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Quanto paga un passaggio in radio: il compenso nasce dagli incassi dell’emittente, non da una tariffa

Durata, fascia oraria e incassi dell'emittente determinano il valore di ogni passaggio, che poi si divide su due strade separate.

Quanto paga un passaggio in radio: una mano sintonizza l'autoradio di un'auto d'epoca alla luce del tramonto
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Quanto paga un passaggio in radio non si riassume in una cifra, e non per reticenza: un passaggio non ha un prezzo. Non esiste una tariffa al pezzo, non esiste un importo che scatta ogni volta che una canzone parte in onda. Le emittenti versano una somma calcolata sui propri incassi, e quella somma viene divisa fra chi ha diritto a riceverla in base a quanto e quando ha suonato. È il motivo per cui lo stesso brano vale cifre diverse in settimane diverse: cambia l’importo da dividere, non il criterio con cui si divide.

I soldi dei passaggi radio seguono poi due strade separate, gestite da soggetti diversi e con regole diverse. Un artista può prendere l’una, l’altra, entrambe o nessuna delle due, e sapere su quale strada ti trovi cambia quello che ti spetta. La distinzione fra le due l’avvocato Fabio Falcone l’ha spiegata nella sua rubrica su queste pagine: diritti d’autore e connessi, differenze chiave e consigli per tutelarti.

Il diritto d’autore paga chi la canzone l’ha scritta, non chi la canta

Il diritto d’autore riguarda l’opera, cioè testo e musica. In Italia lo raccoglie la SIAE, o in alternativa una delle collecting nate dopo la liberalizzazione del 2017 come LEA, e va a autore, compositore ed editore. Se canti un brano che non hai scritto, da questa strada non prendi niente: prende chi l’ha firmato.

Il calcolo cambia a seconda dell’emittente. Per le radio a diffusione nazionale SIAE usa un modello analitico: rileva ogni singola utilizzazione e la valorizza moltiplicando la durata del brano per due coefficienti, uno legato alla fascia oraria e uno legato al ruolo della musica nel programma, cioè se sta in primo piano o fa da sottofondo. Gli incassi dell’emittente vengono poi divisi per il totale dei valori rilevati, e ne esce il cosiddetto punto radiofonia. Il compenso maturato da ogni brano è quel punto moltiplicato per il valore della sua utilizzazione.

Per le radio locali, che non trasmettono report analitici altrettanto dettagliati, si procede per campionamento: si rileva un campione rappresentativo e si ripartisce proporzionalmente alla durata delle utilizzazioni registrate.

In questo meccanismo il nome non conta: a parità di durata, fascia oraria e ruolo, il brano di un artista da stadio e quello di un esordiente maturano lo stesso identico valore. Quello che fa la differenza non è chi sei, è quante volte passi e in che ore. Sui compensi raccolti la SIAE trattiene poi una quota di gestione, l’aggio. Su come queste somme diventano poi royalties, e su cosa arriva concretamente all’artista, rimandiamo a un altro pezzo di Fabio Falcone: royalties nella musica, cosa sono e come funzionano.

Il meccanismo di punteggio e fascia oraria è lo stesso che regge le classifiche radio: come si costruiscono, cosa misurano e chi le compila lo abbiamo spiegato qui, come funzionano le classifiche radio EarOne.

I diritti connessi pagano chi la esegue e chi la produce, al 50 e 50

I diritti connessi non riguardano l’opera ma la registrazione. Spettano a due soggetti: l’artista interprete esecutore, cioè chi canta e chi suona su quel disco, e il produttore fonografico, cioè chi il disco l’ha realizzato e ne detiene il master, di norma l’etichetta.

La base giuridica sta negli articoli 72 e 73 della legge sul diritto d’autore, la 633 del 1941. L’articolo 73, nella versione modificata dalla legge 124 del 2017, stabilisce due cose che hanno cambiato la vita agli interpreti. La prima: il compenso va riconosciuto distintamente a produttori e artisti, ed è ripartito al 50% ai produttori discografici e al 50% agli artisti. La seconda: il diritto al compenso dell’artista interprete non può più essere oggetto di rinuncia contrattuale. Prima del 2017 una clausola infilata in un contratto poteva azzerarlo, oggi non è più possibile.

C’è però una condizione che spiega perché tanti musicisti non vedono un euro di questi soldi, e non è sfortuna. Il compenso non arriva da solo: bisogna essere iscritti a una collecting e averle dato mandato. Sul lato produttori opera SCF, di cui ci siamo occupati anche nel caso SCF contro Tattica. Sul lato artisti, dopo la liberalizzazione del settore, operano più soggetti in concorrenza fra loro, fra cui Nuovo IMAIE, Itsright, Artisti 7607 e R.A.S.I., ciascuno con la propria commissione di gestione. Un turnista che ha suonato su un disco passato mille volte in radio, se non è iscritto a nessuna di queste, quei soldi non li chiede e quindi non li riceve.

