La finale del San Marino Song Contest 2026 è entrata nel vivo. Venerdì 6 marzo dal Teatro Nuovo di Dogana venti artisti si sfidano per conquistare la vittoria e rappresentare la Repubblica all’Eurovision Song Contest 2026, in programma a maggio a Vienna.
Durante la serata assegniamo le nostre pagelle alle esibizioni della finale, aggiornate in tempo reale man mano che gli artisti salgono sul palco. Performance, interpretazione, presenza scenica e potenziale eurovisivo: ecco i voti ai protagonisti della finale del San Marino Song Contest 2026.
Qui puoi consultare anche la scaletta della finale del San Marino Song Contest 2026 aggiornata con l’ordine di esibizione degli artisti.
San Marino Song Contest 2026: le pagelle della finale
Pellegrina Pibigas – Italia – Il giorno che
Voto: 6
Il duo femminile porta sul palco un brano che cita un tema caro a Red Ronnie, quello degli alieni. Le Pellegrina Pibigas arrivano in finale dopo essere state al centro di una polemica nei giorni precedenti alla serata (ne abbiamo parlato qui).
L’esibizione risulta però piuttosto imprecisa, con una delle due artiste che sembra crescere nel corso del brano mentre l’altra appare meno centrata. Il pezzo è curioso e particolare, elemento che gioca a suo favore, ma la performance non riesce a lasciare davvero il segno.
Magdalena Tul – Polonia – I’ll Be Around
Voto: 7
Buon vibrato e una tecnica che lascia intuire studio ed esperienza. Dal punto di vista vocale l’esibizione risulta centrata, al netto di qualche piccola imprecisione, con Magdalena Tul che affronta anche passaggi particolarmente complessi con sicurezza.
Il brano richiama sonorità e atmosfere anni ’90, risultando piacevole all’ascolto anche se non particolarmente sorprendente.
Klem – Italia – Ok respira
Voto: 7
Lo stile di Klem è riconoscibile e lo rende una delle proposte più interessanti tra gli emergenti del momento. L’artista riesce a unire canto e ballo con buona naturalezza, costruendo una proposta che mescola atmosfere partenopee e R’n’B.
Per qualcuno non avrebbe dovuto esibirsi a causa dell’uscita del brano prima della data fissata dal regolamento, come da noi raccontato in questo articolo. Al netto della polemica, la performance risulta originale e credibile, anche se non sono mancate alcune imprecisioni vocali, in parte giustificate da un brano tutt’altro che semplice da affrontare dal punto di vista tecnico.
Molella feat. Maxè – Italia – Fever
Voto: 5,5
Da uno come Molella, che ha fatto ballare tutta Italia, non ci si può che aspettare un brano dance.
Il pezzo è senza infamia e senza lode: funziona come traccia da discoteca, ma onestamente viene da chiedersi se una proposta del genere potrebbe davvero dire qualcosa sul palco dell’Eurovision.
Iuna – Italia – Freedom Calling
Voto: 6,5
Arriva dal musical Sister Act e il brano riprende proprio quell’atmosfera Gospel soprattutto nella parte iniziale, per poi aprirsi progressivamente fino a trasformarsi in una ballad più ampia.
Nell’interpretazione però l’artista tende a spingere troppo vocalmente su una canzone che non lo richiederebbe, dando a tratti la sensazione di non seguire pienamente la natura del pezzo. Peccato, perché il timbro è interessante e l’estensione vocale notevole, qualità che emergono soprattutto nei virtuosismi del finale. Il problema è che il Gospel richiede pezzi giusti e una preparazione maggiore.
Paolo Belli – Italia – Bellissima
Voto: 5
Entriamo direttamente negli anni ’60 con il noto volto televisivo. Paolo Belli porta esattamente la canzone che ci si aspetta da lui: retrò, estiva, ma decisamente fuori tempo – parecchio – rispetto al contesto della gara e soprattutto poco eurovisiva.
Il ritornello “Tu sei bellissima, ti porterei allo stadio…” resta in testa, ma non nel modo giusto. Forse sarebbe stato meglio conservare il brano per l’estate… del 1998.
