Condividi su:

I Finley a SPOT | IL PODCAST: “Cecchetto ci disse di cantare in italiano, e ci rese unici”

Dal nome preso dagli Spurs al consiglio di Cecchetto, la storia della band che non si è mai sciolta.

I Finley ospiti di SPOT Il Podcast con Michele Monina e Massimiliano Longo
Condividi su:

I Finley sono stati ospiti di SPOT – Il Podcast, il programma che Michele Monina e Massimiliano Longo registrano dal vivo allo Spot Music Fest di Bareggio, davanti al pubblico dei giovani artisti del festival. A rappresentare la band, due dei suoi quattro componenti, Pedro e Dani, per una chiacchierata che intreccia musica e sport e che parte da una constatazione: il loro pubblico oggi ha spesso meno anni della band stessa.

Una band che non ha mai smesso

Il primo punto che Pedro e Dani tengono a chiarire è che la loro non è una reunion. Le reunion, spiegano, si fanno quando prima ci si è mandati a quel paese, e nel loro caso non è mai successo. I Finley non hanno mai smesso di suonare, un dato di fatto che molti ignorano perché nel rock c’è la tendenza ciclica a tornare dopo essersi separati, mentre loro sono semplicemente rimasti al lavoro, magari in periodi meno visibili.

Il nome preso dai San Antonio Spurs

Il nome della band nasce da un cestista che giocava nei San Antonio Spurs. Non è un caso, perché come raccontano loro stessi sono molto più appassionati e competenti di sport che di musica, e la loro produzione lo testimonia. Da bambini si fecero regalare Tele+ per seguire lo sport americano, dalla NFL al tennis, con Michael Stich, Boris Becker e Pete Sampras come primi amori. Solo con l’adolescenza è arrivata la passione per la musica.

La partita del cuore con Maradona e Totti

Uno degli aneddoti più belli riguarda la Partita del Cuore, a cui la band partecipò nel 2008, dopo Sanremo. In campo c’era Diego Armando Maradona, a cui uno di loro racconta di aver passato il pallone, una cosa incredibile a ripensarci. L’altra squadra era allenata da Francesco Totti, allo stadio Olimpico. Seduto in panchina di fianco a lui, a un certo punto Totti si girò e gli chiese se voleva entrare. La risposta, con grande onestà, fu no, per non fare una brutta figura in diretta nazionale, in un ruolo che non gli apparteneva.

Gli MTV Europe Music Awards e la generazione MTV

I Finley sono stati tra i grandi protagonisti della stagione d’oro di MTV in Italia, quella che con Marco Danelli in un’altra puntata di SPOT era stata definita la MTV Generation. Hanno vinto due MTV Europe Music Awards, in quelli che loro stessi definiscono con ironia gli ultimi anni buoni del canale. In quel periodo sui palchi c’erano anche i Dari, con cui è nata un’amicizia che è proseguita fino a un featuring nel loro ultimo disco.

Il ritorno del pop punk e i featuring

Il pop punk, il loro genere, ha avuto negli ultimi anni un ritorno vivace, spinto anche da una nuova generazione di pubblico. Per i Finley la ritrovata visibilità è insieme il frutto del lavoro degli ultimi anni e una consacrazione personale, arrivata collaborando con diverse realtà della musica italiana: dai Pinguini Tattici Nucleari a Divi dei Ministri, da J-Ax a Rose Villain, artisti che spesso li hanno seguiti da ragazzini e hanno voluto lavorare con loro.

Cecchetto e la scelta di cantare in italiano

Il passaggio decisivo della loro storia porta la firma di Claudio Cecchetto. Quando i Finley esordirono, a metà degli anni Duemila, sull’onda lunga di quello che i Green Day avevano fatto con American Idiot, avevano inciso i brani in doppia lingua, italiano e inglese. Fu Cecchetto a indicare la strada: i Green Day e i Blink 182 l’inglese lo fanno meglio di chiunque al mondo, e loro non avrebbero mai raggiunto quel livello in una lingua che non padroneggiavano. Per essere unici, dovevano farlo in italiano.

Una visione che si è rivelata giusta, e che ha permesso alla band di entrare nella vita delle persone. Da allora Pedro e Dani hanno continuato a scrivere in italiano per scelta, convinti che per trovare una poetica autentica serva la consapevolezza totale di quello che si racconta, qualcosa che in una lingua non propria è difficile da raggiungere.

L’episodio è disponibile anche su Spotify, insieme a tutte le altre puntate di SPOT – Il Podcast.

Gli episodi precedenti di SPOT – Il Podcast

Rivivi le altre puntate di SPOT – Il Podcast:

Rancore a SPOT – Il Podcast

Renzo Rubino a SPOT – Il Podcast

Renga e Ruggeri a SPOT – Il Podcast

Marco Masoli a SPOT – Il Podcast

Luca Jurman a SPOT – Il Podcast

Claudio Santamaria a SPOT – Il Podcast

Simona Molinari a SPOT – Il Podcast

Giusy Ferreri e Frankie hi-nrg a SPOT – Il Podcast

Nina Zilli e Dadà a SPOT – Il Podcast

Andrea Vittori a SPOT – Il Podcast

Marco Danelli a SPOT – Il Podcast

Mietta e Syria a SPOT – Il Podcast

Baltimora e Cioffi a SPOT – Il Podcast

Giulia Mei, Jungle Julia e Rossana De Pace a SPOT – Il Podcast

Martina Attili e Pierdavide Carone a SPOT – Il Podcast

Andrea Mirò, Patrizia Laquidara e Valentina Parisse a SPOT – Il Podcast

Claudio Trotta a SPOT – Il Podcast

Eddie Brock a SPOT – Il Podcast