di Direttore Editoriale
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Passaggi, punteggio e indipendenti: la guida AMI alle classifiche radio EarOne

Cosa misura EarOne, in cosa differisce dalla FIMI e le risposte alle domande che ci fate sui social.

Classifiche radio EarOne spiegate: passaggi e punteggio
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Le classifiche radio EarOne misurano quante volte un brano viene trasmesso dalle emittenti italiane e quante persone in media lo stanno ascoltando in quel passaggio. Non dicono quanto una canzone piace al pubblico: dicono quanto le radio la stanno programmando. Da questa differenza parte tutto il resto, dai passaggi al punteggio.

Ce lo chiedete da tempo, e soprattutto dopo l’uscita di questo nostro articolo dedicato agli emergenti e a quello che ruota loro attorno (streaming, radio, TikTok, live): “Ci raccontate come funzionano le classifiche delle radio?”

E allora sì, mettiamola giù semplice e chiara, usando la terminologia e i criteri che troviamo su EarOne, società partner dell’industria discografica che si occupa della rilevazione dei passaggi radio e delle classifiche. Lo facciamo perché quando si parla di airplay spesso si finisce a discutere di “posizioni” senza sapere cosa c’è dietro.

Come funzionano le classifiche radio EarOne: si contano i passaggi, non il gradimento

Le classifiche EarOne sono indici che misurano principalmente quante volte un brano viene trasmesso dalle emittenti (radio, e in alcuni casi anche TV musicali). In pratica: non dicono “quanto la gente ama una canzone”, ma quanto le radio la stanno programmando.

A volte le due cose si parlano, ma non sono la stessa cosa. Una canzone può andare fortissimo in streaming e avere una crescita lenta in radio, oppure esplodere in radio perché sostenuta da una strategia promozionale molto forte. Questo purtroppo vale più che altro per gli artisti noti, perché le radio da molto tempo a questa parte hanno smesso di scommettere, sbagliando a nostro avviso, sugli emergenti.

Il caso di Eddie Brock, in gara a Sanremo 2026, è emblematico. Quasi ignorato dalle radio è diventato virale su TikTok e ha cominciato a salire nelle classifiche streaming. Solo allora, e dopo la firma con Warner Music, le radio, soprattutto i network, hanno iniziato a programmarlo in modo massiccio e significativo.

Per fortuna le radio regionali e locali, ma non tutte, scelgono ancora di provare a far ascoltare al pubblico anche musica diversa.

Tornando alle classifiche, le chart principali di EarOne sono due: quella per passaggi, ovvero i brani che vengono trasmessi di più, e quella per punteggio, considerata anche la classifica principale, in quanto misura quante persone mediamente stanno ascoltando quella canzone in quel determinato passaggio.

Questo si determina con l’AQH (Average Quarter Hour), ovvero gli ascoltatori medi stimati di una stazione in un intervallo di 15 minuti. Questo dato serve a “pesare” l’impatto di un passaggio: passare in una fascia oraria e su una radio con più ascolto potenziale può incidere più di un passaggio in un contesto meno ascoltato.

Passaggi e punteggio: due classifiche diverse, e cambia chi vince

Ecco quindi le due logiche principali di EarOne.

1) Classifiche per punteggio. Il punteggio nasce dai passaggi, ma tiene conto anche di quanto “pesa” la stazione che trasmette il brano e della fascia oraria. In parole povere: non tutti i passaggi valgono uguale, e ad essere determinanti nel cambio di punteggio sono gli ascoltatori medi di quella radio e la fascia oraria del passaggio.

2) Classifiche per passaggi. Qui conta solo una cosa: quante volte il brano è stato trasmesso. Stop.

Come vengono generate: quante radio “contano” e quando si aggiorna

Le classifiche vengono costruite monitorando un campione di quasi 200 emittenti, che include radio nazionali, superstation, locali, web radio ed emittenti TV musicali.

Il periodo di riferimento va da venerdì 00:00 a giovedì 23:59. Le classifiche ufficiali vengono aggiornate su base settimanale.

