Eurovision 2026 pagelle, si entra nella terza parte della nostra guida all’ascolto delle canzoni in gara. Manca sempre meno alla prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026, che si prepara a celebrare la sua 70ª edizione nella cornice della Wiener Stadthalle di Vienna, in Austria. Dopo la prima e la seconda parte, analizziamo altre nove proposte cercando di capire quali possano giocare un ruolo importante nella finalissima di sabato 16 maggio.
Saranno 35 i Paesi in gara nelle tre serate del concorso, tutti pronti a contendersi l’iconico microfono di cristallo e la possibilità di organizzare l’edizione 2027. Tra le novità di quest’anno si segnalano i ritorni di Bulgaria, Moldavia e Romania, mentre resteranno fuori dalla competizione, rispetto all’anno passato, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna.
Eurovision 2026 pagelle: come valutiamo le canzoni in gara
Anche quest’anno torna la nostra guida all’ascolto, pensata per accompagnarvi alla scoperta dei protagonisti dell’edizione 2026: un percorso tra brani, artisti, generi e atmosfere, utile per orientarsi tra le proposte che si sfideranno sul palco viennese.
Al centro della gara, per l’Italia, ci sarà Sal Da Vinci con Per sempre sì, chiamato a rappresentare il nostro Paese nella finale di sabato 16 maggio.
La formula delle nostre pagelle resta la stessa: abbiamo ascoltato tutte le canzoni in gara e le presenteremo una per una, con una breve recensione e un voto espresso in stelline, da una ☆ a cinque ☆☆☆☆☆, per provare a valutarne il potenziale in ottica vittoria.
Qui trovate la prima e seconda parte delle quattro previste per le nostre pagelle.
Eurovision 2026: dove vedere semifinali e finale in tv e streaming
L’Eurovision Song Contest 2026 andrà in scena in diretta dalla Wiener Stadthalle di Vienna. Le semifinali sono in programma martedì 12 e giovedì 14 maggio alle 21.00, mentre la finale si terrà sabato 16 maggio, sempre alle 21.00.
In Italia le due semifinali saranno trasmesse su Rai 2, mentre la finale andrà in onda su Rai 1 per l’undicesimo anno consecutivo. Tutte e tre le serate saranno disponibili anche su RaiPlay, Rai Radio 2, RaiNews.it e sul canale 202 del digitale terrestre.
A commentare l’evento per il pubblico italiano ci saranno Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, mentre su Rai Radio 2 la radiocronaca sarà affidata a Diletta Parlangeli e Matteo Osso, con Martina Martorano inviata da Vienna.
Come da regolamento accederanno alla finale i dieci Paesi meglio classificati in ciascuna semifinale, a cui si aggiungeranno le nazioni qualificate di diritto. L’Italia, in quanto membro dei Big 5, è già ammessa alla serata conclusiva. Quest’anno però, con l’assenza della Spagna, i Paesi qualificati automaticamente in gara saranno soltanto Italia, Francia, Germania e Regno Unito, oltre all’Austria che è Paese ospitante.
Come già successo nelle ultime due edizioni, anche i Paesi già qualificati si esibiranno integralmente durante le semifinali: l’Italia sarà presente nella prima semifinale di martedì 12 maggio, dove Sal Da Vinci presenterà Per sempre sì fuori concorso prima di tornare sul palco nella finale di sabato.
LITUANIA: Lion Ceccah, Sólo quiero más ☆
La Lituania si affida a Lion Ceccah, nuovo progetto artistico del cantautore Tomas Alenčikas, già conosciuto dal pubblico nazionale per il suo percorso iniziato nel 2017 a X Faktorius sotto l’alter ego drag Alen Chicco. Con quell’identità scenica, Tomas aveva già tentato più volte la strada eurovisiva partecipando alla selezione lituana senza grandi fortune, costruendosi nel tempo un profilo riconoscibile e decisamente fuori dagli schemi. Nel 2024 è arrivata la svolta: l’artista ha scelto di presentarsi con lo pseudonimo Lion Ceccah, spiegando il cambio di nome come il segnale di una nuova fase creativa. Dopo il secondo posto nella selezione lituana del 2025, Lion Ceccah è riuscito a conquistare il pass per l’Eurovision nel 2026.
Il brano con cui si presenta in gara è una proposta art pop drammatica e molto costruita, attraversata da suggestioni electro, tango e flamenco. Cantato principalmente in lituano e inglese, inserisce anche frammenti in italiano, francese, tedesco e spagnolo, accentuando il carattere teatrale e cosmopolita dell’operazione.
