14 Luglio 2016
di Interviste, Recensioni
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14 Luglio 2016

INTERVISTA a LUCA STANTE: l’Amministratore del “fenomeno” BELIEVE DIGITAL ci parla dello stato della musica e della crescita sorprendente del digitale

La musica digitale ad un passo dal sorpasso sul cd.Cosa succederà? Intervista a Luca Stante Amministratore del "fenomeno" Believe Digital

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L’intervista che mi trovo a realizzare quest’oggi è una vera chicca per me! Non perchè non mi piaccia intervistare i cantanti, anzi, bensì perchè da grandissimo appassionato di classifiche e statistiche è la prima volta che mi trovo a discuterne con una persona esperta di queste cose, che sui numeri basa il proprio lavoro e che conosce la discografia in ogni singola sfaccettatura, lavorandoci da quando il supporto fisico era l’unico sostentamento fino ad oggi , periodo in cui la fruibilità liquida è alla vigilia del sorpasso sul supporto fisico, che però prova a resistere con una richiesta sempre più crescente della sua forma antenata, cioè il vinile. Parlo di questo e di molto altro per voi con Luca Stante, Amministratore Delegato della divisione italiana di Believe Digital, etichetta di produzione e distribuzione musicale, nata in quel di Francia ed in costante ascesa di mercato nel momento in cui, dopo anni di perdite considerevoli, il mercato stesso ha fatto registrare un incremento considerevole, ponendo, si spera, fine alla crisi di settore. Believe Digital registra oggi numeri che hanno quasi del miracoloso pur essendo una giovanissima realtà…


Luca parte confermando la giovane età dell’azienda…

E’ vero. Ha appena 11 anni di vita, essendo nata a Parigi ad inizio 2005 da Denis Ledagaillerie già pioniere della distribuzione digitale sin dai tempi della nascita del Mp3. Supportato da grossi finanziatori è riuscito a creare un’ inizialmente piccola struttura da cui il tutto è partito.

Quanto piccola se puoi darci un’idea?

Pensa che quando a fine 2005 sono entrato in azienda, eravamo appena in 5. Io vanto di essere stato il primo collaboratore straniero.

E sempre per avere idea precisa: come stanno le cose oggi?

Oggi Believe Digital conta oltre 500 impiegati, ha uffici in tutto il mondo di cui tre in Italia, a Milano, Roma e Siracusa dove lavorano in todo 25 persone.

Siracusa? Un po’ insolita come location per un ufficio del genere, ma forse il tuo accento….

Si (ride .Ndr), sono di Siracusa, ma ti dirò, avere una sede in un luogo come questo, in un periodo dell’anno quale l’estate, aiuta non poco gli affari. Riunirsi a Siracusa, sede della prossima riunione ad esempio, ti permette di lavorare si, ma di godere anche del fatto che sia estate. Il lavoro ne giova.

Effettivamente! Ma come sei approdato in Believe Digital, in quel non troppo lontano 2005?

Mi sono laureato in Marketing & Menagement nel 1998 facendo una tesi proprio sul Marketing del settore discografico. Impiegai due anni per scriverla, raccogliendo interviste anche di guru del settore, come Andrea Rosi, allora presidente della Sony Music o di Marco Alboni attualmente a capo della Warner Music con un passato importante anche in Emi. Tale tesi ebbe la sua risonanza perchè non esistevano libri che parlassero di questo, ed io, che da sempre immaginavo il mio futuro della discografia, proprio non mi rassegnavo a finire magari ad occuparmi ad esempio di elettrodomestici, proposta per altro davvero avuta! Così riuscì ad entrare in Warner Music, dove sono rimasto diversi anni; svolgevo un lavoro importante ma anche li non ero soddisfatto e continuavo a chiedere di esser mandato al settore sviluppo digitale, con i rischi del caso. Lasciai la Warner per un servizio consulenze sul digitale nel 2005, rischiando ancor di più.

Quali erano i rischi?

Nel 2005 il mercato digitale era davvero la nicchia. Rappresentava circa l’un per cento del totale ed i segnali di crescita, per me da li a poco inarrestabili, erano davvero troppo timidi.

Beh poi le cose sappiamo come sono andate, ma cosa è accaduto ad esempio in questi anni che proprio non ti aspettavi?

La prima cosa è stata l’indebolimento delle major in un periodo così relativamente breve.

E secondo te il digitale è stato la causa scatenante?

Indubbiamente. La concorrenza major, Indipendenti era impari. Con il mercato solo fisico per le piccole etichette crescere era praticamente impossibile. Non potevano invadere i negozi di settore con un numero di stampe simile, così come non potevano comprare spazi promozionali paritari. Col digitale e la digitalizzazione invece chiunque può immettere il suo prodotto in rete ed essere visibile in tutto il mondo. Non puoi arrestare il processo. Non cercare di frenare l’onda come hanno tentato di fare le major, ma cavalcarla offrendo servizi in merito come ha fatto Believe Digital, ha permesso di costruire uno spazio che non c’era ed essere al fine più qualificata nel servizio stesso. Le Major devono investire molto in prodotti di massa ed a volte basta che uno non ti funzioni… In un’azienda come la nostra, invece, puoi permetterti di immettere ciò che vuoi sul mercato, di ritenere tutti alla pari in partenza e solo dopo, magari, puntare su chi riceve maggiori apprezzamenti senza però essere costretto ad abbandonare comunque gli altri.

