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Pagelle nuovi singoli

Pagelle Nuovi Singoli 16 ottobre: Angelina Mango promossa, Baby Gang bocciato, due Golden Song

Alvise Salerno vota 21 nuovi singoli: Carl Brave e Macello in testa ai consigliati, Baby Gang ultimo.

di Alvise Salerno · 

New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 16 ottobre 2026, a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web che ogni settimana recensisce per noi le nuove uscite italiane.

Nella settimana del 16 ottobre 2026 troviamo, tra gli altri, nuovi brani di Gaia, Carl Brave, Cristina Donà, Novepercento, Giuse The Lizia, Renzo Rubino e molti altri ancora.

Queste sono le pagelle della New Music Friday dedicate ai nuovi singoli italiani usciti questa settimana. All’interno delle categorie ogni brano viene valutato in stelle e con un voto numerico, così da rendere più chiaro il livello di consiglio o bocciatura.

Come sempre si tratta di opinioni personali. Il consiglio è quello di ascoltare i singoli e farci sapere la vostra. Qui sotto trovate l’elenco completo delle nuove uscite della settimana.

NEW MUSIC FRIDAY 16 OTTOBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI

I brani consigliati

CARL BRAVE
ODISSEA
Voto7

Un tuffo nelle emozioni, nei ricordi, nei sentimenti di Carl Brave che fa scendere una lacrimuccia anche ai fan, considerando che si parla del suo passato, di Polaroid dei tempi con Franco126 e non solo.

È un testo scritto con ogni fibra del proprio corpo e della propria anima, Carlo ci ha messo tutto il suo Coraggio e non è da intendere solo come un gioco di parole (Coraggio è il suo cognome) ma come una verità. Ci vuole coraggio per mettersi a nudo e raccontare un passato che tutti conoscono, in parte, ma non così a fondo.

Guardare indietro per trovare le forze di scoprire il proprio IO nel tempo presente, non un’operazione facile ma Carl Brave ci è riuscito attraverso le sue parole.

Il voto resta un 7 per un altro elemento che, personalmente, ho trovato più debole rispetto alle bellissime parole: l’arrangiamento.

Sarebbe stato infinitamente più bello e più congeniale, con un testo così intimo e intimista, un tipo di arrangiamento più soft, calibrato, magari anche acustico. Il ritmo, invece, è più sostenuto da power ballad e, specialmente nel ritornello, fa perdere un po’ di magia.

Nel complesso, però, la lacrima è venuta giù ugualmente.

MACELLO
ALLA FINE
Voto7

Questo è uno dei prospetti più interessanti della nuova generazione di rapper italiani con un senso letterario e musicale, molto riconoscibile e che quest’anno ha iniziato a mettere le basi per un futuro da assoluto protagonista.

Questo singolo è solo l’ennesima conferma che con una bella testa e un ottimo producer si possono fare i miracoli nella scena.

La propria vita, il far ricredere chi non puntava nulla su di lui, questo brano è a tutti gli effetti una rivincita ma la parte interessante è la base di D/whale, atomica nella sua costruzione.

Il progetto di Giacomo Bosi è molto interessante, verrà seguito con attenzione.

GAIA
SENZ’ALLEGRIA
Voto6½

Gaia DEVE fare questo tipo di canzoni, le stanno cucite perfettamente addosso perché hanno quel mix di italiano e brasiliano che premiano la sua doppia anima.

Le due parti più belle, quelle che reggono interamente il brano, sono il ritornello molto efficace e lo special con questo coro interamente cantato in portoghese che poi si ripete anche nel reprise finale.

Pensate a una canzone da carnevale di Rio, colori accesi, baile, spiaggia. Ecco, questa canzone è quel mondo lì e il fatto che la canti Gaia rende totalmente credibile ciò che si sta ascoltando.

L’unica nota al di sotto di quanto fatto in passato è il testo, nelle strofe molto “semplice” e semplicistico nella sua costruzione. Il ritornello è catchy, funziona molto bene così per com’è, ma le strofe lasciano un po’ a desiderare per contenuto.

Certo, il brano deve puntare a far ballare e ci riesce alla perfezione ma nessuno impedisce agli artisti di far ballare con dei testi un po’ più profondi. Non impegnati socialmente e politicamente, non fraintendete, solo un po’ più studiati.

Va sottolineato questo aspetto perché i testi dello scorso album riuscivano a soddisfare questa caratteristica, qui siamo leggermente sotto le aspettative che si erano alzate.

Ad ogni modo, hit.