EarOne o FIMI: stessa settimana, due cose diverse

È la confusione più comune fra i lettori, e vale la pena chiarirla perché le due classifiche escono negli stessi giorni e vengono spesso citate come se fossero intercambiabili. Non lo sono, e non misurano nemmeno lo stesso pubblico.

EarOne misura quanto le radio programmano un brano. La FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana, misura invece quanto il pubblico quel brano lo compra e lo ascolta: vendite fisiche, download e streaming, con la rilevazione affidata a NIQ Italia, la società che prima si chiamava GfK. La settimana di rilevazione è la stessa, da venerdì a giovedì: cambia solo cosa si conta dentro.

EarOne FIMI
Cosa misura I passaggi radio: quanto le emittenti programmano un brano Vendite e ascolti: fisico, download e streaming
Chi decide I direttori artistici delle radio Il pubblico che compra e ascolta
Chi la rileva EarOne, su un campione di quasi 200 emittenti NIQ Italia (ex GfK) per conto di FIMI
Settimana rilevata Da venerdì a giovedì Da venerdì a giovedì
Cosa ti dice Cosa sta girando adesso e quanto è sostenuto dalla promozione Cosa sta consumando il pubblico

A noi interessano entrambe per un motivo preciso: quando le due classifiche dicono cose molto diverse sullo stesso brano, lì di solito c’è una storia da raccontare.

Le principali classifiche EarOne: quali sono e a cosa servono

Top 100 EarOne Airplay Generale per punteggio. I 100 brani più “forti” della settimana in radio per punteggio assegnato in base agli ascoltatori raggiunti.

Top 100 EarOne Airplay Generale per passaggi. I brani più trasmessi.

Top 100 EarOne Airplay Italiani. I brani in lingua italiana più trasmessi.

Top 100 EarOne Airplay Internazionali. I brani in lingua straniera più trasmessi.

Top 50 EarOne Airplay Indipendenti. Dedicata ai brani di etichette indipendenti, per capire cosa sta funzionando fuori dal giro major.

Anche la classifica degli indipendenti si divide per passaggi e punteggio ma non ha invece la versione solo “italiana”, anche se pare che Maurizio Gugliotta, CEO di EarOne, stia pensando di implementarla per fornire una visione più ampia e che permetta anche agli emergenti di comparire in classifica.

A queste classifiche si aggiungono poi quelle di genere (Dance, Urban, Rock e Latin) e quella TV per le tv musicali.

Come si arriva alle radio?

Attraverso l’etichetta discografica, major o indipendente, che manda la cartolina con il vostro brano e le informazioni principali a tutte le radio, o tramite promoter radio, ovvero uffici stampa radio che fanno praticamente lo stesso lavoro delle case discografiche chiamando anche le radio per avere un feedback.

Oggi purtroppo il ruolo del promoter radio, fondamentale va detto, sta venendo meno in quanto i ragazzi spesso preferiscono investire in campagne social. Questa è una colpa che ci sentiamo di attribuire alle grandi radio soprattutto, che sia network o superstation. Chiudendo le porte a musica nuova, a veri emergenti (e magari aprendole solo per eccezioni come i ragazzi di Amici di Maria De Filippi mentre sono ancora nel programma) stanno portando i giovani a non credere più nella radio e a considerarla vecchia e superata, causando un danno a tutta la filiera, promoter radio in primis.

Il mondo delle radio e delle classifiche radio: domande e risposte

Queste sono le domande che ci arrivano più spesso sui nostri social quando si parla di radio.

Le radio locali in classifica contano come le nazionali?

Contano, con la differenza che, nella classifica per punteggio, un passaggio può “pesare” diversamente perché entrano in gioco l’audience stimata e la fascia oraria. Quindi: nel conteggio passaggi vale 1 come gli altri, nel punteggio può avere un impatto diverso.

Purtroppo diverse radio monitorate da EarOne, non avendo dati d’ascolto certificati, non accumulano punti nella classifica per punteggio.

Da parte nostra noi abbiamo spesso suggerito ad EarOne di stabilire anche per queste radio un punteggio minimo garantito, in modo da non penalizzare gli artisti, soprattutto gli emergenti.