Da uno come lui ci si poteva aspettare magari un po’ di swing, quello che aveva reso iconici i tempi dei Ladri di Biciclette. Ma quei tempi sembrano decisamente lontani.
Orphy – Repubblica Ceca – Rise Again
Voto: 6,5
Porta un’interpretazione scenica teatrale che lo vede iniziare a cantare sdraiato sul palco. Il brano è molto teatrale, quasi cinematografico, con echi alla colonna sonora di Titanic. E in effetti lui ricorda anche un giovane DiCaprio… purtroppo non giovanissimo musicalmente.
Come direbbe Jurman, la respirazione non è delle migliori e questo influisce sull’emissione vocale: le imprecisioni non mancano. Nonostante questo riesce comunque a fare la sua figura, soprattutto se pensato in un contesto Eurovision.
Andreas Habibi feat. Aura – Emirati Arabi Uniti – All We Need Is Love
Voto: 4
Lui entra con un urlo in pieno stile Baby K ed Elettra Lamborghini. La proposta ha un ritmo incalzante e richiama sonorità che potrebbero anche piacere alla platea eurovisiva più amante delle atmosfere arabe.
Il pezzo, già mediocre nel complesso, precipita definitivamente quando l’influencer arabo Habibi entra nella performance, dando di fatto il colpo finale a un’esibizione che non riesce mai davvero a decollare.
Dolcenera – Italia – My Love
Voto: 8
Ritorna dopo alcuni anni di silenzio discografico Dolcenera (l’ultimo avvistamento televisivo era stato come giudice di The Band, talent per gruppi musicali targato Rai che non ha avuto molta fortuna, mentre l’ultimo disco risale al 2022).
Si presenta cantando e suonando al piano, come nella sua tradizione fin dai tempi della vittoria tra le Nuove Proposte a Sanremo 2003. La sua timbrica rimane immediatamente riconoscibile, così come la capacità di scrittura, sempre musicalmente di livello. Vocalmente precisa nell’esibizione.
Parliamo di un’artista che dimostra di avere ancora voglia di sperimentare, graffiare e osare in un Paese musicalmente spesso un po’ statico. Il pezzo non è tra i suoi migliori, ma unisce comunque orecchiabilità e una buona resa scenica… senza però lasciare davvero a bocca aperta. Peccato, perché Dolcenera meriterebbe palchi ancora più importanti.
Myky – Italia – Outta Tune
Voto: 6
Il frontman dei Disco Club Paradise si presenta da solista con una proposta dal respiro internazionale, con sonorità che strizzano l’occhio a produzioni già ascoltate in passato, anche in Italia. Gioca molto con il falsetto e con le sfumature della voce, risultando però impreciso in diversi passaggi.
Il problema principale resta però la canzone che, muovendosi tra sonorità familiari, dà spesso la sensazione di qualcosa di già sentito… anche in ambito eurovisivo.
Luka Basi – Slovenia – Chicolo
Voto: tra il 3 e il 9
Qui facciamo proprio una distinzione. Se fosse per il nostro gusto musicale sarebbe un bel 3. Ma qui stiamo parlando di Eurovision e l’effetto meme, piaccia o no, funziona sempre ed è una delle due anime della manifestazione.
E in questo Luka Basi è perfetto: presenza scenica, mossette studiate e anche una vocalità più solida di quanto ci si potrebbe aspettare, con cambi di registro che dimostrano che sa cantare davvero.
Insomma, se San Marino vuole vincere forse dovrebbe scegliere tra Dolcenera e lui. Con la differenza che Luka Basi potrebbe riempire internet di gif memorabili a maggio.
Anna Smith – Svizzera – Bruised
Voto: 6,5
Dopo circa 30 secondi l’esibizione viene stoppata per problemi tecnici, chiaramente percepibili anche da casa. La performance riprende poco dopo, ma per noi nasce un altro problema: dobbiamo smettere di guardare le dirette di Jurman, perché ormai non riusciamo più a non sentire i respiri dei cantanti come se al microfono ci fosse Darth Vader di Star Wars.
Al netto di questo “piccolo” dettaglio, Anna Smith mostra comunque un timbro interessante che però, quando sale di intensità, risulta meno convincente e meno gradevole in alcuni passaggi.