ANGELINA MANGO
VITA DA ADULTI
Voto6½

Angelina ha scelto di diventare grande e, di conseguenza, affrontarne le conseguenze.

Questo brano è un follow up dei racconti di Caramé, a questo punto la giusta via di passaggio tra la giovinezza di Melodrama e questa nuova prospettiva che ci racconta nel nuovo brano.

È una ballatona molto sentita, la sua voce spezzata lo lascia intendere, che ci permette di entrare nel suo quotidiano anche con dei piccoli dettagli (il basilico che muore ogni volta) ma sembra mancare quella magia di Caramé, quella verità e quell’anima.

Questo brano, per certi aspetti, è più materico ma finge di non esserlo. Regala delle immagini chiare di vita vissuta e sentimenti provati ma li nasconde tra le parole, quasi come se si vergognasse. Ovviamente è solo una percezione, non una verità.

Abituati a Come un bambino e alle perle che ci ha donato un annetto fa, questo brano abbassa le aspettative pur mantenendo alto il livello.

EMANUELE DABBONO
MOMENTERIA
Voto6½

Oh, finalmente un po’ di sano folk pop in questa stantia musica italiana e a regalarcelo è uno dei migliori autori della musica italiana, Emanuele Dabbono.

La Momenteria è un luogo a conti fatti, l’Irlanda, e non è un caso che il suono sia quello tipico di quei luoghi abitati dalle creature più magiche del mondo, com’è magico il luogo atto a custodire tutti i bei ricordi (per l’appunto, la momenteria) della vita.

Un punto a favore è dettato dall’avere suonato TUTTI gli strumenti da solo, come lui stesso ha tenuto a sottolineare, e si sente che c’è una mano umana dietro ogni virgola sonora.

È una canzone fresca, bella allegra, gioiosa. Una boccata d’aria analogica e naturale in un mondo sempre più artificiale.

GIUSE THE LIZIA
GUARDIA DEL CORPO
Voto6½

Giuse prova a fare il Cremonini di Maggese e ci riesce, con le dovute distanze e differenze tra i due (partendo dal timbro).

La canzone è un classico pop con questo costante pianoforte in battere che ha il compito di dare il tempo a tutto il lavoro attorno al quale vengono costruiti tutti gli altri suoni.

Alla fine si aggiunge anche la chitarra elettrica per uno special strumentale che profuma proprio di Cremoninosità.

Si parla d’amore triste, di una donna che aveva la funzione di scudo, di guardia del corpo che protegge la sua metà e controparte, solito tema ma simpatico nella sua parte musicale.

Giuse ci thelizia, di nuovo, anche se si poteva decisamente fare di più.

SANTI FRANCESI
DUE COME NOI DUE
Voto6

Del nuovo corso dei Santi Francesi, questa è la canzone più debole in termini di energia, innovazione interna da proporre al pubblico, idee in generale.

I precedenti due singoli ci avevano portato in mondi distanti dai suoni che siamo abituati a sentire non solo per loro ma, in generale, nel nostro stanco Paese.

Qui torniamo più nella comfort zone melodica italiana, nonostante gli elementi elettronici siano sempre presenti e a portata d’orecchio, e non si brilla come nei precedenti casi.

Il brano regge proprio perché è easy listening, non pretende in modo evidente di fare la rivoluzione e questo può essere un bene per chi aveva scelto di allontanarsi dal progetto. Per chi, invece, ha sempre compreso il lato della sperimentazione dei due ragazzi, questo non è un passo indietro bensì un passo in avanti mancato.

Restiamo lì, quasi in attesa della prossima corsa e nel frattempo ci lasciamo attraversare da questo brano che, per l’appunto, passa e difficilmente riesce a scavarti dentro.

Tecnicamente sono sempre perfetti sia nell’esecuzione vocale che nella pulizia del suono, mai nulla da dire su questi punti, così come resta invidiabile la capacità di Alessandro De Santis di riuscire a essere cattivo, rapace nelle canzoni più hard e dolce, in punta di fioretto, quando bisogna esserlo.

Il problema è proprio la tipologia di brano scelta per proseguire un percorso che lasciava presagire tutt’altro ma va bene così.

NEFFA, FABRI FIBRA
VERTIGINI
Voto6

Uno dei pochi brani buoni del joint album di Fibra e Neffa, uno di quelli che dura meno, uno di quelli dove entrambi fanno il loro senza né eccellere né stare sotto il loro livello.