Perché nella Top 50 Indipendenti trovo nomi che lavorano con major?

Perché “indipendente”, in questo caso, riguarda come è attribuita l’uscita (label, licenza, intestazione del rilascio), non “con chi lavora l’artista” nella percezione del pubblico. Esistono casi di artisti legati a major che pubblicano in licenza o tramite etichette proprie: quindi possono rientrare nella logica “indie” se il brano risulta associato a una label autonoma (per esempio Oya nel caso di Fiorella Mannoia), anche se distribuzioni e accordi, fuori, sembrano “major”.

Per passare in radio si paga?

No. È una voce che gira da tanti anni e non escludiamo che molto tempo fa potesse accadere. Da quando facciamo il nostro lavoro, da oltre dieci anni, ci è capitato di ricevere “listini” per passare in radio raramente e solo da radio molto piccole, e mai presenti tra quelle rilevate da EarOne.

Quindi usciamo da questi luoghi comuni e diciamolo una volta per tutte: no, per passarti in radio una radio seria e con credibilità non ti chiede soldi.

Chi può chiederti soldi, invece?

I soldi può (anzi, deve: è il suo lavoro) chiederteli il promoter radio, perché ti aiuta con un servizio professionale: dal mandare la cartolina digitale alle radio, al contatto diretto (telefonate, mail, follow-up) per far conoscere il progetto e provare a farlo entrare nelle programmazioni.

In quel caso stai pagando il lavoro del promoter, non “la posizione in classifica”. E comunque una cosa va detta chiara: nessun promoter serio può garantirti passaggi, soprattutto su superstation e grandi network. Anche perché è raro che puntino su nomi nuovi, specie se non supportati da una struttura discografica forte (e a volte nemmeno in quel caso).

La domanda opposta è quanto entra a te dai passaggi, e la risposta non è una cifra: quanto guadagna un artista con i passaggi in radio.

Questo significa che è tutto meritocrazia e trasparenza?

No, sarebbe ingenuo dirlo. Esistono dinamiche “di sistema” che possono alterare l’equilibrio, senza bisogno del mito “paghi e ti passano”.

1) Conflitti di interesse editoriali. Può capitare che soggetti legati a emittenti radiofoniche abbiano anche interessi nell’editoria musicale (cioè nei diritti editoriali dei brani). In quei casi, trasmettere di più un brano può diventare anche un vantaggio economico, perché ogni passaggio genera compensi SIAE e una quota di quei compensi, se sei editore, ti rientra.

2) Relazioni e filiere che contano. Ci sono produttori e figure del mercato che, in certi periodi storici, riescono a ottenere più facilmente attenzione radiofonica sui grandi network. A volte per reputazione e storico, altre volte per relazioni dirette o collegamenti molto stretti con figure chiave di un polo specifico. Qui non possiamo ovviamente parlare di criteri di passaggio meritocratici e “puri”.

Quindi no: per passare in radio non si paga. Ma è anche vero che non tutto quello che passa passa per meritocrazia o con totale trasparenza.

Perché una major potrebbe avere più forza nello spingere in radio i suoi artisti?

Anche qui, scordatevi la logica del “perché pagano”. No: spesso entrano in gioco scambi e leve che esistono in qualunque settore.

Se sono una major con tanti artisti noti, posso, in virtù di future ospitate, interviste, eventi, iniziative e contenuti con quei nomi, chiedere alle radio di dare attenzione anche a un nome più piccolo del mio roster. Non c’è nulla di male, è un classico meccanismo di relazione e reciprocità, dove chi ha più asset mediatici ha anche più potere di negoziazione.

Giusto o sbagliato? Qui ognuno di voi ha la sua risposta anche se, va detto, raramente abbiamo visto persone che possono avere dei benefit grazie ai risultati ottenuti nel proprio lavoro, non usarli. E questo vale in ogni campo professionale.

Guida aggiornata al 31 luglio 2026. La rivediamo ogni volta che cambiano i criteri di rilevazione o le classifiche disponibili.

Vuoi vedere chi sta girando davvero in radio in questo momento? Tutte le classifiche radio aggiornate sono qui: le classifiche radio di All Music Italia.

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