Eurovision 2026 pagelle prima semifinale: voti e commenti in tempo reale dalla Wiener Stadthalle di Vienna, a cura di Davide Maistrello. Nella prima serata del contest si esibiscono 15 Paesi in gara per 10 posti in finale, più Italia e Germania, già qualificate come Big.
L’Eurovision Song Contest 2026 entra nel vivo martedì 12 maggio con la prima semifinale. L’Italia non deve passare dal televoto della serata perché è già in finale, ma Sal Da Vinci salirà comunque sul palco con Per sempre sì, fuori concorso. Stesso discorso per la Germania, anche lei già qualificata.
Seguiremo la serata con le pagelle live di Davide Maistrello: voce, messa in scena, resa televisiva e possibilità di qualificazione. L’articolo sarà aggiornato durante la diretta, esibizione dopo esibizione.
Qui la nostra guida alle canzoni in gara:
Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4
Eurovision 2026 prima semifinale: 15 Paesi in gara più Italia e Germania fuori concorso
La prima semifinale dell’Eurovision 2026 vede 15 Paesi in gara. Solo 10 accederanno alla finale di sabato. Nel corso della serata si esibiranno anche Italia e Germania, già qualificate come Big e quindi fuori dalla competizione della semifinale.
Eurovision 2026, le pagelle della prima semifinale
Moldavia – Satoshi – Viva, Moldova!
Voto: 7.5
La Moldavia apre la serata facendo esattamente quello che ci si aspetta da loro: tre minuti di caos organizzato, orgoglio nazionale e caciara identitaria, tra grafiche con testo e personaggi anime, colori della bandiera e il ritorno scenico di Aliona Moon (11° all’Eurovision 2013) con lo stesso vestito gigante con cui si presentò a Malmö dodici anni fa. Molto energico e vivace il camera work, legato per buona parte della performance a una steadycam tremolante che segue l’artista e i musicisti sul palco. Satoshi ha carisma da vendere e la canzone è una macchina da televoto, soprattutto nelle nazioni dell’est Europa. Grandi possibilità di qualificazione per una proposta che nei pronostici partiva in sordina ma chiaramente sale di colpi nel modo in cui riesce a coinvolgere il pubblico in arena.
SVEZIa – FELICIA – MY SYSTEM
Voto: 8
La Svezia fa la Svezia: porta una canzone techno-pop che richiama da vicino il mood e le atmosfere di Everyrtime We Touch dei Cascada e la impacchetta in una performance pulitissima e dirompente, piena di laser, con quattro ballerini e una costruzione televisiva curata al millimetro e che in piena tradizione svedese sa esattamente dove vuole andare. Felicia resta un personaggio particolare: la mascherina può creare distanza con il pubblico, ma allo stesso tempo rende la sua immagine immediatamente riconoscibile. Non è la candidatura svedese che porterà l’ottava vittoria a Stoccolma e dintorni, probabilmente, ma è molto più solida di quanto una parte della bolla voglia raccontare e dovrebbe passare il turno senza troppi problemi.
CROAZIa – LELEK – ANDROMEDA
Voto: 7.5
Il quintetto croato delle Lelek riesce a trasformare una proposta già forte sul piano identitario in un momento scenico davvero evocativo. Le componenti sparse sul palco, il ghiaccio secco, la wind machine, le fiamme, i giochi di luce e l’uso degli elementi danno alla power ballad croata un respiro quasi rituale, senza snaturarne la componente folk-pop. È una candidatura che vive di atmosfera, autenticità e senso di appartenenza, più che di immediatezza e di effettiva spendibilità radiofonica. La Croazia quest’anno ha decisamente qualcosa da dire e mi aspetto di ritrovarla anche fra le 25 finaliste sabato sera.