È una canzone rap vecchio stile dove le rime sono buone, non eccellenti, e dove lo scambio strofa e ritornello tra i due è gestito molto bene.

Si parla della vita, di quanto sia difficile essere adulti con i mille problemi che sopraggiungono, i mille dubbi e le infinite ansie. Fibra e Neffa raccontano il loro punto di vista sulla crescita che causa più danni rispetto al portare benefici.

C’è di meglio nel progetto (Alfa omega) ma c’è anche di molto peggio. Questo brano si mette nel mezzo, senza infamia e senza lode.

IBISCO, MARTA DEL GRANDI
TENTACOLI DEL CUORE
Voto6

Partiamo con un concetto sotto il profilo testuale: less is more molto spesso e questo è uno di quei casi.

Ibisco scrive un testo pieno zeppo di parole che, però, raccontano concetti che potevano essere tranquillamente espressi in modo più semplice e sempre ‘alti’ in ottica cantautorale.

Si avverte quasi il tentativo di essere inutilmente sofisticati quando, in realtà, non c’era nessuna necessità dato che il brano è un bel brano a conti fatti.

Siamo nell’universo di Niccolò Fabi musicalmente, un bellissimo arrangiamento e un’ottima scelta di suoni contraddistinguono questa power ballad.

Si parla di una relazione o, per meglio dire, della complessità dei sentimenti umani in toto che, però, in qualche modo ci legano tutti gli uni agli altri.

Marta Del Grandi non brilla particolarmente nelle sue parti, anzi sembra quasi che la sua voce sia stata lasciata appositamente grezza e senza mix. All’inizio si avverte anche uno sforzo vocale forse eccessivo da parte dello stesso Ibisco, intento a passare nel registro del falsetto quando non c’era nessun bisogno di farlo. La sua forza è raccontare le cose quasi come fosse una voce narrante e non cantante. Non esisteva motivo, in quel punto, di salire e infatti c’è una leggera imprecisione che però si nota a ‘orecchio nudo’.

Insomma, una serie di punti interrogativi e plus non necessari ma il brano è molto più valido di tanti altri.

TORMENTO, NOEMI, GUÈ, SHABLO
LUCI E OMBRE
Voto6

Sempre bello sentire Noemi nel suo terreno naturale, quello soul R&B, e il merito è anche dell’ottimo Tormento che la chiama per i ritornelli di questo brano che nella sua totalità ha grande qualità. Tutto è perfettamente coordinato da Shablo musicalmente.

Guè fa il solito compitino dimenticabile come nel 90% dei feat, il brano è carriato dalla splendida voce di Noemi e dal flow di Tormento.

Sembra di essere tornati indietro nel tempo a dieci, quindici anni fa con uno di quei brani dove l’hip hop si mescolava al pop nel modo migliore possibile. Shablo, come detto, ha orchestrato i vari elementi rendendoli armonici in una base dove c’è anche un interessante accenno di gospel che fa sempre bene.

PAGELLE NUOVI SINGOLI 16 OTTOBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI

VEGAS JONES
NEL DUBBIO
Voto5

Questo brano non è brutto, semplicemente non è utile. Non ti racconta niente di nuovo, è la solita storiella d’amore con un testo che non lascia nessun tipo di frase memorabile in mente.

Una rap ballad che Vegas Jones propone e che di certo avrà scelto di raccontare con il cuore in mano ma non è uno di quei pezzi che si riascolterebbero più di una, due volte al massimo.

Autotune sempre presente, troppo autotune e troppo presente e stona che in una canzone d’amore dove si mette il cuore non si avverta il bisogno, il desiderio di usare la propria viva voce senza nessuna modifica. Vuoi farmi capire la tua anima, fammela capire anche attraverso l’emozione della tua voce.

L’autotune, purtroppo, ha il brutto vizio di appiattire tutto e togliere ogni sfumatura, ogni tipo di colore al timbro di chi lo usa ma in casi come questo non andrebbe usato.

Il cuore fa a pugni con l’autotune, non rende il sentimento sincero bensì artificiale e a farne le spese è (adesso) anche Vegas Jones.

MAURO REPETTO
GENERAZIONE
Voto5

Questa canzone spiega perfettamente il perché Max Pezzali sia Max Pezzali e Mauro Repetto, invece, no. Lui dice di non chiamarlo vintage, bensì classico. Eh no, qui non parliamo né di vintage né di classico, questo è proprio un brano bloccato negli anni 90 dei suoi 883, la sua visione del duo, senza neanche un minimo di sforzo di essere minimamente fruibile nel mercato attuale.