Il pezzo non è nulla di memorabile, quasi uno scarto di Céline Dion. E al netto di qualche buon passaggio vocale, resta la dimostrazione che l’estensione non è tutto: senza una vera canzone, quello che rimane è solo un leggero stupore.
Matias Ferreira – Spagna – Paura
Voto: 3
Ritmi latini, con qualche influenza araba, arrivano sul palco della finale. Matias prova anche a ballare, o meglio si dimena, finendo però spesso per perdere l’intonazione.
La canzone appare piuttosto vuota, sia nel testo sia nella struttura musicale, una sorta di milkshake di suoni mescolati senza una vera direzione.
Rosa Chemical – Italia – Mammamì
Voto: 4
Arriva la quota trasgressione della serata, ma il brano sembra un reprise di cose sue già ascoltate. Rosa Chemical sceglie di non usare l’autotune e speriamo se ne sia pentito quanto noi, perché l’ascolto diventa a tratti un’esperienza paradossale.
Tra testo, accenti e pause l’insieme appare piuttosto confuso e da “Made in Italy” in poi è uno schianto che sembra non conoscere fine.
Orchestraccia – Italia – Cara madre mia
Senza voto
Arrivano loro, musicisti veri, ed è subito atmosfera da Concertone del Primo Maggio di Roma (del resto il direttore artistico è lo stesso di questo contest).
Che gli si può dire: un po’ Guccini, un po’ Modena City Ramblers, ma comunque tanto Orchestraccia. Il punto però è un altro: cosa c’entrerebbero all’Eurovision? Sarebbero davvero apprezzati?
Il pezzo in realtà ha dei ganci forti e risulta molto attuale, ma è molto legato alla nostra tradizione, e in particolare a quella parte della tradizione musicale e culturale italiana che all’estero potrebbe non fare presa.
Senhit feat. Boy George – Italia – Superstar
Voto: 6,5
Siamo chiari: Senhit sa perfettamente come costruire uno staging. Conosce tutte le dinamiche eurovisive, avendo già rappresentato San Marino due volte (più una partecipazione mancata nel 2020 a causa del lockdown). È un’artista che non risparmia energie (ed economie) e mette sempre passione e impegno in quello che fa.
Il brano, super anni ’80, segue la scia internazionale di Adrenalina, altro suo pezzo eurovisivo, e si gioca – dopo Flo Rida – un’altra special guest internazionale: Boy George, presente questa volta in collegamento olografico.
Il pezzo fa ballare, ha energia ed è interpretato con convinzione. Tuttavia non si discosta quasi per nulla da quanto abbiamo già visto e sentito da Senhit, anche sul palco dell’Eurovision.
Inis Neziri – Albania – In My Head
Voto: 6
Altra quota di canzone epica, di quelle che piacciono molto all’Eurovision, con inserti musicali incalzanti che permettono a Inis di giocare con la voce e con un’estetica vagamente gotica.
Qualche piccola pecca tecnica sul piano vocale si sente, ma nel complesso la proposta risulta comunque più solida di molte altre ascoltate nel corso della serata.
Edward Maya feat. William Imola – Romania – Balla
Voto: 2
Non vogliamo essere offensivi ma ascoltando abbiamo pensato fosse l’ospite comico. Poi abbiamo guardato lo staging e purtroppo l’impressione è stata la stessa. Reggaeton, fisarmonica, ballerine… tutto incomprensibile. Mistero della fede per noi questa partecipazione così come per lui lo è l’intonazione. E fosse solo quella a mancare…
Maya Azucena – Stati Uniti – My Sin
Voto: 5,5
Si sente studio e la dedizione ma anche diverse imprecisioni. Il brano, non è nulla di avanguardistico, scorre via senza lasciare il segno.
MARCO – SAn MARINO – SHINE
Voto: 4,5
C’è l’intenzione. Solo quella. E il look eccessivo al punto da far sembrare Rosa Chemical un bancario.
Si perde spesso sui falsetti ed è costantemente crescente su una base e un brano, che nella sua interezza, non ha logica ne originalità. Davvero complicato da ascoltare fino alla fine.