Il risultato è un pezzo fortemente concettuale, ambizioso e non privo di rischi. La messa in scena, con Lion Ceccah dalla testa rasata e dipinta d’argento in un’estetica che richiama i Rockets, spinge ancora di più sul versante performativo e visionario. Le velleità artistiche sono evidenti, ma proprio questa ricerca così marcata potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, rischiando che la proposta venga percepita come eccessivamente pretenziosa e finisca per non essere compresa.
LUSSEMBURGO: Eva Marija Puc, Mother Nature ☆
Eva Marija ha 20 anni, è nata in Lussemburgo da genitori sloveni e arriva all’Eurovision praticamente al debutto ufficiale nel mondo della musica. Il brano con cui si presenta in gara, Mother Nature, porta la firma di tre autori già ben inseriti nell’universo eurovisivo: Thomas Stengaard (vincitore nel 2013 con Only Teardrops per la Danimarca), Maria Broberg e Julie “Kill J” Aagaard. Proprio la canzone, però, ha sollevato qualche discussione per una certa somiglianza con Keeping Your Head Up di Birdy, elemento che ha accompagnato le prime reazioni alla candidatura lussemburghese.
Sul piano sonoro, il richiamo alle atmosfere di Only Teardrops è piuttosto evidente: una scrittura ariosa, melodica, dal sapore quasi folk-pop eurovisivo di inizio anni Dieci. Ed è forse questo il limite principale della proposta: Mother Nature avrebbe probabilmente avuto un potenziale ben più forte una decina d’anni fa, mentre nel contesto attuale rischia di apparire corretta ma non particolarmente intrigante o innovativa.
Per il Lussemburgo, reduce da un ritorno finora impeccabile in termini di qualificazioni, l’obiettivo sarà soprattutto difendere il proprio record perfetto e riuscire a strappare un posto in finale. Eva Marija ha freschezza, preparazione e una confezione professionale dalla sua parte; resta da capire se basteranno per emergere in una semifinale che potrebbe premiare proposte più moderne o più immediatamente riconoscibili.
MALTA: Aidan Cassar, Bella ☆☆
Il Malta Eurovision Song Contest 2026 ha premiato Aidan Cassar, cantautore ventiseienne di Żejtun che da tempo inseguiva il palco eurovisivo. Non si tratta infatti di un nome nuovo per la selezione maltese: Aidan aveva già sfiorato più volte la vittoria, arrivando quarto nel 2018 e secondo nel 2022, quando fu battuto da Emma Muscat.
Per l’Eurovision porta Bella, un brano dal gusto volutamente retrò, costruito attorno a un immaginario romantico e seduttivo da “cowboy Casanova” con quel mood da latin lover mediterraneo che negli ultimi tempi ha trovato spazio anche nell’estetica solista di Damiano David: una proposta pensata per giocare molto sul fascino dell’interprete, e che potrebbe intercettare facilmente il voto di una certa fascia di pubblico adulto in tutta Europa. Da segnalare anche il ritorno della lingua maltese sul palco eurovisivo, per la prima volta dal 2000. Tra gli autori figura inoltre Sarah Bonnici, rappresentante maltese nel 2024 con Loop.
A rafforzare il tutto c’è una messa in scena particolarmente curata, che culmina con Aidan al centro di un turbinio di petali di rosa: un’immagine forse un po’ stucchevole, ma perfettamente coerente con l’atmosfera del brano. Anche l’uso della parola italiana “bella”, inserita in una canzone cantata in inglese e maltese, va nella stessa direzione, sfruttando l’immediata associazione dell’italiano con romanticismo e sensualità.
Le possibilità di qualificazione sembrano concrete: se Malta dovesse raggiungere la finale potrebbe trovare nelle giurie un sostegno importante, come spesso accaduto in passato, e magari arrivare a sfiorare una top 10 che manca da 5 anni.
MOLDAVIA: Satoshi, Viva, Moldova! ☆☆☆
Anche la Moldavia fa il suo ritorno all’Eurovision e lo fa affidandosi a uno dei nomi più interessanti e popolari della sua scena musicale attuale. Cantante e rapper molto seguito in patria, Satoshi (Vlad Sabajuc) ha dominato la prima edizione rinnovata della selezione nazionale, imponendosi con una proposta allegra, movimentata e volutamente caciarona, ma costruita attorno a un messaggio identitario piuttosto forte.
Il brano celebra infatti l’orgoglio di essere moldavi e, allo stesso tempo, rivendica l’appartenenza culturale e politica del Paese all’Europa. Un tema tutt’altro che casuale, in un momento storico in cui la Moldavia si trova stretta tra spinte opposte: da un lato il percorso di avvicinamento all’Unione Europea, dall’altro l’influenza russa ancora presente nell’area anche attraverso la questione irrisolta della Transnistria e le tensioni politiche interne. In questo contesto, una canzone festosa ma esplicitamente orientata verso un’idea europea della Moldavia assume un valore che va oltre la semplice dimensione musicale.
