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Dall’Italia all’Irlanda, Emanuele Dabbono presenta il nuovo singolo “Momenteria”

Accompagnato da un videoclip girato dalla figlia Claudia, il brano anticipa il nuovo album di inediti del cantautore e autore genovese, in uscita a novembre.

di Lorenza Ferraro · 

Da oggi, venerdì 16 ottobre, disponibile in tutte le principali piattaforme di streaming e download, Momenteria è il nuovo singolo di Emanuele Dabbono, cantautore e autore (per Tiziano Ferro, Giorgia, Michele Bravi, Levante, Alfa, ecc.) genovese con un’intensa attività live.

Suonato in Italia, ma girato in Irlanda, il brano – che è accompagnato da un videoclip realizzato dalla figlia di Emanuele, Claudia – bussa alla porta dell’Accademia della Crusca, coniando una nuova parola…

Momenteria: luogo in cui gli istanti memorabili della vita vengono custoditi.

Emanuele Dabbono: “Momenteria” e il legame con l’Irlanda

“Vent’anni fa ero solo un ragazzo affamato di mondo. Andai in Irlanda e su un palchetto di legno a Doolin imparai che il pubblico può essere l’arma segreta di ogni concerto, l’elemento in più di ogni band. Ho cominciato così ad amare la musica irish e a inserire sempre più strumenti della tradizione folk (dal violino all’armonica, dal banjo al bodhran) nelle mie canzoni“, racconta Emanuele Dabbono.

Poi, aggiunge: “Quest’anno, da papà, ho portato la mia famiglia sull’isola di smeraldo per un road trip. Volevo che percepissero l’accoglienza e lo splendore dei prati che si tuffano in mare che tanto mi mancavano. 

Ci sono indubbiamente altri posti nel mondo che hanno un fascino incantevole o che sono addirittura più epici. Ma una cosa è certa: pochi luoghi sanno infondere la serenità dell’Irlanda. Anche quando piove. Questo viaggio ci ha uniti di più come famiglia e ci ha fatti sentire fin dal primo giorno FAILTE!”(benvenuti). Gira che ti rigira, i momenti che contano, tornano” .

Emanuele Dabbono suona e presenta "Momenteria"
Polaroid che ritrae Emanuele Dabbono intento a suonare un banjo.

“Momenteria”: l’intervista a Emanuele Dabbono

Ciao Emanuele, bentrovato su All Music Italia. Come stai?

Ciao Lorenza! Non voglio risponderti “bene, grazie”, ma “raramente mi sono sentito così vivo”.

Ci ritroviamo in occasione dell’uscita del tuo nuovo singolo Momenteria, un vocabolo che potremmo forse proporre all’Accademia della Crusca. Ci racconti quando e come è nata questa parola?

È nata lo scorso febbraio parlando con mia moglie Francesca. È stata una folgorazione. Mi ha fatto subito sorridere e ho ricevuto una scarica di energia positiva. Credo sia una parola di una potenza incandescente. Ho pensato che avesse un fascino evocativo e che potesse essere anche il titolo di un film, di un’etichetta.

Le parole al largo lasciano cerchi nell’acqua che si allargano fino a riva. Ho visto il testo prima ancora di scriverlo. Non ragiono mai per argomenti nelle canzoni, ma lascio che una frase mi conduca per mano dove vuole portarmi, dove probabilmente non ricordo di essere stato. Successe così anche con Il Conforto: nacque dalla frase “se questa città non dorme, allora siamo in due”.

“Vai dal ferramenta per gli arnesi, in farmacia per le cure, in Momenteria per prendere una boccata d’aria limpida fatta di ricordi”. Qual è il primo ricordo che ti viene in mente entrando?

Ce ne sono tanti tra cui scegliere, ma voglio dirti la volta che cantai allo Stadio Marassi di Genova davanti a 25.000 persone prima di Sampdoria-Roma la mia Cerezo. Mi tremavano le gambe, ma non per la folla o per la squadra del cuore, piuttosto perché fra gli spalti cercavo invano, su un seggiolino vuoto, il sorriso della persona alla quale la canzone era dedicata: mio papà.