GRECIa – AKYLAS – FERTO
Voto: 8.5
Akylas entra nel suo videogioco e porta una delle performance più riconoscibili e memorabili della serata: il suo prop scenico con cui cerca di sbaragliare la concorrenza lo vede “attraversare” diverse stanze accompagnato da tre personaggi che si rifanno alla tradizione greca (una nonnina, una statua greca e un uomo dipinto completamente d’oro). Il momento in cui Akylas “suona” una lira tirando una corda dai pantaloni un ballerino richiama una scena analoga nella performance vincitrice di Helena Paparizou, con cui la Grecia conquistò l’Eurovision nel 2005. Funziona perché lui regge tutto con carisma, ironia e una sorprendente credibilità vocale nella parte più cantata. È il funny man dell’anno, ma con più sostanza di molti predecessori, e sicuramente sarà nella fuga decisiva per la vittoria.
PORTOGALLO – BANDIDOS DO CANTE – ROSA
Voto: 6
Il Portogallo resta fedele a sé stesso e porta una proposta elegante, costruita più sulle voci e sulle armonie dei cinque componenti di questo gruppo vocale che sulla performance a effetto. I Bandidos do Cante partono dal “ring” attorno al palco e si dirigono verso il centro mentre le rose sbocciano sui LED, in una performance sobria e coerente con il brano dominata da blu e azzurri freddi. Come già accaduto diverse volte negli ultimi anni, i portoghesi sono arrivati all’Eurovision per quella che doveva essere una partecipazione in sordina e sono riusciti a restituire dignità e classe a una proposta musicalmente non memorabile e non così interessante. Se arriverà la qualificazione, sarà principalmente grazie alle giurie, chiamate a premiare la loro consistenza vocale in una semifinale dove molti cantano peggio di loro.
GEORGIA – BZIKEBI – ON REPLAY
Voto: 4
Il ritorno sul palco eurovisivo dei Bzikebi, diciotto anni dopo aver vinto lo Junior Eurovision 2008 con Bzz…, rischia di restare più interessante sulla carta che sul palco. Il mondo cybernetico, i costumi giallo-neri e i componenti del gruppo trasformati in androidi sui LED blu elettrico richiamano l’idea delle “vespe” in chiave futuristica, ma il risultato è freddo, poco leggibile e non abbastanza immediato per chi non conosce la loro storia. Anche a livello di performance vocale ci sono molte imprecisioni, in particolare sul bridge che anche in prova non è mai riuscito come dovrebbe, e l’effetto complessivo della performance è straniante in negativo. Arrivata a Vienna con concrete speranze di tornare in finale, la Georgia potrebbe tornare a casa con l’ultimo posto assoluto in questa semifinale.
ITALIA – SAL DA VINCI – PER SEMPRE SÌ
Voto: 7.5
L’Italia mette in scena il matrimonio napoletano e decide di giocarsi fino in fondo la carta dell’italianità popolare, sentimentale e perché no, anche un po’ da stereotipo. Sal in bianco, lo sposo e la sposa (Marcello Sacchetta e Francesca Tocca, volti conosciutissimi del corpo di ballo di Amici), la festa e persino il tricolore nascosto sotto l’abito della sposa: è tutto molto esplicito e didascalico, forse anche troppo, ma almeno racconta un mondo preciso e mette al centro il tema del matrimonio in un modo che a Sanremo non era passato. Il rischio di trascendere nel kitsch innegabilmente c’è e le giurie potrebbero storcere il naso, però Sal ci crede, canta con mestiere e vende la canzone con una generosità che va riconosciuta anche dai tanti italiani che non apprezzano il pacchetto.
finlandiA – linda lampenius X PETE PARKKONEN – LIEKINHEITIN
Voto: 8
La Finlandia arriva da grande favorita e non fa molto per nasconderlo. Il violino (suonato dal vivo, in ossequio a una deroga alla regola di Eurovision che non prevede strumenti live sul palco) di Linda Lampenius dà subito nobiltà al pezzo, mentre Pete Parkkonen porta la parte rock con la giusta dose di intensità. La performance costruisce bene l’idea del fuoco che si propaga fino a trasformare il palco in un climax epico e molto eurovisivo, con un ultimo shot mozzafiato di Linda e Pete in mezzo al main stage in fiamme. Forse il brano resta un filo sopravvalutato rispetto all’entusiasmo che lo circonda, ma il pacchetto è forte, professionale e da zone altissime della classifica.