La canzone punta chiaramente a fare presa sul televoto, soprattutto nell’Europa dell’Est e tra il pubblico più sensibile a messaggi di appartenenza e riconoscibilità nazionale che tante nazioni di quel blocco condividono con la Moldavia. A dare ulteriore forza alla proposta c’è anche la presenza di Aliona Moon, voce di grande esperienza eurovisiva e già 11ª all’Eurovision 2013; Satoshi, dal canto suo, è uno dei performer più carismatici dell’edizione. La proposta moldava difficilmente passerà inosservata e, se riuscirà a trasformare il caos organizzato del brano in uno show compatto e coinvolgente, potrebbe rivelarsi una delle sorprese di questa edizione.
MONTENEGRO: Tamara Živković, Nova zora ☆
Il Montenegro prova a rientrare finalmente in finale dopo un digiuno lunghissimo, che dura ormai da undici anni e sei partecipazioni. Per riuscirci, sceglie una formula piuttosto intrigante e punta su Tamara Živković, interprete chiamata a riportare il Paese al sabato sera con una proposta cantata interamente in lingua montenegrino.
Il brano, firmato dal cantautore Boris Subotić, si muove tra pop balcanico e innesti techno cercando di unire immediatezza eurovisiva e identità regionale. Al centro del testo c’è un messaggio di emancipazione femminile e superamento dei vecchi ruoli di genere, raccontato attraverso l’immagine simbolica di una “nuova alba”: una rinascita personale e collettiva, in cui la protagonista rivendica spazio, autonomia e libertà. La proposta è stata accolta con grande favore dagli eurofan, anche perché rientra in una formula molto riconoscibile del contest: cantante magnetica e “fatalona”, forte componente coreografica, quattro ballerini e un impianto scenico pensato per colpire.
Detto che si tratta di una formula efficace se eseguita con convinzione e mestiere, il Montenegro parte con uno storico recente molto sfavorevole, pochi alleati naturali al televoto e una canzone che – pur avendo energia e carattere – rischia di scivolare nel kitsch se la messa in scena non troverà il giusto equilibrio. Resta comunque una delle candidature montenegrine più competitive degli ultimi anni, e per Podgorica l’obiettivo finale non è mai sembrato così vicino.
NORVEGIA: Jonas Lovv, Ya Ya Ya ☆
Jonas Lovv è un nome ancora relativamente nuovo nella scena musicale norvegese, salito alla ribalta nel 2025 grazie alla partecipazione alla decima stagione di The Voice – Norges beste stemme, dove era riuscito a spingersi fino alle semifinali. Al Melodi Grand Prix 2026 si presentava più da outsider che da favorito, con un brano indie rock non particolarmente travolgente sulla carta e costruito attorno a un hook forse un po’ fragile.
Eppure, una volta salito sul palco, Jonas ha completamente ribaltato le aspettative. La sua performance è stata una delle più esplosive della stagione di selezioni: carisma da vero animale da palcoscenico, vocalità impressionante e un’attitudine sfacciata ma magnetica, capace di ricordare per presenza scenica e sicurezza il miglior Damiano David. Tanto è bastato per sbaragliare una concorrenza tutt’altro che banale, nella quale figurava anche Alexander Rybak, storico vincitore dell’Eurovision 2009 con Fairytale.
All’Eurovision, naturalmente, il primo obiettivo resta la qualificazione. Inizialmente il passaggio del turno sembrava tutt’altro che scontato, ma l’ordine di uscita ha cambiato almeno in parte le prospettive: la Norvegia chiuderà infatti la seconda semifinale, una posizione molto favorevole che potrebbe aiutare NRK a centrare quella che sarebbe la nona finale consecutiva. La canzone resta forse meno forte della performance che lo sostiene, ma Jonas ha dimostrato di saper trasformare un pezzo non irresistibile in un momento scenico di grande impatto.
POLONIA: Alicja Szemplińska, Pray ☆
Alicja Szemplińska, cantante ventiquattrenne di Ciechanów, ha con l’Eurovision un conto rimasto aperto per anni. Avrebbe infatti dovuto rappresentare la Polonia nell’edizione 2020, poi cancellata a causa della pandemia di COVID-19, ma a differenza di quanto accaduto in molti altri Paesi non venne riconfermata da TVP per l’anno successivo. Sei anni più tardi, Alicja si è presa finalmente la sua rivincita vincendo la selezione nazionale con il brano Pray.