Diritto d’autore e diritti connessi: le due strade a confronto

Questo lo schema delle due strade, con chi incassa e a quali condizioni.

Diritto d’autore Diritti connessi
Cosa protegge L’opera: testo e musica La registrazione: quel preciso master
Chi incassa Autore, compositore, editore Artista interprete esecutore e produttore fonografico
Chi raccoglie SIAE, o collecting alternative come LEA SCF per i produttori; Nuovo IMAIE, Itsright, Artisti 7607, R.A.S.I. per gli artisti
Come si divide Secondo le quote depositate sull’opera 50% produttori, 50% artisti
Se canti un pezzo non tuo Non prendi nulla Prendi la quota artisti
Serve iscriversi? Sì, a SIAE o a un’altra collecting autori Sì, altrimenti il compenso non viene richiesto

Quanto paga un passaggio in radio: le cifre che circolano

Una stima pubblica esiste, e vale la pena citarla per dare un ordine di grandezza. La cooperativa Esibirsi, nella sua guida alla SIAE aggiornata all’aprile 2025, indica per un passaggio su radio nazionale una forbice fra 5 e 15 euro, a seconda della fascia oraria. Sono gli stessi autori a definirla una stima semplificata, ed è corretto leggerla così.

Quella cifra però racconta metà del quadro, e senza la seconda metà porta fuori strada. Quei 5-15 euro sono diritto d’autore: la prima delle due strade, quella che finisce ad autore, compositore ed editore. L’interprete che il brano non l’ha firmato, da lì non prende niente, e la sua parte sta sull’altra strada. Chi scrive e canta le proprie canzoni le percorre entrambe, chi canta pezzi altrui una sola.

E dentro quella forbice, tre a uno fra il minimo e il massimo, c’è tutto il meccanismo descritto sopra: la fascia oraria, la durata, il peso dell’emittente. Non è imprecisione di chi l’ha scritta, è la natura del calcolo.

Perché nessuno può dirti quanto vale un singolo passaggio

Il compenso di un singolo passaggio dipende da quanto ha incassato quell’emittente in quel periodo, da quanta musica ha trasmesso in totale, dalla fascia oraria in cui è andato in onda il brano, dalla sua durata, da quante persone si dividono le quote dell’opera, dalla collecting a cui sei iscritto e dalla commissione che trattiene. Cambiane uno e il risultato cambia. Le cifre tonde che girano sui social, il tot a passaggio, non descrivono questo sistema: descrivono un sistema che non esiste.

La direzione però si può dire. Un passaggio singolo vale pochissimo. La radio diventa una voce di reddito solo con volumi alti e continuità nel tempo, ed è per questo che una rotazione lunga rende più di un picco: un brano che gira venti settimane in fascia diurna matura molto più di uno che entra in Top 10 per sette giorni e sparisce.

Di solito resta fuori dal discorso la parte più concreta. Per la maggior parte degli artisti il valore dei passaggi radio non sta nell’assegno, sta in quello che i passaggi generano intorno: ascolti in streaming, biglietti venduti, cachet dei live, contratti.

Sull’altro canale che genera compensi, lo streaming, abbiamo analizzato i rendiconti di artisti italiani per capire quanto vale un ascolto: quanto paga Spotify per stream.

Quanto si guadagna con i passaggi in radio: le domande più frequenti

Quanto paga un passaggio radiofonico?

Non esiste una tariffa fissa. La stima pubblica più recente, quella della cooperativa Esibirsi, parla di 5-15 euro per un passaggio su radio nazionale a seconda della fascia oraria, ma riguarda il solo diritto d’autore. Chi esegue il brano e chi lo ha prodotto incassano separatamente, attraverso i diritti connessi.

Quanto paga la SIAE per un passaggio in radio?

La SIAE non paga una cifra a passaggio: ripartisce fra gli aventi diritto quanto ha incassato dall’emittente. Per le radio nazionali il valore di ogni utilizzazione nasce dalla durata del brano moltiplicata per due coefficienti, fascia oraria e ruolo della musica nel programma. Quel valore viene poi rapportato agli incassi della radio attraverso il punto radiofonia. Sui compensi raccolti la SIAE trattiene una quota di gestione.

Quanto costa far passare una canzone in radio?

Una radio seria non chiede soldi per trasmettere un brano. Può chiederteli un promoter radio, ed è legittimo perché è il suo lavoro: stai pagando il servizio di promozione, non la programmazione. Ne abbiamo scritto nella nostra guida alle classifiche radio EarOne.

Quanto si guadagna con i diritti d’autore di una canzone?

Dipende da quante quote hai sull’opera, da quante utilizzazioni genera e su quali mezzi. La radio è solo uno dei canali: ci sono anche televisione, live, streaming e copia privata. Se il brano è firmato da più autori, l’importo si divide secondo le quote depositate al momento della registrazione.

Vuoi vedere chi sta girando davvero in radio in questo momento? Tutte le nostre classifiche radio aggiornate sono qui: le classifiche radio di All Music Italia.