Chiudendo per un attimo gli occhi, questo tuo nuovo singolo ci teletrasporta in Irlanda. Cosa ti lega a questa terra e cosa ti ha spinto a volerla così presente nei tuoi brani?

L’Irlanda conserva una sua identità, che è rimasta intatta nonostante i tempi che viviamo. Ho girato parecchio il mondo, ma la serenità che ho respirato lì non l’ho trovata da nessun’altra parte. È come se lì la gente sapesse che ridiamo e piangiamo nella stessa lingua.

Hanno un amore per gli strumenti della tradizione e le storie tramandate oralmente nei pub che ti fa sentire parte di un racconto, anche se sei di passaggio. Diventiamo virgole di una loro frase, quasi invisibili eppure capaci di spostare il significato. Le persone del luogo sono profondamente orgogliose di essere solidali, accoglienti e spiritosi. Tutti valori in cui mi riconosco.

A questo proposito, il videoclip di Momenteria è stato girato proprio in Irlanda da tua figlia Claudia durante un viaggio on the road. Siete partiti con l’idea di girarlo lì o alla fine del viaggio vi siete divertiti a rimettere insieme i ricordi?

Il fatto che il videoclip sia girato da mia figlia Claudia di 14 anni mi legherà per sempre a questo brano. Quando siamo partiti le ho detto: “sentiti libera di riprendere quello che ti emoziona: dalle scogliere alla gallina che si ripara dalla pioggia sotto il tetto di un pub“. Mi ha portato il risultato e ho avuto un brivido. Spero che lei un giorno, da grande, lo riguardi per sbaglio un martedì qualunque e sorrida pensando a quei giorni e a quanta strada abbia percorso da allora. I figli sono come le canzoni, macchine del tempo. Sono molto fiero di lei (e di Anna, 10 anni). Con loro ho re-imparato a camminare, a parlare e a trovare un nuovo sinonimo di amore.

In questo road trip lungo la Wild Atlantic Way c’è un luogo in cui hai lasciato un pezzo di cuore? E un momento che custodisci gelosamente?

Quando fai un viaggio tendi a programmare almeno alcune tappe che ti piacerebbe vedere. Ma nella penisola di Dingle, a sud, ci siamo guardati e abbiamo visto questi prati verde smeraldo che si tuffavano in mare (lì i terreni sono privati, ma i proprietari lasciano apposta scalette perché tu possa goderne). Così, in piena solitudine, fuori dal nostro itinerario, mi ricorderò per sempre di noi, una piccola famiglia italiana che si mise spontaneamente a correre, libera, senza essersi messa d’accordo.

Nel corso degli anni abbiamo imparato a conoscerti sia come cantautore che come autore. Secondo te, nel 2026, quale dovrebbe essere il ruolo della musica? Rispetto al passato, oggi ti sembra di dover pesare un po’ di più le parole prima di metterle nero su bianco?

La musica dovrebbe unire. Dovrebbe raccontare in modo personale le storie di tutti. È una mano che sa sempre come tirarti su. Ci sono artisti che non ho mai incontrato, ma che potrebbero benissimo essere i miei migliori amici per tutti i momenti della mia vita legati alle loro canzoni. La musica cura.

Per rispondere alla seconda domanda uso un pezzo del testo del singolo Oversize, che non ho ancora pubblicato ma che farà parte del mio nuovo album, in uscita a novembre: “Pesano gli sguardi, pesano le parole, giuravano d’esser leggere, invece pesano da morire, pesano i silenzi di chi ti doveva difendere, pesa portarsi da soli questi tempi distanti, chi con una scusa aspettavi da giorni e ti passa davanti, ma a questo mondo insostenibile tu sei il mio stretto indispensabile”.

Emanuele, grazie per il tuo tempo. Buona musica e a presto!

Sono io che ringrazio voi per avermi dato spazio. Non è mai scontato. Grazie per quello che fate per la musica.