6 Luglio 2026
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6 Luglio 2026

Renzo Rubino a SPOT | IL PODCAST: “Dopo Sanremo non sapevo cosa fare, Porto Rubino mi ha salvato”

Il cantautore pugliese, ospite di SPOT Il Podcast con Michele Monina e Massimiliano Longo, racconta la nascita del suo Festival.

Renzo Rubino al microfono durante l'intervista a SPOT Il Podcast, tra Massimiliano Longo e Michele Monina
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Renzo Rubino è stato ospite di SPOT – Il Podcast, il format condotto da Michele Monina e Massimiliano Longo che si registra dal vivo, all’aperto, allo Spot Music Fest di Bareggio, nel Parco Arcadia alle porte di Milano. Il cantautore pugliese arriva sul palco con l’immaginario che si porta dietro da anni, quello del mare, delle barche e dei porti, e racconta la storia di Porto Rubino, il festival che ha ideato e che nel tempo lo ha, a suo dire, rimesso in piedi.

Non un’intervista promozionale, ma il racconto di come una cosa nata per gioco, un uomo con una piccola barca che suona da solo in un porto, sia diventata un evento e insieme una via d’uscita da un momento difficile. In mezzo, gli aneddoti sugli artisti ospiti, il lavoro di ricerca sui giovani e un disco a cui sta lavorando da tempo.

Cos’è Porto Rubino: il palco è una barca

Il festival che Rubino organizza in Puglia ha una particolarità che lo rende diverso da tutti gli altri: il palcoscenico è una barca e il pubblico guarda lo spettacolo dalla banchina. L’elemento mare è costante, ed è un’esperienza magica per chi guarda, meno per chi sta a bordo tra onde e rollio. Un’idea che nasce da un immaginario preciso, quello di chi con il mare ci vive davvero.

Attorno a questo formato Rubino ha costruito nel tempo un cast che alterna nomi affermati e artisti giovani. Quest’anno si è dato dei temi per le singole serate, come quella dedicata al pensiero e alla parola, con Carmen Consoli come artista principale, un nome che inseguiva da anni. Poi una serata elettronica con Dardust, e ancora Ditonella Piaga e Venerus, in una programmazione che tiene insieme cantautorato e ricerca.

Come è nata l’idea dopo il Sanremo 2018

Il punto di partenza è un momento di crisi. Dopo il Festival di Sanremo del 2018, che non era andato come sperava, Rubino non aveva granché voglia di fare concerti e non sapeva bene cosa fare. Avendo una piccola barca, è andato per mare e ha iniziato a suonare da solo nei porti. Era l’anno in cui si parlava di porti chiusi, e lui il porto lo scopriva invece come un luogo pieno di persone, pescatori, bambini, accogliente.

Da quelle prime canzoni suonate in una caletta è nato tutto. La svolta arriva con una telefonata a Giuliano Sangiorgi, invitato a salire a bordo per suonare qualche pezzo. Da lì il passaparola tra amici, l’idea di vedere il proprio artista preferito in un contesto come quello della Puglia di sera, tra luna, mare e onde, e la trasformazione in un evento speciale.

“Porto Rubino mi ha salvato”

Alla domanda se in otto anni il festival lo abbia distratto dalla musica, Rubino risponde ribaltando la prospettiva. Racconta che Porto Rubino, in qualche modo, lo ha aiutato, e alla parola diretta dei conduttori, “ti ha salvato?”, conferma. Gli ha ridato respiro e voglia di fare, evitandogli di entrare in ottiche troppo rigide subito dopo Sanremo.

Il paradosso che racconta è proprio questo: dopo il buio del 2018, la sua attività musicale è cresciuta più che mai, e in maniera laterale ha iniziato a fare molti più concerti di prima. Al punto che oggi dice di essere pronto a cedere il festival, magari proprio ai due conduttori, per dedicarsi soltanto alla parte artistica, pur riconoscendo quanto quella creatura faticosa gli abbia dato.

Gli aneddoti tra multe, tuffi e mal di mare

Un festival in mare porta con sé storie che altrove non capiterebbero. Rubino racconta di Eugenio di Eugenio in Via di Gioia, che dopo essersi tuffato dalla barca a fine concerto si è visto arrivare una multa, perché in quelle acque non si può, tra Guardia Costiera e sommozzatori. E di Piero Pelù che, nonostante l’invito a non farlo, nella serata dei pirati si è lanciato e ha fatto tuffare anche il comandante, il mozzo e tutto l’equipaggio.

C’è poi il rovescio della medaglia, chi il mare lo ha sofferto. Rubino cita Francesca Michielin e Tosca, quest’ultima al punto da chiedergli di non invitarla mai più su una barca. E la storia di Vinicio Capossela, che si è tuffato per recuperare il proprio cane finito in acqua. Aneddoti che, dice, rendono Porto Rubino non solo un concerto ma un contesto intero.

Gli artisti che non hanno capito il contesto

Non tutto fila liscio. Quando gli amici disposti a salire gratis sono finiti, sono arrivati i cachet e con loro anche qualche delusione, con artisti che non avevano capito dove si trovavano. Rubino racconta di chi pretendeva di portare quindici persone tra ballerini e visual su una barca, senza rendersi conto degli spazi e del senso del festival.

All’opposto, l’esempio positivo che porta è quello di Madame, una delle artiste che ama di più, che pur avendo una produzione elettronica e complessa ha capito il festival ed è salita in duo, quasi in acustico, costruendo una serata pensata apposta. Per Rubino è questo lo sforzo che chiede: se le canzoni sono belle, si possono spogliare e rivestire per ogni contesto.

La ricerca sui giovani e il contest per gli emergenti

Uno dei motivi di orgoglio di Rubino è il lavoro di scouting portato avanti negli anni. Cita Joan Thiele e Lucio Corsi, nomi passati da Porto Rubino prima di diventare i nomi che sono oggi.

Da qui l’idea di un contest per le nuove generazioni, ospitato al Detune di Milano, con centinaia di candidature arrivate e una selezione severa. Rubino racconta che tra i progetti presentati ne ha trovati decine di livello altissimo, a volte superiore a quello di artisti già affermati saliti sulla barca come nomi principali. Un segnale, dice, che se questi ragazzi vengono seguiti e viene dato loro uno spazio in cui suonare, per la musica italiana ci sono buone premesse.

Il disco più bello e i sogni per il festival

Sul fronte personale, Rubino conferma di lavorare da tempo a quello che considera il disco più bello della sua vita. La scrittura e la preproduzione sono finite, l’incisione della versione definitiva è in corso, ma non si sbilancia su una data. Il desiderio è farlo uscire prima della decima edizione del festival, traguardo che si è dato quasi come una sfida, dato che ogni anno dice che sarà l’ultimo e ogni anno lo rifà.

Guardando avanti, sogna di portare Porto Rubino fuori dalla Puglia senza snaturarlo, in luoghi dall’immaginario poetico come Venezia, Genova o la Sicilia, e confessa di provarci ogni anno con Milano, magari all’idroscalo. Prima di lasciare il palco per raggiungere il contest, chiude con l’augurio ai conduttori che anche il loro progetto, come è successo a lui e ad All Music Italia, cresca partendo da qualcosa di piccolo in cui si crede.

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