Il brano è un pop intenso e stratificato, attraversato da influenze gospel, hip hop, R&B e soul. In un primo momento era passato quasi sotto traccia tra gli eurofan, ma con il tempo è stato rivalutato soprattutto grazie alle notevoli capacità vocali dell’interprete, che rappresentano il vero punto di forza della candidatura polacca. Nonostante il titolo, non ha un significato strettamente religioso: l’idea della preghiera viene utilizzata più come una metafora del superamento delle difficoltà personali, della ricerca di forza interiore, libertà e indipendenza. È una canzone che punta meno sull’immediatezza e più sull’intensità interpretativa, cercando di costruire un momento emotivo e vocalmente solido.
Proprio per questo, la Polonia potrebbe trovare un alleato importante nelle giurie, che quest’anno torneranno a esprimersi anche in semifinale. Se la performance live riuscirà a valorizzare appieno la voce di Alicja e il messaggio del brano, il passaggio del turno potrebbe essere decisamente alla portata.
PORTOGALLO: Bandidos do Cante, Rosa ☆
Il Festival da Canção 2026 ha avuto un percorso tutt’altro che lineare: la selezione portoghese è stata infatti attraversata da forti tensioni politiche dopo che 13 dei 16 artisti in gara hanno firmato una lettera aperta dichiarando di non essere disposti a rappresentare il Portogallo all’Eurovision in caso di vittoria, a causa della presenza di Israele nella competizione. RTP ha scelto comunque di proseguire senza modificare il proprio percorso, e alla fine a imporsi sono stati i Bandidos do Cante, gruppo vocale tra i pochi a non aver aderito alla protesta. Molto conosciuti soprattutto nella regione dell’Alentejo, portano sul palco una proposta che prova a fondere la tradizione del Cante Alentejano – canto corale tipico del sud del Portogallo, basato su voci profonde, armonie collettive e una forte dimensione comunitaria – con sonorità più pop e contemporanee.
La loro è una candidatura che gioca deliberatamente sulla sottrazione: niente grandi oggetti scenici, nessuna costruzione visiva elaborata, niente ballerini, fuochi d’artificio e fiamme ma un’esibizione centrata quasi interamente sulle voci, sull’intreccio armonico e sulla forza della musica. Una direzione lontana dai canoni eurovisivi più immediati, ma non necessariamente fuori contesto, come dimostrato l’anno scorso dai NAPA che contro ogni pronostico hanno superato le semifinali e hanno visto la loro Deslocado andare virale in tutto il mondo anche grazie a TikTok.
Il Portogallo non manca una finale dal 2019 e negli ultimi anni ha costruito una certa credibilità con scelte spesso riconoscibili e coerenti. Al momento i Bandidos do Cante non sembrano tra i favoriti per il passaggio del turno, ma sarebbe un errore sottovalutarli: se il messaggio vocale e culturale riuscirà ad arrivare con la giusta forza, la qualificazione è tutt’altro che impossibile.
REGNO UNITO: LOOK MUM NO COMPUTER, Eins, Zwei, Drei ☆
Dal 2010 a oggi, il Regno Unito è riuscito a entrare nella metà alta della classifica soltanto in due occasioni: con i Blue nel 2011 e, soprattutto, con il secondo posto di Sam Ryder nel 2022. Per provare a cambiare passo quest’anno la BBC ha scelto una strada meno prevedibile, affidandosi a un artista decisamente fuori dagli schemi: LOOK MUM NO COMPUTER, nome d’arte di Sam Battle.
Musicista, YouTuber e appassionato di elettronica vintage, Sam si è costruito un seguito grazie alla creazione e all’utilizzo di strumenti musicali bizzarri e artigianali, realizzati spesso a partire da vecchie tecnologie. Il più celebre è probabilmente il suo organo di Furby, che porterà anche sul palco di Vienna, trasformando la performance britannica in uno dei momenti visivamente più curiosi dell’edizione.
Il brano è un pezzo synth-pop scritto insieme a tre autori di peso nel panorama eurovisivo: Thomas Stengaard e Julie “Kill J” Aagaard, già citati tra le firme della proposta lussemburghese, e il norvegese Lasse Midtsian Nymann (NYLAN), vincitore dell’Eurovision 2024 come coautore di The Code di Nemo per la Svizzera. Il testo racconta lo stress della routine lavorativa e il desiderio di liberarsene, costruendo un inno ironico e un po’ anarchico all’evasione dalla quotidianità.
Per il Regno Unito si tratta senza dubbio di una scelta più interessante rispetto a molte candidature recenti: la canzone intercetta un certo immaginario musicale molto britannico, tra eccentricità elettronica, attitudine alternative e rimandi a una tradizione britpop che può ricordare i Blur. Allo stesso tempo, però, il rischio è evidente: la proposta potrebbe risultare troppo strana o poco accessibile per il pubblico europeo, mentre dal vivo Sam dovrà dimostrare di reggere vocalmente e interpretativamente un brano che vive molto sulla personalità dell’interprete.











