gara lunga cinque serate perda appeal e, soprattutto, non orientare il voto pro o contro. Meno chiarezza per i “tecnici” e più tensione per lo spettacolo: è la logica dichiarata.

Brand e regolamento: quando la citazione non diventa “pubblicità”

Nel finale, ricompare il tema dei marchi: se un giornale “sbianchettato” è pubblicità, come si gestisce una canzone che cita un brand? La risposta è quella che ogni anno fa discutere perché sembra scritta da un manuale: dipende da “indebito rilievo”, contesto, filiera, aspetti contrattuali e non dalla semplice citazione in un verso.

È una zona grigia che resta tale: non basta nominare un marchio per trasformarlo in pubblicità occulta, dicono. Ma il fatto stesso che il tema torni conferma quanto Sanremo sia diventato un laboratorio permanente di confini (artistici, commerciali, editoriali).

“Sorprese non previste”: Conti annuncia una cover night “anche a sorpresa”

Nel collegamento precedente, Carlo Conti aveva chiuso la conferenza con una frase che oggi rimbalza ovunque: stanno arrivando cose non previste, e deve correre a organizzarle. La serata cover, dice, non sarà solo una festa: sarà una festa a sorpresa.

E forse è questo il modo migliore per leggere la conferenza stampa di oggi: Sanremo resta un meccanismo gigantesco che si regge su numeri, scalette e istituzioni, ma a renderlo vivo sono le crepe e le accelerazioni. La cover night come gioiello. Le sorprese dell’ultimo minuto. E, sopra tutto, una donna che dice che il “dopo” può essere più duro del “durante”.