Frodi nello streaming, intelligenza artificiale, il peso di Spotify e il futuro delle classifiche. Sono alcuni dei temi che Enzo Mazza, CEO della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), ha affrontato in una lunga intervista con il nostro Alvise Salerno in una puntata di Music Teller.
Un confronto diretto, durato oltre un’ora, in cui il numero uno della federazione ha spiegato come funzionano davvero le classifiche italiane e quali sfide le aspettano.
Di seguito i passaggi principali. L’intervista integrale è disponibile nel video in fondo all’articolo.
Frodi e streaming manipulation: milioni di stream cancellati ogni settimana
Il primo tema è quello della cosiddetta streaming manipulation, le frodi legate agli ascolti gonfiati artificialmente. Mazza la descrive come una questione globale, con due facce: da un lato il tentativo di scalare le classifiche, dall’altro, ancora più grave, la sottrazione di royalty ai legittimi titolari dei diritti.
Secondo il CEO della FIMI, il fenomeno è monitorato da tempo e gran parte degli ascolti sospetti viene rimossa a monte, prima della pubblicazione delle classifiche del venerdì:
“Sono milioni i brani e milioni di stream che regolarmente vengono eliminati al venerdì prima della pubblicazione delle classifiche perché risultano sospetti.”
Mazza precisa che le classifiche gestiscono ormai circa due miliardi di stream a settimana solo in Italia, e che le verifiche sui casi sospetti spettano in primo luogo alle piattaforme, gli unici soggetti in grado di intervenire in modo efficace, oltre ai controlli del chart compiler (oggi NielsenIQ, dopo la fusione con GfK). Alla domanda di Alvise su come un utente possa avere la certezza che la top 100 sia reale al 100%, Mazza ammette che non si può escludere del tutto l’uso di bot farm, ma assicura che le anomalie, quando emergono, vengono verificate ed eliminate, quasi sempre in via preventiva.
Intelligenza artificiale: in arrivo le nuove regole FIMI
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda le nuove regole sull’intelligenza artificiale, che la FIMI si appresta a pubblicare nelle prossime settimane. Il principio guida sarà quello del contributo umano:
“Human Centric è il nostro motto a livello globale. I brani musicali in cui il contributo umano è rilevante entreranno in classifica, quelli 100% AI no.”
Mazza spiega che le piattaforme dovranno introdurre un sistema di labeling, cioè un’indicazione chiara dei brani realizzati con l’intelligenza artificiale, e che la collaborazione delle piattaforme su questo fronte dovrà essere più incisiva, come già chiesto per la streaming manipulation. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare le remunerazioni degli artisti in carne e ossa, evitando lo scenario in cui una piattaforma possa un giorno trasmettere solo musica generata dall’AI senza riconoscere diritti. Resta aperto il nodo di come misurare il “contributo umano prevalente”, che secondo Mazza sarà materia di discussione e probabilmente anche di future sentenze.
Lo scontro cordiale sulle classifiche delle radio
Da radiofonico, Alvise ha portato il punto di vista delle radio, chiedendo se i risultati radiofonici potrebbero un giorno confluire nelle classifiche FIMI. La risposta di Mazza è netta: le classifiche radio non sono classifiche di vendita né di consumo, perché i passaggi sono decisi dalle emittenti.
“Se la radio Italia manda 100 volte un brano, quel brano va al primo posto.”
Per questo, sostiene il CEO della FIMI, non sarebbe coerente inserirle in una classifica basata sui consumi reali, dove invece valgono cap e conversion rate. Un confronto rimasto sempre cordiale, in cui le due parti hanno riconosciuto le rispettive ragioni.
TikTok e Reel verso le classifiche?
Tra le possibili evoluzioni future, Mazza apre all’inclusione degli short form video, quindi TikTok, Reel e simili, come nuova forma di consumo musicale, dopo l’integrazione dei video di YouTube avvenuta qualche anno fa. Il motivo è generazionale:
“La generazione alfa, l’ultima generazione, di fatto consuma la musica attraverso TikTok.”
Un dato che, se confermato dalle analisi, potrebbe spingere verso una revisione del modo in cui si misurano gli ascolti.
La video intervista a Enzo Mazza
Nel corso del lungo confronto, Mazza e Alvise hanno toccato molti altri temi: la storica questione dei singoli estratti dagli album che occupano le classifiche (e la proposta di una doppia classifica), il peso reale di Spotify (che in gran parte d’Italia, sottolinea Mazza, è meno dominante di YouTube Free), i 20-30 milioni di utenti che ascoltano musica gratis e il nodo culturale della scarsa propensione a pagare per i contenuti, la crescita del mercato fisico trainata dai super fan e dal D2C delle case discografiche, fino al funzionamento del panel di vendita e alle curiosità sulle copertine sbagliate in classifica.
L’intervista completa con il CEO della FIMI è disponibile a seguire.











