La finale di Canzonissima 2026, in onda sabato 25 aprile su Rai 1, chiude il programma con i concorrenti che tornano a cantare i propri brani. Se non le avete ancora lette, qui trovate le pagelle della quinta puntata.
Nota: i voti esprimono una valutazione sul connubio canzone + interprete + resa televisiva, non sull’artista in senso assoluto.
Le pagelle della finale di Canzonissima 2026
IRENE GRANDI – BRUCI LA CITTÀ
Irene Grandi ripropone il brano che nel 2007 Pippo Baudo scartò dal Festival di Sanremo e che poi trovò il grande successo estivo vincendo il Festivalbar. Firma il pezzo Francesco Bianconi dei Baustelle.
Questa versione con orchestra in studio perde un po’ in potenza rispetto alla versione radio e Irene ha qualche imprecisione. In ogni caso gran pezzo.
Voto: 6 e mezzo
ENRICO RUGGERI – PETER PAN
Un grande brano di Ruggeri che pesca nell’immaginario emotivo di Peter Pan ma in chiave onirica e rock. Una canzone che a nostro avviso merita di essere riscoperto assolutamente.
Ruggeri lo interpreta come se fosse la prima volta con quel refrain irresistibile del ritornello e quel piglio rock innato anche se, anche in questo caso, l’orchestra sembra non fare da appoggio perfetto alla voce.
Voto: 7
JALISSE – FIUMI DI PAROLE
La canzone dello scandalo. Quella con cui i Jalisse vinsero Sanremo e iniziarono un lungo esilio assurdo.
Siamo tra quelli che non compresero totalmente quella vittoria visto che in gara c’erano canzoni come E dimmi che non vuoi morire di Patty Pravo e Sei tu di Syria. Ma Sanremo riserva da sempre anche queste sorprese.
Il pezzo, va detto, non è invecchiato col tempo rispetto ad altri. Rimane un classico e qui, al contrario delle due esibizioni precedenti, l’orchestra gli dona quel piglio ritmato in più. Sempre brava Alessandra nonostante qualche evidente problema tecnico.
Voto: 8
FAUSTO LEALI – MI MANCHI
Fausto Leali canta per la terza volta un suo brano e ancora volta è un classico davvero importante da riscoprire. Voce sempre al top.
Voto: 7 e mezzo
MALIKA AYANE – SENZA FARE SUL SERIO
Una delle canzoni più riuscite della discografia di Malika Ayane che scorre su note frenetiche composte da Edwyn Roberts. Lei precisa, ironica e ancora pronta a mettesi in gioco.
Voto: 7 e mezzo
RICCARDO COCCIANTE – MARGHERITA
La vera canzonissima della serata. Un brano legato indissolubilmente alla vocalità del suo autore, come quasi tutti i successi di Cocciante.
50 anni fa Margherita conquistava tutti con quell’intensità, quello strazio dell’anima che ti entra dentro e sa raccontare perfettamente, con note e parole, una figura che va oltre l’amore, un riferimento nella propria vita.
È una versione un poì più soft di quella a cui siamo abituati, meno efficace, ma Riccardo Cocciante non è cambiato nell’anima rispetto all’uscita di questa canzone. E si sente. Sublime.
Voto: 9 e mezzo
VITTORIO GRIGOLO – E LUCEVAN LE STELLE
Per il gran finale di Vittorio Grigòlo torna nel suo territorio, l’opera e ha il merito di portare l’eccellenza del repertorio classico operistico in prima serata.
Voto: 9 e mezzo
ELETTRA LAMBORGHINI – VOILÀ
Elettra bisogna prenderla in questo contesto come l’elemento televisivo che porta allegria. Non possiamo certo prendere seriamente Voilà come canzonissima da tramandare alla prossima generazione. Giusto?
Comunque Elettra, visto che non deve fare grandi virtuosismi, almeno imparare i testi a memoria anziché avere lo sguardo fisso sul gobbo, dai.
Voto: 6
ARISA – CANTA ANCORA
Una di quelle canzoni che, anche per via del legame con le immagini del film Il ragazzo con i pantaloni rosa, si è caricata di un peso ancora più forte.
Arisa la canta magnificamente. La veste con misura, senza forzarla, e la porta dove deve stare. La voce, ancora una volta, è di quelle che su questo tipo di repertorio fanno sembrare tutto più semplice di quanto sia. Arisa meriterebbe di cantare tante “Canzonissime”.
Voto: 8 e mezzo
ELIO E LE STORIE TESE – SERVI DELLA GLEBA
La faccia di Milly Carlucci di fronte alla scelta degli Elii del brano per veri intenditori della band uscito nel 1992, vale tutto. Il look fa il resto. Non è possibile classificare o votare la loro musica.
Voto: senza voto
FABRIZIO MORO – PORTAMI VIA
Eccola, una di quelle canzoni che avrebbe meritato la vittoria al Festival di Sanremo ma quello del 2017 era un anno dove la concorrenza è stata alta tra Occidentali’s Karma, Che sia benedetta e Il Diario degli errori.
Questa sera Moro non la fa al meglio ma il suo timbro su queste canzoni, e con questa scrittura, fa la magia.
Voto: 8
MICHELE BRAVI – GENITORE 3
Michele Bravi porta il suo ultimo singolo, una canzone che riflette sulla possibilità per una persona omosessuale di avere un figlio, Genitore 3.
Argomento importante e che merita la prima serata Rai. Testo ben scritto, musica un po’ troppo “filastroccosa” per i nostri gusti.
Voto: 6 e mezzo
LEO GASSMANN – GIRASOLE
Leo, dopo un talent e tre Festival, deve trovare la sua direzione musicale. Che, spiace dirlo, non c’è. Anche la scelta di portare un brano del suo disco, probabilmente prossimo singolo, appare fuori contesto.
Pezzo leggero, solare che parla d’amore. L’ennesimo.
Voto: 5 e mezzo
La finale e il programma
La serata finale di Canzonissima 2026 conferma il limite più evidente del format: aver importato il famoso pongo-regolamento di Amici.
Quella che doveva essere una gara di canzoni è diventata, strada facendo, anche una vetrina promozionale. E questo al netto del fatto che quasi tutti gli artisti in gara abbiano davvero in repertorio una loro canzonissima, da Fabrizio Moro ad Arisa. Proprio per questo sarebbe stato più giusto concentrare quelle esibizioni in una sola puntata, invece di cambiare ogni settimana il senso della gara.
Ne esce un esperimento riuscito poco. Una specie di Ballando con le stelle del canto, spesso più faticoso da seguire che davvero capace di tenere accesa la serata. Anche la giuria, in questo, ha finito per pesare più del dovuto: da una parte l’ego del “Signor No” Maiolini, professionista che nella musica ha vinto praticamente tutto e che a tratti sembrava voler stare in scena quasi quanto i concorrenti, dall’altra un Cecchetto molto più spento rispetto a quello che il pubblico televisivo conosce da anni.
La battuta di Maiolini a Elettra Lamborghini, “Non mi lamento nemmeno io dei miei dischi d’oro e di platino…”, detta in tono ironico ma non troppo, sta perfettamente dentro questo clima: una giuria spesso più concentrata su se stessa che sul programma e un meccanismo che, alla fine, ha finito per confondere più che valorizzare.
Voto al programma: 4 e mezzo











