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Ma quale musica leggera?

Amici 24: vendite al minimo storico. La crisi di un format, quello del talent, che necessità di uno scossone

I numeri sono in calo rispetto allo scorso anno e anni luce distanti dalle edizioni precedenti

di Massimiliano Longo (Direttore Editoriale) ·

Amici 24 album vendite: a tre mesi dalla fine del programma, i numeri raccontano un crollo verticale, al punto che – sommando tutte le copie vendute dai cantanti in gara quest’anno, tra streaming e dischi fisici – si raggiungerebbe a malapena la soglia simbolica delle 25.000 copie. Un disco d’oro. Ma cumulativo.

Un dato allarmante se si considera che tutti hanno sfruttato il classico “giro” instore, decine di date in tutta Italia dove, acquistando il disco, si accedeva all’incontro con l’artista per foto e autografo. Eventi che spingono i fan a comprare anche più di una copia. Eppure…

Dopo 8 mesi di esposizione televisiva quotidiana su Canale 5, i protagonisti di Amici 24 non sfondano né nel fisico, né nello streaming. Nemmeno il supporto delle playlist di Spotify, ormai consueto in tutte le più importanti playlist per i cantanti usciti dal talent, è bastato a cambiare il risultato.

Volete scoprire i numeri di questa edizione, le copie vendute? Cliccate in basso su continua.

Amici 24 segna un nuovo minimo: lontani gli anni delle certificazioni

Angelina Mango è l’ultima ad aver certificato un album (nell’edizione 22). Da allora il nulla. Prima, le cose erano molto diverse: basti pensare ai risultati della 16esima edizione (certificati Riki, Federica Carta e Thomas), della 17esima (Irama, Einar e Biondo), della 20esima (Sangiovanni, Aka 7even, Deddy e Tancredi) e della 21esima (Luigi Strangis e Alex Wyse) solo per citare chi ha raggiunto certificazioni FIMI con l’album post Amici.

Negli ultimi due anni? Qualche timido singolo: Rossofuoco di Mida, Mammami di Petit, Dimmi che non è un addio di Holden. Quest’anno, neanche quello.

La crisi è nel format, non nella musica

E no, non va meglio a X Factor. Lì si vendono ancora meno copie ma almeno il programma non “lascia un segno indelebile”. Cantautrici come Anna Castiglia e Francamente, pur uscite senza clamore discografico, stanno costruendo percorsi di credibilità tra premi, singoli e live.

Amici invece imprime un’identità invadente. Un format in cui vieni ripreso 24 ore su 24 mentre mangi, piangi, fai lezione e litighi. E finisci per sembrare un ragazzo qualunque più che un artista in divenire. Come se la musica venisse dopo.

Eppure, la crisi del pop c’entra poco. Provate a dirlo a Alfa, Ultimo, Tananai, Blanco, Annalisa. Il problema è il format. Forse è ora di rimettere al centro il televoto. Dare al pubblico la possibilità di scegliere davvero chi portare in finale e non costringerli a farlo “tra chi è rimasto”.

Negli ultimi anni nomi come Wax e TrigNO sono stati spinti apparentemente più di altri, per esempio Luk3, Aaron o Nicolò Filippucci, che sono risultati a posteriori decisamente più apprezzati dal pubblico pagante.

E se oggi, è una constatazione, non una critica, Amici assomiglia più a un’azienda discografica che a una scuola, allora dovrebbe agire come tale. Smetterla di chiedere ai ragazzi di cantare tutto, anche ciò che non è nelle loro corde. Dire a Zerbi che no, Amici non è come il militare (e nel caso, lì ad insegnare ci sono soldati qualificati).

Parliamoci chiaro, nessuno avrebbe mai chiesto a delle giovani Ornella Vanoni o Fiorella Mannoia di eseguire I Will Always Love You di Whitney Houston. Perché ognuno ha la sua cifra stilistica e la propria vocalità. Perché obbligare a farlo a chi ha appena 18 anni?

Tutto questo non li aiuta a crescere né a farsi percepire come veri artisti. Serve un percorso che non li faccia sperimentare tutto, ma che sia coerente con lo stile, il genere e gli inediti che presenteranno al pubblico. Solo così si costruisce un futuro, una carriera. O almeno ci si può provare.

Cliccate in basso su continua per scoprire i dati di vendita degli EP di Amici 24… e non solo!

I numeri delle vendite di Amici 24: Luk3 supera tutti, vincitore compreso

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Tre mesi dopo la finale, questi sono i dati di vendita dei cantanti di Amici 2024, tra streaming e dischi fisici, affiancati dal numero degli instore realizzati. Numeri che non lasciano dubbi. Nessuno di questi progetti otterrà una certificazione.

  • Luk3 – Diciotto: oltre 6.600 copie (5.300 fisiche) – 13 instore
  • TrigNO – A un passo da me: circa 5.500 copie (3.900 fisiche) – 19 instore
  • Nicolò Filippucci – Un’ora di follia: circa 4.600 copie (3.700 fisiche) – 21 instore
  • Jacopo Sol – Dove finisce il sole: circa 2.900 copie (2.100 fisiche) – 14 instore
  • Antonia – Relax: circa 2.900 copie (1.900 fisiche) – 10 instore
  • Senza Cri – Tokyo Nite: circa 900 copie (650 fisiche) – 6 instore
  • Chiamamifaro – Lost&Found: circa 650 (350 copie  fisiche) – 4 instore

Vanno segnalate alcune cose per essere precisi.

Che Luk3, pur non essendosi avvicinato alla finale, è stato l’unico a superare la soglia delle 6.000 copie, battendo tutti gli altri concorrenti – finalisti compresi. Sul piano live, si distingue anche con 3 date sold out nei piccoli club. Lo segue TrigNO con 2 date sold out.

E infine che, come da noi svelato in questo articolo, a pochissimo tempo dalla fine del programma, Eclectic non seguirà più Antonia in veste di management.

Meglio amici 23 con Sarah, Petit e Mida? Sì, ma nemmeno troppo

I dati del 2023 sono migliori e indicano un costante calo, ma anche qui nessun disco d’oro all’orizzonte, nonostante sia passato più di un anno dalle rispettive uscite.

  • Mida: oltre 22.000 (grazie a Rossofuoco, solo 3.500 fisiche)
  • Petit: 19.000 (6.000 fisiche, trainato da Mammami)
  • Sarah: 14.000 copie (5.700 fisiche)
  • Holden: 13.500 (4.600 fisiche)
  • Lil Jolie: poco più di 1.000 (quasi tutte fisiche)
  • Martina: circa 520 copie

Una gavetta mancata che non li protegge

A chi obietta che “non bisogna parlare di numeri”, rispondiamo che non è il far finta che tutto va bene che protegge ragazzi che hanno avuto una tale esposizione mediatica. Anzi. Tenerli lontani dalle cadute e dalle risalite della vita non li prepara a niente. Il modo migliore per proteggerli è permettere loro di sbagliare, imparare, crescere. Di fare una sana gavetta, come esiste in ogni mestiere, anche se ha nomi diversi.

Perché là fuori, finita la TV, non c’è più nessuno a coprirti le spalle. E solo chi ha basi solide può davvero reggere il palco, sperando che qualcuno – dalle radio alle piattaforme digitali, fino alle etichette indipendenti – decida di concedere loro tempo e spazio.

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