Probabilmente, se fosse stato inserito in un album degli 883 di quel tempo questo brano avrebbe avuto il suo perché. In questo caso no, sembra più una macchietta di qualcosa che prova a essere riproposto ma senza un minimo di costrutto.

Mauro Repetto resta immortale nella memoria collettiva ma questo brano è una delle robe meno appetibili e sensate di questi ultimi anni.

NERVI, DENTE
TEMPORALE
Voto5

La stanchezza dell’indie è perfettamente chiara quando vengono pubblicati questo genere di brani. Quell’angoscia, quella tristezza, quel desiderio di affogare nel proprio dolore, ad oggi, sono diventati snervanti soprattutto perché il tema è una storia d’amore, non una di quelle storie indie che parlano di tutti noi.

L’elemento interessante è quello musicale che entra nella seconda parte, ispirato palesemente a Lucio Battisti e, dunque, bello da ascoltare anche perché armonico insieme a tutto il resto.

Il problema è proprio il testo e il tipo di universo, di genere. Non siamo in quel periodo storico, per nulla.

GIO EVAN
GRAN LAVORO
Voto5

Gio Evan, da dopo Sanremo, non ha mai avuto modo e possibilità di potere riemergere dalle ombre di una carriera che, dal vivo, gli ha donato mille soddisfazioni ma che discograficamente non ha messo mai il turbo per andare oltre la sua fanbase.

Questo brano è l’ennesimo esempio di bel testo che, però, resta sempre lì tra l’essere banalissimo ed essere straordinario. Il problema è che non riesce ad entrarti dentro come altri suoi brani del passato.

Il testo, come sempre, è interessante ed è una sottospecie di ringraziamento a chi riesce a rendere questo mondo un posto migliore praticando l’arte della gentilezza. Musicalmente è una specie di filastrocca pop molto basica, quasi noiosa a tratti. Carina l’idea di inserire voci di bambini ma non una novità, anzi ultimamente ne siamo pure pieni (vedasi gli Eugenio In Via Di Gioia).

Manca quella sperimentazione che aveva reso Gio Evan un corpo estraneo, nel miglior senso del termine, rispetto alla musica italiana ed è un peccato.

RENZO RUBINO
PIANO BAR
Voto5

Il problema di questa canzone non è se sia bella o brutta, è che ti fa perdere la concentrazione perché è ripetitiva alla lunga. Sono 3 minuti e mezzo che sembrano 6 e non è un bene.

Il solito Renzo Rubino di qualità che piace o non piace, non esistono vie di mezzo in questo caso. Al sottoscritto è sempre piaciuto ma bisogna riconoscere i limiti anche e soprattutto in ciò che piace.

È la storia di un pianista che accompagna gli astanti durante il suo piano bar, un po’ sulla falsariga di Piano Man di Billy Joel ma con una base melodica totalmente italiana.

C’è un problema nel mix della voce, non sembra essere equalizzata al meglio. Il reverbero è praticamente assente e rende la voce troppo asciutta, è straniante a volte.

Insomma, la qualità è indiscutibile ma questo brano si accompagna lento e stanco alla sua conclusione ed è un peccato, perché la base per avere a che fare con un gran bel brano c’era ed era pure sostanziosa.

IN6N
SERPENTI
Voto4

NO. COSÌ NO.

C’è una band a livello internazionale che ha distrutto il metal, quello un po’ più commerciale, e sono i Bring Me The Horizon. IN6N (si legge insein) prova a calcare quella stessa strada con questo pad che è davvero troppo troppo pressante e presente.

Il brano non è nemmeno male e il cantante ha una voce davvero tanto interessante, in certi punti ricorda quasi Myles Kennedy degli Alter Bridge alla lontana, anche se forse sarebbe meglio avvicinarlo più alla voce del cantante dei Papa Roach, Jacoby Shaddix.

Il metal è un’arte, un genere, che sta cambiando ormai da anni la sua pelle e la parte elettronica è sempre più presente quindi ci sta sperimentare in quella direzione, soprattutto se il progetto è relativamente fresco, però bisogna anche sapere dosare i singoli elementi per evitare che uno scavalchi l’altro e renda la sua fruizione difficoltosa a chi sceglie di ascoltare.

Dosati bene tutti gli elementi, sperimentare diventa bellissimo ma in questo caso c’è questo suono della tastiera elettronica che rovina tutto purtroppo, rende la canzone “finta”, di plastica.