Hai detto che questa è solo la prima cosa che non ti aspettavi…

Si ce ne sono altre due per dirla tutta.

Quali?

La morte prematura di MySpace, che alla sua nascita fece gridare al miracolo ed il fortissimo ripiegamento di Mtv.

Ti sei dato una spiegazione?
MySpace era un colosso però abbastanza chiuso, giocato tra gli artisti e con poca immediatezza arrivata dopo con altri social come Facebook o Twitter dove l’interazione era più veloce ed anche con gente comune. Mtv invece ha perso il pubblico che stava li, davanti al canale, ad aspettare il proprio video preferito; uno perchè in rete puoi vederlo quando vuoi e come vuoi e due perchè non ti senti pilotato nelle scelte. Non senti solo il pop o ciò che loro hanno deciso di farti sentire, ma in rete puoi cercare, sperimentare, aprirti ad altri stili.

E´ pur anche vero però che negli ultimi anni nascono molte meno hits?

E chi se ne importa! Non è vero che non ne nascono, ma durano di meno perchè la proposta è enorme e sei costretto a cambiare per non essere superato. Guarda che se la musica oggi sta facendo passi verso l’uscita dalla crisi è proprio grazie alla possibilità di scelta che prima non c’era.

Mi sembra di capire che non rimpiangi il feticcio disco?

No, il disco mi piace e mi piace anche l’idea di questa nuova vita del vinile e l’importante mercato che ha trovato, però mi piace anche la possibilità di scegliere. Adesso ce ne è di più.

Il 2015/2016 è stato l’anno della consacrazione per Believe Digital Italia. Secondo i dati attuali siete saliti al 5° posto dei più visualizzati su Youtube e nelle vendite sono arrivati il disco di Platino a Briga, quello d’oro ad Ezio Bosso e quello al singolo sanremese di Valerio Scanu…

Si tutto vero, ma sai che aggiungerei una cosa che non si vede ovviamente dal di fuori?

E quale è?

Che si respira in azienda una tranquillità, un’atmosfera positiva che, credimi, non si respirava nella discografia da tempo. Le aziende hanno ridotto ad appena un terzo il personale. Ad ogni riunione c’era la paura di trovarti fuori all’improvviso e per chi restava di dover fare da solo un lavoro prima svolto da due o da tre persone. Questa è la vittoria più bella in Believe.

Il mercato del 2015 ha sentenziato che il digitale anche in Italia, seppur in ritardo, ha quasi raggiunto quello fisico. Per voi è realmente così? Ad esempio un disco come quello di Ezio Bosso non mantiene una vendita quasi totalmente fisica, a dispetto di un album di Briga che magari invece è quasi tutto digitale?

Ti stupirò, Bosso ha venduto delle sue oltre 40.000 copie circa il 25% in digitale. Ma ti stupirò ancor di più nel dirti che Briga nel fisico ha venduto tantissimo. La sua vendita, a differenza di quella del maestro, è però fatta più di picchi, anche importantissimi, nelle settimane di tour negli store. Bosso invece è più costante.

Il 2015 ha visto il digitale al 41% e si prospetta questo l’anno dell’aggancio. Ma il fisico è proprio destinato a morire?

No che non morirà. Ci sarà il sorpasso, non so se già quest’anno, ma il fisico continuerà ad avere la sua fetta di pubblico. Il ritorno del vinile addirittura non ne è già la prova?

Anche voi avete deciso di pubblicare in vinile?

Sono gli artisti a decidere in che formati vogliono uscire. Se ci chiedono di uscire anche in vinile noi non mettiamo veto alla cosa. Certo è che se riteniamo l’artista magari non così idoneo al tipo di mercato stampiamo meno copie, così si evitano resi, invenduti e quindi perdite. Anche perchè la stampa in vinile è molto cara. Per render l’idea, mentre stampare un cd costa circa 0.90 centesimi, stampare un Lp costa circa 6,00€. Anche il prezzo al pubblico per forza di cose sarà superiore.

Il digitale permette a molti emergenti di farsi notare e ad artisti non più in voga di rimanere visibili. Eppure tutti compresi quelli di stragrande successo si lamentano del Value Gap, ovvero il rapporto tra diffusione dei loro prodotti e guadagni.