MONTENEGRO – Tamara Živković – NOVA ZORA
Voto: 5
Formula molto riconoscibile per il Montenegro che prova a tornare in finale dopo 11 anni: cantante fatalona, quattro ballerine, dance break e fulmini sui LED per questo brano pop balcanico con innesti techno. Tamara ha presenza e il brano piace agli eurofan, ma vocalmente soffre un po’ e non si fa perdonare le diverse prestazioni un po’ zoppicanti offerte in questi giorni, che metteranno a rischio il suo piazzamento soprattutto in ottica giuria. Non la do completamente fuori, ma serviva forse un’idea scenica più netta e meglio pensata per far dimenticare il pessimo storico recente del Paese.
ESTONIA – VANILLA NINJA – TOO EPIC TO BE TRUE
Voto: 6.5
Una canzone fra le mie personali preferite di questa edizione, messa in scena dalle estoni Vanilla Ninja che tornano all’Eurovision dopo 21 anni e rappresentano la loro nazione dopo aver portato la Svizzera all’ottavo posto nel 2005. La piattaforma sospesa dell’Eesti Laul lascia spazio a una struttura più semplice, le componenti del gruppo eseguono le classiche pose del rock da cartolina e il momento in cui cercano il coro del pubblico funziona e coinvolge. Il problema è che il brano resta profondamente primi anni Duemila, nel bene e nel male: piacevole, riconoscibile, ma anche un po’ fuori dal tempo; in più la cantante Lenna è un po’ calante sul bridge e arriva un po’ scarica sull’ultimo ritornello corale. Difficile, purtroppo pensare di trovarle in finale.
ISRAELE – NOAM BETTAN – MICHELLE
Voto: 7.5
Israele porta una proposta molto più fresca e meno drammatica rispetto agli ultimi anni, con un pop trilingue che gioca tra francese, inglese ed ebraico e un arrangiamento di violini che guarda chiaramente a certe produzioni alla Stromae. Noam funziona e canta bene, il pezzo ha un suo tiro e sul palco non manca la confezione. Ovviamente è impossibile separare la canzone dal contesto politico e dalle polemiche che continuano ad accompagnare la partecipazione israeliana (con un accenno di contestazioni all’esibizione udibile in arena, soprattutto all’inizio e prima dell’ultimo ritornello, in controtendenza con il clima tendenzialmente sereno delle prove generali), ma dal solo punto di vista eurovisivo il pacchetto è più competitivo di quanto molti vorrebbero ammettere.
GERMANIA – SARAH ENGELS – FIRE
Voto: 6
La Germania punta tutto sul pop femminile eurovisivo più codificato: Sarah inizia in abito bianco, che viene subito strappato per rivelare uno striminzito minidress dorato. Si muove e fa valere la sua esperienza di performer fra ballerini, piattaforme e ovviamente effetti pirotecnici, perché con una canzone intitolata Fire sarebbe stato quasi impossibile farne a meno. É un’interprete esperta e si vede, anche se la canzone continua a sembrare una variazione molto furba su un immaginario già consumato, usato e abusato da anni. Sul finale esagera ed eccede un po’ con gli svisi e le glory note, con qualche nota fuori posto e un effetto finale un po’ sguaiato che dovrà evitare nelle performance decisive fra venerdì e sabato se vuole evitare alla Germania l’ennesima figuraccia a fondo classifica.