MH
MATTONI
Voto4

La solita solfa rap di nuova generazione che non racconta assolutamente niente di diverso rispetto alla media di questi anni. Strofa basica con soldi, case da costruire, MH che è più forte dei suoi nemici.

Poi il ritornello melodico, poi la seconda strofa dove viene inserito il tema sentimentale in due parole contate, poi di nuovo il ritornello che stavolta è come la prima strofa e fine del brano.

Dimenticabile e dimenticato in cinque minuti.

THOMAS BOCCHIMPANI
LUPI NELLA NOTTE
Voto3

Il problema di Thomas è sempre stato lo stesso, fin da piccolo: non ha un’identità chiara, prende un po’ da chiunque nel mondo funk e pop e cerca di metterci del suo, non riuscendoci poi appieno.

In questo caso ammette che la sua carriera è stata costruita sulla base dell’ascolto di Michael Jackson, cosa risaputa dai tempi di Amici. Il problema vero, a parte il citazionismo a MJ troppo marcato, è che il brano sembra un b-side dei The Kolors e, dunque, per l’ennesima volta Thomas perde la sua identità per inserire quella di altri artisti.

È un peccato che nessuno riesca a dare una direzione diversa a questo talento e che nemmeno lui riesca a darla a se stesso.

BABY GANG
GUERRA 2
Voto2

Quante cose interessanti poteva fare questo ragazzo, invece ha scelto il lato oscuro e non ne esce, non ne vuole uscire e, anzi, ne va pure fiero.

Ci sono così tante canzoni da potere e dovere ascoltare che perdere tempo su Baby Gang e su questo brano non ne vale la pena, dopo averlo sentito, perché una persona che parla tanto della guerra in termini positivi non merita di essere neanche presa in considerazione.

Sì, ovvio, è una metafora legata alla sua vita che è una guerra ma resta il fatto che il testo è tutto legato alla bellezza delle armi, della guerra e le solite cose che Baby Gang ha già raccontato.

Ci sta provando in tutti i modi a continuare con la musica, il problema è che prima dovrebbe iniziare a costruire una vita decente e ascoltando queste canzoni sembra di essere molto lontani dalla meta.

GOLDEN SONG

GOLDEN SONG

CRISTINA DONÀ
POSSIBILI SUPERSTITI
Voto8

La grazia, la poesia, l’eleganza di ogni singolo elemento che si mescola per formare una danza. Una pulizia musicale che, armoniosa, si insinua tra le pieghe dell’anima e fa capire quanto possa essere alto il livello degli Artisti, sì quelli con la A maiuscola.

Possibili superstiti non ha solo un semplice testo, ha una poesia al suo interno e non è un caso che la presentazione sia avvenuta durante la serata finale del Premio Strega Poesia.

Il vero riconosce il vero.

C’è qualcosa di diverso nella voce dell’eterna Donà, quasi come una rinnovata sicurezza che decide di manifestarsi all’improvviso e che proietta il flebile ma allo stesso tempo sinuoso suono delle sue corde vocali.

Il testo è come il mare, ondeggia tra note e parole pronunciate con un moto perpetuo e inarrestabile. La storia di chi sta per crollare e, invece, proprio come un’onda arriva calmo a riva. Superstiti alla vita, alle vicende giornaliere, all’amore, a tutto ciò che ci circonda.

Lasciatevi cullare da questo dolce movimento.

GOLDEN SONG

NOVEPERCENTO
CARMEN
Voto8

E tu chi sei? Da dove sbuchi? Dove sei stata tutto questo tempo?

Signori, finalmente arriva un progetto diverso e innovativo sulla scena mainstream e porta il nome di Carlotta Migliaccio, nome completamente nuovo che propone una canzone uptempo che mescola tango, pop, folk ed elementi orchestrali in modo sopraffino.

Si parte piano nell’intro, poi si cresce, poi tutto esplode nel ritornello dove entra, per l’appunto, l’elemento tanghero che ti fa ballare e dire “hey, attenzione!”.

Sembra quasi di essere dentro Moulin Rouge ma senza l’angoscia della storia d’amore tra i due protagonisti, bensì circondati da figure stranissime che passano il proprio tempo oziando, ballando, pensando, facendo le più disparate azioni.

È un universo intero, non solo una canzone, e ti tiene incollato all’ascolto dal primo all’ultimo secondo con la sua energia e il suo coinvolgimento sonoro.

Ottimo, davvero ottimo esordio per questa cantautrice che potrebbe fare moltissimo di buono in futuro.

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