Il mondo delle radio e delle classifiche radio: domande e risposte
Le radio locali in classifica contano come le nazionali?
Contano, con la differenza che, nella classifica per punteggio, un passaggio può “pesare” diversamente perché entrano in gioco l’audience stimata e la fascia oraria. Quindi: nel conteggio passaggi vale 1 come gli altri; nel punteggio può avere un impatto diverso.
Purtroppo diverse radio monitorate da EarOne, non avendo dati d’ascolto certificati, non accumulano punti nella classifica per punteggio.
Da parte nostra noi abbiamo spesso suggerito ad EarOne di stabilire anche per queste radio un punteggio minimo garantito, in modo da non penalizzare gli artisti, soprattutto gli emergenti.
Perché nella Top 50 Indipendenti trovo nomi che lavorano con major?
Perché “indipendente”, in questo caso, riguarda come è attribuita l’uscita (label, licenza, intestazione del rilascio), non “con chi lavora l’artista” nella percezione del pubblico. Esistono casi di artisti legati a major che pubblicano in licenza o tramite etichette proprie: quindi possono rientrare nella logica “indie” se il brano risulta associato a una label autonoma (per esempio Oya nel caso di Fiorella Mannoia), anche se distribuzioni e accordi, fuori, sembrano “major”.
Per passare in radio si paga?
No. È una voce che gira da tanti anni e non escludiamo che molto tempo fa potesse accadere. Da quando facciamo il nostro lavoro, da oltre dieci anni, ci è capitato di ricevere “listini” per passare in radio raramente e solo da radio molto piccole, e mai presenti tra quelle rilevate da EarOne.
Quindi usciamo da questi luoghi comuni e diciamolo una volta per tutte: no, per passarti in radio una radio seria e con credibilità non ti chiede soldi.
Chi può chiederti soldi, invece?
I soldi può (anzi, deve: è il suo lavoro) chiederteli il promoter radio, perché ti aiuta con un servizio professionale: dal mandare la cartolina digitale alle radio, al contatto diretto (telefonate, mail, follow-up) per far conoscere il progetto e provare a farlo entrare nelle programmazioni.
In quel caso stai pagando il lavoro del promoter, non “la posizione in classifica”. E comunque una cosa va detta chiara: nessun promoter serio può garantirti passaggi, soprattutto su superstation e grandi network. Anche perché è raro che puntino su nomi nuovi, specie se non supportati da una struttura discografica forte (e a volte nemmeno in quel caso).
Questo significa che è tutto meritocrazia e trasparenza?
No, sarebbe ingenuo dirlo. Esistono dinamiche “di sistema” che possono alterare l’equilibrio, senza bisogno del mito “paghi e ti passano”.
1) Conflitti di interesse editoriali
Può capitare che soggetti legati a emittenti radiofoniche abbiano anche interessi nell’editoria musicale (cioè nei diritti editoriali dei brani). In quei casi, trasmettere di più un brano può diventare anche un vantaggio economico, perché ogni passaggio genera compensi SIAE e una quota di quei compensi, se sei editore, ti rientra.
2) Relazioni e filiere che contano
Ci sono produttori e figure del mercato che, in certi periodi storici, riescono a ottenere più facilmente attenzione radiofonica sui grandi network. A volte per reputazione e storico, altre volte per relazioni dirette o collegamenti molto stretti con figure chiave di un polo specifico. Qui non possiamo ovviamente parlare di criteri di passaggio meritocratici e “puri”.
Quindi no: per passare in radio non si paga. Ma è anche vero che non tutto quello che passa passa per meritocrazia o con totale trasparenza.
Perché una major potrebbe avere più forza nel spingere in radio i suoi artisti?
Anche qui, scordatevi la logica del “perché pagano”. No: spesso entrano in gioco scambi e leve che esistono in qualunque settore.
Se sono una major con tanti artisti noti, posso, in virtù di future ospitate, interviste, eventi, iniziative e contenuti con quei nomi, chiedere alle radio di dare attenzione anche a un nome più piccolo del mio roster. Non c’è nulla di male, è un classico meccanismo di relazione e reciprocità, dove chi ha più asset mediatici ha anche più potere di negoziazione.
Giusto o sbagliato? Qui ognuno di voi ha la sua risposta anche se, va detto, raramente abbiamo visto persone che possono avere dei benefit grazie ai risultati ottenuti nel proprio lavoro, non usarli. E questo vale in ogni campo professionale.
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