BELGIO – ESSYLA – DANCING ON THE ICE
Voto: 5.5
La proposta del Belgio costruisce un mondo coerente con il titolo del brano: neve finta, vento, passerella e quattro ballerini che accompagnano ESSYLA in una performance fredda, elegante e decisamente troppo controllata. L’atmosfera c’è, il potenziale commerciale del brano pure, ma manca quel guizzo capace di distinguere questa canzone da un qualsiasi altro pezzo pop radiofonico. Lei continua a sembrare un po’ poco convincente come performer, davvero un po’ troppo fredda, algida e poco comunicativa ancorché precisa e intonata. In una semifinale dove molte canzoni urlano per farsi notare, rischia di pagare pegno e mantenere il Belgio fuori dalla finale per il terzo anno di fila.
LITUANIA – LION CECCAH – Sólo Quiero MáS
Voto: 4.5
La Lituania sceglie la via più concettuale della serata, ma non tutto arriva a destinazione. Lo staging scuro, il mantello, il crollo della figura incappucciata e l’estetica argentata di Lion Ceccah (che ricorda i Rockets, band francese degli anni ’70 e ’80 che si esibiva con le teste rasate dipinte d’argento) costruiscono un universo personale, teatrale e volutamente ambiguo. A mio avviso l’operazione continua a sembrare più pensata che sentita, pretenziosa anche se celata da una patina “artistica” un po’ forzata. Il rischio di risultare pretenzioso e poco comprensibile per il pubblico generalista è altissimo, in più sul finale anche l’intonazione è arrivata un po’ sacrificata per qualche variazione di troppo. Finale a rischio?
SAN MARINO – SENHIT – SUPERSTAR
Voto: 6
San Marino si gioca tutto: Senhit comincia dentro un tubo esagonale in un look argento scintillante tra ballerini, fuochi d’artificio. Il tutto conduce al vero gimmick della performance: il cameo (abbastanza inutile) di Boy George, che appare nell’ultimo minuto annunciato dalla cantante come se stesse accogliendo sul palco la reincarnazione di Michael Jackson. È un pacchetto super camp, molto costoso per gli standard del Titano e volutamente fuori dal tempo, con un sound che sembra arrivare da un’Eurovision di vent’anni fa – ma messo in scena con risorse e ambizione da una delegazione che vuole prendersi la seconda finale consecutiva. Certo, sarebbe bello vedere San Marino provare a distinguersi più con qualcosa in grado di farsi notare al di là del solito effetto “purché se ne parli”.
POLONIA – ALICJA – PRAY
Voto: 8
A sei anni di distanza dalla cancellazione dell’edizione 2020 a cui non potè partecipare a causa della pandemia, Alicja si prende finalmente il suo momento eurovisivo e lo fa con una performance molto più solida di quanto il brano lasciasse immaginare al primo ascolto. La piattaforma inclinata, i ballerini che emergono e scivolano, la costruzione progressiva e soprattutto la voce incredibile dell’interprete che varia in tre minuti fra diversi generi e registri danno a Pray una forza che nelle versioni studio era rimasta forse un po’ nascosta. Veramente impressionante, mi ha davvero fatto ricredere con questa performance dove vende con intensità e controllo il suo racconto di resistenza personale. Le giurie potrebbero premiarla parecchio, andrà in finale tranquilla a scapito delle aspettative e in finale potrebbe addirittura iniziare a puntare a un posto fra i primi 10.
SERBIA – LAVINA – KRAJ MENE
Voto: 6.5
I metallari serbi Lavina chiudono la semifinale con una proposta dura, sporca e molto meno “addomesticata” della media eurovisiva a cui siamo abituati. Il lighting rig abbassato quasi a livello palco crea subito un’atmosfera claustrofobica, mentre il gruppo entra in una dimensione quasi rituale prima dell’esplosione screamo della voce di Luka, abbinata ai soliti effetti pirotecnici. Non è una performance per tutti e difficilmente potrà ambire a posizioni importanti (anche per il solito scetticismo delle giurie quando vengono presentate proposte di questo genere, specialmente se vendute in modo così estremo) ma i Lavina sanno esattamente qual è il suo pubblico e gli parla senza compromessi. Per una Serbia in cerca di finale, dovrebbe bastare.
Credits foto: EBU/Corinne Cumming e Alma Bengtsson