Il problema nella musica è sempre stato il prezzo ed oggi indubbiamente a che prezzo puoi offrirla se attraverso lo streaming e la rete ti arriva gratis? Il problema sta lì. Oggi per ogni ascolto il guadagno è di 3 millesimi. Gli artisti lamentano che magari la retribuzione dovrebbe essere rivista in base alla meritocrazia ed alla storia. Ma tutto sommato è già così. Se tu hai più catalogo sei facilitato rispetto ad uno che ha fatto solo un paio di brani. Il problema semmai sta nel fatto che al mondo gli abbonati a pagamento ai servizi streaming come Spotify ad esempio, sono solo 30 milioni. Ecco, se aumentassero i fruitori allora sicuro si ridiscuterebbero anche le royalties.

Torniamo a parlare di Believe nello specifico. Scanu, Bosso, Marta Sui Tubi, Irene Fornaciari, Briga etc etc.. ma in che modo reclutate gli artisti per l’etichetta, con una sorta di calcio mercato tra le etichette?

No per fortuna di andare noi alla ricerca abbiamo smesso da un po’. Una volta era così ma adesso siamo diventati sufficientemente noti per i nostri meriti e risultati che si rivolgono stesso loro a noi, magari quando hanno un contratto scaduto o prossimamente in scadenza.

E dite di si a tutti?

A tutti quelli che pensiamo abbiano comunque un loro seguito. Non importa quanto grande.

Quindi gli emergenti non hanno possibilità con Believe Digital?

Al contrario. Sono fiero di comunicare che abbiamo dato il via ad un nuovo “contratto” con Believe proprio per gli emergenti. Si chiama Zimbalam.

In cosa consiste?

Ogni artista al costo di 39€, versati una sola volta, può pubblicare con noi il suo album. Noi lo pubblichiamo ma l’artista mantiene i suoi diritti. E poi c’è Vita, il web talent da noi ideato, visibile su Youtube e dove è possibile iscriversi con un proprio brano inviandoci un video. Il brano può anche già essere edito.

Luca quale è il prossimo passo che ti auguri per Belive Digital Italia?

Approdare con un progetto italiano all’estero. Abbiamo la forza di poter pubblicare la nostra musica anche fuori.

Non si è ancora verificato?

Si con il disco del Papa. E’ stato un successo che ci ha permesso di capire che è un’ambizione raggiungibile.

Quale artista desideresti in Believe?

Sul fronte italiano ci sono già riuscito ad avere la più grande e cioè Mina di cui abbiamo distribuito alcune cose. Poi mi piacerebbe Bocelli per il discorso di poco fa, ovvero l’impatto internazionale dei suoi lavori. Sul fronte personale, e quindi di mio gusto specifico invece, ti direi Bjork, di cui l’ultimo disco è però uscito distribuito da noi ma solo per il mercato Francese e poi i Radiohead.

Con loro non dovrebbe essere complicato. Sono sempre stati abbastanza fuori dalla discografia solita…

Vero! Magari prima o poi …


QUALCHE CENNO SU BELIEVE DIGITAL

Believe Digital è il principale distributore e fornitore di servizi discografici, interamente indipendente, per artisti ed etichette nel mondo.
L’azienda ha sede in Francia, Italia, Regno Unito, Germania, Canada, America Latina, Asia, Europa dell’Est, Medio Oriente, Africa e ha oltre 250 dipendenti in tutto il mondo.

Believe Digital massimizza il valore della musica dei suoi artisti e delle sue etichette all’interno del mutevole panorama della musica digitale che si contraddistingue per repentine evoluzioni, fornendo ai suoi clienti una suite completa di servizi: distribuzione digitale audio e video, digital marketing e servizi di promozione, sincronizzazioni e gestione dei diritti connessi, servizi discografici completi, come ad esempio, la distribuzione fisica ed i servizi offerti da Believe Recordings, l’etichetta discografica interna a Believe Digital, da oggi, l’offerta di un bacino di talenti musicali da tutto il mondo. Believe vanta servizi su misura, dedicati alle personali esigenze di ogni etichetta ed artista distribuito.

Con una rete di 29 uffici sparsi nel mondo e uno staff di esperti dell’industria discografica locale e di marketing digitale, Believe Digital supporta i propri clienti a livello internazionale. Pioniere e leader per innovazione e trasparenza, nei suoi 10 anni di vita, ha sviluppato una tecnologia interna tra le più all’avanguardia nel settore distribuzione digitale, grazie anche a una serie di strumenti di analisi e di promozione che aiutano le etichette e gli artisti a sfruttare al meglio le opportunità del digitale.

Con 8 milioni di brani in catalogo, Believe Digital è il distributore digitale di Brownswood Recordings, Southern Fried, Hospital Records, Tru Thoughts, One Little Indian, la GSU di Mina, Future Classic, World Circuit, Skint Records, Planet Records, Nettwerk Records, Net’s Work, Soundway, Kartel Label Services, Xtra Mile Recordings, Saregama, Soulfood Distribution, Halidon, Distri, Egea, AFM Records, IRMA, Parov Stelar, K-Tel, Scorpio Music, Chinese Man Records, Prime Direct, The Saifam, Southern Record Distribution.


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